AMMAZZAVAMPIRI PIACE A TUTTI

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Ammazzavampiri (Fright Night) è un omaggio all’horror anni cinquanta immerso in un’atmosfera da teen movie anni ottanta. Tra ironia ed effetti speciali sublimi, il film di Tom Holland è ancora, dopo 35 anni, un gioiellino unico del suo genere.

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Ammazzavampiri è il primo film del bravo, sottovalutato, e non molto prolifico Tom Holland, regista nato nel 1943, solamente omonimo dell’attore che interpreta Spider-Man, noto soprattutto per il successivo La bambola assassina.

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Tom Holland

In Italia Amazzavampiri, uscito al cinema nel 1985, fu trasmesso in prima tv il 13 luglio 1990, nel mitico contenitore di Italia 1 Venerdì con Zio Tibia (antesignano dell’odierna Notte Horror), e da allora è rimasto il film ideale per le seconde serate.

Un film da vedere da soli o meglio ancora in compagnia, perché è perfetto sia per chi ama l’horror sia per chi non lo ama. Cosa lo rende tanto magico? Beh, prima di tutto, partiamo dalla storia.

Charley Brewster (William Ragsdale) è un adolescente che vive con la madre, infermiera un po’ svampita, in una tranquilla cittadina. Una notte, affacciatosi alla finestra, vede il suo nuovo dirimpettaio, un bellimbusto di nome Jerry Dandrige (Chris Sarandon, il principe Humperdinck de La Storia Fantastica), farsi spuntare le zanne e uccidere una escort.

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Charley dà l’allarme, ma ovviamente i suoi amici lo credono impazzito e i poliziotti lo prendono per un idiota in vena di scherzi.

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Il peggio è che Dandrige s’è accorto d’essere spiato: non solo minaccia Charley, ma mette pure gli occhi sulla sua ragazza Amy (Amanda Bearse), che a quanto pare è identica a una sua vecchia fiamma morta secoli prima.

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Disperato, Charley arriva a chiedere aiuto al suo eroe, Peter Vincent (Roddy McDowall). Vincent è un attore horror famoso negli anni sessanta che ora vivacchia conducendo in tv “Ribalta d’ore d’orrore” (Fright Night in originale), un ciclo di suoi vecchi film in seconda serata.AMMAZZAVAMPIRI PIACE A TUTTI

Anche Vincent prende Charley per pazzo. Poi però Amy e l’amico Ed “Fiele” Thompson (Stephen Geoffreys) lo convincono a fare un “test” a Dandrige per dichiararlo ufficialmente umano, in modo da placare l’ossessione di Charley.

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Vincent accetta per spillare qualche quattrino ai ragazzi. Ma quando la verità viene a galla, Charley e Vincent dovranno sfidare il succhiasangue nella sua tana, in una resa dei conti epica come un western.

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Ora, cos’ha da offrire questo film anche a chi non ama l’horror?
Innanzitutto, una bella trama lineare, ironica, senza tempi morti e senza volgarità. Cosa rara in un’epoca in cui, a detta dello stesso Vincent, l’horror offre solo “…pazzi dementi che vanno in giro col passamontagna squartando verginelle”.

Una frecciata alla moda degli slasher anni settanta e ottanta, da Non Aprite Quella Porta e Halloween in poi.

Tom Holland guarda più indietro, e il nome stesso di Peter Vincent è un omaggio a due mostri sacri dei gotici anni cinquanta e sessanta, Peter Cushing e Vincent Price. Gran parte del divertimento del film sta nel vedere come i protagonisti scoprano con stupore che tutto ciò che hanno visto nei vecchi film (dall’acqua santa alle croci) funziona davvero.

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Insomma, è come se Ammazzavampiri si rivolgesse in ogni minuto ai film del passato per dire: “Ok, ragazzi, voi avete creato un immaginario collettivo. Ora io lo porto avanti con rispetto e leggerezza insieme”.

Al di là di questo omaggio al passato, ironico e insieme affettuoso, la scintilla che fa di Fright Night un capolavoro è da cercare nel suo essere un film profondamente anni ottanta.
Nel 1985 da poco sono usciti al cinema I Goonies, Gremilins, Indiana Jones e il Tempio Maledetto, Piramide di Paura… Tutti film per ragazzi ma con qualche brivido horror non proprio per piccolissimi, e per questo attraenti agli occhi di questi ultimi (oltre che godibili per gli adulti).

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Ecco, Holland è forse stato l’unico a compiere un’operazione simile ma diametralmente opposta: un horror in piena regola, ma con lo spirito del cinema d’avventura per ragazzi di quell’epoca.

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Stesso ritmo, stessa ironia, stesso scenario tipico: l’anonima cittadina americana. Stessa caratterizzazione dei personaggi: il bravo ragazzo protagonista, la ragazza carina e giudiziosa innamorata di lui, il migliore amico/spalla che si comporta da buffone… Stesse situazioni ricorrenti: il ragazzo che intuisce il pericolo e si improvvisa eroe, e gli adulti (sbirri in primis) che non gli credono e fanno la figura dei fessi.

C’è perfino una morale. Già, perché l’alleanza forzata tra il ragazzino e il vecchio attore finisce con una parabola sull’amicizia e la fiducia in se stessi, cosa più unica che rara in un genere per natura pessimista come l’horror.

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Oltre a tutto questo, Ammazzavampiri svolge benissimo il suo compito primario: fare paura.

E questo grazie a due fattori.
Il primo è un fine lavoro di setting che conferisce un tono gotico anche alla tranquilla provincia americana. L’arredamento della casa di Dandrige, i rami secchi mossi dal vento e il vapore che fuoriesce dalle grate nei marciapiedi al posto della classica nebbia.

