SERGIO BONELLI ODIAVA DYLAN DOG

Sergio Bonelli

(Nella foto: Sergio Bonelli durante il servizio militare con la madre Tea Bertasi, proprietaria della casa editrice fondata dal marito separato Gian Luigi Bonelli, creatore di Tex).

Dylan Dog
è nato in un periodo critico per Sergio Bonelli (1932-2011). Negli anni ottanta i fumetti in generale vendevano sempre di meno. Intrepido e Il Monello della casa editrice Universo, i due settimanali a fumetti di maggior successo, dal mezzo milione e passa di copie degli anni settanta si stavano avvicinando all’estinzione. Anche perché, per usufruire della legge Spadolini che dava la carta gratis alle testate giornalistiche, la Universo aveva ridotto i fumetti a favore degli articoli redazionali scontentando i lettori.

Del resto, quando hanno aumentato le pagine dei redazionali tutte le riviste a fumetti sono finite male. Il Vittorioso nell’inizio degli anni sessanta, il Corriere dei Ragazzi nella metà degli anni settanta, i citati Intrepido e Il Monello negli ottanta, fino al Ken Parker Magazine nei novanta. La stessa triste sorte era accaduta alle riviste francesi piene di redazionali, ma non agli albi cartonati che invece di redazionali erano privi. Più furbi i giapponesi che i redazionali li avevano tolti all’inizio degli anni sessanta e gli americani che non ne avevano mai avuti.

In Italia, la Bonelli ha potuto resistere alle varie crisi presentando albi di soli fumetti (il tentativo di Alfredo Castelli di infilarci i testi ha avuto effetti limitati). Comunque pure la Bonelli negli anni ottanta perdeva colpi, rispetto al decennio precedente (QUI ho messo i dati di vendita disponibili). Stranamente, invece di puntare sulla tradizionale formula vincente della propria casa editrice, per far fronte alla crisi Sergio Bonelli provò a lanciare una miriade di albi e riviste dai formati diversi, tutti destinati al fallimento (li ho elencati QUI). Gli stessi tentativi nella direzione dei mille formati non canonici li sta facendo la Bonelli di oggi.

 

DYLAN DOG RILANCIA IL FORMATO CLASSICO

Nei primi anni ottanta, contro la tendenza della Bonelli, Tiziano Sclavi stava lavorando a un nuovo albo nel formato bonelliano classico: Dylan Dog. Sergio Bonelli, che ormai aveva quasi deciso di lasciare i “fallimentari” fumetti per fare il costruttore edilizio, si limitava a dare qualche saggio consiglio per rendere più “popolare” l’eroe di Sclavi. Un personaggio che, in realtà, non gli piaceva per niente. L’horror amato da Sergio Bonelli era quello dei mostri Universal degli anni trenta, non capiva e non voleva capire l’estetica del moderno splatter. Insomma, Dylan Dog non avrebbe voluto farlo uscire, ma si sentiva in debito nei confronti di Tiziano Sclavi per l’ottimo lavoro svolto come sceneggiatore di Zagor e Mister No. Alla fine capitolò di malavoglia: “Proviamo anche questa!”.

Il successo sbalorditivo di Dylan Dog dimostrò quanto era stato assurdo cercare di usare formati diversi, quando la Bonelli risulta vincente solo con l’albo classico.
Sergio Bonelli non riusciva ancora ad accettare Dylan Dog. Più di una volta aveva minacciato di non pubblicarlo più, proponendo a Sclavi di diventare editore in proprio. Probabilmente Bonelli non pensava di fare veramente quanto minacciava, e infatti non lo fece, ma per essere arrabbiato era arrabbiato.

Eppure, per quanto gli dispiacesse, il successo di Dylan Dog lo convinse che i fumetti come li intendeva lui non avevano più mercato. Che bisognava cambiare tutto, prendendo esempio proprio da Dylan Dog, dato che era l’unico fumetto ad aumentare continuamente le copie vendute invece di diminuirle. Così Sergio Bonelli decise di dare spazio a quella generazione di autori che, sebbene nell’infanzia avesse letto i suoi albi, in gioventù era passata ai fumetti argentini pubblicati da Lanciostory e Skorpio. Fumetti piuttosto tristi, in linea con la cultura vittimista del paese sudamericano, che però avevano un sapore più “adulto” (come dico QUI).

