NAMOR E CAPITAN AMERICA UCCISI DALLA MARVEL

NAMOR E CAPITAN AMERICA UCCISI DALLA MARVEL

I primissimi supereroi che nascono alla fine degli anni trenta hanno spesso una carica anarcoide che si rifà ad alcune tendenze giovanili ribellistiche dell’epoca, moderata dagli stessi editori già nei primi anni quaranta per paura di incorrere in censure.

 

Namor il Sub-Mariner è un ribelle

Un personaggio di questo genere è Sub-Mariner, un giovane principe che coniuga gli atteggiamenti ribellistici ai modi aristocratici.
Probabilmente per capire Namor il Sub-Mariner dobbiamo rifarci alla subcultura degli hobo, vagabondi che percorrevano a sbafo lunghe distanze sui treni merci. Uno dei quali era Woody Guthrie, il maestro di Bob Dylan.

NAMOR E CAPITAN AMERICA UCCISI DALLA MARVEL

In questo disegno, realizzato da Bill Everett per lo scrittore Ron Goulart, si intuisce da che parte stia Namor

 

Bill Everett non è mai stato un hobo, dai 15 ai 17 anni ha girato il mondo come marinaio, ma quando nel 1939 crea Sub-Mariner gli conferisce la grinta dei giovani dell’epoca che non vogliono farsi integrare.
Pubblica il primo episodio di Namor in un albo a fumetti distribuito nei cinema, che nello stesso anno Martin Goodman, un editore di pulp (riviste di narrativa popolare), rileva per lanciare la serie antologica Marvel Comics.
In gioventù Goodman era stato proprio uno di quei vagabondi che saltavano sui treni e forse per questo dimostrerà sempre simpatia per Sub-Mariner.

NAMOR E CAPITAN AMERICA UCCISI DALLA MARVEL

 

Nel corso della Seconda guerra mondiale Bill Everett lascia temporaneamente la Marvel e il suo personaggio passa ad altre mani. Chiunque lo scriva, diventa necessario smussare la violenza anarchica di Sub-Mariner, che a un certo punto aveva alluvionato tutta New York (la capitale della finanza schiacciata da un emarginato acquatico!), per evitare le censure minacciate dai politici e perché bisogna patriotticamente combattere tedeschi e giapponesi.
Questa versione di Namor distruttivo solo con i nemici viene riconfermata nei primi anni cinquanta, quando il ritornato Bill Everett gli fa combattere i sovietici sulla scia della guerra di Corea.

Nei primi anni sessanta Stan Lee e Jack Kirby riprendono Sub-Mariner, facendolo trovare senza memoria dalla Torcia Umana dei Fantastici Quattro. Entrambi figli di poveri immigrati dell’Europa dell’Est, Lee e Kirby da giovani sognavano solo di inserirsi nella buona società, quindi per loro è difficile capire lo spirito ribellistico di Namor. Più che un ribelle lo considerano un pazzoide montato. Lo trattano comunque con una certa simpatia essendo in fin dei conti un eroe Marvel o pre-Marvel, e il cocco dell’editore.
Al suo caratteraccio si cerca di dare una giustificazione razionale: gli uomini di superficie hanno distrutto il suo regno sottomarino, che adesso viene chiamato Atlantide, con l’inquinamento o con esperimenti militari non meglio specificati.

Le giustificazioni non vengono sviluppate appieno, e da quel momento Sub-Mariner passa dai comportamenti prevalentemente pazzoidi a quelli prevalentemente aristocratici a seconda dell’estro dell’autore di turno. Per la precisione, nei periodi in cui ha una testata regolare Namor aumenta in lucidità, per essere degno del ruolo di eroe. Mentre quando è senza una testata viene rappresentato come intrattabile, per giustificare la sua apparizione nell’albo di un altro supereroe e avere il pretesto di farlo combattere con lui.
Di fatto Namor si avvita su se stesso, contraddicendo ogni volta la precedente incarnazione.

Un personaggio non dovrebbe mai perdere le proprie radici, che rappresentano la sua ragion d’essere. Namor il Sub-Mariner negli anni cinquanta non avrebbe dovuto combattere i comunisti, avrebbe dovuto essere una specie di James Dean, poi un beatnik. Negli anni sessanta avrebbe dovuto essere un contestatore come i giovani delle università. Nei settanta un punk. Oggi dovrebbe essere uno di quelli che fanno casino in America buttando giù le statue di Cristoforo Colombo pensando di fare l’interesse delle minoranze, anche di quelle acquatiche come la sua. Questa è la natura di Sub-Mariner. Per quanto aristocratico, Namor è prima di tutto un ribelle. Un ribelle, non un matto.
Anche se qui a Milano l’adolescenza viene chiamata “la stupidera”, paragonando il ribellismo giovanile a una sorta di momentanea pazzia.

