LA EDIPERIODICI NEGLI ANNI ’70

Ediperiodici negli anni settanta

La Ediperiodici viene fondata nel 1971 come continuazione della Erregi, quando ancora Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon sono in società. La nuova casa editrice parte con il botto pubblicando nel primo anno di vita ben tre nuove testate di successo, che si affiancano a quelle ereditate dalla Erregi: Oltretomba, De Sade e Lucifera.

Nel 1972 i due editori si separano: Giorgio Cavedon si tiene la casa edtrice comprando la quota di Renzo Barbieri, mentre quest’ultimo fonda una casa editrice simile, l’Edifumetto.
L’anno successivo Cavedon tenterà di elevare il livello medio dei tascabili erotici pubblicando serie come Mortimer e Cosmine, che però non avranno lo sperato riscontro di pubblico.

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Dopo il lancio di altri nuovi personaggi, pure di scarso successo, la Edifumetto di Cavedon imboccherà la via delle serie antologiche, con le quali otterrà vendite di un certo rilievo. Nel 1973 darà vita anche a una casa editrice gemella, la Publistrip, pubblicando tascabili similiari come la favolistica Maghella e il parodistico Telerompo.

Ricordiamo di seguito le serie più significative uscite negli anni settanta sotto il marchio della Ediperiodici. 

Oltretomba, 1971

Il successo della serie antologica Oltretomba, inaugurata sull’onda dell’ottima accoglienza del pubblico nei confronti del film di George Romero La notte dei morti viventi, si deve soprattutto alla qualità dei disegni, più alta rispetto allo standard della casa editrice.

Alla serie, che presenta in ogni numero un episodio autoconclusivo, collaborarono alcuni telentuosi disegnatori italiani e spagnoli, come Giuseppe Montanari, Fernando Tacconi, Ivo Pavone, Vladimiro Missaglia, Stelio Fenzo, Vincente Segrelles (famoso in seguito per Il Mercenario) e Victor de la Fuente.

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Giorgio Cavedon passava ore in redazione con Eddy Segantini, Andreina Repetto e altri sceneggiatori per discutere ogni più piccolo dettaglio delle trame. La qualità, inusuale per un prodotto destinato a essere consumato in fretta, fece si che la serie durasse ben 300 numeri.

Se teniamo conto dei vari supplementi e delle serie collaterali, raggiungiamo un totale di circa 500 storie inedite. Il successo delle serie travalicò i confini italici per estendersi a Francia, Spagna, Germania e Olanda.

De Sade, 1971

In un periodo in cui i tascabili erotici di ambientazione storica avevano ancora successo fu quasi inevitabile dedicare una collana a un personaggio così affascinante, libertino e perverso come il “marchese” Alphonse Donatien Francois De Sade.

Il primo numero inizia con la nascita di De Sade a Parigi, il 2 giugno del 1740, poi descrive la fanciullezza nel collegio dei gesuiti fino alla giovinezza con l’inizio delle sue avventure tra orge, scandali di ogni genere, intrighi politici e galera.

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Le storie di De Sade, che “fece del vizio una virtù e del male un piacere” liberamente tratte dalla vita e dalle opere dello stesso, erano abbastanza aderenti alla realtà del periodo anche se inevitabilmente romanzate.

Diverse critiche ricevettero invece i disegni di Gaspare De Fiore e Santi D’Amico, ritenuti troppo “veloci”. Molto apprezzate le copertine realizzate dallo Studio Rosi. La serie continuò fino al n. 172, uscito nel febbraio del 1980.

Lucifera, 1971

“Le cupe ombre del medioevo avvolgono la terra… gli uomini lottano per la luce, perchè il bene non sia sopraffatto dal male…”. Così inizia il primo numero di Lucifera, una delle più belle serie horror-erotiche degli anni settanta.

La prima vignetta a tutto campo di Leone Frollo (che in seguito disegnerà Biancaneve per la Edifumetto), rappresenta un tenebroso castello sulla destra e in basso a sinistra le case di un villaggio, sotto un cielo nero e tempestoso, introducendoci magistralmente in un cupo medioevo. Ci fa presagire tutto quello che vedremo: inquisizione, diavoli e diavolesse, alchimisti, crociate e naturalmente tanta perversione sessuale.