Il secondo sono gli straordinari trucchi di Richard Edlund, il mago degli effetti speciali dietro a Indiana Jones, Ghostbusters e Grosso Guaio a Chinatown, che con protesi in gomma e manichini meccanici riesce a mettere in scena mostri e trasformazioni più realistici dell’odierna computer grafica.

Il Dvd italiano edito da Columbia/Tristar è fuori catalogo da anni, ma il Blu-Ray tedesco ha la traccia audio e i sottotitoli italiani. Se vi avanza qualche soldo, sapete cosa fare.

 

AMMAZZAVAMPIRI TRIVIA…

Nel 1988 uscì Ammazzavampiri 2, sempre con Ragsdale e McDowall, diretto però da Tommy Lee Wallace (Halloween III). Il classico sequel gradevole che non aggiunge nulla rispetto al primo.

McDowall ci teneva a un terzo capitolo, con il ritorno di Holland alla regia. Purtroppo, prima di ogni trattativa, il produttore Jose Menendez della Carolco Pictures e sua moglie Mary furono assassinati dai figli Lyle ed Erik.

Lyle ed Erik Menendez

Nel 1989 ne fu tratto un remake indiano, Kalpana House, piuttosto fedele ma con l’inserimento di numeri musicali tipici di Bollywood.

Nel 2011 è uscito il remake americano Fright Night – Il Vampiro della Porta Accanto, con Colin Farell, Anton Yelchin, e David Tennant nel ruolo di Peter Vincent (che stavolta è un prestigiatore dark-metallaro che si esibisce a Las Vegas).
Non un brutto remake, ma senza il mix di gotico e 80s che faceva fascino dell’originale.

Nel 2013 è uscito direct-to-video Fright Night 2 – Sangue Fresco, sequel solo nominale del film 2011. In realtà è un altro remake dell’originale, curiosamente molto più fedele nella trama, malgrado sia girato in Romania e il cattivo sia una vampira modellata sulla contessa Elizabeth Bathory.

Una curiosità un po’ off-topic. Nella scena in discoteca la canzone in sottofondo è Good Man In Bad Time di Ian Hunter. Oggi poco ricordato, Hunter era il leader dei Moot the Hoople, la band inglese (assai apprezzata da David Bowie) che offrì ai Queen l’opportunità della prima tournée americana, e che durante la quale si trovò nel mezzo a una “quasi rissa” tra i Queen e gli Aerosmith.

Tom Holland cerca da anni di realizzare un Ammazzavampiri 3. Nel 2019 ha riottenuto i diritti del franchise, e pare che la cosa sia finalmente possibile.

Nel frattempo, a portare avanti la saga ci ha pensato il mondo dei fumetti. Tra il 1988 e il 1993 la Now Comics pubblicò una serie di Fright Night. 22 numeri, di cui i primi due erano una trasposizione del primo film, più una singola graphic novel come adattamento del secondo.
Nel 2018 c’è stato un ulteriore one shot, Fright Night: The Peter Vincent Chronicles.

 

CHE FINE HANNO FATTO?

Ex-marito della più celebre Susan (che ha mantenuto il cognome da sposata), Chris Sarandon, era stato nominato all’oscar per Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975), al fianco di Al Pacino. Ha lavorato nuovamente con Tom Holland ne La Bambola Assassina, e ha fatto un cameo nel remake 2011 facendosi azzannare da Farrell. Continua la sua carriera tra cinema e tv.

Roddy McDowall recitava già da bambino (in Com’era verde la mia valle e in Torna a casa, Lassie!).
Irriconoscibile per il make-up, fu Cornelius, la scimmia buona de Il Pianeta delle Scimmie. Tra gli altri suoi film celebri: Cleopatra, F.B.I. Operazione Gatto, Pomi D’Ottone e Manici di Scopa, Delitto Sotto il Sole, Classe 1984, Una Coppia alla Deriva. Nel 1974 ebbe guai con la polizia federale per una questione di videocassette pirata, da cui però uscì immacolato. È scomparso nel 1998 a 70 anni. Liz Taylor, sua amica dai tempi di Lassie, guidò il corteo funebre.

William Ragsdale ha avuto un altro ruolo da protagonista nel 1991-94 con la sit-com Disney Ma che ti passa per la testa? (Herman’s Head), che anticipava di vent’anni l’idea alla base del film animato Disney/Pixar Inside Out.
Oggi continua a partecipare alle serie più disparate (Elementary, Blue Bloods, CSI Miami, Cold Case…). Il suo ruolo recente più durevole è stato quello di Gary Hawkins nella prima stagione di Justified.

Dopo Ammazzavampiri, Amanda Bearse ha lavorato nella sit-com Sposati… con figli (1987-1997). Non ha più avuto ruoli di rilevo, ma continua tranquillamente a recitare. Nel 1993 ha fatto coming-out. Ha una figlia adottiva, Zoe.

Stephen Geoffreys ha poi recitato nel drammatico A Distanza Ravvicinata (1986), con Sean Penn, Christopher Walken, e la canzone di Madonna. È tornato all’horror come protagonista di 976 – Chiamata per il Diavolo (1988, esordio da regista per Robert “Freddy Krueger” Englund).
Nel 1990 è apparso nel fantascientifico Moon 44, di Roland Emmerich, dopodiché si è dato al porno gay.
Nel 2007 è tornato all’horror col film a basso budget Creatura Maligna, di Lucky McKee.

 

(Immagini trovate nel web: © degli aventi diritto).

 

 

 

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