 

Capitan America è la sentinella della libertà

La Marvel ha rovinato anche l’altro dei suoi due personaggi più antichi, e quindi dalle radici profonde: Capitan America, l’eroe tutto di un pezzo che rappresenta l’esatto contrario caratteriale di Sub-Mariner.

Capitan America viene creato nel 1941 da Joe Simon e Jack Kirby per la Timely/Marvel di Martin Goodman. Mentre la casa editrice di Superman è neutralista come la maggioranza degli americani, Goodman vuole che gli Stati Uniti entrino in guerra con la Germania. Per questo nella copertina del primo numero fa disegnare Capitan America che sferra un pugno ad Adolf Hitler.

Capitan America agisce contro i nemici esterni che cercano di invadere l’America o comunque sovvertire i suoi valori democratici. In genere Cap non va in Europa a stanare i tedeschi, sono i nazisti che si infiltrano negli Stati Uniti. La “quinta colonna”, cioè una sorta di esercito nemico all’interno della nazione, è un concetto un po’ paranoico particolarmente sentito dagli americani, che infatti in quegli anni emanano alcune leggi contro le cosiddette attività antiamericane. Che servono per arrestare i nazisti interni o supposti tali durante la Seconda guerra mondiale e, in seguito, i comunisti interni o supposti tali durante la Guerra di Corea (la cosiddetta caccia alle streghe).

Illustrazione per una copertina di Capitan America realizzata da Alex Shomburg

 

I disegni di Capitan America scadono parecchio dopo il passaggio di Jack Kirby alla Dc, mentre ai testi il bravo William Woolfolk si alterna a sceneggiatori accettabili. La serie esce fino alla fine degli anni quaranta.

Capitan America viene ripreso brevemente negli anni cinquanta, quando per fedeltà al proprio personaggio combatte contro la quinta colonna comunista. In questo caso, oltre ai disegni di un ancora inesperto John Romita, anche i testi di Don Rico (in seguito sceneggiatore di Iron Man) sono deboli.

 

Capitan America ritorna definitivamente negli anni sessanta grazie a Stan Lee e Jack Kirby, che lo tolgono dal blocco di ghiaccio dove era rimasto congelato.
Lee e Kirby non sanno bene come usare Cap. In un numero lo fanno combattere contro i comunisti e in quello successivo i nazisti. Gli aggiungono, come stucchevole debolezza psicologica, l’eterno senso di colpa per non avere salvato dalla morte il suo giovane assistente Bucky, una specie di Robin.

Curiosamente, dopo che Kirby lascia le matite, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta Capitan America si trasforma in quello che avrebbe dovuto essere Namor: un contestatore!
Sceneggiatori simpatizzanti della contestazione studentesca, come Roy Thomas e Steve Englehart, lo fanno addirittura lottare con il Capitan America anticomunista degli anni cinquanta, “sdoppiando” il personaggio. Combatte perfino il presidente Richard Nixon in persona, anche se non viene mai mostrata la sua faccia, che a causa dello scandalo Watergate (dovuto alle intercettazioni ai danni del comitato elettorale avversario) rappresenta l’ultimo bersaglio della contestazione americana prima di esaurirsi.

Il cambiamento del personaggio non ha successo e a metà degli anni settanta viene richiamato Jack Kirby, che, dopo pochi anni, se ne va di nuovo e si ritorna al Cap di estrema sinistra.

Come avrebbe dovuto essere, invece, Capitan America per rimanere fedele alle proprie radici? Avrebbe dovuto continuare a combattere i nemici dell’America che cercano di colpirla al suo interno. Per esempio, all’indomani dell’abbattimento delle Torri gemelle, in copertina avrebbe dovuto sferrare un pugno al terrorista Osama Bin Laden come negli anni quaranta aveva fatto con Hitler. Ma il Capitan America politicamente impegnato di oggi non oserebbe più fare qualcosa di “discutibile”.
Forse non a caso le sue storie interessano sempre meno lettori e di conseguenza la serie viene continuamente sospesa per scarse vendite.

In conclusione, quando si tradisce il carattere di un personaggio questo perde la propria ragion d’essere e non riesce più a esprimere storie interessanti.
Un Sub-Mariner ribelle sarebbe sempre interessante, un Namor pazzo senza motivo no. Un Capitan America all’attacco del nemico di turno dell’America sarebbe sempre interessante, un Cap in eterna lotta con i politicanti di Washington no. Non è per quello che i due personaggi sono stati creati e quindi strutturati.
Mi pare assurdo che oggi i lettori anarchici simpatizzino per Capitan America invece che per Namor.
Mi pare assurdo che gli autori non abbiano la modestia e la pazienza di tornare alle radici dei personaggi per rinnovarle, invece di stravolgerle.

