LA PIANURA PADANA SOMMERSA DOPO L’IMPERO

LA PIANURA PADANA SOMMERSA DOPO L’IMPERO

Sin da bambino mi è sempre piaciuto indagare sulle origini dei nomi delle città. Il toponimo per il quale ho speso più energie mentali è quello di Origgio, paese a una ventina di chilometri da Milano nel quale sono cresciuto.
Il nome più antico di Origgio, trovato in un documento risalente a poco dopo la morte di Carlo Magno, è Oleoductus.

 

Oleoductus era un canale collegato all’Olona?

Fino a oggi ci si è limitati a dire che Oloeductus non può indicare l’esistenza del canale che comunque la parola evoca (-ductus), e che sembra rimandare agli ulivi (oleo-) anche se è difficile che vi crescessero dato il clima e il tipo di terreno.
Invece secondo me Oleoductus vuol dire proprio “canale dell’Olona” o “canale del grande fiume” dato che ol- in celtico significava, appunto, grande fiume. In Lombardia abbiamo, oltre all’Olona, il fiume Oglio (l’antico Ollius, chiamato anche Olleum, Oleo e in età tarda Ogium).

Il nome Oleductus seguì forse il destino della città confinante Solomnum, che divenne Saronno a causa del rotacismo, la trasformazione della “elle” intervocalica in “erre”. Un fenomeno tipico della zona. Così la Ol- iniziale di Oleoductus divenne Or-, con la semplificazione della parte restante del nome.
Infatti la grafia dell’antico nome di Origgio è cambiata continuamente, diventando Udulucto nel 1161, finché in un documento del 1179 troviamo Udrugium, nome che attesta l’avvenuto rotacismo.

Torniamo all’Olona. Milano nell’antichità si chiamava Mediolanum, nome che a mio parere è formato dall’evidente unione delle parole Medio Olanum e significa “nel mezzo dell’Olona”. La città sorge a metà strada del corso del fiume Olona, che parte dalle montagne lombarde per sfociare nel Po.
Se proprio vogliamo essere pignoli, dobbiamo ammettere che furono i romani a spostare di un poco il corso dell’Olona per farlo arrivare a Milano, ma Mediolanum, in origine, poteva benissimo indicare tutta la zona, non solo il centro abitato.

Sarebbe forse più utile soffermarsi ulteriormente sull’etimologia della grande città di Milano, ma per me è così ovvia (anche se la mia ipotesi non è affatto condivisa dagli studiosi) che la lascio subito perdere per l’etimologia della minuscola Origgio.

Probabilmente all’inizio non esisteva un vero e proprio villaggio chiamato Oleoductus, questo doveva essere solo il nome del canale che scorreva vicino ai luoghi dove sarebbe sorto il paese. Il nome Oleoductus indicava il canale e in seguito la zona che attraversava.

Perché scavare un canale a Origgio? All’inizio ho pensato, sbagliando (come vedremo più avanti), che il canale servisse alle chiatte per portare la legna dei boschi a Milano, quando era una importante città romana e per un certo periodo capitale dell’Impero. La legna era l’unico combustibile usato per cuocere il cibo, per riscaldarsi in inverno e per far funzionare le terme (all’epoca numerose), quindi alla grande città ne serviva sempre parecchia.

Il canale adesso dove si trova? Difficile che un corso d’acqua sparisca da un millennio all’altro.
In realtà, un canale che attraversa i confini di Origgio e che sbocca nel fiume Olona c’è davvero. Si tratta dell’incalanamento del torrente Bozzente, ma questo è stato scavato tra il Settecento e il Novecento, quindi poco tempo fa.
Per venire a capo della faccenda occorre fare una disgressione.

 

La Pianura Padana bonificata tornò a impaludarsi

Durante la preistoria la Pianura Padana era in diverse parti paludosa e probabilmente più ricca di laghi di quanto sia oggi. A trasformare l’ambiente per ricavare terre da coltivare, oltre che per portare l’acqua nelle città, ci pensarono gli etruschi (che arrivarono prima dei celti) e soprattutto i romani.
I romani, grandi ingegneri, scavarono senza problemi canali, modificarono corsi d’acqua eccetera. Attività necessaria anche per il continuo aumento della popolazione.

