JACOVITTI EROTICO – LA POSTA

JACOVITTI EROTICO – LA POSTA

Le prime donne nude di Jacovitti

Tra il 1958 e il 1959, Jacovitti, pur essendo oberato di lavoro, realizzò ben tre storie a fumetti per il giornale satirico Il Travaso delle idee. L’ultima delle quali, intitolata “Pasqualino Rififì”, gli permise di mostrare qualche donna discinta!
Poi per questo giornale Jacovitti non fece più alcun fumetto, ormai legato mani e piedi da un contratto con Il Giorno dei Ragazzi.
Lei, che ne pensa di questo exploit jacovittesco, più o meno 20 anni prima della collaborazione di Playmen e del “Kamasultra”?
Tomaso Prospero

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Gentile Tomaso,
sarebbe più interessante conoscere il suo parere in proposito, essendo lei un grande esperto di questo autore.
Sicuramente Benito Jacovitti era molto tentato dalla satira, sia politica sia sociale, ma le testate che si rivolgevano ai ragazzi per le quali collaborava (in ordine di tempo Il Vittorioso, Il Giorno dei Ragazzi, Corriere dei Piccoli / Corriere dei Ragazzi, Il Giornalino) non gradivano che il loro autore di punta si dedicasse alle pubblicazioni “scabrose” o comunque “divisive”.
Così l’avventura negli anni cinquanta con il Travaso delle idee durò poco, seppure vissuta sicuramente con grande divertimento da Jacovitti.
Negli anni settanta il mensile erotico patinato Playmen deve averlo invogliato con una ricca offerta in denaro, nel periodo in cui non se la passava bene alla Rizzoli. Con il Corriere dei Ragazzi che riduceva sempre di più le pagine delle sue storie e Linus che lo buttava fuori senza tanti complimenti per motivi politici.
Disegnare parodie erotiche o porno per Playmen fu comunque un madornale errore per Jacovitti, che gli fece perdere le preziose collaborazioni con lo storico diario Vitt e con Il Giornalino, entrambi pubblicati da editori legati alla Chiesa.

 

I politici contro il fumetto

Caro direttore,
cosa pensa dell’interrogazione parlamentare che accusò di istigazione a delinquere i fumetti della rivista Splatter della casa editrice Acme?
Perché venivano formulate queste accuse ancora negli anni novanta, dopo che tre decenni di albi di Diabolik non avevano aumentato il numero di criminali?
Michele

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Gentile Michele,
premetto che per Splatter e la sua rivista gemella Mostri scrissi anch’io qualche storiella.
Suppongo che quei parlamentari non avessero mai visto un film splatter (e neppure io, se è per questo).
Sempre in quegli anni un gruppo di genitori, applaudito dal quotidiano Il Manifesto, denunciò il mio Intrepido per i fumetti violenti che pubblicava (ne parlo qui).
La voglia di censura è tipica di chi segue una ideologia, e quindi ha una precisa visione del mondo, come i cattolici e i comunisti. Un mondo che deve essere perfetto e quindi da purificare. Anzi, in fatto di censure, ormai sono più fanatici quelli dell’estrema sinistra che i cristiani.

 

Segue una carrellata di domande che mi sono state rivolte appositamente per questa rubrica nel nostro gruppo di Facebook FUMETTOSO

 

 

I francobelgi in Italia

Perché in Italia Tintin e Spirou non hanno avuto il successo di Asterix?
In altre parole, che cosa ci vuole perché un fumetto umoristico francobelga funzioni da noi?
Isidoro

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Gentile Isidoro,
in Italia il fumetto francobelga ha avuto grande diffusione nel periodo circoscritto della seconda metà degli anni sessanta grazie al Corriere dei Piccoli, che all’epoca vendeva 250mila copie.
In quegli anni Tintin era pubblicato da Vitt (ex Il Vittorioso) e Spirou dal Messaggero dei Ragazzi, due settimanali cattolici troppo striminziti per avere grande successo e, di conseguenza, rendere famosi i personaggi che ospitavano.
Resta da spiegare il successo di Asterix. Il piccolo gallo, nelle storie scritte di René Goscinny, è uno dei migliori fumetti di tutti tempi (ben al di sopra dei pur ottimi Tintin e Spirou). In Italia ha goduto delle splendide traduzioni di Marcello Marchesi e della spinta editoriale della Arnoldo Mondadori, che lo ha subito proposto in cartonati venduti anche nei supermercati. Cosa inedita per un fumetto ai tempi.
Non sono nemmeno mancate, sempre tra gli anni sessanta e settanta, le apparizioni di Asterix su diverse testate, come i supplementi di Linus, gli Oscar, Il Mago e Il Giornalino.

