STREET FIGHTER: DOPO 30 ANNI NE ABBIAMO ABBASTANZA?

STREET FIGHTER: DOPO 30 ANNI NE ABBIAMO ABBASTANZA?

In questi, giorni grazie ai mio strabiliante potere di ricordare l’inutile, unitamente al perdere sistematicamente ogni incontro online a Street Fighter IV Ultra-Mega-Super-Non-so-che-diavolo-sia-edition, mi sono trovato a ragionare un po’ su Street Fighter in generale. Nel senso che, guardando gli ultimi giochi della serie (IV° e V°), mi è venuto in mente come questi siano effettivamente diversi nella forma e nella sostanza da quello che il me bambino di un paio e qualcosa di decenni fa ha conosciuto, giocato e amato. Perché Street Fighter II non era un gioco, no. Era “il” gioco. E a quel tempo sarei stato più che felice di sciropparmi la qualunque e la qualsiasi cosa/anime/film/fumetto che avesse avuto quel nome, ok? Fin qui mi pare che ci siamo. Però, questo accadeva tanto tempo fa, in un’altra vita. Oggi, invece? Dopo trent’anni e alla luce del proverbiale senno di poi siamo sicuri di volere ancora “altro Street Fighter” visti i trascorsi?

Non credo sia il caso di partire proprio dagli inizi, cioè il primo Street Fighter del 1987 dove Ryu aveva i capelli rosso brutto e potevi scegliere di giocare solo con lui o Ken, no. Anche se quelle sono le basi, da lì non è venuto fuori praticamente nulla di “collaterale”. Concentriamoci sul “successone” Street Fighter II invece, e su tutta la carrellata di paccottiglia venuta fuori a marchio registrato nel corso di quasi trent’anni.

Street Fighter II: The World Warrior

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Allorché ci troviamo il gioco originale che venne pubblicato nel 1991, ambientato nove anni dopo le vicende del primo Street Fighter e sette anni dopo quelle della serie Alpha. Di questo però, realisticamente poco ci frega, visto che per anni s’è marciato senza sosta sempre sullo stesso gioco. In questo senso, dal 1991 al 1995 abbiamo avuto…

Street Fighter II: Champion Edition

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Street Fighter II: Hyper Fighting

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Street Fighter II – The New Challengers

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Super Street Fighter II Turbo

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Come detto sopra, stiamo parlando dello stesso gioco a cui di volta in volta venivano apportate alcune migliorie. Tipo qualche sprite rifinito un po’ qui e un po’ là, maggiore velocità e fluidità, barre delle super e finanche colori alternativi. Insomma, parliamo di una sorta di antesignano dei moderni Dlc se la vogliamo mettere sotto un certo aspetto. Tralasciando per un attimo i dettagli e concentrandoci sul succo, in generale diciamo che la versione divenuta “canonica” è l’ultima apparsa, ovvero “Super Street fighter II Turbo”. In questo, infatti, c’è la summa di tutto quello ficcato finora (super, personaggi, colori alternativi eccetera), ma sopratutto verrà introdotto un personaggio fondamentale della storia da lì in poi: Gouki/Akuma.

Street Fighter Alpha

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Dopo questi quattro-cinque anni di sfruttamento massiccio, presumo che alla Capcom abbiano capito che non potevano continuare a marciare strizzando la stessa mammella, cosicché arriviamo nel 1995, epoca di grandi cambiamenti nel campo dell’intrattenimento domestico, grazie a console più potenti come il Saturn e la prima Playstation, ed ecco che bam! ti cicciano fuori con la serie “Zero” (“Alpha” da noi). In sostanza si prova a dare una specie di “ossatura” ai personaggi, nonché un background strutturale: quel pizzico più articolato rispetto alla scusa del torneo per giustificare le mazzate fra i personaggi. La cosa andrà avanti per un po’, ma nel frattempo noi facciamo un piccolo passo indietro.

Nei bar scrausi il merchandising attentava alla tua salute con le gomme da masticare gusto boh, con quel sano colorito rosa sintetico-industriale. Il fatto è che da quelle schifo di gomme uscivano le figurine, con tanto di album da richiedere gratuitamente al tuo barista di fiducia e io mi stavo a far venire un coccolone a furia di masticare quella robaccia. Però oh, alla fine l’album lo completai, eh.

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Arrivati a questo punto abbiamo capito che Street Fighter II: The World Warrior fu un successo planetario, forse un successo di parecchio superiore rispetto alle più rosee aspettative degli sviluppatori. Ecco che intorno al gioco lo sfruttamento del marchio assumeva risvolti sempre più inquietanti.

