QUINO PRIMA DI MAFALDA

QUINO PRIMA DI MAFALDA

“Il mio rapporto con il mondo è di sofferenza perché tutto ciò che vi accade è orrendo”.
Quino

QUINO PRIMA DI MAFALDA

Autoritratto di Quino

 

Joaquín Salvador Lavado Tejón, in seguito detto Quino, nasce in Argentina ai piedi delle Ande. Per l’esattezza a Guaymallén, nella provincia di Mendoza, il 17 Luglio 1932, terzo di tre fratelli, da genitori spagnoli emigrati nel 1919 dall’Andalusia.
Pare che gli andalusi siano noti per il carattere tragico e l’umorismo nero.

I genitori di Quino sono anticlericali e repubblicani, termine che nella Spagna di allora indicava i progressisti contrapposti ai nazionalisti monarchici.
Il bambino cresce così in un ambiente familiare che lo incoraggia a mettere in discussione ogni forma di autoritarismo e ad analizzare i motivi delle ingiustizie.

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Una vignetta di Quino sulla nascita

 

Gli è stato dato lo stesso nome dello zio materno Joaquín Tejón, pittore e grafico pubblicitario, e per non confonderli in famiglia lo chiamano prima Joaquincito, poi Joaquino, e infine Quino.

A tre anni, quando i genitori vanno al cinema, viene affidato insieme ai suoi fratelli a questo zio artista che, per divertire i nipoti, si mette a disegnare con loro, trascorrendo in questo modo l’intera serata.

Da quel momento il piccolo Quino sente che disegnerà per tutta la vita e scopre così la sua irresistibile vocazione. Soprattutto per un bimbo piccolo, e quindi ancora soggetto a molte restrizioni, il semplice atto di disegnare è uno dei primi e più entusiasmanti spazi di libertà che si possano sperimentare.

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Disegnare è un atto di libertà

 

Dopo le scuole primarie in cui è uno studente né bravo né cattivo, ma che lo hanno “veramente angosciato”, nel 1945 muore sua madre. Quino si iscrive quindi alla Scuola di Belle Arti di Mendoza.

Nel 1948 muore anche suo padre e nel 1949 Joaquín, “stufo di disegnare anfore e gessi”, lascia la scuola d’arte per tentare la carriera del cartoonist, anche perché ha bisogno di lavorare essendo la famiglia mantenuta unicamente dal fratello maggiore.

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Disegnare come difesa dal mondo

 

L’accumularsi degli elementi di angoscia dovuti a esperienze passate e alla paura del futuro, in cui la prematura scomparsa dei genitori ha certo una parte, farà sì che i disegni di Quino assumano sotto molti aspetti le caratteristiche di una difesa dal mondo.

Ma anche un modo personale per evidenziare e affrontare gli aspetti negativi più minacciosi attraverso l’arma di un’ironia surreale che li stravolge, mostrandone i lati ridicoli e quindi ridimensionandoli.

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Il colloquio con l’editore

 

Poco dopo aver lasciato la scuola d’arte, disegna il suo primo fumetto ancora dilettantesco per la pubblicità di un negozio di stoffe. Nel 1951 va a Buenos Aires per sottoporre le sue vignette ai giornali e alle riviste della capitale, ma riceve solo rifiuti.

Quando, essendo infine rimasto senza soldi, si vede costretto a ritornare a Mendoza, ha anche un ulteriore motivo per sentirsi “angosciato”: deve partire per il servizio militare.

Dato l’antimilitarismo che permeerà tutta la sua futura opera grafica, è probabile che questa per lui non sia stata un’esperienza particolarmente felice…

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L’antimilitarismo di Quino

 

Nell’Argentina di quegli anni, in cui governi democratici si avvicendano a colpi di stato da parte dell’esercito, il fatto di “essere cresciuto con i militari” in un clima di paure e autocensure, è un altro valido motivo per rendere Quino contrario a ogni forma di militarismo.
Lo si può vedere già in alcune delle sue vignette giovanili.

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Il pensiero angosciante di Quino

 

Finito il periodo di leva, Quino nel 1953 torna a Buenos Aires per riprovarci, ma stavolta decide che, se tutti i periodici dell’elenco che ha stilato rifiutassero di nuovo la sua collaborazione, lascerà perdere e si troverà un impiego “normale”.

Mentre si avvicina alla fine della lista, la storia pare ripetersi identica, “ma con più angoscia ancora” da parte sua.
Nessun editore sembra interessato. Ma poi, la redazione dell’ultima rivista del suo elenco, il settimanale politico Esto Es, lo richiama chiedendogli una pagina fissa di vignette mute su ogni numero.