 

Comprare la Panini

La Panini sarà venduta agli equity fund internazionali come si dice in giro?
Che fine faranno i fumetti del gruppo?
Davide

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Gentile Davide,
la Panini è in vendita da diversi anni, o almeno così hanno riportato giornali economici come Il Mondo. Il suo problema è l’alto indebitamento, ma finché riesce a pagare gli interessi alle banche non penso che cambierà l’assetto societario.
Se la Panini dovesse essere venduta continuerà a pubblicare i fumetti, anche se fa i soldi soprattutto con le figurine. Se invece non dovesse più pubblicarli, lo faranno altri editori (che non mi pare manchino).


La British Invasion

Io adoro Neil Gaiman, specialmente il suo Sandman. Però ho l’impressione che lo stile non le si confà. Ho ragione?
In generale, cosa pensa della British Invasion degli anni ottanta, e chi le piace tra quegli sceneggiatori?
Jason Flex

Gentile Jason,
lo stile troppo letterario in un fumetto non mi si confà, è vero, ma ho amato anch’io Sandman. Meno gli altri fumetti di Neil Gaiman, che eccelle solo quando lavora maniacalmente alla sceneggiatura.
Ovviamente il mio sceneggiatore inglese preferito è Alan Moore, che purtroppo (pure lui) ha prima cominciato a tirare via e poi si è ritirato del tutto dai fumetti. Speriamo in un ripensamento.
Nel complesso, negli anni novanta la British Invasion ebbe il grande merito di porre un freno all’allora trionfante “stile Image” imposto da Jim Lee e Todd McFarlane, tutto disegno e niente testo. Portando, però, all’eccesso contrario.

 

Le riviste Marvel

Negli odierni Stati Uniti riuscirebbero a trovare spazio serie in bianco e nero nello stile di Savage Sword of Conan e Dracula Lives?
Pasquale

Nelle riviste in bianco e nero della Marvel, il filippino Alfredo Alcala poteva fare sfoggio di una inchiostratura che ricordava le incisioni ottocentesche… con una certa insofferenza da parte del disegnatore John Buscema, che vedeva “affogare” le proprie matite

 

Non credo riuscirebbero, gentile Pasquale.
Quando negli anni settanta la Marvel iniziò a pubblicare a tutto spiano riviste di grande formato (magazine), in bianco e nero, poté giovarsi del terreno preparato dagli anni sessanta da fumetti horror “per lettori maturi” come Creepy (Zio Tibia), Vampirella e altri della Warren.
Inoltre la Marvel, usando altre etichette editoriali, era già presente in quel mercato con riviste per adulti (che, per la verità, stavano virando verso il porno).
Ripresentare queste riviste oggi, venuta a mancare una tradizione editoriale di riferimento, sarebbe azzardato.
Non avrebbe nemmeno molto senso: non essendoci più la censura del Comics Code per gli albi a fumetti (comic book) viene a mancare la necessità di “aggirarla” con i magazine.

 

Le mie letture fumettose

Come sono cambiati i suoi gusti fumettosi nel corso degli anni? Cosa leggeva da pischello e cosa l’attrae di più oggi, e perché?
Cristina

Gentile Cristina,
da piccolo leggevo letteralmente tutti i fumetti, pure quelli che mi facevano schifo. Soprattutto leggevo tutti i fumetti Marvel, anche in lingua originale.
Oggi i generi sono cambiati e nel campo dei fumetti non trovo praticamente più nulla di interessante.
Per fortuna le tendenze possono sempre cambiare, anche radicalmente. Ricordo, per esempio, che da ragazzino non trovavo un film “vedibile” al cinema: dovevo guardare quelli della televisione realizzati prima che io nascessi.
Per esempio, i film di fantascienza imitavano l’algido 2001 Odissea nello spazio. A rompere la lagna fu Star Wars e da lì a poco arrivarono gli indimenticabili, cinematograficamente parlando, anni ottanta. Un inaspettato ritorno all’estetica fantastica degli anni trenta, dopo tanto stucchevole realismo.
Ecco, aspetto che nel grigio fumetto di oggi accada una rivoluzione simile.

 

Sauro Pennacchioli

 

 

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Contatto E-mail: info@giornale.pop

14 commenti

  1. Beh, scrivo qui la risposta che esprime anche la mia incapacità di essere non a conoscenza di che cosa passava nella testa a Jacovitti nel 1958 membro della redazione del ravaso, luogo dove vigeva l’abitudine una riunione settimanale voluta dal direttore Guasta. Jacovitti scrive solo che la cosa gli piaceva molto a causa del fatto che si trovava insieme a disegnatori che la pensavano come lui, erano anche ideologicamente ribelli e “conservatori”, termine quest’ultimo che potrebbe riferirsi a molte cose!
    Allego di seguito un tentativo di “articolo”, che troverebbe senso se accompagnato da alcune tavole interessanti della storia “Pasqualino Rififì”.