Secoli dopo, all’epoca delle invasioni germaniche dell’Impero romano, la popolazione era scesa drasticamente, e tutta questa acqua non era più necessaria alle campagne, ormai spopolate, e alle città ridotte a villaggi. Così, forse anche per un declino delle competenze tecniche e della gestione dei lavori pubblici, la manutenzione venne trascurata. Un fatto che in alcuni luoghi provocò l’apocalisse, in particolare nel Veneto, dove tutte le acque della Pianura Padana sfociano nel Mare Adriatico.

Nell’anno 589, quindi più di un secolo dopo la fine dell’Impero romano d’Occidente, la rotta della Cucca sommerse il Veneto, cambiando definitivamente il corso dell’Adige e di altri grandi fiumi. E allungando di decine di chilometri il delta del Po con le terre strappate all’intera regione.

LA PIANURA PADANA SOMMERSA DALLE ACQUE DOPO L'IMPERO

Si notino i cambiamenti dei corsi dei fiumi veneti e l’aumento del terreno emerso sul delta del Po (in verde chiaro) causati dalla rotta della Cucca

 

Di quegli anni oscuri poco ci è stato tramandato, quindi non sappiamo bene cosa sia successo in tutta la Pianura Padana.
Un esempio poco chiaro è costituito dal grande Lago Gerundo, posto tra Milano e Cremona, che è all’origine della leggenda del Biscione, il mostro a forma di serpente diventato simbolo di Milano.

Prosciugato nell’antichità, tanto che i romani vi costruirono una strada all’interno, il Gerundo tornò ad allagarsi almeno in parte dopo la caduta di Roma, per essere definitivamente bonificato nel medioevo. Queste sono solo ipotesi, perché dati certi non ne abbiamo.

LA PIANURA PADANA SOMMERSA DALLE ACQUE DOPO L'IMPERO

Un grande lago tra Milano e Cremona?

 

La zona di Milano, in particolare, è ricchissima d’acqua. Ogni tanto sui giornali leggo del pericolo di infiltrazioni d’acqua nelle gallerie della metropolitana e le ipotesi che si fanno per scongiurarle, come la creazione di un paio di improbabili laghi intorno alla metropoli.

Nell’antichità si risolse il problema in maniera utile scavando numerosi canali, tanto da far sembrare la città, soprattutto quando divenne capitale dell’Impero romano, una specie di Venezia ante litteram. I fiumi vennero deviati e all’interno di Milano venne costruito un porto fluviale collegato con il Po.

Con le invasioni barbariche molti canali di Milano si interrarono e nel medioevo, con il nuovo aumento della popolazione, furono man mano ricostruiti.
Fino agli anni trenta del Novecento la città recuperò, in una certa misura, “l’atmosfera veneziana”, andata di nuovo persa con la copertura dei navigli, effettuata per favorire il traffico automobilistico. Rimangono scoperti solo alcuni tratti in zone abbastanza periferiche, note oggi per la “movida” cittadina.

Navigli di Milano interrati, coperti, prosciugati e ancora attivi

 

Tutti questi esempi sono utili per spiegare un concetto: gli antichi Romani fecero numerose canalizzazioni e altri lavori idraulici per sistemare le abbondanti acque della Pianura Padana. Sia per rendere sicure le case dalle inondazioni, sia per portare l’acqua nei campi coltivati e nelle città. Non dimentichiamo che nei fiumi venivano fatte viaggiare le merci, un sistema meno costoso del trasporto sui carri.

Alla fine dell’Impero romano decadde la manutenzione di queste opere, che una a una “saltarono” provocando alluvioni e impaludamenti. Il problema però era relativo, perché in quel periodo la popolazione era calata enormemente e quindi qualche terra all’asciutto da coltivare c’era sempre.

Con la fine del medioevo la popolazione tornò ad aumentare e così si resero nuovamente necessari i lavori per gestire le acque: vennero costruite chiuse e scavati canali. Lo stesso Leonardo Da Vinci venne assunto da Ludovico il Moro soprattutto come ingegnere delle opere idrauliche.

 

Un nuovo canale al posto di un canale interrato

Chiarito questo, torniamo a Origgio.
Dal Seicento, e in particolare dal Settecento al Novecento, il corso del torrente Bozzente è stato via via modificato per evitare le periodiche inondazioni che colpivano Origgio.