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I numeri dall’uno al quindici di quella che sarebbe divenuta una delle collane più durature, lette e collezionate dagli appassionati del genere, sono oggi particolarmente ricercati dai fan.
Il personaggio di Lucifera fu creato da Giorgio Cavedon e successivamente le storie furono scritte da Furio Arrasich e Remo Pizzardi.

Dopo il n. 15 la serie sarà affidata ad altri disegnatori, tra i quali quello che fa meno rimpiangere Frollo è Tito Marchioro. Molto apprezzate le copertine di Averardo Ciriello, uno dei principali autori dei manifesti cinematografici. 

La saga durerà per 170 numeri, dall’ottobre 1971 al 1980.

Peter Paper, 1972

Le note promozionali della casa editrice recitano: “Le strampalate avventure di Peter Paper sono ritornelli fatti di desideri mai esauditi, di angosce mai vinte, di serenità mai raggiunta, di quei paradossi esasperati che accompagnano sempre la nostra vita. Catapultato in  un mondo che lo respinge, Peter Paper riassume in sé tutte le nevrosi del mondo moderno”.

Giorgio Cavedon aveva deciso di sfruttare il filone pseudosatirico sull’onda del successo di Alan Ford mettendo insieme un team davvero inusuale: l’attore e cabarettista Pippo Franco ai testi e Raul Buzzelli, che poco aveva da invidiare al ben più celebre fratello Guido, ai disegni.

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Ne uscì un piccolo capolavoro in grado di distinguersi dalla restante produzione della Ediperiodici. Le esilaranti avventure di Peter Paper, ambientate a Londra, narrano le vicissitudini di un ragazzo timido e complessato, perennemente stanco e affamato, vessato dalla sorte e da una famiglia alquanto bizzarra, composta da uno zio ricchissimo, ma tirchio e psicopatico, una zia piromane e un nipote licantropo. A questi personaggi si aggiungono un maggiordomo dal terribile fetore e una fidanzata ninfomane, instancabilmente attratta dalle abnormi doti sessuali del protagonista. così succede anche con le altre donne con le quali ha che fare, del resto.

Le avventure di Peter Paper si sviluppano in tre serie distinte, pubblicate tra il 1972 e il 1978, per un totale di 75 albi. Più che in Italia il personaggio ebbe successo in Francia, dove, con il nome di Sam Bot, venne accolto quasi come un fumetto “intellettuale”.

Mortimer, 1973

Mortimer è un’anomalia per più di una ragione. Innanzitutto è un fumetto a colori mentre nei tascabili per adulti ha sempre imperato il bianco e nero. Potrebbe sembrare un inutile spreco di risorse e invece il colore costituisce l’anima stessa di questo fumetto, dove le atmosfere giocano un ruolo importante. Tanto che la serie ricevette il premio “Il colore nel fumetto” alla manifestazione “Le tre giornate del fumetto e dell’illustrazione”, tenutasi a Genova nel 1973.

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Inoltre Mortimer è dichiaratamente ispirato ai film spaghetti-western, anche se il genere al cinema è ormai in fase di declino irreversibile. Il protagonista è un cacciatore di taglie sinistro e solitario, per la cui fisionomia l’autore dei testi Giorgio Pedrazzi suggerì al disegnatore Victor de la Fuente di ispirarsi all’attore Lee Van Cleef, nel film Per qualche dollaro in più di Sergio Leone.

Anche il nome Mortimer viene dal personaggio impersonato da Van Cleef: il “Colonnello Mortimer”. Pedrazzi chiese comunque a De La Fuente di mitigare la eccessiva spigolosità dei lineamenti di Van Cleef, mescolandoli a quelli più “delicati” di Douglas Fairbanks. La serie, oggi ritenuta una delle più significative di quegli anni, chiuse dopo soli 12 numeri.

Cosmine, 1973 

Dopo Oltretomba Colore del 1972, edizione parallela a Oltretomba, e Mortimer del 1973, esce un terzo albo a colori della Ediperiodici, si tratta di Cosmine.