    Jac fra Pigalle e Montmartre con “Pasqualino Rififì” sul “Travaso”.

    Anni di fuoco per Jacovitti e colleghi umoristi quando nel 1957/59 la censura se la prendeva anche con le copertine del”Travaso” , dove apparivano donne e ragazze vestite di tutto punto ma per grazia di natura assai procaci! Anche il diretttore Guasta passò una settimana in carcere a causa di queste ragazze prosperose, denunciate da alcuni benpensanti che evidentemente alle donne preferivano probabilmente chissà che cosa d’altro!Su Jacovitti è stato scritto di tutto e da quasi tutti i suoi ammiratori e detrattori. Di tutto ma non “tutto”verrebbe da pensare, se il sottoscritto dopo qualche mese di ricerche, non è riuscito a trovare nessuna notizia certa della genesi della storia di Jacovitti “Pasqualino Rififì”, apparsa sul “Travaso” alla fine del 1958 a partire dal n°49, dopo un’attesa di almeno un mese di digiuno jacovittesco, mentre sul settimanale citato apparivano settimanalmente avvisi scritti con disegno o disegnino di Jacovitti che preannunciavano l’arrivo di Pasqualino Rififì !!! Nemmeno Luca Boschi su “Il meglio di Cocco Bill e Jacovitti” nel volume edito da Hachette numero 30 del 13 Marzo 2018, può presentare prove documentali attendibili su come e perchè Jac scelse di disegnare questo particolare storia. Non si può certo prescindere dal fatto che gli anni 50 a partire dal 1953 e 54, videro in libreria e sul grande schermo, romanzi e film che diedero il via alla letteratura noir in Europa: cito Leo Malet e il suo Nestor Burma che parte alla carica con ben tre romanzi annuali con l’intento di raggiungere il numero di 20, ognuno ambientato in un diverso arrondissement( non si tratta di un quartiere ma quasi).
    La ristampa Hachette di “Pasqualino Rififì” nell’ambito della quale Boschi svela bene i meccanismi redazionali e anche quelli prima da me citati, il romanzo poliziesco e il cinema francese con i suoi “noir” basati inizialmente sul romanzo “Le Rififi” del 1953 di Auguste le Breton! Boschi ,appunto, parla dell’origine di detta storia, entrando nel merito con perizia ed acume, ma non può discettare nel merito del perchè e percome il Nostro disegnò, naturalmente a modo suo stravolgendo la trama e l’indole di alcuni personaggi femminili diventati sotto la sua penna donne dedite alla rissa e al pugilato senza limiti di colpi proibiti! Una storia questa di Jac “lisca di pesce” assai particolare, unica per ambientazione!! La storia e il contenitore permetteva anche di disegnare “battone” con il loro nome popolare e altre figure femminili della mala di Pigalle un poco discinte, questa la molla che fece scattare forse la fantasiosa vena surreale del terribile “Lisca di Pesce” nato Benito Franco Jacovitti? Mi pare una semplificazione riduttiva! chissà varrebbe veramente la pena di fare ricerca e tentare di ristampare in versione singola le tre storie apparse fra il 1957 e il 1959 sul gia citato “Travaso”con una corposa indagine/prefazione sia storica che legata all’anasisi dei contenuti e stile del disegno, senza far però pasticci tipografici: tutte storie di quel periodo, trascurate dalle grandi case editrici per decenni per motivi che appaiono assai misteriosi. Per il decennio anni 50 la storia riproposta anche da Cadoni nella sua “Autobiografia” fantasy di Jacovitti è per prima “Bobby Cianuro”, tratta dal Travaso di quell’ anno scombinato , ossia il 1957! ; per gli anni sessanta la storia scelta è invece lo straordinario e già citato Pasqualino Rififì, disegnato in effetti fra la fine del 1958 e l inizio del 1959, e già proiettato verso il divenire dello stile narrativo jacovittesco in parte “proibito”, che diventerà il suo cavallo di battaglia verso la fine degli anni settanta! Per quanto riguarda specificamente la storia a fumetti di “Rififì”, ritornata alla ribalta dopo più di 50 anni di oblio, della quale ho parlato diffusamente ma in chiave romantico/parigina in altro ambito ( Vitt&Dintorni di Marzo 2011), l’ autore definisce questa storia a fumetti una satira di certa imperante letteratura giallonera d’oltralpe. Da dove prende le mosse Jacovitti per disegnare questa canizza parisienne? Dal romanzo di Auguste le Breton ( nome anagrafico Auguste Montfort) “Du Rififì ches les hommes” edito dalla francese Gallimard nella sua collana noir e risalente al 1953 o 54, le fonti documentali vacillano! l’ anno seguente ne venne tratto un film, per la regia Jules Dassin – Rififì – che nel 1955 vinse la palma d oro al festival di Cannes. Il romanzo tradotto in Italia nel 1958 da Garzanti, letto ora denuncia la sua età con inacettabili pregiudizi etico razzisti nei confronti dell’etnia algerina stabilizzatasi a Parigi, definiti i loro componenti con vari soprannomi tipo “mattoni” o terracotta, con riferimento al colore della pelle!, il film, per chi come me, l’ ha visto più volte volte, non ha perso il suo fascino. Probabilmente Jacovitti vide il film? canticchiò forse anche la canzone motivo conduttore della pellicola in prima edizione cantato da Magali Noel, quel Rififi che da noi in Italia il cantante Fred Buscaglione rese famoso. Io ve lo dico, sono un dritto, A me nessuno fa dispetto, Lo sanno tutti che è così, perché mi garba il rififì. Musica di Philippe-Gèrard, parole italiane di Buscaglione-Chiosso. Rififi, era una parola in Argot? Secondo Andrea G. Pinketts il nome era quello del cane di Le Breton: ci dobbiamo credere??? Per i curiosi e i dubbiosi esiste il vocabolario Larousse Du français argotique et populaire. Va beh, son cose che forse se non tutti, molti conoscono. Comunque nella tavola corrispondente alla decima puntata della storia Jacovittesca, di inizio Marzo 1959, avviene una sorta di “cross-over”, in quanto entra in ballo anche il Commissario Maigret creato dal grande George Simenon: quindi in questo caso Jacovitti intreccia alla lettera due mondi che sono posti nello stesso ambiente socio /culturale, ma sono opera di invenzione e dovute a due mani diverse, tre se pensiamo al film già prima citato! Curioso che nessuno, a quanto mi risulta, abbia mai citato questo aspetto della storia qui in disamina. Comunque le mie impressioni io le ho scritte e riscritte per i pochi che cercandole sui saggi dedicati a Jac non le hanno trovate.
    Per questo mi sento di citare anche una minimissima parte tutta farina del mio sacco in quanto a storia narrata, dove da una parte tiro in ballo il Commissario Maigret di Simenon e da un altro verso ricordo l’incontro di Place d’Italie fra Leo Malet scrittore della narrativa “Noir” francese scrittore della serie “I nuovi misteri di Parigi” con protagonista il poliziotto privato Nestor Burma e Il disegnatore Jacques Tardi, che dei volumi di detta serie ne ha trasportati 4 in albi a fumetti editi da Casterman! Storia questa già affrontata qualche tempo fa proprio nell’ambito del qui presente “Giornale Pop”!

