UNA STATUA DI SAILOR MOON A TORINO

UNA STATUA DI SAILOR MOON A TORINO

Il 21 febbraio 1995 andava in onda in Italia la serie animata di Sailor Moon. Un quarto di secolo dopo, sabato 22 febbraio 2020, la statua della guerriera creata dalla mangaka Naoko Takeuchi nel 1991 è stata inaugurata al Mufant, il Museo torinese del Fantastico e della Fantascienza (via Reiss Romoli 49 bis/).

UNA STATUA DI SAILOR MOON A TORINO

 

Una statua progettata e realizzata nell’ambito del progetto Co-City della Città di Torino, volto a riqualificare lo spazio pubblico adiacente alla sede del Museo, il Parco del Fantastico.
Le altre statue rappresentano le icone horror del mostro di Frankenstein e del Lupo Mannaro, il dragone della mitologia cinese Fucanglong, Capitan Harlock (altro eroe manga-anime), l’alieno “buono” Et e quello “cattivo” Alien: saranno collocate tutte entro inizio giugno. E dal 5 al 7 giugno Sailor Moon sarà tra i protagonisti del Festival del Mufant “Loving the Alien”.

Sailor Moon è stata scelta dopo un sondaggio on-line che ha registrato ventitremila votanti, sconfiggendo l’altra icona giapponese in gara: Goldrake, il portabandiera nel 1978 dell’invasione degli anime in Italia.

 

Sul profilo Facebook del Mufant ci sono state serrate polemiche.
Ha scritto, per esempio, una delle fan più accese dell’eroina: “Sailor Moon è il primo manga che vede donne che combattono, e che combattono insieme invece di essere avversarie per la conquista di un uomo. Sorellanza, amicizia, Lgbt, femminista avanti anni luce per il periodo in cui è stato creato e ancora oggi maestra per la nostra società, ancora retrograda riguardo a questi temi … Vi giuro che se mi mettete la statua del robottone (sì, l’ho chiamato robottone!) vengo lì con martello e scalpello e lo trasformo in Sailor Moon con le mie mani!!!”.

Chi ha votato Goldrake invece ricorda che è stato, con i successivi robot di Go Nagai, Mazinga Z e Jeeg, il protagonista dell’arrivo degli anime in Italia quasi vent’anni prima di Sailor Moon. Goldrake ha portato temi nuovi nell’animazione televisiva: il dramma, il sacrificio, la sofferenza. Senza Goldrake e gli altri “robottoni” la rivoluzione degli anime probabilmente non ci sarebbe stata nel nostro Paese e forse non sarebbe arrivata Sailor Moon.

 

Però Bunny (alias Sailor Moon), con le sue compagne d’avventura Sailor Mercury, Sailor Mars, Sailor Jupiter e Sailor Venus, è forse più adatta a quello che i tedeschi chiamano zeitgeist, lo spirito del tempo. L’eroina è una vera antesignana del girl power che sarebbe esploso di lì a poco in Occidente, basti pensare alla serie tv sulla cacciatrice di vampiri Buffy (1997).

L’illustratrice Sandra Bisiani Martinson, millennial, racconta che è stata Sailor Moon a instillarle la passione per il disegno: “Quando partiva la sigla finale mi assaliva una profonda malinconia. Non pensavo che sarei sopravvissuta fino al giorno dopo senza Bunny e le altre guerriere Sailor: il miglior modo per restare con loro era prendere carta, matite e pennarelli colorati, e ritrarle”.

E quindi è giusto che abbia una statua.

UNA STATUA DI SAILOR MOON A TORINO

La statua di Sailor Moon al Mufant

 

 

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