SPERMULA, LA VAMPIRA SPAZIALE

SPERMULA, LA VAMPIRA SPAZIALE

Spermula, film del 1976, ha una genesi assurda. Basti pensare che ne esistono due versioni: quella originale in francese, in cui il regista ci parla di una presunta società segreta che negli anni trenta aveva abolito l’amore a favore dell’assoluta libertà sessuale, e l’altra, spuria e in lingua inglese, riadattata come film porno-soft in salsa fantascientifica per sfruttare, in qualche modo, la scia di successo lasciata da “Guerre Stellari” di George Lucas (i cui richiami sono evidenti, fin dalla grafica che introduce il film). Utilizzando le stesse immagini del film di base, circa 87 minuti, e qualche integrazione, una quindicina di minuti, si arriva a una incredibile trasformazione della pellicola. Parleremo di questa seconda versione, l’unica arrivata in Italia.

La trama di questo pasticcio è abbastanza semplice, anche se l’incedere narrativo è caotico e pesante. Gli abitanti del pianeta Spermula hanno da tempo abbandonato i loro corpi fisici e, osservando la Terra, guardano con disgusto le rozze pratiche sessuali che gli esseri umani esercitano con grande accanimento. Le loro elucubrazioni sono improvvisamente interrotte quando il pianeta viene lentamente consumato da una misteriosa ombra letale.

Cercando una via di scampo inviano una spedizione sulla Terra. Giunte sul nostro mondo, quasi tutte le creature aliene di Spermula assumono l’aspetto di splendide donne terrestri, tranne quella denominata Werner, che opta per un’identità maschile. Le creature decidono di porre la propria base in un castello, alla periferia di una città francese.

La missione delle spermulite è impegnativa: indurre la razza umana a rinunciare al sesso, seducendo ogni maschio sulla Terra. Hanno un metodo piuttosto stravagante per adempiere alla loro missione, perché all’atto dell’eiaculazione del liquido seminale (liquido del quale si rivelano estremamente vogliose) la “vittima” perde in maniera definitiva e irreversibile il desiderio sessuale.

Le escursioni fuori dal castello delle aliene, tra le quali si fa particolare onore l’attrice Dayle Haddon nei panni di Spermula (che ha preso il nome dal proprio pianeta), si susseguono coinvolgendo numerosi indigeni terrestri, ma prima che il loro obiettivo venga raggiunto si accorgono di essere cadute vittime di quelle stesse emozioni che tanto disprezzavano e, in particolare, del sentimento più forte e incontrollabile che esista: l’amore. Dopo questa contaminazione non hanno scampo, non possono fare altro che rinunciare alla loro missione.


Spermula è un film incredibile che risente profondamente della sua doppia natura. Il prodotto finale di questa opera di taglia e cuci è inevitabilmente raffazzonato, quasi casuale. Per certi versi, l’unica cosa veramente interessante è lo stile delle riprese ridondanti ed eccessive, in cui il formalismo estetico tipico del cinema francese campeggia in ogni scena e ogni situazione. D’altra parte, la sceneggiatura e la direzione sono dell’artista e scultore Charles Matton, che ebbe una certa notorietà per le sue mostre in cui ricostruiva versioni in miniatura di stanze reali.

All’epoca si parlò di una pellicola hardcore ma, in realtà, al di là di un’abbondante dose di tette e di qualche cespuglio pubico, il sesso non viene mai mostrato in forma esplicita, e al regista va comunque riconosciuta una pulizia estetica che non fa parte della normale cinematografia per adulti.


Matton ha scelto di girare in un castello di campagna e di riprendere in controluce gli interni, i giardini e le serre. Le sue donne, spesso vestite elegantemente, non scadono quasi mai in atteggiamenti volgari, neppure quando espongono i loro corpi. È un film “impegnativo” e il termine vuole essere una pietosa bugia per non dire noioso, ma con tutti i suoi oggettivi limiti ha goduto e gode ancora di una certa popolarità per il pubblico più sofisticato.

“Spermula” (1976), intermezzo musicale

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