Anche Cosmine è una testata ambiziosa che cerca in qualche modo di elevare il livello dei fumetti erotici, amati dal pubblico ma ancora piuttosto bistrattati dalla critica. Al centro del progetto c’è Silverio Pisu, figlio dell’attore teatrale Mario Pisu e nipote del comico televisivo Raffaele Pisu. Silverio è un artista polivalente temporaneamente prestato al fumetto, che ha l’ambizione di volerlo innovare. Cosmine, in questo senso, è un progetto riuscito a metà.

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Si tratta di un fumetto di genere fantascientifico che ripropone le situazioni tipiche del ”dopo bomba” che tanto successo hanno avuto con la serie di film Il pianeta delle scimmie. La particolarità di Pisu è quella di aver trasmesso un’atmosfera malinconica e crepuscolare alle sue storie, che le rende moderne e in qualche modo profonde.

Le fattezze della bella androide Cosmine sono ispirate a Nadia Cassini, attrice delle commedie sexy, in versione bionda e con i capelli corti.
La serie non andò oltre il n. 10, per l’occasione disegnato da Milo Manara

Super Black, 1974

Una costante dei fumetti erotici è stata quella di saper cavalcare la moda del momento, confezionando prodotti che andassero incontro a gusti che il pubblico aveva già manifestato di gradire.

Così fu anche con la Blaxploitation, cioè i film violenti di ambientazione metropolitana con protagoinisti neri. La moda, che si era rivelata vincente a partire dal 1971, con l’uscita di Shaft il detective diretto da Gordon Parks, era già in declino nel 1974, quando Super Black uscì. In ogni caso era un fenomeno americano che in Italia aveva attecchito poco.


Il protagonista di Super Black è tarato sull’attore nero Ron O’Neal, protagonista del fortunato film Superfly del 1972. Un tipico “manzo” tamarrissimo che non ha paura di niente e di nessuno, uno sciupafemmine incallito con la passione per le donne di malaffare.

L’azione si svolge ad Harlem, il quartiere nero di New York dove “la vita ubbidisce solo a tre leggi: violenza, sesso e droga”.
Super Black, disegnato dallo Studio Giolitti, chiuse dopo soli 5 numeri. Un buco nell’acqua, decisamente.

Fradiavolo, 1974

Forse più che alle leggendarie gesta del brigante laziale Michele Arcangelo Pezza, detto Fra Diavolo, il fumetto della Ediperiodici tenta di sfruttare l’enorme popolarità dell’attore Bud Spencer, che presta la fisionomia alla simpatica spalla del protagonista del fumetto, il nerboruto Musoduro.

Ambientato nella Napoli della fine del Settecento, ritrae il brigante come una specie di Robin Hood che difende il popolo dalle angherie del regime borbonico depredando i ricchi per donare ai poveri.

Lo slogan di lancio recitava: “Italia solatia, dolce paese, cui regnarono tiranni in modo fesso, cui tenne pur Fradiavolo il cortese, re della strada, re del gentil sesso”. Sì, perché essendo un fumetto erotico dovevano pur esserci anche delle donne nude. Disegnate con tratto gentile dal pittore acquarellista sardo Eros Cara, le donne sono una delle poche cose belle di questo fumetto sfortunato che non va oltre il dodicesimo numero.

Zordon, 1974

Il geniale professor Morrison sta compiendo strani esperimenti che gli permetteranno di costruire una macchina del tempo. Così inizia il primo numero di Zordon, una serie fantascientifica. La trama è basata sui viaggi temporali, il genere delle storie quindi varia a seconda delle epoche, dal western, agli antichi greci, dalla preistorim ai vichinghi e via dicendo.


Il protagonista è Zordon, un extraterrestre che sta studiando il genere umano con lo scopo di conquistare la Terra. La protagonista femminile, con il volto di Jane Fonda, è Jane Marlowe, bionda, perversa e sessualmente sfrenata.  

Si tratta sicuramente di una delle migliori serie di genere fantastico di quel periodo, con storie originali e ben congegnate, ideate da Ennio Missaglia e poi, dal n. 7, da Carmelo Gozzo. Altrettanto validi sono i disegni accurati di Bruno Marraffa.
Ne uscirono 51 numeri.

