POLITICAMENTE CORRETTO E ANTICHI ROMANI

politicamente corretto

Per politicamente corretto non va inteso il semplice uso di un linguaggio rispettoso, a volte fino all’esaltazione, nei confronti di categorie sociali considerate emarginate. Un linguaggio, tra l’altro, spesso implicitamente aggressivo nei confronti di categorie sociali considerate dominanti.
Il politicamente corretto sottende una precisa visione politica e vuole determinare scelte concrete.

Come tutte le idee politiche anche quelle dietro al politicamente corretto hanno assoluta dignità. In questo articolo vogliamo solo accennare ai pericoli insiti all’assertività, al dogmatismo che non ammette obiezioni, di questo atteggiamento così alla moda. Vogliamo “dimostrare”, con un paio di esempi storici, che ciò che sembra “giustissimo” potrebbe non esserlo fino in fondo.

 

IL POLITICAMENTE CORRETTO CONTRO CHI DICE “MA…”

C’è una guerra tra chi dice ma e chi persegue il politicamente corretto senza se e, appunto, senza ma.
Le persone del “ma” preferiscono fare affidamento alla propria esperienza, piuttosto che abbracciare concetti astratti, perché ritengono che la strada per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni. Dicono, a quelli del politicamente corretto: “Sì, sarebbe bello se fosse sempre così, ma…”.
Mentre le persone del politicamente corretto indicano la strada per un mondo migliore fondato sulla bontà. E ai dubbi di quelli che dicono ma, rispondono: “Con voi non parliamo perché siete malvagi, in quanto mettete in discussione ciò che è buono (i nostri alti principi)”. Più precisamente, quelli del “ma” vengono accusati di essere razzisti/fascisti mascherati.

Proviamo allora a confrontare un paio di problemi attuali con problemi simili affrontati dagli antichi romani, per vedere che soluzione hanno trovato.

 

IN INDIA NON VOGLIONO ALTRI ISLAMICI

Di recente in India hanno varato una legge per limitare l’integrazione dei musulmani. Cosa che fa gridare allo scandalo, giustamente, perché discrimina i membri di una religione. Anche se la legge fa riferimento a una situazione specifica che qui non staremo a esaminare, crediamo che il governo indiano l’abbia promulgata per due motivi generali: il primo è che gli immigrati in India sono soprattutto musulmani e il secondo perché l’India è un Paese politeista (o pagano, come dicevano i cristiani). In India si adorano infinite divinità e praticamente tutto è sacro. Come le altre religioni politeiste, l’induismo è tollerante, ma quando vede un pericolo cerca di contrastarlo.

Religioni monoteiste come il cristianesimo e l’islamismo, oltre a combattersi tra di loro, sono sempre un grave pericolo per i politeisti, perché chi crede a un Dio unico non sopporta che si adorino tanti dèi. Quindi il monoteista fa di tutto, per esempio mandando missionari, per “salvare” i pagani aprendogli i cancelli del paradiso. A costo di ucciderli. I politeisti soccombono facilmente perché non hanno Chiese organizzate con vescovi e simili, essendo la loro una religione tradizionale priva di vere strutture amministrative.
Il Giappone, per mantenersi politeista, cinquecento anni fa ha dovuto eliminare tutti i missionari cristiani. Va be’, i giapponesi avranno fatto un massacro, però hanno salvato la loro cultura da chi voleva cancellarla, sia pure “a fin di bene”.

Gli indiani di oggi non hanno fatto una legge restrittiva anche per i cristiani solo perché sono pochi, mentre i musulmani rappresentano circa il 15% della popolazione. Inoltre dal sovrappopolato Bangladesh ne continuano ad arrivare. Gli indiani, o almeno una parte di loro, non vogliono che i musulmani aumentino talmente da prendere, un giorno, il potere.

Lo stesso problema se lo posero gli antichi romani con i cristiani.

