LA CUCINA COMPONIBILE ITALIANA

LA CUCINA COMPONIBILE ITALIANA

Nell’antica Roma la cucina si organizzava intorno a un buco al centro della stanza o addossato al muro di fronte al quale si accendeva il fuoco. Serviva per cucinare e anche per riscaldare gli ambienti. Le famiglie ricche avevano schiavi che lavoravano in cucina. I padroni non si mescolavano con la servitù. I piatti venivano trasportati in sale apposite dove si consumava il cibo.

Cucina completamente affumicata

In cucina il fumo regnava sovrano. Di notte, i servi vi potevano anche dormire coricati per terra.

Le fiamme libere sono pericolose e il fuoco si poteva appiccare alla casa. Gli incendi erano frequenti e disastrosi, anche perché non esisteva acqua corrente sufficiente per spegnerli.

Cucina di una villa romana di campagna nella località di Ahrweiler in Germania

Nella foto sopra, i resti della cucina di una villa romana di campagna in Germania. La stufa, addossata al muro, è fatta di mattoni.

Cucina medievale dotata di spiedo

Le cucine medievali erano buie, fumose e fuligginose. Sia nelle case nobiliari che in quelle borghesi e nei castelli erano nettamente separate dalle altre stanze della casa dove vivevano i signori. I servi vi lavoravano. I poveri e i contadini si servivano di cucine comuni dove andavano anche ad infornare il pane.

In questa epoca cominciò a diffondersi l’uso del camino, che pian piano aspirò via il fumo dagli ambienti.

L’armadietto Hoosier (Cabinet Hoosier)

Il White Hoosier Kitchen Cabinet (l’armadio cucina Hoosier). Il primo modulo di cucina ricavato da un armadio da fornaio

Prima della prima guerra mondale nelle cucine non esistevano mobili adatti allo stoccaggio e alla conservazione dei cibi. La società americana Hoosier Manufacturing trasse ispirazione dai mobili del fornaio. Erano degli armadi con una tavola estraibile dotati di cassetti e di ripiani per contenere farina, sale, pepe, spezie e tutto quello che serviva per l’uso comune. In seguito si cominciò a progettarli per montarli su uno scheletro in modo da organizzare al meglio i contenitori che servivano.

Progresso tecnologico

 

Caminetto Franklin

Nel 1741 Benjamin Franklin inventò la stufa che porta il suo nome. Il braciere era contenuto e non sporcava più come le fiamme libere. Inizialmente queste stufe avevano solo il compito di scaldare gli ambienti, in seguito iniziarono a essere usate anche per cucinare.

Stufa di ghisa modello Franklin

Nella foto sopra una stufa di ghisa Franklin con duplice utilizzo: serviva sia per scaldare gli ambienti che per cucinare. Queste tipologie di stufe venivano alimentate a legna e a carbone. Emanavano molto calore e dovevano stare staccate dagli altri mobili o attrezzature presenti nella cucina per evitare di danneggiarli.

Stufe e fornelli a gas

Fornello da cucina a gas, piano cottura a due fuochi con coperchio

 

La prima stufa a gas risale al 1825 e fu brevettata negli Stati Uniti. Le tubature del gas erano già presenti nelle città per illuminare le vie con i lampioni. Inizialmente il gas non veniva usato per riscaldare gli appartamenti.

Cucina a gas da 50 centimetri a quattro fuochi

La cucina di Francoforte

Poi vennero portati i tubi nei vari appartamenti. Il gas era pulito e non lasciava residui. Si sentiva la necessità di organizzare meglio gli spazi privati all’interno delle case. Alcune donne lavorarono per rendere più facile il lavoro domestico, cercando di  creare moduli fabbricati in cantiere che si potessero accostare e organizzare in qualsiasi spazio. Venivano intervistati anche i futuri inquilini e inquiline in modo da capire di che cosa avessero bisogno.

Cucina attrezzata di Schütte-Lihotzky

 

La cucina attrezzata di Schütte-Lihotzky era stata costruita in 10mila appartamenti nelle case progettate a Francoforte negli anni trenta.

