LA VEDOVA NERA, UNA SPIA VENUTA DAL FREDDO

LA VEDOVA NERA, UNA SPIA VENUTA DAL FREDDO

La Vedova Nera (Black Widow), l’ex spia sovietica di casa Marvel, gode oggi di grande popolarità presso i fan di tutto il mondo.
Seppur creata negli anni sessanta come classica femme fatale del Kgb, il servizio segreto dell’Unione Sovietica, Natasha Romanoff è attualmente una delle più note eroine della Marvel, se non addirittura la più nota.

Questo lo si deve senz’altro al fatto che il personaggio è stato interpretato in diverse pellicole da Scarlett Johanson, una delle star più in in vista del panorama cinematografico.
Grazie alla sua notorietà e al suo sex appeal la diva ha contribuito non poco a rendere il personaggio gradito al grande pubblico, dopo che per anni sulle pagine dei fumetti l’eroina russa ha faticato non poco a ritagliarsi uno spazio nell’affollato mondo dei supereroi.

 

Una spia della guerra fredda

L’editor Stan Lee, il disegnatore Don Heck e lo sceneggiatore Don Rico hanno creato Vedova Nera nell’aprile del 1964, senza l’intento di renderla il personaggio positivo che è diventato successivamente.

Sulle pagine di Tales of Suspense n. 52 la Vedova Nera non solo appare come avversaria di Iron Man, ma non aveva nulla delle attuali caratteristiche. Neppure i capelli rossi vivo.

Mora e con i capelli a caschetto, vestita sempre in abiti eleganti quanto antiquati, con pelliccia e cappellino con veletta di pizzo davanti al viso, la Vedova Nera è inizialmente un’ammaliatrice astuta e calcolatrice, lontana dalla donna d’azione.

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Natasha Romanoff è una spia del Kgb mandata in America per carpire i segreti di Tony Stark, il principale fornitore d’armi degli Usa.
Era il 1964, nel pieno della guerra fredda, quando i sovietici apparivano spesso come nemici nelle pagine dei supereroi americani.
Natasha è una seducente Mata Hari mandata dal presidente sovietico Nikita Krushov in persona a sedurre Stark per appropriarsi dei segreti delle sue invenzioni.

Il personaggio di Vedova Nera è probabilmente ispirato a un serial di tredici cortometraggi della Republic Movie intitolato The Black Widow (1947), dove una spia straniera viene in America per rubare i piani del prototipo di un razzo.
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La donna diventa un avversario insidioso di Iron Man, comparendo anche nel numero successivo, il 53, e soprattutto nel 57, dove seduce l’arciere Occhio di Falco istigandolo ad affrontare il Vendicatore corazzato.

La Vedova Nera subisce il primo restyling nel numero 64 di Tales of Suspense, quando Stan Lee  decide di rinnovarle l’arsenale, donandole un costume formato da un corpetto nero di cuoio, maglia e calze a rete e una maschera domino. Le mette a disposizione un arsenale di armi che saranno il primo passo per l’eroina action che diventerà in seguito.
In coppia di nuovo con Occhio di Falco cercherà di colpire Iron Man rapendo i suoi assistenti Happy Hogan e Pepper Potts, ma i due falliscono per l’ennesima volta.

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Dopo questa avventura Occhio di Falco si ravvede e si unisce ai Vendicatori. Da lì a poco anche la Vedova Nera deciderà di disertare dal Kgb per collaborare con gli stessi Vendicatori e lo Shield, l’agenzia di spionaggio americana della Marvel.

Ai testi di Avengers abbiamo Roy Thomas, che sul numero n. 43 ci rivela alcuni dettagli sul passato di Natasha. Lei era la prima ballerina del teatro Bolshoj di Mosca, ma venne arruolata dai sovietici quando suo marito, il pilota collaudatore Alexi Shostakov, morì in un incidente aereo.
Nel corso della storia di Thomas scopriamo che l’ex marito di Natasha in realtà è vivo ed è divenuto il Guardiano Rosso, la risposta sovietica di Capitan America. Il quale combatte sia lei, in quanto traditrice doppiogiochista, sia i Vendicatori. Questo succede prima di morire salvandole la vita.

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La nuova Vedova Nera degli anni settanta

Negli anni settanta, in pieno movimento femminista, la Marvel decide di rinnovare il look e le caratteristiche della Vedova Nera, dandole anche un ruolo più attivo.

