L’INVERNO SENZA FINE DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: SIAMO AL 40%

L’INVERNO SENZA FINE DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: SIAMO AL 40%

L’Italia non è un paese per giovani. Sale quasi al 40% il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni, registrando un +1,8% rispetto al mese precedente. Segnali preoccupanti che non vengono compensati neppure dall’aumento complessivo degli occupati, che segnano un +0.9% in  novembre 2015. Crescono i disoccupati in un paese ben lontano dai livelli pre-crisi del 2007: all’epoca la disoccupazione giovanile era sotto il 20%.

Il mercato del lavoro è in chiaroscuro: l’esercito dei senza lavoro ha sfondato i 3 milioni, con un tasso di crescita che non lascia ben sperare. Dall’altra, però, sono aumentati gli occupati. Soprattutto donne e over 50, questo grazie anche al calo degli inattivi, ossia quelle persone che, oramai scoraggiate da un mercato occupazionale asfittico, smettono definitivamente di cercare una occupazione.

Resta dunque grave il problema della disoccupazione giovanile, di gran lunga più alta rispetto al resto d’Europa, dove la media si attesta intorno al 22%. Peggio di noi solo la Spagna e la Grecia, mentre la prima della classe si conferma la Germania con solo un 7% di giovani a spasso.

I dati pubblicati dall’Istat costringono a una seria riflessione sui motivi di questo trend negativo. Anzitutto un sistema scolastico inadeguato che non assicura il giusto collegamento tra scuola e impresa, a causa dell’obsolescenza di una didattica in difficoltà nel fornire gli strumenti e le competenze richieste nel mercato del lavoro. Ma anche una diffusa mentalità poco imprenditoriale, spesso orientata sull’idea che un posto fisso sia sicuro; posto fisso che oramai non esiste più.

Pesa, inoltre, l’incidenza della criminalità organizzata, elemento discriminante in alcune realtà del Sud, alla base della fuga di molti investitori soprattutto stranieri, che potrebbero invece generare posti e opportunità professionali, con relativi indotti economici.

Infine, il rapido susseguirsi dei governi impedisce una visione chiara e condivisa del problema, rendendo difficile l’avvento di politiche di rilancio dell’occupazione giovanile che rischia oggi di essere, così come è stato definito, un inverno senza fine.

4 commenti

  1. Buongiorno,ok,va bene,giusto che i giovani trovino lavoro!
    Ma chi ha già come me 52…quindi over 50 invece?
    Magari una moglie che lavora e un bimbo di 7 anni?
    Io ho una situazione di questo tipo ma c’è chi sta peggio.
    Ma con questo voglio dire che il lavoro non c’è pee nessuno e allora perché si parla solo sei giovani?

  2. L’articolo in questione parla della disoccupazione giovanile, questo però non significa disconoscere l’altra grande piaga che è appunto la forte difficoltà di re-inserimento nel mondo del lavoro da parte degli over 50 (facenti parte oltretutto di quei tre milioni di disoccupati di cui si parla nell’articolo)

  3. Credo che uno dei problemi relativi alla ricerca di lavoro sia che per mandare un lavoratore all’estero e anche per fargli trovare un lavoro in Italia, magari in una città diversa da quella di residenza della famiglia, occorrono soldi e credo che dopo tutti questi anni di crisi alle famiglie si sono prosciugati i risparmi. Per trovare lavoro bisogno girare come pazzi, presentarsi a destra e a sinistra, sottoporsi a selezioni truccate ecc ecc e per fare tutto questo ci vogliono i soldi che il disoccupato non ha. Comunque nel mondo in cui vivo io i giovani li assumono anche a tempo indeterminato, anche senza laurea, soprattutto senza laurea…

  4. mi spiace ho letto in fretta e mi è scappato quel particolare importante…
    chiedo venia

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