 

SERGIO BONELLI LANCIA PERSONAGGI “ALLA DYLAN DOG”

Nathan Never è stato il primo fumetto di questa nuova tendenza “alla Dylan Dog”, ma che in realtà c’entrava poco con l’Indagatore dell’incubo e molto con la fantascienza distopica tipica dei fumetti argentini e non solo. La fantascienza per Sergio Bonelli era quella brillante dei B movie degli anni cinquanta, mentre per gli autori di Nathan Never era quella pessimista di Blade Runner.

A un certo punto Bonelli aveva cercato di riaffermare il proprio punto di vista estetico, facendo scrivere a Tito Faraci la maxi-serie di Brad Barron. Le storie non erano male, ma il personaggio appariva debole. A parte l’ambientazione in una incomprensibile “dimensione alternativa” degli anni cinquanta, mentre sarebbe potuta benissimo essere quella dei giorni d’oggi, anche le storie di Brad erano assolutamente “lanciostoryane”.

Così Sergio Bonelli, sul finire della sua carriera, aveva fatto uscire una serie di personaggi che sicuramente non capiva, e che probabilmente non amava, alla ricerca del “nuovo Dylan Dog”. Anche quando, di rado, lanciava delle serie apparentemente vicine alla sua sensibilità, erano, in realtà, più argentine che bonelliane. Lo stesso Mister No, un personaggio brillante negli anni settanta e nella prima metà degli ottanta, a mano a mano si era incupito. Il concetto tristanzuolo di matrice argentina ha inficiato tutti i pochi nuovi fumetti avventurosi lanciati fino ad Adam Wild e oltre. Sempre a causa della convinzione che oggi piacciano le storie cupe, mentre basterebbe vedere quanto sono vivaci i film americani di successo per capire come stiano realmente le cose. La stessa edizione uscita recentemente di Mister No ripropone questa seconda versione scarsamente brillante, almeno considerando il primo numero, l’unico che ho letto.

 

LA NATURA SFUGGENTE DI DYLAN DOG

Credo ci sia una incomprensione di base nella interpretazione comune di Dylan Dog. Davvero questo personaggio ha avuto successo perché presentava fumetti di genere horror? Pongo la domanda anche perché molte delle serie successive della Bonelli, e dei suoi concorrenti minori, sono di genere horror. A me l’horror moderno fa schifo come faceva schifo a Sergio Bonelli, eppure ero sempre in spasmodica attesa dell’uscita dei nuovi numeri di Dylan Dog. Mi piacevano i personaggi brillanti, i quali ricordavano molto di più quelli di Sergio Bonelli che quelli antipatici dei successivi autori cresciuti con Lanciostory.
A un certo punto è stato lo stesso Tiziano Sclavi a credere che il successo fosse dovuto alle tematiche horror e accentuò questo aspetto, rispetto a quello brillante. Inoltre volle dare tridimensionalità al personaggio di Dylan Dog, che era nato con la personalità di una sagoma di cartone e andava benissimo così. Insomma, il primo a perdere di vista gli ingredienti principali di Dylan Dog e a impoverirlo fu proprio Sclavi, probabilmente per semplificarsi il lavoro.

Vedendo le cose retrospettivamente, in effetti Sergio Bonelli faceva bene a detestare Dylan Dog: tutta la casa editrice ha finito per appiattirsi sul quello stereotipo, senza averlo nemmeno capito davvero. Come dimostrano anche le recenti rivoluzioni del personaggio, che rappresentano una resa di fronte alla possibilità di comprenderlo appieno. Di trovare la sua anima vera per rilanciarla.

 

 

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10 commenti

  1. Per me dylan dog ha avuto enorme successo perchè era la roba più violenta sul mercato dal 1986 al 1992. . I manga sono arrivati in italia solo nel 1993, il primo videogioco violento disturbante è stato Mortal Kombat del 1992, la prima serie tv cupa horror (ma non splatter) è stata twin peaks del 1990. Quindi tolti alcuni film come l’esorcista, aliens due scontro finale, Dylan dog aveva la strada spianata. Era una lettura forte, proibita dai genitori, economica e di facile reperibilità.

