I LED ZEPPELIN A MILANO E SI SCATENA L’INFERNO

I LED ZEPPELIN A MILANO E SI SCATENA L’INFERNO

«Era evidente che non potevo cantare prima dei Led Zeppelin, era evidente che i ragazzi a Milano aspettavano loro, non me. Così, ciò che è accaduto è nelle regole del gioco».

 

È così che Gianni Morandi commenta le violente reazioni del pubblico alla sua esibizione al Velodromo Vigorelli di Milano, poco prima del concerto dei Led Zeppelin. Fischi, insulti, lancio di zolle di terra, bottiglie e oggetti vari. È il 5 luglio 1971, una data storica per il rock in Italia, un evento tramutatosi in scenario di guerriglia urbana: cariche della polizia, lancio di molotov, feriti e contusi. Una furia, quella di una parte del pubblico, che non si placa neppure sulle note della rock-band inglese. Un concerto disastroso che fa inserire l’Italia nella lista nera dei grandi raduni internazionali della musica.

 

L’ATMOSFERA PER IL LED ZEPPELIN È TESA FIN DALL’INIZIO

Nel 1971 i Led Zeppelin sono al culmine della loro fama internazionale.
Un sondaggio sul settimanale musicale britannico Melody Maker li definisce più popolari di Beatles e Rolling Stones.

Appena sceso dall’aereo a Linate, il batterista John Bonham si concede qualche momento di eccentricità.
Saluta i fan urlando a squarciagola, si lascia trasportare dal tappeto mobile dei bagagli e sfila il berretto a un addetto dell’aeroporto.

Dopo un animato diverbio con un fotografo sferra un calcio a un carrello portavaligie, suscitando l’ira dei responsabili della sicurezza, successivamente tranquillizzati dagli agenti della band.

Le quattro “superstar” britanniche alloggiano presso l’Hotel Sonesta (l’attuale Hilton) al civico 12 di via Luigi Galvani.

È la loro prima volta in Italia e di questo grande evento i giornali parlano già da alcuni mesi.
L’atmosfera all’esterno del Vigorelli appare tesa fin dall’inizio della serata.

 

AL VIGORELLI SI SCATENA L’INFERNO

Intorno alle 21:30 sfilano per strada gruppi di giovani in cortei non autorizzati, scandendo slogan contro la polizia e inneggiando al maggio francese del ’68.

Le scaramucce con l’imponente reparto celere stazionato fuori al velodromo degenerano presto in veri e propri scontri, mentre all’interno, in un’atmosfera di grande nervosismo per l’attesa dei “big” della serata, si esibiscono alcuni artisti italiani.

Iniziano i Ricchi e poveri, ma tra i vari gruppi di spalla i New Trolls risultano i più adeguati al contesto ed eseguono «Il sole nascerà». Si esibisce anche una giovanissima Mia Martini con «Padre davvero» e senza grandissimi intoppi suonano anche altri interpreti.

 

L’inferno si scatena quando a salire sul palco è Gianni Morandi.

«Avevo soltanto ventisei anni», racconterà il cantante in un’intervista, «ma in mezzo a tutti quei ragazzi a torso nudo mi sentivo un vecchio».

 

I LED ZEPPELIN SALGONO SUL PALCO

Il cantante non si aspetta una grande accoglienza da quel tipo di pubblico e per l’occasione decide quindi di esordire con «Ho visto un film», una canzone su Sacco e Vanzetti.
Non serve a nulla.

I fans dei Led Zeppelin, di Gianni Morandi non ne vogliono proprio sapere.
I suoi brani in scaletta sono tre, ma riesce a malapena a cantarne uno prima di andarsi a rifugiare in camerino tra fischi e insulti.
I problemi, tuttavia, non finiscono qui.

Il pubblico si fa sempre più ostile e minaccioso, mentre l’atmosfera continua a essere fin troppo calda anche all’esterno, con scontri tra poliziotti e facinorosi della sinistra extraparlamentare, mentre gruppi di giovani “attivisti per la cultura gratuita” si accalcano a ogni varco cercando di entrare senza pagare.
L’atmosfera è tesissima.

Gli artisti italiani che avrebbero dovuto suonare dopo Morandi, tra cui Lucio Dalla e Milva, rinunciano al concerto e poco prima delle 23:00 i Led Zeppelin salgono sul palco con grande anticipo.

 

IL PRECEDENTE DEI ROLLING STONES AL PALALIDO

L’esibizione durerà meno di mezz’ora. La band esordisce con «Immigrant song», seguono in scaletta «Heartbreaker» e «Since I’ve Been Loving You», ma la situazione fuori si è fatta rovente con lanci di bottiglie molotov e lacrimogeni che iniziano a entrare anche nel velodromo. Si scatena il panico.

Robert Plant dal microfono invita tutti alla calma e poco dopo ricomincia a cantare con «Black Dog» e «Dazed and confused», ma poi la situazione crolla definitivamente. Il fumo investe tutto il velodromo mentre il pubblico si accalca verso il palco per cercare rifugio, danneggiando strumenti e amplificatori. «Mai più in Italia!» grida in lacrime Jimmy Page.

Il bilancio finale della serata è di 30 persone fermate, 16 arresti e 40 feriti (22 civili, 13 poliziotti e 5 carabinieri). Velodromo messo a soqquadro, apparecchi tecnici e musicali danneggiati e numerose bottiglie incendiarie sequestrate assieme a spranghe e ad altri oggetti contundenti.
Numerosi i veicoli distrutti dopo essere stati utilizzati come «barricate».

Registrati atti di teppismo anche in altre zone della città, con un tentativo di irruzione presso la sede del Movimento sociale italiano di via Carbonia e un attentato incendiario presso un’altra sezione missina, ormai abbandonata, a Quarto Oggiaro.

Non si tratta di un caso isolato. L’anno precedente non andò molto meglio con i Rolling Stones al Palalido (19 poliziotti feriti, 5 arresti, 56 fermi e gravissimi danni alla struttura) e la situazione continuerà ad essere critica anche negli anni seguenti.

Per i grandi concerti in Italia si prospetta un decennio drammatico.

 

(Da Spazio70).

 

 

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