Ariston, un miracolo italiano

Cucina a gas Ariston

Anche in Italia un industriale aveva acquisito una buona conoscenza tecnica nella lavorazione del metallo per forgiare i fornelli. Si trattava di Aristide Merloni. Era nato ad Albacina in provincia di Ancona. Figlio di operai, aveva studiato a Fermo presso l’Istituto tecnico industriale. Dopo un periodo trascorso in Piemonte ritornò nelle Marche. Pensava che il lavoro dovesse andare dove c’erano gli operai e che non si dovessero creare fratture tra la tradizione e la modernità. Fondò un’azienda per produrre bilance. Si legò in una solida collaborazione con Enrico Mattei, presidente dell’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi), originario di Matelica, sempre nelle Marche. Mattei gli affidò la commercializzazione delle bombole del gas che servivano per portare il gas liquefatto dove non arrivavano le tubazioni. Alla fine degli anni cinquanta fu avviata la produzione di scaldabagni a gas e di cucine smaltate a gas. La lavorazione delle bombole, degli scaldabagni e delle cucine smaltate avevano molti punti in comune.

Cucina componibile Scavolini con piano di cottura a gas Ariston

Nel 1960 nasce a Fabriano la società Ariston. In trent’anni arrivò a produrre mille cucine al giorno con 400 addetti e sette stabilimenti in funzione.

La cucina svedese

Cucina svedese anni cinquanta

Intorno agli anni cinquanta si affermarono le cosiddette cucine svedesi, arredamenti modulari da interni, sobri ed eleganti. Erano di colore bianco. Si usavano anche nuovi materiali come la formica accostata al legno chiaro.

Cucina americana

La cucina americana

Dagli anni cinquanta si afferma la cucina americana. Era uno spazio organizzato e pratico che consentiva di cucinare in modo veloce. Al gruppo integrato della cucina, lavello e forno, si era affiancato il frigorifero e per ultima la lavastoviglie.

La cucina della signora Cunnighan nella serie televisiva Happy Days

In questa foto si intravede uno scorcio della cucina della signora Cunningham in Happy Days. La serie fu girata dal 1974 al 1984, ma era ambientata negli anni cinquanta. Erano anni di grande sviluppo economico in tutto l’Occidente e specialmente negli Stati Uniti. La vita rappresentata dal telefilm appare semplice e  modesta anche se gli elettrodomestici e le auto cominciano ad apparire nelle case. Le persone sembrano buone e prive di malizia. Sono appunto “giorni felici”, certo un po’ idealizzati.

Il monoblocco italiano

La cucina Ariston monoblocco Osi del 1968, disegnata dal giapponese Makio Hasuike, vince il Compasso d’oro nel 1975

Uno dei primi monoblocchi italiani messo in commercio fu la cucina Osi disegnata del giapponese Makio Hasuike per la Ariston di Merloni. Univa cucina, frigorifero e lavastoviglie. Vinse il premio Compasso d’oro nel 1975. Il premio Compasso d’oro, nato da un’idea dell’architetto Giò Ponti, era patrocinato dai grandi magazzini della Rinascente. È il più autorevole premio mondiale di design.

Cucina componibile E 5 di Zanuso.

La prima cucina componibile come la intendiamo oggi è stata la E 5 di Zanuso. Venne messa in commercio nel 1966 per l’azienda italiana Elam. La cucina veniva prodotta in tantissime versioni. I mobili base e i pensili potevano avere diverse profondità e dimensioni. Le antine e i materiali usati presentavano un’ampia scelta. La cucina era diventata un ambiente unico aperto sulla sala da pranzo e sul soggiorno.

Cappa aspirante elettrica Hotpoint Ariston

Questo era stato reso possibile dalle nuove cappe aspiranti che impedivano all’odore del cibo di impregnare l’ambiente.

Quando Aristide Merloni morì nel 1970 era considerato uno dei 300 più importanti industriali italiani.
Arrivava a 30 miliardi di lire di fatturato l’anno, aveva dieci stabilimenti e duemila dipendenti. Dopo la sua morte i suoi figli continuarono la sua attività.

Ariston riscaldatore elettrico

Nel 1975 la Merloni elettrodomestici diventò la società più importante del settore in Italia. Dopo aver assorbito la Indesit, nel 2005, prende il nome di Indesit Company. Dal 2014 non fa più parte della Merloni elettrodomestici in quanto è stata comperata dalla società statunitense Whirpool, che è Il primo produttore al mondo di elettrodomestici. Fino al 2006 la leader del settore era la multinazionale svedese Elettrolux.