Per prima cosa viene aggiornato il look, conferendole l’aspetto caratteristico con cui diventerà celebre negli anni a seguire.
L’art director John Romita le dona lunghi capelli rossi e un’aderente tuta di pelle nera, che sembra disegnata sul suo corpo.

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L’aspetto è decisamente più seducente, e pure le abilità in combattimento vengono ampliate.
Romita ha dichiarato di essersi ispirato a Miss Fury, un’eroina creata nel 1941 dall’autrice June Mills per i quotidiani americani e, in concessione, pubblicata anche in una serie di comic book della Timely/Marvel.

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Ma è innegabile la somiglianza tra la nuova Vedova Nera e il personaggio di Emma Peel della serie britannica The Avengers (in Italia intitolata Agente Speciale), trasmessa in America dalla rete Abc.

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Il personaggio di Emma Peel, interpretata da Diane Rigg, ha molto in comune con l’eroina russa della Marvel: oltre a essere belle, sono entrambe esperte di arti marziali, dotate di acume e di capacità seduttive.

Emma Peel fu d’ispirazione anche per Chris Claremont nella saga della Fenice Nera, dove un club di ricchi sofisticati fa il lavaggio del cervello alla X-Men Jean Grey rendendola una sorta di dominatrice sadomaso, proprio come accadeva al personaggio di Diana Rigg in un episodio della serie.

LA VEDOVA NERA, UNA SPIA VENUTA DAL FREDDO LA VEDOVA NERA, UNA SPIA VENUTA DAL FREDDO

Nonostante le smentite, è inevitabile non vedere il debito che la Vedova Nera ha verso Emma Peel.
Somiglianza rinnovata nel remake cinematografico del 1998, dove Emma Peel viene interpretata da Uma Turman.

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Con il nuovo look e un nuovo atteggiamento, la Marvel prova a lanciare il personaggio verso una carriera da solista, narrando i suoi episodi di una decina di pagine su Amazing Adventures, un albo in condivisione con gli Inumani.
Qui fa la prima apparizione il massiccio Ivan Petrovich, l’unico comprimario ricorrente per la Vedova Nera, una figura paterna che l’ha cresciuta e addestrata.
Le serie ha vita breve, chiudendo dopo solo otto numeri.

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Lo sceneggiatore Gerry Conway crede nel personaggio e lo fa salire a bordo della serie di Devil nel numero 81 del novembre 1971.
Ci rimarrà per quattro anni, fino al 1975, condividendo anche la testata, che dal numero 92 al 124 diventa Daredevil and the Black Widow.
Ambientata a San Francisco, la serie vede l’eroe cieco e la sexy russa insieme sul campo di battaglia e nella vita sentimentale.

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Natasha, disinibita e indipendente, è il simbolo della nuova generazione di donne.
Prende spesso il sole integrale sul terrazzo, con i lunghi capelli rossi a coprigli le nudità, e inizia una carriera da stilista.

Gli autori che prendono il posto di Conway, però, preferiscono un Devil solitario, e dunque la coppia si scioglie.
La Vedova Nera si trasferisce a Los Angeles, dove forma il team di supereroi noto come I Campioni.

La nuova serie creata da Tony Isabella e Don Heck è dedicata a una squadra “macedonia”, formata da eroi in esubero di altri team.
Oltre alla Vedova, troviamo il vendicatore Ercole, gli ex X-Men Angelo e Uomo di Ghiaccio, e il demoniaco Ghost Rider.

La Vedova Nera fa la parte del leone, in quanto ha una nuova relazione sentimentale con Ercole (dopo quelle di Occhio di Falco e Devil, cosa che l’allontana dalle eterne fidanzate del decennio precedente come Karen Page o Jane Foster).

l suo passato in Russia è occasione per diverse storie, come quella che vede esordire l’eroina sovietica Stella Nera, con l’intenzione di riportarla in Russia.

La serie dei Campioni viene pubblicata con scarsa fortuna dal 1975 al 1978. Poi le cose per l’eroina russa diventeranno difficili dal punto di vista editoriale.

 

Il declino negli anni ottanta e novanta

La Vedova Nera con il nuovo decennio subisce una sorta di declassamento.
Se escludiamo una miniserie sulla collana Marvel Fanfare, scritta da Ralph Macchio e disegnata da un George Perez in stato di grazia, gli autori sembrano non voler puntare su di lei. Le danno solo un ruolo da guest star.