 

 

 

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3 commenti

  1. Caro Pensaurus, hai scritto un bel pezzo ripieno di considerazioni interessanti a cui aggiungo qualche spunto: 1) nella prefaz di uno dei due volumetti che Star Comics dedicò alle storie di Sub-Mariner anni novanta di Bob Harras e di un giovanissimo Jae Lee, lo sceneggiatore spiega come quando era bimbo leggeva le storie del mutante atlantideo come 30 anni dopo i Veri Credenti leggono quelle di Wolverine.
    2) è un caso probabilmente, ma la Torcia Umana trova e ” scongela ” Namor che poi troverà e scongelerà Cap. Johnny Storm aveva litigato per l’ennesima volta con Ben Grimm, aveva lasciato il team e riparato nella bowery. Sulle pagine degli Avengers, Hulk aveva lasciato il team, si era alleato con Namor, aveva lasciato anche il principe che nel numero successivo – il famoso numero quattro – aveva lanciato in mare un pezzo di ghiaccio ripieno di super-soldato. Prodigi della Marvel Manner. plot generico. matite . mettiamo le parole nei balloons. forse non era una cosa così folle
    3) Nell’ultimo capitolo – il sette – di Born Again, Cap è co-protagonista di DD ed esplicita, attraverso il lavoro di Miller , che il soldato non è al soldo di qualche governo ( in quella storia uno zinzino birichino, se consideriamo i militi agli ordini di Kingpin ), ma al servizio del Sogno. ecco perché può essere ” contro ” in contesti come il Watergate o + recentemente Civil War
    4) le storie di Cap post undici settembre scritte da John Ney Rieber sono un compromesso tra la posizione dell’autore che, credo, vedeva il personaggio come Miller nel punto tre e non sposava la politica di Bus jr in quei gg e la Marvel di allora – pre Disney comunque – in cui Joe Quesada era il mammasantissima.
    5) in una storia degli Avengers di Bendis/Simonson , Thor dice al collega Steve Rogers che, secondo lui, Cap ” funziona ” meglio quando si oppone a qualcosa, come un ribelle insomma
    Io ho un solo neurone e ” funziona ” pure male, ma credo che Namor e Cap, come tutti gli archetipi mainstream seriali, nelle manine di autori di talento possano essere tutto ed anche il resto, come direbbe Tiz Sclavi. Namor può essere ( è stato ) un ecoterrorista, Stanley Kowalski, un Tycoon. Steve Rogers può essere
    ( è stato ) un nerd cartoonist, una coccia lustra errante con la toga a stelle e strisce, candidato Prez.
    Tutto questo per dirti che qui nella Casa delle Idee ogni tanto rileggiamo la tua idea di un Man from Atlantis immemore che attraversa gli Stati Mentali d’America su di un chopper cantando Born to be wild mentre tutto intorno il multiverso collassa e prima o poi potremmo dare una chance alla tua idea che fa tanto Vertigo anni novanta, ma le note sono sette. Nel caso terremo a mente anche il tuo consiglio di scegliere un segno a la Sergio Aragones incontra Dan Hipp. Sei sempre nei ns cuori. Excelsior!

  2. Condivido pienamente l’idea che l’unico Namor interessante sarebbe il ribelle. Purtroppo, in 80 anni di storia, il personaggio è stato stravolto così tante volte (ricordo il lucido magnate della finanza byrniano) che credo neppure alla Marvel abbiamo idea di chi sia veramente Namor e di cosa fargli fare.
    Non sono sicuro, invece, che un Capitan America “all’attacco del nemico di turno dell’America”, come negli anni 40 e 50, sia quello giusto anche oggi. Perché dagli anni 60 in poi non sempre il nemico pubblico n.1 additato dall’apparato governativo è stato recepito come tale da tutti gli americani. L’America non è più un corpo unico e un Cap all’attacco del nemico di turno sarebbe divisivo e finirebbe per non essere coerente con se stesso.

  3. Sono d’accordo con Fabio, anche se la nostalgia per i vecchi EROI mi porterebbe a volerli ancora oggi con le stesse caratteristiche di allora. L’America di oggi non è più l’America di allora e anche i cattivi di oggi sono diversi. I ruoli si sono spesso rovesciati, e a volte è stata la stessa America a passare dalla parte dei cattivi. Ai tempi della WWII era facile distinguere il bene dal male, ma dopo non è stato più così netto il confine. Oggi è tutto più sfumato e il confine deciso dalla storia tra bene e male è in continuo divenire. Gli eroi classici restano classici perché cristallizzati nel tempo e nello spazio, e quindi Achille, Aiace, Ettore, Agamennone e compagnia bella possono permettersi il lusso di restare fedeli a loro stessi perché vivranno per sempre intorno alle mura di Troia, senza mai spostarsi da lì. Ma i nostri supereroi vivono il presente, sono quindi condannati a cambiare insieme a ciò che li circonda. e questo spesso crea una schizofrenia storica nei personaggi che spesso ne danneggia lo spessore. Questo non vieta comunque a noi di amarli per come erano, e di sentirne la nostalgia, e su questo siamo tutti daccordo.

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