    Jac fra Pigalle e Montmartre con “Pasqualino Rififì” sul “Travaso”.

    Anni di fuoco per Jacovitti e colleghi umoristi quando nel 1957/59 la censura se la prendeva anche con le copertine del”Travaso” , dove apparivano donne e ragazze vestite di tutto punto ma per grazia di natura assai procaci! Anche il diretttore Guasta passò una settimana in carcere a causa di queste ragazze prosperose, denunciate da alcuni benpensanti che evidentemente alle donne preferivano probabilmente chissà che cosa d’altro!Su Jacovitti è stato scritto di tutto e da quasi tutti i suoi ammiratori e detrattori. Di tutto ma non “tutto”verrebbe da pensare, se il sottoscritto dopo qualche mese di ricerche, non è riuscito a trovare nessuna notizia certa della genesi della storia di Jacovitti “Pasqualino Rififì”, apparsa sul “Travaso” alla fine del 1958 a partire dal n°49, dopo un’attesa di almeno un mese di digiuno jacovittesco, mentre sul settimanale citato apparivano settimanalmente avvisi scritti con disegno o disegnino di Jacovitti che preannunciavano l’arrivo di Pasqualino Rififì !!! Nemmeno Luca Boschi su “Il meglio di Cocco Bill e Jacovitti” nel volume edito da Hachette numero 30 del 13 Marzo 2018, può presentare prove documentali attendibili su come e perchè Jac scelse di disegnare questo particolare storia. Non si può certo prescindere dal fatto che gli anni 50 a partire dal 1953 e 54, videro in libreria e sul grande schermo, romanzi e film che diedero il via alla letteratura noir in Europa: cito Leo Malet e il suo Nestor Burma che parte alla carica con ben tre romanzi annuali con l’intento di raggiungere il numero di 20, ognuno ambientato in un diverso arrondissement( non si tratta di un quartiere ma quasi).
    La ristampa Hachette di “Pasqualino Rififì” nell’ambito della quale Boschi svela bene i meccanismi redazionali e anche quelli prima da me citati, il romanzo poliziesco e il cinema francese con i suoi “noir” basati inizialmente sul romanzo “Le Rififi” del 1953 di Auguste le Breton! Boschi ,appunto, parla dell’origine di detta storia, entrando nel merito con perizia ed acume, ma non può discettare nel merito del perchè e percome il Nostro disegnò, naturalmente a modo suo stravolgendo la trama e l’indole di alcuni personaggi femminili diventati sotto la sua penna donne dedite alla rissa e al pugilato senza limiti di colpi proibiti! Una storia questa di Jac “lisca di pesce” assai particolare, unica per ambientazione!! La storia e il contenitore permetteva anche di disegnare “battone” con il loro nome popolare e altre figure femminili della mala di Pigalle un poco discinte, questa la molla che fece scattare forse la fantasiosa vena surreale del terribile “Lisca di Pesce” nato Benito Franco Jacovitti? Mi pare una semplificazione riduttiva! chissà varrebbe veramente la pena di fare ricerca e tentare di ristampare in versione singola le tre storie apparse fra il 1957 e il 1959 sul gia citato “Travaso”con una corposa indagine/prefazione sia storica che legata all’anasisi dei contenuti e stile del disegno, senza far però pasticci tipografici: tutte storie di quel periodo, trascurate dalle grandi case editrici per decenni per motivi che appaiono assai misteriosi. Per il decennio anni 50 la storia riproposta anche da Cadoni nella sua “Autobiografia” fantasy di Jacovitti è per prima “Bobby Cianuro”, tratta dal Travaso di quell’ anno scombinato , ossia il 1957! ; per gli anni sessanta la