REGISTI TRA IL DIRE E IL FARE

REGISTI TRA IL DIRE E IL FARE

Nel 1968, l’anno della contestazione giovanile, anche il mondo del cinema fu messo sottosopra dalla protesta di registi e sceneggiatori. Un gruppo capitanato dai registi Jean-Luc Godard, Roman Polanski e Francois Truffaut contestò duramente il Festival di Cannes, facendo sospendere le proiezioni.

 

Pochi mesi dopo accadde più o meno lo stesso al Festival di Venezia, quando i cineasti protestarono conto i premi e la mercificazione dell’arte cinematografica. A poco più di mezzo secolo di distanza, nel 2020 la pandemia ha causato la chiusura delle sale nel primo e nel secondo lockdown, rendendo oltretutto difficile concludere le produzioni e metterne in cantiere di nuove. Per restare all’Italia, si sono alzate da più parti le lamentele sulla mancanza di tutela per i lavoratori del settore.

La situazione attuale, sicuramente problematica, non sembra però spingere i registi ad alcun tipo di riflessione sul presente e il futuro della loro professione, sulle commissioni di dubbio valore che molti di loro accettano e che probabilmente saranno a maggior ragione costretti ad accettare una volta cessata l’emergenza con la normale ripresa delle attività. Manca in sostanza la volontà comune di un’analisi critica concernente la sempre più limitata autonomia artistica di chi fa cinema, che abbiamo sotto gli occhi ormai da tempo anche a livello di fruizione.

Prima di pensare alla questione riguardante la riapertura delle sale, forse i registi dovrebbero chiedersi con quali idee intendono farlo, e se i committenti concederanno loro di realizzarle. Riflettendo magari su quelle espresse da alcuni grandi cineasti contemporanei e del passato.

REGISTI TRA IL DIRE E IL FARE

I registi Jean-Luc Goddard, Francois Truffaut, Louis Malle e Roman Polanski al Festival di Cannes del 1968

 

Il cinema è anche l’arte di immaginare i movimenti delle cose nello spazio, in conformità con i dati della scienza; il cinema concretizza il sogno dell’inventore, di qualunque inventore, studioso o artista, ingegnere o carpentiere.

Dziga Vertov

 

Non sono un regista che farebbe un film solo per ragioni commerciali, tengo molto alla validità della storia. E quando ho una buona storia cerco di rimanervi fedele e di renderla in immagini in modo che sia credibile. Se non si rispetta il soggetto, il film è condannato sin dal principio.

Val Guest

 

Provo la più grande difficoltà a essere obiettivo con me stesso: sono un professionista, non un genio. Ma non temo la reazione del pubblico ai miei film.

Martin Ritt

 

Personalmente non amo fare dei film soltanto comici; penso che il lato comico è accessorio in un film, ma trovo che quando il pubblico che segue il film ride al momento giusto, questa è una bella soddisfazione per l’autore.

Luigi Comencini

 

Spesso i giornalisti mi dicono che il sangue nei miei film non è molto realistico. Certo che non lo è, è la mia riposta, la gente deve sapere che si tratta di una fiaba, che si sta recitando, che l’attore non muore per davvero. Se non si capisce questo, è finito l’intrattenimento.

Freddie Francis

 

Bisogna saper giudicare un film in rapporto alle sue ambizioni.

Richard Quine

 

Non ho mai incontrato, fino ad oggi, quella figura di produttore di cui i cineasti avrebbero bisogno, ovvero il produttore “all’americana”. Una figura che in Francia manca completamente, e se ce ne sono io non li conosco. Qui ci sono produttori che vogliono intervenire in tutti gli stadi della costruzione del film, per cui registi come me si tengono alla larga.

Jacques Rivette

 

Agli Studios ti dicono “ti facciamo sapere” e poi ci sono dieci persone, oppure quindici persone che devi convincere. È un cattivo sistema perché ci sono troppi galli nel pollaio.

Monte Hellman

 

Credo che, soprattutto negli ultimi venti anni, sia diventato molto più difficile fare cinema. Sempre restando agli Usa, trovo che negli ultimi dieci, quindici anni, sia sparito il grande cinema americano che abbiamo vissuto noi.

Costa-Gavras

 

Riuscire a divertire le persone, catturare la loro attenzione per un’ora e mezzo e allontanarle dai loro problemi è una grande soddisfazione.

John G. Avildsen

 

Io credo che un film si realizzi in molte fasi, e che la fase più importante sia la scrittura della sceneggiatura. La tappa secondaria e in ordine ancora una volta gerarchico dopo la scrittura della sceneggiatura è costituita dalla scelta degli attori (…) Poi la scelta delle scenografie, la scelta dei costumi, la scelta della musica e quando tutte queste scelte sono state fatte le riprese per me sono solo una seduta di registrazione.

Jean-Jacques Annaud

 

Quello che voglio dal pubblico che esce da un mio film è che ritrovi nella realtà quello che io ho filmato.

John Sayles

 

Non faccio il “mestiere” del regista, ogni tanto faccio dei film. Ho un rapporto abbastanza personale e delicato con il mio lavoro. Quando sento di poter comunicare qualcosa con un film, comincio a lavorare. E d’altra parte non potrei fare un film dietro l’altro, i miei non sono pacchetti natalizi, sono pezzi di vita.

Nanni Moretti

 

Non mi piace l’idea di qualcosa senza fine. Io sono interessato alla nozione di drammaturgia, a una certa concisione nelle pratiche narrative. Soprattutto sono attaccato alla proiezione in sala. Io giro ancora su pellicola per il cinema, per il grande schermo.

Olivier Assayas

 

Avvicinandosi con la macchina da presa alla realtà possiamo estrarne dalla profondità l’invisibile, che però resta invisibile.

Shin’ya Tsukamoto

 

 

 

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