 

GLI ANTICHI ROMANI NON VOLEVANO I CRISTIANI

Come gli indiani di oggi si sentono in pericolo per l’aumento dei musulmani, così gli antichi romani cercavano di contrastare la diffusione (in questo caso tutta interna) dei cristiani. Mentre i romani credevano a un sacco di dei e rispettavano quelli altrui, i cristiani avevano la missione di abbattere i “falsi dei” per affermare il loro dio unico. I romani politeisti cercarono allora di bloccarli con leggi che prevedevano la pena di morte, anche se venivano applicate raramente e in periodi circoscritti. Le storie dei martiri uccisi dai romani sono spesso inventate, per quello che se ne sa nel Colosseo non fu ucciso un solo cristiano e le catacombe erano cimiteri pubblici dei cristiani, non luoghi segreti dove rifugiarsi.
Come stavano le cose nei periodi peggiori per i cristiani ce lo spiega lo scrittore Plinio il Giovane che, da governatore della provincia romana della Bitinia (nell’attuale Turchia occidentale), scrisse all’imperatore Traiano per avere delucidazioni sul trattamento da riservare loro.
Ecco la corrispondenza tra i due, che è giunta fino a noi.

Scrive Plinio il Giovane: «È per me un dovere, o signore, deferire a te tutte le questioni in merito alle quali sono incerto. Chi infatti può meglio dirigere la mia titubanza o istruire la mia incompetenza? Non ho mai preso parte ad istruttorie a carico dei Cristiani; pertanto, non so che cosa e fino a qual punto si sia soliti punire o inquisire. Ho anche assai dubitato se si debba tener conto di qualche differenza di anni; se anche i fanciulli della più tenera età vadano trattati diversamente dagli uomini nel pieno del vigore; se si conceda grazia in seguito al pentimento, o se a colui che sia stato comunque cristiano non giovi affatto l’aver cessato di esserlo; se vada punito il nome di per se stesso, pur se esente da colpe, oppure le colpe connesse al nome. Nel frattempo, con coloro che mi venivano deferiti quali Cristiani, ho seguito questa procedura: chiedevo loro se fossero Cristiani. Se confessavano, li interrogavo una seconda e una terza volta, minacciandoli di pena capitale; quelli che perseveravano, li ho mandati a morte. Infatti non dubitavo che, qualunque cosa confessassero, dovesse essere punita la loro pertinacia e la loro cocciuta ostinazione. Ve ne furono altri affetti dalla medesima follia, i quali, poiché erano cittadini romani, ordinai che fossero rimandati a Roma. Ben presto, poiché si accrebbero le imputazioni, come avviene di solito per il fatto stesso di trattare tali questioni, mi capitarono innanzi diversi casi. Venne messo in circolazione un libello anonimo che conteneva molti nomi. Coloro che negavano di essere cristiani, o di esserlo stati, ritenni di doverli rimettere in libertà, quando, dopo aver ripetuto quanto io formulavo, invocavano gli dei e veneravano la tua immagine, che a questo scopo avevo fatto portare assieme ai simulacri dei numi, e quando imprecavano contro Cristo, cosa che si dice sia impossibile ad ottenersi da coloro che siano veramente Cristiani. Altri, denunciati da un delatore, dissero di essere cristiani, ma subito dopo lo negarono; lo erano stati, ma avevano cessato di esserlo, chi da tre anni, chi da molti anni prima, alcuni persino da vent’anni. Anche tutti costoro venerarono la tua immagine e i simulacri degli dei, e imprecarono contro Cristo. Affermavano inoltre che tutta la loro colpa o errore consisteva nell’esser soliti riunirsi prima dell’alba e intonare a cori alterni un inno a Cristo come se fosse un dio, e obbligarsi con giuramento non a perpetrare qualche delitto, ma a non commettere né furti, né frodi, né adulteri, a non mancare alla parola data e a non rifiutare la restituzione di un deposito, qualora ne fossero richiesti. Fatto ciò, avevano la consuetudine di ritirarsi e riunirsi poi nuovamente per prendere un cibo, ad ogni modo comune e innocente, cosa che cessarono di fare dopo il mio editto nel quale, secondo le tue disposizioni, avevo proibito l’esistenza di sodalizi. Per questo, ancor più ritenni necessario l’interrogare due ancelle, che erano dette ministre, per sapere quale sfondo di verità ci fosse, ricorrendo pure alla tortura. Non ho trovato null’altro al di fuori di una superstizione balorda e smodata. Perciò, differita l’istruttoria, mi sono affrettato a richiedere il tuo parere. Mi parve infatti cosa degna di consultazione, soprattutto per il numero di coloro che sono coinvolti in questo pericolo; molte persone di ogni età, ceto sociale e di entrambi i sessi, vengono trascinati, e ancora lo saranno, in questo pericolo. Né soltanto la città, ma anche i borghi e le campagne sono pervase dal contagio di questa superstizione; credo però che possa esser ancora fermata e riportata nella norma».

