LA SPIGOLATRICE, CANCEL CULTURE IN ITALIA

LA SPIGOLATRICE, CANCEL CULTURE IN ITALIA

La spigolatrice e Pisacane

Nel 1857 il patriota Carlo Pisacane organizza una spedizione nel Regno delle Due Sicilie per trascinare le popolazioni meridionali alla rivolta. Le autorità borboniche gli mandano contro gli stessi contadini del luogo, non particolarmente informati politicamente, descrivendo gli “invasori” come spietati briganti. Finisce in una strage di poveri patrioti.

L’anno dopo, Luigi Mercantini scrive la poesia “La spigolatrice di Sapri”, con il famoso ritornello “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!”. Una poesia colma di una retorica che sarà tipica ancora a metà Novecento, a giudicare da certe lapidi dedicate ai partigiani.

La Spigolatrice di Sapri citata nel titolo della poesia rappresenta la presa di coscienza del popolo italiano agli ideali del Risorgimento, non è un personaggio reale.

 

Nudi idealizzati e allegorici

Nell’arte occidentale dall’antica Grecia fino al figurativismo odierno, passando per il Rinascimento, uomini e donne sono spesso rappresentati in maniera idealizzata, nudi o seminudi.

Questo avviene forse perché gli artisti trovano più interessante dipingere e scolpire i corpi piuttosto dei vestiti. Soprattutto nella scultura si preferisce che gli abiti siano pochi o non ci siano affatto, oppure che siano molto leggeri, come dei veli appiccicati sulla pelle.

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I Bronzi di Riace, statue greche del quinto secolo avanti Cristo

 

In particolare il nudo vale per le figure allegoriche, che cioè rappresentano qualcosa di trascendente. Per esempio, la donna de La Libertà guida il popolo di Eugène Delacroix, proprio perché seminuda in mezzo a personaggi vestiti, va considerata un essere ideale piuttosto che una persona in carne e ossa.

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Ci sono parecchie sculture di nudi maschili che rappresentano figure allegoriche o mitiche, o uomini vissuti in tempi remoti come il David di Michelangelo Buonarroti. Il quale mostra un pisello e un culo che sicuramente non dispiacciono allo sguardo femminile (e anche a quello di gay, trans eccetera, se vogliamo per forza essere sempre “inclusivi”).

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Invece, molto raramente i personaggi reali sono stati rappresentati nudi. Anche se ci sono alcuni casi di uomini contemporanei idealizzati. Per esempio la statua di Napoleone Bonaparte dello scultore neoclassico Antonio Canova alla pinacoteca milanese di Brera.

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Sempre Canova scolpì una statua di Paolina, la sorella di Napoleone, con le tette completamente scoperte. Come dicevo, però, il nudo viene più spesso usato per le figure allegoriche e per quelle mitiche o quasi.

 

La Spigolatrice doveva essere avvizzita?

In questi giorni ha fatto clamore la statua della Spigolatrice, rappresentata come una giovane seminuda. Un statua convenzionale come ce ne sono tante in Italia.

Nella piazzetta a cento metri da casa mia, per esempio, si erge la scultura di un famoso artista contemporaneo che rappresenta una giovane africana dotata di due notevoli tette con i capezzoli all’insù, che spuntano da un vestitino leggerissimo spalmato dal vento sul suo corpo. Per fortuna è stata messa lì prima che esplodesse il fenomeno demenziale del politicamente corretto, altrimenti qualcuno avrebbe detto che si tratta della ragazzina “violentata” da Indro Montanelli.

Il poeta non descrive la Spigolatrice come una donna avvizzita dal lavoro dei campi, perché, come l’arte figurativa, pure la poesia (sicuramente quella retorica) usa personaggi idealizzati. Ecco come in alcuni versi la Spigolatrice vede un patriota, probabilmente lo stesso Pisacane.

Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano,
gli chiesi: “Dove vai, bel capitano?”.