storia scelta è invece lo straordinario e già citato Pasqualino Rififì, disegnato in effetti fra la fine del 1958 e l inizio del 1959, e già proiettato verso il divenire dello stile narrativo jacovittesco in parte “proibito”, che diventerà il suo cavallo di battaglia verso la fine degli anni settanta! Per quanto riguarda specificamente la storia a fumetti di “Rififì”, ritornata alla ribalta dopo più di 50 anni di oblio, della quale ho parlato diffusamente ma in chiave romantico/parigina in altro ambito ( Vitt&Dintorni di Marzo 2011), l’ autore definisce questa storia a fumetti una satira di certa imperante letteratura giallonera d’oltralpe. Da dove prende le mosse Jacovitti per disegnare questa canizza parisienne? Dal romanzo di Auguste le Breton ( nome anagrafico Auguste Montfort) “Du Rififì ches les hommes” edito dalla francese Gallimard nella sua collana noir e risalente al 1953 o 54, le fonti documentali vacillano! l’ anno seguente ne venne tratto un film, per la regia Jules Dassin – Rififì – che nel 1955 vinse la palma d oro al festival di Cannes. Il romanzo tradotto in Italia nel 1958 da Garzanti, letto ora denuncia la sua età con inacettabili pregiudizi etico razzisti nei confronti dell’etnia algerina stabilizzatasi a Parigi, definiti i loro componenti con vari soprannomi tipo “mattoni” o terracotta, con riferimento al colore della pelle!, il film, per chi come me, l’ ha visto più volte volte, non ha perso il suo fascino. Probabilmente Jacovitti vide il film? canticchiò forse anche la canzone motivo conduttore della pellicola in prima edizione cantato da Magali Noel, quel Rififi che da noi in Italia il cantante Fred Buscaglione rese famoso. Io ve lo dico, sono un dritto, A me nessuno fa dispetto, Lo sanno tutti che è così, perché mi garba il rififì. Musica di Philippe-Gèrard, parole italiane di Buscaglione-Chiosso. Rififi, era una parola in Argot? Secondo Andrea G. Pinketts il nome era quello del cane di Le Breton: ci dobbiamo credere??? Per i curiosi e i dubbiosi esiste il vocabolario Larousse Du français argotique et populaire. Va beh, son cose che forse se non tutti, molti conoscono. Comunque nella tavola corrispondente alla decima puntata della storia Jacovittesca, di inizio Marzo 1959, avviene una sorta di “cross-over”, in quanto entra in ballo anche il Commissario Maigret creato dal grande George Simenon: quindi in questo caso Jacovitti intreccia alla lettera due mondi che sono posti nello stesso ambiente socio /culturale, ma sono opera di invenzione e dovute a due mani diverse, tre se pensiamo al film già prima citato! Curioso che nessuno, a quanto mi risulta, abbia mai citato questo aspetto della storia qui in disamina. Comunque le mie impressioni io le ho scritte e riscritte per i pochi che cercandole sui saggi dedicati a Jac non le hanno trovate.
    Per questo mi sento di citare anche una minimissima parte tutta farina del mio sacco in quanto a storia narrata, dove da una parte tiro in ballo il Commissario Maigret di Simenon e da un altro verso ricordo l’incontro di Place d’Italie fra Leo Malet scrittore della narrativa “Noir” francese scrittore della serie “I nuovi misteri di Parigi” con protagonista il poliziotto privato Nestor Burma e Il disegnatore Jacques Tardi, che dei volumi di detta serie ne ha trasportati 4 in albi a fumetti editi da Casterman! Storia questa già affrontata qualche tempo fa proprio nell’ambito del qui presente “Giornale Pop”!