Megaton, 1975

Divertente fumetto ispirato al Fantomas cinematografico, di cui ricalca le fattezze dei personaggi (tra cui il grande De Funes nel ruolo del poliziotto sfigato). Realizzato graficamente da Roberto Peroni Corbella, collaboratore per lungo tempo della Editoriale Corno, per la quale ha disegnato diverse storie di Kriminal, Satanik e altro.
La cosa più bella di questo fumetto erano le copertine di Carlo Jacono.


Curiosissimi i titoli costituiti ogni volta da un singolo aggettivo: n. 1, “L’inafferrabile”; n. 2, “L’incredibile”, n. 3 “L’irresistibile”; n. 4, “L’iperbolico”; n. 5, “L’inimitabile”; n. 6, “L’irriducibile”; n. 7, “L’imprevedibile”; n. 8, “L’intraprendente”; n. 9, “L’imbattibile”, n. 10, “L’indecifrabile”; n. 11, “L’immaginifico”.

Terror Blu, 1976

Con il 1976 la Ediperiodici vira maggiormente verso gli albi antologici. I personaggi seriali creati dal 1972 in poi si erano rivelati deboli e privi di appeal nei confronti di un pubblico, che stava cambiando velocemente.

La prerogativa di queste nuove serie era quella di non presentare una sexy eroina come protagonista, ma di spaziare da una storia all’altra senza alcun filo conduttore se non il legame di genere. Nel 1976 alla collana Terror, già presente in edicola dal 1969, si affianca la gemella Terror Blu, che si caratterizza per l’accoppiata horror-fantascienza.


Se Renzo Barbieri con la Edifumetto puntava su bravi disegnatori e testi brillanti un po’ tirati via, Giorgio Cavedon esigeva testi molto curati (a volte fin troppo verbosi), mentre i suoi disegnatori a volte lasciavano a desiderare.

Terror Blu ha il merito di lanciare uno dei maggiori sceneggiatori italiani: Carmelo Gozzo, il quale, con le sue storie iperviolente, ma ben costruite, riuscì a fare di questa collana una delle preferite dei lettori. Se ne pubblicarono 153 numeri.
Il n. 4 ha i disegni di Esteban Maroto.

Guerra, 1977

Anche Guerra è una serie con storie autoconclusive prive di un protagonista fisso.
Gli episodi variano come ambientazione nello spazio e nel tempo. Raccontano i conflitti più famosi dall’inizio del 1900 agli anni cinquanta.

Si va dalla Cina dei Boxer alla Corea del 38° parallelo, alle coste irlandesi dove un U-Boot affondò il transatlantico Lusitania, alle Ardenne durante l’ultima controffensiva della Wermacht contro gli Alleati e via dicendo.

L’elemento sessuale è piuttosto contenuto, spesso si limita alle scene di stupro e saccheggio. Le copertine sono realizzate da un Carlo Jacono al massimo della forma.

Le storie molto ben costruite sono di Carmelo Gozzo che, dopo la fantascienza, anche nel genere bellico trova il modo di apportare un tocco di originalità. I disegni sono affidati a spagnoli specialisti del genere, tra i quali si distingue Josè Marria Bellalta.
La serie dura solo 11 numeri.

Storie Blu, 1979

Con Storie Blu, prosecuzione di Terror Blu, terminano gli anni settanta della Ediperiodici. E terminano in bellezza con una collana davvero unica, ancora oggi ricercatissima dagli appassionati.

Siamo di fronte probabilmente a quanto di meglio ha scritto il formidabile Carmelo Gozzo, anche se qualcuno sostiene che il successivo Pig, un brillante maiale mannaro, sia superiore. Storie Blu ha due soli ingredienti: gli alieni e le donne torturate.


In queste storie strabordanti di follia, il tormento è al servizio dell’intrattenimento. La debolezza umana si congiunge all’avventura, in un universo governato da sadici carnefici spaziali. 

Tra i tanti disegnatori che si avvicendarono su queste pagine si distinse Lorenzo Lepori, dal tratto tondo e preciso.
La serie durò fino al n. 122, per poi continuare su altre testate.





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