Risponde l’imperatore Traiano: «Mio caro Plinio, nell’istruttoria dei processi di coloro che ti sono stati denunciati come Cristiani, hai seguito la procedura alla quale dovevi attenerti. Non può essere stabilita infatti una regola generale che abbia, per così dire, un carattere rigido. Non li si deve ricercare; qualora vengano denunciati e riconosciuti colpevoli, li si deve punire, ma in modo tale che colui che avrà negato di essere cristiano e lo avrà dimostrato con i fatti, cioè rivolgendo suppliche ai nostri dei, quantunque abbia suscitato sospetti in passato, ottenga il perdono per il suo ravvedimento. Quanto ai libelli anonimi messi in circolazione, non devono godere di considerazione in alcun processo; infatti è prassi di pessimo esempio, indegna dei nostri tempi».

Plinio è allo stesso tempo perplesso, perché i cristiani non fanno niente di male, e zelante, perché comunque vuole eliminare la loro credenza. Invece Traiano non sembra voler eliminare sul serio il cristianesimo. L’imperatore ordina di non ricercare i cristiani, né di prendere in considerazione le denunce anonime contro di loro (o altri). Se proprio i cristiani capitano tra le mani, per poterli rilasciare basta che rinneghino la fede a parole.
Impostazione ben diversa da quella che sarà seguita dai cristiani una volta arrivati al potere, i quali ricercheranno attivamente, per esempio attraverso istituti specifici come l’Inquisizione, chiunque non sarà d’accordo anche con una sola virgola della dottrina ufficiale.

La persecuzione teoricamente dura, ma in realtà blanda, non giovò agli antichi romani politeisti, dato che a un certo punto i cristiani arrivarono al potere grazie al convertito imperatore Costantino. Dopo di lui, le autorità cristiane fecero leggi spietate contro le altre religioni. A parte questo, ci pensavano gli ecclesiastici a terrorizzare i politeisti. Noto è il destino dell’astronoma “pagana” Ipazia fatta uccidere da Cirillo, il vescovo di Alessandria d’Egitto.

Scrive il contemporaneo Socrate Scolastico: «Un gruppo di cristiani dall’animo surriscaldato, guidati da un predicatore di nome Pietro, si misero d’accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l’ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò non poco biasimo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria. Infatti stragi, lotte e azioni simili a queste sono del tutto estranee a coloro che meditano le parole di Cristo».

Nel 415, quando la famosa scienziata fu uccisa, alcuni cristiani legati alla cultura classica inorridirono, ma nel giro di qualche decennio, a seguito di leggi fatte rigidamente rispettare che prevedevano la pena di morte, non rimase in circolazione nemmeno un pagano. Benché i politeisti fossero la grande maggioranza quando i cristiani salirono al potere.

 

Noi oggi dobbiamo sicuramente condannare l’atteggiamento del governo indiano, che rende difficile ai musulmani immigrati di prendere la cittadinanza, ma… “ma” i politeisti si sentono comunque in pericolo quando si rafforza la presenza di una religione monoteista.
Lo stesso succede quando una religione monoteista prende il sopravvento sull’altra, dato che ognuna di esse è portatrice di valori particolari (per esempio, per i musulmani, diversamente dai più “laici” cristiani di oggi, la legge dello Stato deve discendere dalla religione).

 

UNITED STATES O ESTADOS UNIDOS?

In alcuni Stati degli Usa confinanti con il Messico ci sono dei cittadini che si lamentano. Erano nati in città dove si viveva secondo la cultura nordeuropea, mentre ora sono circondati da messicani e altri ispanici di Centro e Sud America che non imparano l’inglese perché ormai sono così tanti che non lo trovano necessario. Questi anglofoni hanno il diritto di voler porre delle limitazioni all’immigrazione, oppure devono lasciarne entrare altri ancora fino a quando gli Stati Uniti diventeranno gli Estados Unidos? Fino a quando i nordamericani saranno diventati poveri come gli abitanti dell’America Latina e quindi non sarà più conveniente migrare? Il presidente democratico Bill Clinton, di fronte a questa possibilità, costruì un muro al confine con il Messico. Dato che questo muro ha rivelato diversi punti deboli, dove i migranti riescono a passare, il presidente repubblicano Donald Trump ha deciso di ricostruirlo meglio.