Il Bozzente, che all’inizio segue un corso scavato naturalmente nel terreno, a Origgio perdeva il tracciato su cui scorrere e quindi a quel punto le acque andavano ovunque. Si potrebbe pensare che la fine dell’alveo sia dovuta al fatto che nell’antichità più remota qui ci fosse un laghetto o almeno una palude.

Guardando il piccolo Bozzente di oggi ci pare strano che potesse provocare simili inondazioni, ma bisogna tenere presente che durante le grandi piene le sue acque straripavano già a monte unendosi a quelle di altri corsi d’acqua per poi trattenersi nella piana origgese.

Al giorno d’oggi il tratto origgese del torrente è stato canalizzato: non ha più il percorso indefinito originario, quello che provocava allagamenti fino al centro abitato di cui parlano le vecchie cronache.

Come abbiamo detto, il sistema idrico della Pianura Padana, e in particolare dell’area milanese, ha subito un forte decadimento dopo la caduta dell’Impero romano. E allora, se il Bozzente pochi secoli fa inondava il territorio costringendo le autorità a canalizzarlo, nulla di più logico che anche in epoca romana fosse stata canalizzato per gli stessi motivi.

Più probabilmente il canale era stato scavato dagli antichi romani per liberare il terreno dall’acqua stagnante accumulatasi nel corso del tempo, in modo da destinarlo per la prima volta alla coltivazione e alle abitazioni dei contadini. Una tipo di bonifica che veniva eseguita in tante zone della Pianura Padana.

Quindi poteva benissimo esistere un “oleoductus”, ovvero un’incanalazione del Bozzente fino al fiume Olona. Collocato più o meno nello stesso tratto dell’odierno canale del Bozzente tra Origgio a Rho, alle porte di Milano, dove si immette nell’Olona.
Anzi, direi che doveva esserci, in coerenza con la sistemazione delle acque fatta dagli antichi romani soprattutto nella zona intorno a Milano.

Per questi motivi credo che Oleoductus/Origgio prenda il nome da un canale che sfociava nel fiume Olona, esistente al tempo degli antichi romani. In seguito interrato a causa della mancata manutenzione, tipica dell’età successiva alla caduta dell’Impero anche in città importanti come Milano, e nuovamente scavato in tempi recenti.

Le acque del torrente Bozzente sono state incanalate da Origgio fino a Rho, dove si congiungono al fiume Olona. Anche nell’antichità era stato scavato un canale analogo per evitare che durante le piene il Bozzente, non avendo qui un corso definito, allagasse le zone circostanti?

 

Questa mia ipotesi si basa su due considerazioni.
1) Ci deve essere una relazione tra il primo nome di Origgio, che rimanda all’esistenza di un canale, al fatto che un canale oggi attraversi effettivamente il paese.
2) In generale, allo stesso problema si risponde con la stessa soluzione. Come in epoca moderna si sono eliminati gli allagamenti del Bozzente scavando un canale, per risolvere il medesimo problema la stessa cosa deve essere avvenuta nell’antichità.

Credo che l’antico canale non diede solo il nome a Origgio, ma rese possibile la sua stessa fondazione. Probabilmente solo quando le acque stagnanti accumulatesi nella zona furono fatte defluire attraverso il canale si è potuto formare il primo nucleo urbano.
Questo spiegherebbe il fatto singolare di un paese chiamato con il nome di un canale. Non sarebbe stato così se il villaggio fosse stato preesistente, e quindi già con un nome proprio.

 

 

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4 commenti

  1. niente posta questa domenica?

  2. Ipotesi suggestiva, basata sulla logica. Manca ancora la prova materiale, ma credo che con le moderne tecniche di analisi del suolo dall’alto non dovrebbe essere impossibile trovare i resti di un antico canale. Sauro Pennacchioli come Heinrich Schliemann?

  3. La recente edizione rimaneggiata del saggio di Carlo Marcora “Origgio, mille anni di storia” ha soppresso alcuni dettagli presenti nel libro originale. Una semplificazione che percepisco particolarmente nel punto dove vengono elencati i cambiamenti del nome di Origgio. La nuova versione, a causa dei tagli, sembra dare per scontata l’ipotesi che un nome longobardo abbia sostituito quello originario latino (sostituzione che sarebbe attestata solo quattro secoli dopo il dominio longobardo, stando alle date dei documenti). Io, invece, vedo una continuità tra il nome Oleoductus e Origgio: per motivarla ho allargato la parte filologica dell’articolo.

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