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Siamo sempre nel 1991 e, da quel che mi risulta, il primo fumetto a mettere su carta i personaggi è questo manhwa pubblicato dalla Jademan Comics di Hong Kong. Partendo dal presupposto che non è mai arrivato qui da noi, probabilmente manco sarà mai stato distribuito al di fuori dei confini cinesi, non ho la più pallida idea di cosa parli e se la storia sia o meno fedele al videogame. Tra parentesi, andò avanti per tipo centotredici numeri fino al 1993 e il bello è che non era manco su licenza.

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Nel frattempo escono le millemila versioni del gioco, nel 1993 in patria viene pubblicato uno dei primi manga ufficiali, ovvero “Street Fighter II – Ryu” di Masaomi Kanzaki. Andato avanti per un paio d’anni, nel 1995 arriva anche da noi grazie a Star Comics, pubblicato in due eleganti volumi dal poco elegante prezzo di ottomila Lire.

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Nel 1994, con un successo oltremodo consolidato, esce quest’avventura stand alone dedicata a Cammy: “Super Street Fighter II – Cammy Gaiden”. Da quel che so, pure questo mai arrivato in Italia, ma la storia sarebbe uno spin-off che approfondisce il fattaccio delle “dolls” di Bison (Vega) e di come quest’ultimo abbia fatto il lavaggio del cervello a Cammy per portarla dalla sua parte.
La stragrande maggioranza delle produzioni cartacee proveniva dalla Jade Comics di Hong Kong e dai suoi autori di punta: Lee Chung Hing e Hui King Sum. Per alcuni anni la Jade italiana, casa editrice milanese che non c’entrava nulla con quella cinese, ha provato a sfondare anche nel mercato italiano (per capirci gli stessi che hanno pubblicato “Super Shen”, “Scorpione Rosso” e “Il Re del Calcio”). Ergo, parecchia roba di Street Fighter ce la siamo trovata pure noi. Abbiamo quindi:

STREET FIGHTER II

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Miniserie di tre volumi abbastanza pezzentella che nonostante venga indicata con quel “2” nel titolo, siccome siamo nel 1996 e la serie Alpha era già uscita, fa tipo un mischione mortale con personaggi e trama.
Attenzione, però, che il delirio non finisce qua.

Sempre in quegli anni, all’incirca fra il 1994 e il 1997, oltre a Street Fighter stava diffondendosi un’altra, inquietante, grottesca “moda”: i pog. Robe talmente inutili quanto desiderabili da rasentare l’assurdo. Sul serio, ci fu una vera propria mania per ‘sti cosi, tanto breve quanto feroce. Inutile dire che quando arrivarono quelli di Street Fighter ti mettevi tipo assetto da guerra pur di accaparrarteli, manco ne andasse della tua stessa vita. Lo so, lo so… mi prese brutto, ma che ci vuoi fare.

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Tornando a noi, dicevamo:

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tra il 1995 e il 1998 escono Street Fighter Alpha 2 e 3, nonché Street Fighter III: New Generation. ‘Sto fatto manda praticamente in delirio con sovraccarico sensoriale gli autori cinesi (i suddetti Lee Chung Hing e Hui King Sum), fornendogli lo spunto necessario per le loro allucinanti farneticazioni. Perciò, ecco che ci troviamo con:

STREET FIGHTER III (1997)

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Se non ricordo male, la storia ruotava attorno alla faccenda dell’energia dei sette colori, con quella nera (mi pare) che era la più potente, ma faceva impazzire chi la raggiungeva e perciò bisognava usare ‘na tecnica che scindeva l’anima dal corpo o comunque n’assurdità simile: vattela a ricordare dopo una ventina d’anni. Su centoquindici numeri, comunque, qui da noi ne sono stati pubblicati una quarantina prima che la serie venisse interrotta del tutto e, personalmente, a me schifò assai prima.

STREET FIGHTER ALPHA 3 (1998)

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Questa la completai. Era più o meno una quindicina di numeri. Faceva schifo al cesso, inutile dirlo. Ad oggi non so più che fine abbiano fatto ‘sti fumetti né tanto meno perché li presi tutti.