  2. Non sono d’accordo col direttore riguardo a
    il motivo per cui Tintin non ha avuto successo in Italia : i difetti erano due ; il primo era lo stile di disegno, lontano dai gusti italici e che lo fa sembrare un fumetto per bambini di 6 anni mentre le storie sono adatte a un pubblico di tutte le età .
    La seconda è che al contrario di Asterix, non ha avuto in tv cartoni animati replicati di continuo dalle nostre emittenti che lo rendessero popolare tra i ragazzi ( la Rai trasmise alcuni fim e la serie tv un paio di volte e poi il nulla per decenni ).
    Serie in fumetti in bianco e nero in USA : proprio mentre lei è convinto del contrario, in USA i manga paiono avere una diffusione record (My Hero Academia e Demon Slayer, i pare abbiano raggiunto rispettivamente quota 9 e 4 milioni di copie stampate ) tanto che la Viz Media, potente branca americana di Shueisha e Shogakukan, vuole pubblicare una nuova linea di “manga” scritti e disegnati da autori USA.
    Se il piano avrà successo , il mercato americano potrebbe cambiare radicalmente nel giro di pochi anni ( ma tanto non accadrà, perché gli autori americani degli ultimi 30 anni hanno zero fantasia).

    • – Asterix ebbe successo in Italia ben prima prima che venissero presentati i suoi cartoni animati in tv.
      – Tintin, come dico nella risposta, veniva pubblicato da un settimanale che non vendeva niente (e non ha beneficiato delle tecniche di marketing come Asterix). In breve, ben pochi potevano leggerlo.
      – I manga in America non c’entrano niente con le riviste in bianco e nero della Marvel, sono un altro mercato.

      • Sono stati i cartoni a far si che Asterix rimanesse famoso in Italia nei decenni a venire.
        Inoltre, il primo film di animazione sul personaggio uscì in Italia nel 1967 e la Mondadori lanciò la collana l’anno dopo , probabilmente per cavalcare il successo del film al cinema ( cosa che accade ancora oggi con molti fumetti ).
        E poi, come già detto, c’era il fattore disegni : Asterix ha un disegno superbo che piace a tutti, Tin Tin uno stile particolare molto retrò e che da noi è associato alla sfera infantile.
        Che differenza ci sarebbe di mercato tra albi Marvel in b/N e i manga ?
        Sempre fumetti sono !
        Una volta le avrei dato ragione, in quanto il B/N , in USA, era associato al fumetto indipendente e spesso underground/adulto.
        Ma ormai anche in USA i manga ,che sono in B/N , sono letti da ragazzini e considerati mainstream.
        Quindi non vedo che cosa ci sarebbe di strano a pubblicare storie Marvel in B/N.
        E lo pensa anche la Viz, che pubblicherà in USA le storie Marvel realizzate in Giappone da artisti nipponici.
        I tempi cambiano …..

        • Non mi pare di ricordare che i cartoni di Asterix, all’epoca proiettati al cinema e non trasmessi in tv, avessero avuto qualche successo in Italia.
          Di Asterix tutti i lettori, compreso io, parlavano bene dei testi. Sono stati appunto i testi ottimamente scritti da Goscinny e ottimamente tradotti da Marchesi a spingere me e gli altri a comprare un albo dopo l’altro.

          • I film hanno avuto successo, tanto che da noi sono arrivati tutti e passati al cinema .
            Non è un caso che Mondadori l’anno dopo pubblica Asterix.
            Il successo di Asterix era dovuto a tanti fattori diversi , tra cui le sceneggiature , ma al contrario di lei e dei suoi amici , al lettore medio frega poco .
            Lo dimostra che anche dopo la morte di Goscinny, la serie continua a vendere uno sfacelo.

  3. Grazie per la risposta su Tintin, però non credo che il motivo dell’insuccesso sia stata la scarsa diffusione, negli anni ’50 Vallardi per un paio d’anni pubblicò la versione italiana del Journal de Tintin dove oltre al titolare figuravano Blake e Mortimer, Corentin, Clorofilla e tanti altri…poi negli anni ’60 ci provarono con la versione in volume Cino Del Duca prima e Gandus poi, fino a Comic Art negli anni ’80. Spirou poi fu pubblicato anche dal Corriere dei Piccoli che poi gli preferì lo spin off di Gaston Lagaffe. Credo che abbia ragione lei quando dice che Goscinny e Uderzo non li batte nessuno e molto si debba allo sforzo pubblicitario di Mondadori.

