SALVIAMO LE NOSTRE CASE DALLA DIFFERENZIATA

Differenziata

Da quando è partita la raccolta differenziata nel nostro Paese le strade sono molto più pulite. Le montagne di rifiuti e gli odori nauseabondi di cavoli marci, di pomodori inaciditi e di teste di muggini provenienti dal fondo dei cassonetti sono ormai un lontano ricordo. Niente più pesche mature spiaccicate a terra, buste sventrate, cani, gatti e topi che rovistano i nostri avanzi. I marciapiedi sono di nuovo agibili, chi abita al pianterreno ha ritrovato la piena visuale del palazzo di fronte e non si deve più spalare la mondezza per entrare in casa. Le macchine parcheggiate sono riemerse da sotto le pesanti coltri di spazzatura.

Gli inizi non sono stati facili, lo sappiamo. Qua e là si erano formate delle sacche di disubbidienza civile come ai bei tempi della Resistenza. Si cominciò con il fingere di differenziare mettendo nello stesso secchio organico, secco, plastica e altri rifiuti tanto, si diceva, era inutile differenziare se non appena il camion di servizio aveva voltato l’angolo gli stessi spazzini mischiavano il tutto. Non parliamo poi dei sacchi, delle brande, degli elettrodomestici abbandonati lungo le strade extraurbane.

Il tempo ha avuto ragione di questi indisciplinati e la maggior parte della gente ha ormai capito il messaggio. Ci siamo adeguati. E non solo. Ora mal sopportiamo gli individui che buttano la loro spazzatura nei cestini del parco più vicino, oppure approfittano del mastello del dirimpettaio per sbarazzarsi dei loro avanzi. Quando differenziamo il nostro obiettivo è diventato uno solo: battere il record. Alcuni Comuni arrivano a cifre incredibili di differenziazione superando la soglia del 65% (per conoscere la percentuale raggiunta dal proprio Comune cliccare qui).

Ma non è tutto. Quando, ormai convertiti alla differenziata, ci rechiamo in lidi lontani per trascorrere delle meritate vacanze in albergo, ci accorgiamo che la differenziata non la fanno, la ignorano proprio. Il destino ci offre l’occasione di evadere dal nostro mondo iperdifferenziato ma non ne sappiamo approfittare, non ne vogliamo sapere di mettere la carta nello stesso secchio dell’umido o del secco. Davanti all’ennesima prova del più totale menefreghismo alla faccia di chi si è consegnato anima e corpo alla causa, diventiamo paonazzi e gridiamo allo scandalo. Ma se non vogliamo riempire il portabagagli della nostra auto e portarci a casa tutta quella spazzatura esiste una sola soluzione: mischiare tutto e chiedere perdono a coloro che erediteranno la terra.

Di ritorno a casa ci dedichiamo di nuovo alla differenziata forse più motivati di prima. Guardando con occhi nuovi i secchi che il comune ci ha assegnato, ci accorgiamo dello spazio che occupano. Tre secchi grandi: uno per il vetro e l’alluminio, uno per la carta e uno per il secco. Vicino, il secchio piccolo per l’umido. Disposti uno vicino all’altro, quasi due metri lineari di secchi traboccanti, più uno o due bustoni pieni di plastica. Una stanza, un sottoscala, un balcone, un cortile sacrificato per sistemarli. È vero, c’è gente che è stata costretta a comprarsi una roulotte per risolvere il problema, ma in genere la spazzatura ce la teniamo dentro casa, e non è poca. I secchi sono pieni, stracolmi. Prima la montagna d’immondizia stava fuori, sul marciapiede.

Ora è dentro.

Già.

1 commento

  1. dove abito c’è il tizio del pian terreno che mangia pesce, sempre pesce, giorno e notte tutta la settimana; una puzza orrenda per le scale, in ascensore, quando apri le finestre – perché d’estate fa la grigliata nel suo giardinetto; in più ha anche un cane vecchissimo che non lava mai e puzza anche lui, una puzza orrenda; è una brava persona, e fa la differenziata; quando vado nel locale dei cassonetti perlopiù do di stomaco, una puzza orrenda di pesce e mi sembra di sentire anche quella del cane; insomma, da un paio d’anni la spazzatura la butto nei cassonetti della casa di un amico che sta a un chilometro da me; lui è contento perché pensa che vada a trovarlo perché gli sono affezionato; la storia è vera;

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