Lo scultore Emanuele Stifano, investito dalle critiche per aver rappresentato la Spigolatrice seminuda, spiega così la sua scelta, a mio giudizio quasi obbligata stante la tradizione artistica di cui facciamo parte.

“Quando realizzo una scultura tendo sempre a coprire il meno possibile il corpo umano, a prescindere dal sesso. Nel caso della Spigolatrice, poiché andava posizionata sul lungomare, ho ‘approfittato’ della brezza marina che la investe per dare movimento alla lunga gonna, e mettere così in evidenza il corpo. Questo per sottolineare una anatomia che non doveva essere un’istantanea fedele di una contadina dell’800, bensì rappresentare un ideale di donna, evocarne la fierezza, il risveglio di una coscienza, il tutto in un attimo di grande pathos. Aggiungo che il bozzetto preparatorio è stato visionato e approvato dalla committenza. A chi non mi conosce personalmente dico che metto in discussione continuamente il mio operato, lavorando con umiltà e provando sempre a migliorarmi, lungi da me accostarmi ai grandi Maestri del passato che rappresentano un faro che mi guida e mi ispira”.

Il politicamente corretto e la cancel culture hanno avuto i loro giorni di gloria: all’improvviso, dopo che l’arte occidentale ci ha presentato donne discinte per 2500 anni, una statua femminile nuda è diventata istigatrice al “sessismo”.

Francesco Hayez, Rut (1853)

 

Il trionfo della cancel culture

La cosa interessante è che, oltre agli iconoclasti che vorrebbero distruggere le opere d’arte con lo stesso zelo dei cristiani di fine antichità, anche le persone apparentemente ragionevoli, invece di farsi i fatti loro, si sono messe a pontificare scoprendosi critici d’arte, per stroncare l’opera dal punto vista meramente estetico.
Aspetto non pertinente: in discussione c’è la possibilità di realizzare ancora statue di nudi femminili, non se questa sia un’opera riuscita o meno. Di statue orrende è piena l’Italia.

Altri, volendo essere più sofisticati, hanno solennemente dichiarato che i nudi antichi non sono sensuali, mentre questo sì. A voler guardare bene, sono sensualissime anche le antiche Madonne, seppure completamente vestite.
Al nostro occhio moderno lo stile antico appare aulico, ma quando quelle opere apparvero per la prima volta avevano uno stile attualissimo agli occhi dei contemporanei. E infatti fecero spesso scandalo. E infatti furono spesso coperte dalla Chiesa con i “braghettoni” o nascoste da qualche parte.

La verità è che voi non mi avete dato il milione di euro per fondare il Partito occidentale, e adesso in un solo botto ci becchiamo la scomparsa di buona parte dell’arte occidentale.
Perché da oggi in poi, a causa della cagnara fatta dai fanatici del politicamente corretto (e della pavidità di quelli che vorrebbero ancora vivere in una società libera, ma che nel momento critico passano più o meno ingenuamente al campo nemico), sarà semplicemente impossibile che una qualsiasi amministrazione locale approvi il bozzetto di una statua nuda, sia questa una grandissima opera d’arte o una ciofeca. Sia un nudo in stile moderno, sia un nudo in un tranquillizzante stile vetusto.

Bravi, continuate così.

 

Anche il cinema ha le sue figure se non allegoriche perlomeno rappresentative: qui la per nulla avvizzita Silvana Mangano nelle strette vesti non della spigolatrice, ma della mondina in “Riso amaro” di Giuseppe De Santis (1949)

 

 

 

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1 commento

  1. Ma, direttore, dovevi dircelo prima che col Partito Occidentale avresti fatto un modo di mettere un bel culo artistico in ogni piazza! Il milione sarebbe arrivato sicuramente.

    P.S.
    Mi sono chiesto se l’avversione a questa statua sia legata anche a un disconoscimento degli ideali risorgimentali nella popolazione.

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