    • Bisognerebbe piuttosto cheidersi perché il fumetto francobelga in generale non abbia mai avuto un vero successo in Italia.

      La risposta è: perché il suo potenziale pubblico è stato assorbito dai fumetti italiani (Topolino prese quello infantile e gli albi Bonelli quello più grandicello).

      Sarebbe stato diverso se il Corriere dei Ragazzi fosse rimasto prevalentemente francobelga.

      • I motivi per cui i fumetti francobelgi per ragazzi non si sono imposti in Italia sono

        1 che a parte Asterix e Lucky Luke e i Puffi non avevano cartoni famosi o telefilm che gli facessero pubblicità in tv ( il 90% tutti i fumetti di successo per ragazzi in Italia lo devono grazie alla pubblicità del mezzo televisivo ).
        2 I personaggi francofoni non sono stati comprati dagli italiani per realizzarne storie autoctone ( come accaduto con Topolino o Braccio di Ferro) più adatte ai nostri gusti .
        3 La produzione relativamente bassa dei francesi su un singolo titolo impediva di realizzare testate monografiche mensili su X o Y, che venivano ospitati per la maggior parte solo in riviste contenitore ( che l’italiano odia, perché deve spendere soldi per leggere anche materiale di cui non gli frega nulla ) o venduti nei cartonati ( troppo costosi per gente abituata a pagare i fumetti poche lire ).
        .

  4. Mi intrufolo di soppiatto nell’argomento “Tintin”: il 30 Novembre 1965 uscì il primo Albo di “Tintin” ( Il granchio d’oro”) edito da Gandus di Genova, mi pare, intendo Gandus genovese. Uscirono in totale 8 albi mensili, l’ultimo di questi, “Il drago blu” , è datato 30 Giugno 1966, anno secondo. Questi albi li possiedo e ce li o sotto il mio nasone, quindi non fanno parte di un delirio paranoico!
    Dopo una pausa breve gli stessi albi uscirono uno alla volta con cadenza mensile, in libreria, sempre editi dal supposto genovese Gandus!
    In Precedenza ricordo, ma non lo possiedo” un albo cartonato uscito anni prima edito da Cino del Duca, ovverossia LO scettro di Ottokar!Albi veramente bellissimi per stampa, disegno e contenuto figurativo: come mai in Italia il nostro Tintin non ha mai marciato, a parte l’esperienza sul “Vitt” colorata in modo atroce da qualche disgraziato digiuno di questa materia della colorazione! Si Trattava della prima storia “L’isola nera”, poi seguita da altre avventure. Il “Vitt” durò dal 1967 al 1970, poi cessò di colpo nell’estata del 70 e riprese in Ottobre solo per abbonamento, ma dopo un paio di numeri si disssolse nel nulla: la tipografia AVE o chi per lei in debito clamoroso pagò la tipografia non in soldoni ma con le tavole originali dei disegnatori italiani, Jacovitti, De Luca, Giovannini eccetera. Da qui una causa e poi processo fra i disegnatori e l’editrice AVE, che perse la causa e pagò una somma irrisoria!!
    Tanto per star allegri, amici miei, cose da galera ,altro che !!!

  5. Sempre puntuali le risposte del direttore solo un piccolo appunto: la British Invasion (anni 80′) non può essere una risposta allo “stile Image” (anni ’90) perchè la precede. Gli autori Image c’erano anche negli anni ’80 però lavoravano ancora con sceneggiatori d’esperienza. Per altro gli autori Image (consapevoli dei loro limiti) coinvolsero sia Moore che Gaiman in molte delle loro serie con alterni risultati e una causa milionaria.

    • Sì, c’erano dagli anni ottanta, basti pensare ad Alan Moore, ma nei novanta consolidano la loro presenza e influenza.