  2. Non si è citato il Dampyr di Boselli, la recente saga dei Grandi antichi e del multiverso, è paragonabile per vivacità e senso dell avventura, alle saghe cinematografiche americane tipo marvel e star war

  3. “Cavaliere”, quelle date le hai lette mi sa su wikipedia, ma tu le edicole del 1986 con i tuoi occhi per me non le hai mai viste… Dylan Dog secondo te era la roba “più violenta” del mercato?
    Storie Blu, Terror Blu, Realtà Nera, Macho, Necron… potrei andare avanti per un bel pezzo a citare titoli (non sono stato a verificare che questi che ho citato fossero effettivamente in edicola nel 1986, se non c’erano questi ce n’erano di analoghi). C’era roba che oggigiorno farebbe esplodere la capoccia a tutti scatenando crociate e roghi pubblici…
    È vero che nelle edicole italiane nel 1986 non c’era nulla come Dylan Dog, ma le caratteristiche rendevano unico Dylan Dog non avevano nulla a che fare con l’horror e tantomeno con la violenza. Rispetto alla media della roba in edicola, Dylan Dog era per educande (e infatti non ha mai nemmeno avbuto il marchio “per aduli”)

    • Storie Blu, Terror Blu, Realtà Nera, Macho, Necron ma questi sono porno veri e propri …………..

      • “Storie Blu, Terror Blu, Realtà Nera, Macho, Necron ma questi sono porno veri e propri “. Sì, ma anche se la cosa risulta inimmaginabile oggi, la cosa non meravigliava nessuno, erano esposti in edicola di fianco a Dylan Dog (anzi, spesso erano più esposti loro dei fumetti Bonelli, a parte Tex e Zagor…). E li leggevano tutti (li trovavi tranquillamente dal barbiere o nelle sale d’aspetto dei dottori…)
        Quando si cerca di immaginare il passato, sono le piccole cose quotidiane che sfuggono. I lettori attuali sanno che esistevano i fumetti porno di Barbieri e Cavedon e altri, ma li immaginano come li vedono oggi: nascosti, che se metti due tette in esposizione ti chiudono l’edicola. Questo bacchettonismo è arrivato negli anni 80 (infatti, è illuminante vedere come le copertine venivano sempre PIÙ censurate nelle ristampe successive) Quello che prima poteva essere esposto senza problemi prima viene censurato, poi nascosto, e anche a livello sociale diventa una “vergogna”, e questa vergogna viene proiettata all’indietro come un fatto eterno ed immutabile.
        Inoltre, queste testate diventano davvero “porno” solo negli anni 80. Prima, per gran parte degli anni 70, non si poteva far vedere nulla. E quindi… erano piene di perversioni, violenza, torture, squartamenti…
        L’idea che Dylan Dog potesse aver fatto colpo per il livello di violenza mi pare francamente ridicolo. Non solo ai tempi la violenza nei fumetti era più che sdoganata, ma era persino associata al fumetto “basso” e al porno. E infatti, tutte le testate che si buttarono sull’horror credendo che fosse quello il motivo del successo di Dylan Dog, fallirono subito….

    • Per me all’epoca Dylan Dog è stato proprio un’alternativa all’horror iperviolento, porno e per adulti di Storie Blu, Terror Blu, Terror, Oltretomba, ecc…

  4. Ricordo un Dylan Dog Horror Fest in cui furono proiettate perle come Morte a 33 giri ed un pubblico di giovanissimi per me poco + che 20enne che sghignazzavano come i personaggi di Jacovitti. Credo anche io che lo horror non fosse la ragione principale del successo del Dyd della prima ora, ma non sono d’accordo del tutto con Pensaurus perché l’albo cominciò a decollare con il numero quattro e con Anna Never e continuò a crescere nelle storie – non solo brillanti – in cui Dylan diventa sempre + tridimensionale come Morgana e Storia di Nessuno. Scrive Roberto Recchioni – attuale curatore della testata – che il massimo successo di Dyd coincide con l’arrivo ed il massiccio impiego di Chiaverotti che ha continuato a portare avanti con coerenza la sua idea di mondo nei suoi Brendon e Morgan Lost al punto di essere i ” veri ” Dylan Dog Old Boy + dei volumetti colle storie del personaggio pre reboot.
    Probabilmente Dyd ha saputo anticipare e cavalcare l’onda del riflusso e della contestazione degli anni di plastica – il fumetto è nelle edicole con due anni di anticipo sul film A Proposito di Henry che prende le distanze dal decennio di glorificazione dei vari Gordon Gekko – coniugandola con un personaggio carismatico in cui i lettori potessero identificarsi e di cui le lettrici potessero innamorarsi. O viceversa, sia chiaro.
    Nessuno dei successivi protagonisti bonelliani – anche quelli di successo – ha saputo colpire nel segno come lo indagatore dell’incubo, ma è davvero difficile che il fulmine centri lo stesso albero due volte, anche quando non ha incenerito il tronco la prima volta.