A nulla serve l’ennesimo restyling del look, con i capelli corti e una nuova tuta grigia.
Natasha fa solo qualche apparizione nelle serie di Devil, dei Vendicatori e di Capitan America, spesso lavorando per conto dello Shield di Nick Fury.

Nel settembre del 1990 la storia personale di Natasha viene arricchita di un misterioso dettaglio.
Nella celebre storia “I Cavalieri di Madripoor” (Uncanny X Men n. 268), scritta da Chris Claremont e illustrata da Jim Lee, scopriamo che Natasha era una bambina nel 1940, quando Logan (non ancora Wolverine) e un Capitan America alle prime armi la salvarono dalla setta di ninja assassini nota come La Mano.

Come può una donna così giovanile essere nata all’inizio della Seconda guerra mondiale? Claremont come al suo solito semina domande anziché risposte, dandole così un alone di mistero che la rende più intrigante, com’è giusto che sia per una spia.

 

La rinascita negli anni 2000

Con l’arrivo del nuovo millennio le cose cambiano in meglio per la bella russa.
Le sue origini vengono approfondite. Ci viene svelato che la piccola Natasha è stata trovata tra le macerie della battaglia di Stalingrado da Ivan Petrovich, che in seguito l’ha affidata al Kgb.

Addestrata nella famigerata Stanza rossa, dove subisce un severo addestramento come quello del film Nikita, Natasha viene istruita per infiltrarsi in occidente.
Il suo corpo subisce trattamenti biochimici per renderla resistente e agile, rallentandone l’invecchiamento biologico.

In più la Vedova Nera raddoppia. L’universo Marvel viene arricchito di un altro personaggio che si avvale del nome di Vedova Nera, la bionda Yelena Belova, agente del Gru (l’intelligence delle forze armate russe), unica altra donna ad avere avuto gli stessi alti voti della Romanoff nella Stanza rossa.

La Belova e Natasha sono protagoniste di diverse miniserie, solitamente con atmosfere da spies story e techno-thriller. A volte incentrate nel salvataggio di ignare ragazze scelte per diventare nuove Vedove Nere.

“Il ragno piccino picciò” di Devin Grayson e J.G. Jones (1999); “Piccolo ragno pallido” di Greg Rucka e Igor Kordey (2002); “Casa dolce casa” di Richard K. Morgan, Goran Parlov e Bill Sienkievicz (2004); “Origini mortali” di Paul Cornell e Tom Raney (2010), sono alcuni dei titoli che la Marvel dedica alla Vedova Nera (anzi alle Vedove)
Inoltre ci sono numerose apparizioni nelle testate dedicate gli Avengers, di cui Natasha torna a essere un membro più o meno regolare.

Altro personaggio che si lega saldamente alla Vedova Nera è il redivivo Bucky Barnes, alias il Soldato d’Inverno, con cui Natasha, ci rivelano gli autori, ha avuto una relazione sentimentale durante il periodo d’addestramento nella Stanza rossa, prima del suo matrimonio con il Guardiano Rosso.
Questa relazione viene ripresa ai giorni nostri e Natasha diventa la co-protagonista di quasi tutte le miniserie dedicata al Soldato d’Inverno.

 

 

La Vedova Nera al cinema

Il ricco franchising degli Avengers al cinema ha dato grande visibilità alla Vedova Nera.
Natasha Romanoff, con il volto della splendida Scarlett Johanson, esordisce nel 2008 nel film Iron Man 2, in cui avvicina il supereroe per conto dello Shield di Nick Fury.
Poi diventa una presenza fissa in tutti e quattro i film dedicati agli Avengers e in quelli di Capitan America.

Il personaggio va incontro al suo destino nel celebre Endgame, ultimo capitolo della saga cinematografica, tuttavia avrà un film stand alone interamente dedicato a lei.

La pellicola, che si colloca tra gli eventi di Captain America: Civil War e Avengers: Infinity War, doveva uscire nel 2020, ma a causa dell’emergenza Covid è stato più volte rimandato, fino ad arrivare nelle sale cinematografiche nel luglio del 2021.

Le immagini promozionali del film mostrano il passato della Romanoff, legato a personaggi chiave tratti dai fumetti come il Guardiano Rosso e Yelena Belova, interpretati rispettivamente da David Harbor e Florence Pugh.

Il film è stato un successo immediato e quindi anche i fumetti ne risentiranno positivamente, con un rilancio in grande stile della Vedova Nera in una serie a lei dedicata.

 

 

 

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