LO SCERIFFO SENZA SCAMPO DI FRANKENHEIMER

LO SCERIFFO SENZA SCAMPO DI FRANKENHEIMER

Il 1970 non è il semplice passaggio cinematografico da un decennio a un altro. Per le produzioni americane è un anno di transizione.
Il vecchio e glorioso sistema hollywoodiano è in crisi ma cerca in tutti i modi di stare al passo. Il western Rio Lobo, ultimo film di Howard Hawks, ne è un esempio: il tentativo, peraltro riuscito, di adeguarsi ai tempi da parte degli anziani maestri.

Le titaniche produzioni delle storiche Major in quell’anno azzeccano alcuni successi (Airport), ma subiscono anche vari fallimenti (L’amica delle 5 e ½, Tora! Tora! Tora!, Operazione Crêpes Suzette) e comunque ci sono nuove idee e nuovi registi (Altman, Ritchie, Nichols, Silverstein, Cassavetes) che non necessitano di grandi sforzi finanziari e che, anzi, con poco investimento ottengono il massimo.

Anche uno dei migliori film statunitensi usciti nel 1970 non è certo una grossa produzione.
Un uomo senza scampo (I Walk the Line), diretto da John Frankenheimer, può essere considerato uno dei titoli che fa da apripista alla Nuova Hollywood, che di lì a poco vedrà affermarsi una nuova generazione di registi, produttori e sceneggiatori.



John Frankenheimer (nato a New York nel 1930 e morto nel 2002) nel 1970 era già un regista affermato. Come molti colleghi della sua generazione aveva iniziato lavorando per la televisione, ed era poi passato alla regia cinematografica dirigendo pellicole poco convenzionali, impegnative e apprezzate dal pubblico e dalla critica (L’uomo di Alcatraz, Operazione diabolica, Il treno).
Non succederà sempre, però. Una particolarità di Frankenheimer è che quando sbagliava film, lo sbagliava alla grande (nei decenni successivi capiterà spesso).

Prima di Un uomo senza scampo, per esempio, gira Un capitano di lungo… sorso, (1969), un film d’avventura con toni da commedia, genere non proprio nelle sue corde.
Al contrario, e senza voler fare necessariamente di Frankenheimer un regista con una forte visione autoriale (se non è stato fatto in passato da auterevoli studiosi, non si vede perché farlo ora), Un uomo senza scampo elabora temi e situazioni ricorrenti nel suo cinema. A cominciare dalla predilezione per la conflittualità dei rapporti umani e sociali (a seconda dei casi, uno conseguenza dell’altro).

Il personaggio-tipo di Frankenheimer generalmente vive e agisce in un perenne stato di tensione più o meno latente. Il regista lo utilizza in alcuni dei suoi film più riusciti, da Va’ e uccidi del 1962 a 52 – Gioca o muori, del 1986.

Il protagonista di Un uomo senza scampo è Henry Tawes (Gregory Peck), sceriffo di mezza età in una cittadina del Tennessee. Un giorno conosce una ragazza, Alma McCain (Tuesday Weld), e se ne innamora tanto da voler lasciare la moglie. Lo sceriffo chiude un occhio anche sull’attività della famiglia di Alma, che distilla whisky illegalmente. Arriva persino a rendersi complice dell’omicidio del suo vice da parte dei McCain. Quando però cerca di portar via Alma con sé, capisce che la ragazza lo ha ingannato.

LO SCERIFFO SENZA SCAMPO DI FRANKENHEIMER



Lo sceriffo (come del resto la cittadina stessa, con le case e le auto abbandonate e gli abitanti quasi tutti anziani) sembra rappresentare un’idea di cinema ormai superata dalle nuove tendenze e destinata a rimanere malinconicamente ancorata al passato. Questa vicinanza a una certa tradizione americana (anche letteraria, si percepisce l’influenza di Faulkner) suggerisce con ogni probabilità a Frankenheimer scelte registiche più misurate del solito e soprattutto più incisive.

Ispirate anche dalla splendida sceneggiatura di Alvin Sargent, figura di assoluto rilievo e in precedenza autore dello script per un altro film interpretato da Gregory Peck, l’ottimo La notte dell’agguato (1969), di Robert Mulligan.

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