Anche questa situazione è stata vissuta dagli antichi romani.

 

GLI ANTICHI ROMANI NON VOLEVANO I MIGRANTI

Si dice, giustamente, che gli antichi romani non erano razzisti, che non facevano nessuna discriminazione in base al colore della pelle. Ma il razzismo c’entra poco con le migrazioni. Quando nei primi anni novanta numerosi immigrati polacchi e albanesi, dalla pelle chiara come quella degli italiani, percorrevano le strade delle nostre città, a volte erano vittime del disappunto degli strati popolari più disagiati esattamente come i nordafricani di oggi.

I popoli germani venivano sempre respinti con successo dagli antichi romani, quando cercavano di varcare i confini dell’impero. Il problema arrivò con gli unni, nomadi provenienti dall’Asia centrale forse di origine turca, che formavano il primo grande esercito a cavallo (prima si combatteva a piedi) e che erano dotati di archi a lunghissima gittata. In battaglia uccidevano senza poter essere uccisi a loro volta da avversari appiedati e dotati di armi a gittata inferiore. Gli unni conquistarono praticamente tutta l’Europa orientale e settentrionale che non faceva parte dell’Impero romano.

Alcuni popoli germani chiesero pietosamente ai romani di accoglierli all’interno dei loro confini. Cosa fare di tutti questi profughi di una guerra persa con gli unni? In teoria, essendo i romani da molto tempo in grave deficit demografico (nascevano sempre meno bambini), sarebbe stato oltremodo conveniente fargli coltivare le terre abbandonate.
Ma… appunto, “ma”. Questi migranti biondi e con gli occhi azzurri, per niente scuri di pelle, avevano un’altra cultura, altri usi, un altro modo di intendere la vita sociale. Se fossero stati pochi, i romani sarebbero riusciti a integrarli, ma erano tanti e quindi avrebbero continuato a interagire tra loro.

Mentre si discuteva, gli ostrogoti, in fuga dall’attuale Ucraina, premevano sempre di più sul confine orientale dell’Impero con le famiglie al seguito. Lo spettacolo era straziante, soprattutto per le donne e i bambini affamati. Non potendo più aspettare, ad Adrianopoli gli ostrogoti attaccarono i romani guidati dall’imperatore Valente. Con la forza della disperazione, travolsero le truppe romane uccidendo l’imperatore senza neppure accorgersene.
Alla fine, i romani concessero malvolentieri agli ostrogoti il permesso di stanziarsi nella penisola balcanica. Altri popoli germani in fuga furono condotti in diverse parti periferiche dell’Impero.

Non ci furono “invasioni barbariche”, come diciamo noi popoli latini, ma “migrazioni di popoli”, come le chiamano con maggiore precisione nel mondo germanico di oggi. Migrazioni di profughi.
In effetti queste popolazioni avevano una cultura troppo diversa da quella romana per fondersi, anche se erano già di religione cristiana. Così, quando erano ormai saldamente all’interno dei confini dell’Impero, approfittarono del primo momento di debolezza dei romani per prendersi le terre migliori. In questo modo cancellarono l’Impero stesso, almeno in occidente.

Gli ostrogoti occuparono l’Italia, i franchi la Gallia (l’attuale Francia), i visigoti la Spagna, i vandali l’allora ricco Nord Africa (pure appartenuto ai romani) e così via.
Gli archeologi, scavando nel terreno, vedono come nel giro di pochi anni la raffinata cultura materiale degli abitanti di quello era stato l’Impero romano era regredita a livelli preistorici. La società germana, fondata sull’aristocrazia, funzionava in altro modo rispetto a quella più complessa e “intellettuale” dei romani. I nobili germani, più che impegnarsi nel governo, passavano il tempo andando a caccia.