  6. L’assenza di commenti dei lettori del giornale Pop nei riguardi di Jacovitti sul Travaso fra il 1957 e l’inizio del 1959, mi convince che questi lettori probabilmente si sono impantanati nelle storie di Cocco Bill e più il la’ di questo non sono in grado di esprimere un parere, perchè proprio non conoscono la materia, sempre cose semplicemente da leggere e guardare, senza pretendere sforzi esagerati di tipo mentale!! Ma anche una mancanza di interesse globale per l’opera dell’autore in questione!! Sui gusti non si discute e il mio povero Pasqualino Rififì del 1958/59 e la sua Pigalle e Montmartre di quegli anni rimangono confinate nei libri di carattere giallo/noir ed in una serie di film come “Grisbì” e “Rififì” che segnarono un momento assai particolare di tipo interdisciplinare! Argomento troppo impegnativo??? Nemmeno sul saggio del 2010 sui”60 anni del surrealismo a fumetti di Jacovitti”, si affronta il problema, con la scusa ufficiale di Leonardo Gori usata nel suo blog “Fumetti classici” all’interno di un post del 2011 ancora rintracciabile in rete! La cosa mi ha sempre lasciato perplesso, poichè l’argomento in sè relativo al nostro Pasqualino Rififì non è assolutamente di ardua decifrazione, annzi è elementaree la trama che si svolge sulla lunghezza delle 12 puntate, in sè stessa non è complessa e con aspetti in vista e di facile comprensione! Casomai è la sua sottile compenetrazione negli quasi omonimi scenari filmici e letterari che gli stanno un poco temporalmente alle spalle, che presentano una realtà non del tutto chiara nel suo intrecciarsi con il mondo parigino di quegli anni, conosciuto ai posteri attraverso stereotipi narrativi e di costume che sono parte di una realtà ampiamente fittizia, compresi gli scenari dei film che compongono un puzzle figurativamente rimontato seguendo i gusti personali di registi e sceneggiatori, non di rado lontani da una realtà plausibile!
    Ma in fin dei conti non si tratta principalmente di fiction, il qual nome spiega già tutto! ??

  7. Beh, scrivo qui la risposta al mio stesso intervento diramatosi in una decina di simil versioni, intervento apparso qua e là, che esprime anche la mia incapacità di essere a conoscenza di che cosa passava nella testa a Jacovitti nel 1958, membro della redazione del Travaso, luogo dove vigeva l’abitudine di una riunione settimanale voluta dal direttore Guasta. Jacovitti, da quanto mi risulta, scrive solo che la cosa gli piaceva molto a causa del fatto che si trovava insieme a disegnatori che la pensavano come lui, erano anche ideologicamente ribelli e “conservatori”, termine quest’ultimo che potrebbe riferirsi a molte cose! Comunque pensando al “Travaso” di allora che se la prendeva con comunisti, preti, il governo per partito preso, la mentalità borghese e inneggiava alle belle ragazze, si capisce che la sua critica sociale era diretta più o meno a tutti quanti!!
    Allego di seguito un tentativo di “articolo”, che troverebbe senso se accompagnato da alcune tavole interessanti della storia “Pasqualino Rififì” e dello svilippo tematico del “Malavitoso” sfortunato! Mi riferisco alla storia di “Baby Tarallo” iniziataa disegnare a puntate alla fine del 1960, poi apparsa dal gennaio 1961 sul “Giorno del Lunedì!, supplemento rivolto ai giovani adulti , che di Jacovitti potevano potenzialmente apprezzare anche l’aspetto “spinto” riservato al lato blandamente sexy inaugurato nel 1958/59 sul “Travaso” con Rififì, detto Pasqualino per un ghiribizzo del suo autore che amava certi nomi e li usava spesso! Io potendo analizzare le pagine ritagliate dal “Giorno del Lunedì’”, grigie e mal stampate su carta da rotocalco, posso dire che non vi conviene andare alla loro ricerca, poichè nemmeno gli archivi del “Giorno” le contengono più. A suo tempo, direi alla fine anni 80 il collezionista Manfredo Gittardi che allora abitava a Piombino, risposo all’annuncio di vendita di Andrea lavezzolo e acquistò questo materiale jacovittesco e incollò le pagine in un albo tipo fotografico: quando mi fece le fotocopoie, la colla usata aveva cominciato a passare attraverso la carta porosa del giornale “Il Giorno del lunedì” ! e contaminare la parte del foglio con la storia di Jacovitti intorbidendone la visione! Vi conviene acquistare il numero 73 del 15 gennaio 2019 della collana edita da Hachette” Cocco Bill e il meglio di Jacovitti, dove potrete leggere al meglio possibile ”Baby Tarallo” primo episodio della saga di tre storie ! Comunque il contesto temporale del 1957/61/63, ci presenta il Nostro ormai svezzato sul fatto di lavorare contemporaneamente per varie testate per le quali sciorinare al volo storie di ogni genere, dal westwrn al poliziesco, al cappa e spada , dall’avventuroso a quello di analisi sociale eccetera! Analizzate al giorno di oggi, queste storie eseguite anche in contemporaneità, ci fanno capire che Jacovitti ha un enorme fiuto per individuare e svolgere anche in contemporanea storie di genere assai diverso fra loro in modo naturale, senza fare confusione fra le varie trame, a meno che – come a volte sul “Vittorioso” in anni precedenti, infilare Cip nel mondo di Giacinto corsaro dipinto! Una bizzarria del buon Jacovitti!

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