PASSANDO DAVANTI AL PONTE CROLLATO

PASSANDO DAVANTI AL PONTE CROLLATO

Una specie di 11 settembre italiano. O un film d’azione catastrofico. Ecco quello che mi viene in mente quando, passando in treno da Sampierdarena, vedo il ponte Morandi crollato. Un vuoto immenso fra le alture genovesi.
Sono ore che so del crollo del ponte, l’ho anche visto online, ma dal vivo è diverso, quasi surreale, sembra la scena di un film (da qui il paragone con l’11 settembre, anche se so benissimo che un attentato terroristico è improbabile).
La foto del furgone sospeso sull’abisso della Basko, una catena ligure di supermercati, probabilmente diventerà iconica.

Questo è il secondo articolo consecutivo che scrivo in prima persona, dopo quello per il quotidiano La Stampa sul mio amico disegnatore di fumetti aggredito perché gay. Ne avrei fatto volentieri a meno.

Ieri ho deciso di tornare in treno alla mia Ovada, nel Basso Piemonte, da Pietra Ligure (temevo il classico supertraffico sulle autostrade di questi giorni) e sono stato coinvolto indirettamente dal crollo del ponte Morandi.
Il treno alle 11.08 parte con il classico quarto d’ora di ritardo, ma arrivati a Savona si ferma per non meglio precisate “avverse condizioni meteo”. A Savona splende il sole. Presto dagli smartphone arriva la verità: è crollato il ponte Morandi, sul quale, come tutti qui, sono passato centinaia di volte in macchina. Scoprirò che il padre di un mio amico lo aveva attraversato un quarto d’ora prima del crollo.

Di ritardi sui treni ne ho vissuti tanti (alcune delle linee che prendo più spesso, la Alessandria-Milano e la Acqui-Ovada-Genova sono tra le più tormentate d’Italia), ma stavolta pochi si arrabbiano, sono rare le invettive. Sui social piovono le accuse per la (supposta) scarsa manutenzione del ponte, in treno siamo tutti fratelli viaggiatori e prevale la pietà per le vittime: non ci sono cifre ufficiali, ma è facile presumere che siano numerose.

“Noi prima o poi arriveremo, quelli sul ponte non arriveranno più”, dice un signore con una saggezza antica.
In treno ho sempre dei libri o dei fumetti da leggere, sono un lettore veloce, ma dopo aver saputo la notizia non riesco a terminare il libro che devo recensire (“Paradise Sky” di Joe Lansdale, dal quale è tratta la miniserie a fumetti della linea Audace della Bonelli “Deadwood Dick”).

Il treno parte, poi si ferma a Cogoleto. Riparte e si ferma definitivamente a Sestri Ponente. In centinaia aspettiamo un treno per Genova Principe o Brignole perché ad agosto sulla tratta fra Ovada e Genova c’è quasi sempre l’autoservizio sostitutivo. Temo non possa passare da Sampierdarena, ma penso che a Principe mi diranno qualcosa.

Alla fine arriva un treno, e mentre passa da Sampierdarena vedo un immenso vuoto dove prima c’era il ponte. A Principe ci dicono di tornare indietro, sempre in treno, a Voltri, dove passa la corriera per Ovada. Così rivedo il ponte distrutto, una visione, se possibile, ancora più surreale.

Arrivo a Ovada alle 17.30, oltre sei ore per poco più di cento chilometri.
Ma comunque arrivo.

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