Oggi molti rispondono, con l’aria di chi la sa lunga, che dobbiamo ringraziare i barbari, perché altrimenti non saremmo quello che siamo adesso. Allora anche gli ebrei dovrebbero ringraziare Hitler perché altrimenti non sarebbero quello che sono adesso.
Il punto della questione è che i romani, al tempo dei “barbari”, non furono affatto contenti della trasformazione della società da progredita (per quanto in “decadenza”) a primitiva. La città di Roma, scesa da un milione di abitanti a soli 20mila, concentrati su una sponda del Tevere, era diventata uno scenario postapocalittico, con la sconfinata distesa di condomini di quattro piani disabitati e i grandi monumenti avvolti dai boschi. Lo stesso valeva per le altre città. Gli animali d’allevamento si erano rimpiccioliti perché non si sapeva più farli incrociare. I prodotti industriali erano scomparsi. Alcuni storici, certo un po’ originali, mettono addirittura in dubbio che siano esistiti i quattro secoli dopo la caduta di Roma, dato che di essi non c’è arrivato praticamente nulla. La verità è che i nobili germani si erano molto divertiti a cacciare cinghiali. La loro cultura era quella.

 

Certo, le differenze culturali tra gli abitanti degli Stati Uniti e quelli dei Paesi latinoamericani non sono così grandi come quelle che c’erano tra antichi romani e germani. Ciononostante, le società degli Stati Uniti e del Messico si reggono su valori piuttosto diversi: lo si capisce a vista d’occhio superando il confine. E ogni società ospitante si preoccupa quando gli immigrati sono talmente numerosi da poter imporre un giorno le loro usanze (e qui non ci si riferisce alla cucina etnica).

 

QUANDO QUELLI DEL “MA” PERDONO LA PAZIENZA

Tra chi non è entusiasta dei radicali cambiamenti nella società che potrebbero provocare altre religioni, come gli indiani di oggi che sostengono le discutibili leggi del loro governo contro i musulmani, e chi non si esalta per l’arrivo dei migranti anche se sono della loro stessa religione, come gli statunitensi che non vogliono essere circondati dai latinos e per questo sostengono la costruzione del discutibile muro al confine, non ci sono solo neo-nazisti pronti a riaprire le camere a gas. Ci sono, soprattutto, persone orgogliose della propria cultura che vogliono preservare a tutti i costi. “Bianchi” orgogliosi della cultura occidentale a cui appartengono, esattamente come lo sono le altre etnie della propria.

Temo che soprattutto la parte meno agiata di chi teme “l’invasione” sarebbe disposta, come ultima possibilità, a votare un governo autoritario pur di non vedere stravolta la propria esistenza (del resto Mussolini arrivò al potere in circostanze analoghe, come dico QUI).
Una buona ragione per ascoltare con maggiore tolleranza chi dice “ma”. A costo di mettere in discussione il politicamente corretto.

 

 

 

Contatto E-mail: info@giornale.pop

4 commenti

  1. Parole sante Sauro, solo che la fede dogmatica nel politicamente corretto non accetta compromessi. Pochi decenni fa i partiti comunisti italiani e francesi erano contro le grandi immigrazioni che portano la concorrenza al ribasso dei salari ma adesso non lo si può più dire senza essere tacciati di razzismo e fascismo e la vulgata parla solo di diventare come gli Stati uniti (te lo immaggini qualche decennio fa uno di sinistra che porta gli Stati uniti a modello di società ideale ?). E’ troppo chiedere un partito di sinistra ma anti grandi immigrazioni come quello Danese ? Ricordo il parere di Sartori su questo tema ma a lui lo si perdonava perchè era un fervente anti-Berlusconiano.

    P.s. Mi pare di ricordare che Ipazia fu scarnificata con le conchiglie. La fantasia non mancava ai cristiani dell’epoca !

    • su ipazia ci sono ricostruzioni successive. di gente cui stava sul cazzo il Cristianesimo, quindi non oggettive. sorry

  2. Come dice il primo commentatore, L’ideale sarebbe un partito di sinistra anti immigrazione. La destra italiana lo è solo a parole (ovvero, lo dimostra solo rivelando il proprio disgustoso razzismo), nei fatti è al servizio del capitalismo più spietato che non guarda al colore, all’etnia, o al ceto sociale di chiunque.

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