La cucina modulare tedesca

Una cucina tedesca Poggenpohl

La maggior produttrice di cucine componibili integrate è la Germania, che ha una lunga tradizione nella loro costruzione. Tante relativamente piccole aziende familiari sono consorziate con il comune intento di costruire cucine. I tedeschi hanno fama di essere molto bravi con l’ingegneria e la tecnica. La costruzione di una cucina è un compito complesso perché richiede la collaborazioni di diversi specialisti.

Cucina tedesca Eggersmann in pietra e in quercia

Le ditte tedesche hanno fama di consegnare a tempo debito. Le cucine sono belle e funzionano adeguatamente. I tedeschi vendono molto negli Stati Uniti e in Asia.

Cucina SieMatic Monte Santo

Le aziende tedesche sono spesso a conduzione familiare e si tramandano l’attività di padre in figlio. Tutti riconoscono ai tedeschi l’affidabilità.

L’industria mondiale della  cucina componibile

500 aziende nel mondo coprono quasi tutto il fabbisogno mondiale. 50 imprese controllano il 50% del mercato europeo. 50 imprese sono tedesche, altrettante italiane e altre 150 negli altri paesi europei. L’Asia ha 90 imprese, l’Est europeo ne ha 65 e il Nord America 60. L’America latina ne ha 20.

L’industria italiana della cucina componibile.

Tutto il mondo riconosce agli italiani uno stile insuperabile. L’Italia, fin dal nascere delle aziende specializzate, è andata alla ricerca dei migliori designer in modo da dare alle proprie cucine quel tocco di stile in più. Il cliente cerca il materiale naturale e in modo particolare l’antina di legno massello.

Scavolini

Cucina Scavolini Tetrix

La Scavolini è un’azienda di Pesaro che produce cucine modulari. Esporta a livello internazionale in 50 paesi. È la prima in Italia come volume di affari. Nel 2001 ha creato un sistema ad alta accessibilità per i portatori di handicap.

Cucine Lube

Cucina classica laccata Lube ” Velia”

La cucine Lube produce nel proprio stabilimento a Treia in provincia di Macerata. Esporta all’estero ed è la seconda in Italia, dopo la Scavolini, come fatturato

Snaidero R Spa

Cucina “Certosa” Snaidero

La Snaidero, in base alle dichiarazioni aziendali, è la quinta società in Europa e la prima in Italia come dimensioni. Fu fondata nel 1946 a Majano, in provincia di Udine, da Rino Snaidero. Dopo alcuni anni di produzione artigianale si trasformò, negli anni sessanta, in una vera e propria industria. La crescita aziendale è continua. Aprì parecchie sedi in Europa e poi nel resto del mondo. Negli anni settanta ed ottanta collaborò con designer importanti che le diedero fama e lustro. Negli anni novanta comincia ad acquisire aziende europee. La crisi la costringe a vendere una parte ai tedeschi della Nobilia. Ristruttura il debito cedendo una parte dell’azienda al fondo del gruppo De Agostini.

Cucine Dada-Molteni

Armani- Dada cucina Checks

Il Gruppo Molteni è costituito da quattro aziende italiane operanti nel settore arredamento: Molteni&C, mobili per la casa e grandi realizzazioni, Dada, cucine d’alta gamma, Unifor e Citterio, mobili per ufficio e forniture per gli ambienti di lavoro. L’attività delle aziende del Gruppo Molteni si fonda sulla collaborazione con designer e architetti quali: Aldo Rossi, Luca Meda, Afra e Tobia Scarpa, Jean Nouvel, Michele De Lucchi,  Norman Foster, Álvaro Siza, Hannes Wettstein, Patricia Urquiola. Si trova a Marcallo con Casone nei pressi di Magenta in provincia di Milano.

 

Cucina Boffi

K21 di Norberrt Wangen per Boffi

Boffi è un’azienda di Lentate sul Seveso in provincia di Monza e della Brianza. È famosa nel mondo per la sua assoluta eccellenza.

Patricia Urquiola ha disegnato per Boffi Salinas, una cucina per esterno

L’architetta spagnola Patrizia Urquiola ha disegnato per Boffi una cucina per esterno che ha chiamato Salinas. Era il nome della spiaggia su cui andava al mare da bambina. È possibile scegliere i materiali per combinare le antine e i ripiani secondo il proprio gusto.

Lorraine Lorena ha raccolto il materiale ed ha collaborato alla stesura dell’articolo

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*