STREET FIGHTER III 3D STRIKE (1999)

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Ennesima fagianata del “dinamico duo” Hing e Sum: non so in patria quanti numeri siano usciti, ma da noi la serie s’è interrotta al nono volume e, strano a dirsi, questi ce li ho ancora. Proprio ora sto guardando il dorso che spunta dalla libreria alla mia sinistra.
Naturalmente, inutile dire che questi sono solo la proverbiale punta dell’iceberg: c’è un’infinità di roba che questi due e altri autori hanno sfornato anche dopo gli anni 2000 e che da noi non è mai arrivata.

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Tipo questo: Street Fighter Ex Plus 2 e seguiti vari. Non mi voglio soffermare più di tanto su robe mai approdate qui, lo menziono solo per via del fatto che il “dinamico duo” continua quella spettacolare vaccata di Street Fighter III, facendo confluire in questo tutti i deliri che non erano riusciti a ficcare in quell’altro.

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Com’è come non è, per concludere il discorso sui fumetti, facciamo un piccolo passo indietro: nel mentre i cinesi stavano a sbattersi malamente nel tirare fuori roba alquanto pezzente, dall’altro lato, sul versante diciamo “ufficiale”, pure non è che si scherzasse. Infatti, nel 1995 viene prodotta la serie anime “Street Fighter Victory” e, due anni più tardi, qui da noi la Star Comics, nella rivista contenitore “Game Over”, pubblicherà il relativo manga. Sinceramente non ho mai colto il senso di questa serie e ammetto che non ho neanche capito precisamente come si collochi a livello di “story line”. Ricalca più o meno la trama di Street Fighter II, ma tipo come se fosse un flashback o ‘na cosa simile. Come detto, mai capito ‘sta cosa.

And now last but not least, i films!

 

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E sì che te lo credevi che il film del 1994 con Van Damme fosse la cosa più pezzente, eh? Invece no. Perché c’è “Future Cops”.
Ora, siccome il pippone lo sto tirando ma per le lunghissime proprio e quanto state a leggere è di suo la versione “light” da cui ho tolto i film d’animazione che se no si faceva notte, voglio essere breve. O almeno provarci.
Insomma, Future Cops altro non è che una gigantesca, delirante, allucinante minchiata. Ma di quelle fatali, proprio. Un delirio senza licenza che sfrutta i personaggi di Street Fighter storpiandone i nomi (tipo Honda qui diventato “Toyota”) mischiandoli ad altri (sempre senza diritti e/o licenze e/o la qualunque) tipo Dragon Ball e finanche Doraemon. Ad ogni modo, siccome il film è disponibile su Youtube, non voglio rovinarvi, come si suol dire, il piacere della sorpresa nello scoprire quanto le cose possano essere fatte alla cazzomannaggia e scendere pietosamente in basso.


Solo un ultima cosa: all’incipit di tutta ‘sta pappardella, mi chiedevo se dopo trent’anni, con tutte ‘ste cose abbiamo ancora voglia di Street Fighter e di altro merchandising simile? Beh… personalmente parlando, credo e direi proprio di sì. Dopotutto, la ruota della vita mica si ferma. Certo, tutto questo potrà anche aver preso distanze siderali da quello che io conobbi come “Street Fighter”. Inoltre, certo non è che molta di questa roba possa considerarsi “brillante”. Però, intanto, io l’ho vissuta e ne ho un caro ricordo. Immagino che anche le “nuove leve” meritino di avere gli stessi ricordi e amare ‘sta gente che si fa brutta e ricorre ai papagni per sistemare le faccende, no?
Dopotutto, la ruota della vita mica si ferma, l’ho già detto?

Stay Tuned e Stay Retro Debosciat Fighter!

 

4 commenti

  1. Due precisazioni:
    In realtà Street Fighter III di Hui King Sum e Lee Chung Hing in Italia è stato pubblicato quasi tutto. Mancavano tipo gli ultimi due volumi originali (ogni numero italiano credo ne pubblicasse due o tre).
    3rd strike invece è scritto e disegnato da altri due autori cinesi, Non da Hui e Hing.

  2. Anche se non ricordo niente, ho curato io i testi dei primi Street Fighter della Jade.
    Gli albi hongkonghesi avevano 32 pagine come i comic book americani, anche se erano leggermente più grandi.
    Bei disegni, testi un po’ infantili.

  3. Vero, anche io ricordo molto belli i disegni. La trama era involuta e si capiva poco.

  4. […] seguirono altri. Il vero punto di svolta fu quando nel 1987, sempre circa, Capcom se ne uscì con Street Fighter. Il grosso successo di questo gioco è riconducibile ad alcuni fattori: in primis, un minimo di […]

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