La candida antiretorica di Quino

 

L’uscita della sua prima pagina, il 9 novembre 1954, è “il momento più felice” della sua vita. Per oltre una decina d’anni le sue vignette continueranno a essere caratterizzate dall’assenza di parole, adeguandosi allo stile diffuso nelle vignette internazionali di allora. Se non ci sono testi, non c’è bisogno di traduzioni o adattamenti e ciò automaticamente rende le immagini universali.

La dissacrante fantasia di Quino

 

Il segno di Quino, come ci si può aspettare, agli inizi è ancora piuttosto acerbo. Per qualche tempo, non sarà ancora in grado di mantenersi con i suoi disegni. Fortunatamente ha la possibilità di conoscere importanti cartoonist e soprattutto di frequentare il disegnatore Di Vito, un professionista di origine italiana (come la metà circa degli argentini – NdR) a cui sottopone periodicamente il proprio lavoro, ricevendo preziosi consigli e incoraggiamenti.

La dittatura militare secondo Quino

 

Già tra le sue vignette dei primi tempi, oltre a semplici gag e nonsense innocui, si cominciano a intravedere temi e contenuti impegnati o introspettivi, che con il tempo avranno un peso sempre maggiore nella sua produzione.

Quino con candore mette in ridicolo ogni retorica e arroganza delle autorità e della cultura ufficiale, esercito e clero compresi, accennando fantasie vagamente dissacranti. In alcuni casi, con lucidità e sintesi grafica già smaschera certe ipocrisie della società, come il paternalismo delle dittature militari e un cinico sistema affaristico in cui il successo dell’uno comporta il fallimento di altri.

La doppia faccia della finanza secondo Quino

 

Nel giro di pochi anni Quino riesce a vivere delle collaborazioni con riviste a vasta diffusione, tanto che nel 1960 può sposarsi con Alicia Colombo, una ragazza laureata in chimica nipote di immigrati italiani.

La famiglia della sposa in una vignetta di Quino

 

Nel 1962, Quino allestisce la sua prima mostra personale in una libreria di Buenos Aires. È già considerato uno dei migliori disegnatori umoristici argentini quando, nel 1963, pubblica la prima raccolta di vignette.

Il titolo “Mundo Quino” richiama il documentario Mondo Cane di Gualtiero Jacopetti, uscito due anni prima con un grande successo internazionale per la violenza esplicita dei contenuti.

La prima edizione argentina di “Mundo Quino”, 1963

 

Anche se con toni leggeri e divertenti, molti disegni di Quino rappresentano una visione pessimistica di un mondo non a misura d’uomo, alle paure dovute all’essere cresciuto in un paese del Sud America spesso controllato dai militari.
Sono, insomma, una sottile protesta contro le continue angosce che è costretto a subire.

La visione pessimista di Quino

 

Anche se il suo stile non ha ancora tutta la poetica raffinatezza e meticolosa precisione che l’autore saprà dimostrare in futuro, questo suo primo volume ha un buon successo ed è ristampato più volte da editori in lingua spagnola.
In seguito viene pubblicato anche in Italia (Bompiani, 1970) e Germania.

La strisciante paura di Quino

 

L’introduzione del libro è scritta dal collega disegnatore Miguel Brascó, che, sempre nel 1963, gli passa un incarico che non sente nelle proprie corde.
L’agenzia Agnes Publicidad di Buenos Aires richiede “una striscia comica che deve servire come pubblicità ‘mascherata’ a una ditta di elettrodomestici. Protagonista deve essere una tipica famiglia del ceto medio e il personaggio principale deve avere un nome che suoni come Mansfield, così si chiama la ditta”.
Il nome del personaggio deve quindi contenere una M seguita da una A, le lettere che formano il marchio, e la striscia dovrebbe essere una via di mezzo tra Blondie di Chic Young e i Peanuts di Charles Schulz.

La versione italiana di “Mondo Quino”, 1970

 

Quino, che non ha mai realizzato prima una strip a fumetti, segue diligentemente le istruzioni e imposta le gag di prova su una coppia con due figli, tra cui una bambina di nome Mafalda.

Alla fine il cliente e l’agenzia rifiutano il suo progetto, che quindi viene archiviato dall’autore. Almeno per il momento.

Le ipocrisie familiari

 

Della striscia di Malfalda e del suo grande successo avremo comunque l’occasione di parlarne presto…

 

 

 

(Le parti del testo tra virgolette sono tratte dalle interviste di Quino).

 

 

Da La seconda cosa.

 

 

 

2 commenti

  1. Bell’articolo, grandissimo autore!

  2. Molto interessante, sarebbe gradito un ulteriore approfondimento.
    Le immagini proposte sono intense e malinconicamente evocative.

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