    Effettivamente non ci sono in SBE novi personaggi ” brillanti ” – cosa che notava anche la dylaniata scrittrice Barbara Baraldi nel suo blog qualche tempo fa – a contendere lo spotlight a storie drammatiche o comiche.
    Probabilmente la commedia è davvero il genere + difficile da praticare con il suo essere in mezzo, anche etimologicamente, a tutti racconti di strazio senza fine o di risate di pancia.
    Noi che amiamo il medium – e che possiamo vivere 7 gg senza cibo, 3 senza acqua e nemmeno un minuto senza una nova storia – non possiamo che essere ottimisti ed attendere il prossimo albo a quaderno ripieno di vicende che assomiglino ad Intrigo Internazionale od Operazione Sottoveste di modo da perderci – per lo spazio di 94 tavole – in un mondo in cui potremmo rilassarci e lasciare , per una volta, che le cose vadano come scelgono di andare. Ciao ciao

  5. SERGIO BONELLI ODIAVA DYLAN DOG ma roberto recchioni invidia a bestia Tiziano Sclavi

    Per una serie di fortunati eventi, sono amico di Tiziano Sclavi. Questo significa che ho modo di chiacchierare con lui anche di argomenti che non riguardano la sola sfera del nostro lavoro. Quando siamo assieme, parliamo spesso delle cose davvero importanti della vita: il cinema, i videogiochi, le serie televisive, qualche volta della musica (a patto che sia hard o heavy) e, spessissimo e con grande passione, di giocattoli. Casa di Tiziano è piena di giocattoli e così la mia. Statuine, action figure, modellini, repliche di props cinematografici, memorabilia da set, pezzi unici, pezzi rari, pezzi da discount, sorprese trovate nelle patatine. L’anello di Phantom, l’uomo Mascherato. Va bene tutto, a patto che questo “tutto” sia capace di evocare e rendere reale e tangibile quello che reale e tangibile non è. C’è solo un problema: Tiziano è, giustamente, ricco. E io, ingiustamente, no. Tiziano è, giustamente glorificato dai lettori. E io che non ho nulla meno di lui, ingiustamente, no.
    Quindi, per quanto possa cercare di tenere il passo del suo incedere consumistico, a un certo punto sono costretto a fermarmi e a lasciarlo galoppare libero nelle praterie del nerdismo più estremo. Ovviamente, come un qualsiasi parvenu nei confronti di un membro dell’alta società. Nutro un miscuglio di sentimenti conflittuali nei confronti delle possibilità di Tiziano che comprendono la stima, l’invidia, l’odio e l’amore. E così, quando nel mio vagare notturno per le lande del World Wide Web mi capita di incappare in un oggetto di particolare pregio ma, ovviamente, eccessivo per le mie possibilità, glielo segnalo, sapendo che lui non saprà resistere. È una specie di di vendetta ma anche un modo di sublimare, attraverso il Tiz, il mio desiderio.
    Ed è per questo che oggi, Tiziano e Cristina hanno in salotto una replica in metallo dell’endoscheletro di un Terminator in scala uno a uno (cioè: alto più di due metri). Io no. Io non ce l’ho. Io ho solo la testa. Che mi osserva e ride della mia immeritata inadeguatezza.
    Ma del resto, c’è una ragione se lui è Tiziano Sclavi. E io, no. Tutta colpa dei lettori che sono vecchi e stupidi. » – Roberto Recchioni

    • Wow!

  6. Adam Wild è uno dei personaggi più allegri, avventurosi e scanzonati degli ultimi anni. Il vero erede del Mister No nolittiano.

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