GINO SANSONI, IL MARITO DI ANGELA GIUSSANI – LA POSTA

GINO SANSONI, IL MARITO DI ANGELA GIUSSANI – LA POSTA

Breve storia di Gino Sansoni

Caro Direttore,
nella sua rubrica della posta è stato menzionato l’editore Gino Sansoni. Essendo un collezionista seriale patologico, della Sansoni Editore ho molte pubblicazioni.
Parecchi manuali tascabili della collana divulgativa Enciclopedie Pratiche Sansoni, che trattava gli argomenti disparati (dal bricolage allo yoga, dalla psicologia alla fotografia), nonché la storica collana Horror.
Mi piacerebbe avere qualche notizia sulla storia e sulla figura di questo “pasticcione creativo” (cit.) purtroppo oggi dimenticato. Grazie.
Stefano

GINO SANSONI, IL MARITO DI ANGELA GIUSSANI - LA POSTA

Gentile Stefano,
nato nel 1907 a Forlì, Gino Sansoni si fa subito notare come fervente fascista. Durante la guerra diventa amico di Angela Giussani, una ragazza milanese che andava in vacanza dalle sue parti.
Dopo il conflitto Gino Sansoni si trasferisce a Milano con l’intenzione di diventare editore, chiamando Angela Giussani a lavorare con lui. Malgrado il ritorno alla democrazia, nel suo ufficio fa ancora mostra di sè il busto di Mussolini.
Delle varie iniziative editoriali di Gino Sansoni ci sarebbe da parlare a lungo, in genere cerca di cavalcare i fatti di cronaca e l’evoluzione della società con lo stile dei tabloid (che in Italia corrispondevano ai giornali del pomeriggio come La Notte di Milano).
Angela, che diventa sua moglie, fa un po’ di tutto, compreso la modella per le rivistine che Gino Sansoni pubblica con pochi soldi. Finché, nei primi anni sessanta, Angela decide di mettersi in proprio nel campo dei fumetti, imbroccando dopo qualche passo falso il personaggio giusto con Diabolik.
Gino Sansoni cerca di starle dietro, con tascabili come Zakimort (una sorta di Diabolik in gonnella, ma di professione giustiziera) e Teddy Bob, ispirato malamente alla moda beat.
Credo che il problema di Sansoni con i fumetti sia stato quello di affidarsi soprattutto a Pier Carpi, uno sceneggiatore poco coinvolgente.
Alla fine degli anni sessanta, Gino Sansoni lancia la sua unica rivista di buon livello, Horror, alla quale collabora Alfredo Castelli. Una sorta di Creepy (Zio Tibia) nata sulla falsariga delle riviste in stile Linus.
A una cena, uno stampatore che lo conosceva bene mi disse che la magra carriera di editore di Gino Sansoni finì quando l’ormai ex moglie Angela Giussani, che invece navigava nell’oro con Diabolik, smise di pagargli i debiti che contraeva con stampatore e distributore.

 

Un libro di riviste

Le riviste,
croce e delizia. Avere tutti i numeri di una testata placa la brama collezionistica e consente di scoprire, e conservare, piccole “chicche” e curiosità (storie minori mai ristampate, lettere curiose nella rubrica della posta, illustrazioni sparse, materiali paratestuali vari).
È anche vero che, come lei scrisse tempo fa, meglio sarebbe conservare solo le storie migliori ristampate sotto forma di libro.
Una soluzione potrebbe essere pubblicare, per le riviste migliori, ormai quasi tutte cessate da tempo, uno o più volumi antologici che ristampino magari proprio le storie brevi, i cosiddetti “liberi”, o quelle meno note che non hanno avuto una edizione in volume.
Ma volumi antologici del genere non se ne vedono, se non forse uno dedicato a Linus un bel po’ di anni fa.
Lei come vedrebbe l’idea?
Francesco Lentano

GINO SANSONI, IL MARITO DI ANGELA GIUSSANI - LA POSTAGentile Francesco,
anch’io ho sempre pensato che dei volumoni di circa 500 pagine dedicati a riviste del passato, sia mensili “di prestigio” sia settimanali popolari, sia italiane sia straniere, permetterebbero di selezionare degli ottimi materiali che non troverebbero posto nei libri dedicati ai singoli autori.
Del resto sognare non ci costa nulla.

 

Perché il fumetto in Francia è arte?

Caro direttore,
da diversi decenni in Francia il fumetto è considerato un’arte al pari di letteratura, musica e cinema. Apprezzata e valorizzata da intellettuali su giornali e tv, dai più grandi eventi culturali e dal mondo politico (si pensi alle onorificenze date dallo stato francese a Moebius).
Ci sono stati anche casi di fumettisti italiani, come Hugo Pratt, che hanno pubblicato opere prima in Francia e poi in Italia.
Secondo lei come sono arrivati nel paese d’oltralpe a considerare anche il fumetto “cultura alta”?
Michele

GINO SANSONI, IL MARITO DI ANGELA GIUSSANI - LA POSTA

Francis Picabia

Gentile Michele,
non lo so di preciso. Probabilmente molti intellettuali si sono accorti subito del valore del fumetto, mentre in Italia, agli inizi, questi erano pochi e avversati dai colleghi. Soprattutto dagli altri intellettuali legati ai partiti politici (quasi tutti).
Forse conta anche l’abitudine dei francesi di valorizzare tutto quello che fanno. E magari pure la loro letteratura popolare di qualità, con autori come Alexandre Dumas e Jules Verne. Mentre noi abbiamo avuto solo il volenteroso ma modesto Emilio Salgari.
Tornando agli intellettuali, ricordo che i dadaisti francesi (una sorta di allegri anticipatori della pop art) furono interessati già all’inizio del Novecento alla produzione popolare: dai romanzi neri di Fantomas alla nascente cinematografia.
Sì, credo, che in un certo senso, la critica favorevole al fumetto abbia come inconsapevoli precursori personaggi come Francis Picabia, Marcel Duchamp e Apollinaire.

 

L’estinzione del fumetto

Caro direttore,
una domanda epocale che probabilmente le è stata fatta altre volte: il fumetto è destinato prima o poi (più prima che poi) a finire ?
Da quel che vedo, leggo e sento ho la netta sensazione che il fumetto abbia ormai imboccato la strada del declino. Non dico che sparirà completamente (la domanda iniziale è un po’ una provocazione), ma temo che in un futuro non lontano diventerà un fenomeno irrilevante, limitato a una ristretta ristretta cerchia di appassionati superdanarosi.
Secondo lei sto esagerando?
Giovanni

Gentile Giovanni,
sì, temo anch’io che il fumetto finirà per una parte “museizzato” in opere costosissime e circoscritto a eventi particolari come le mostre, e dall’altro diventerà terreno per dilettanti più o meno bravi che pubblicheranno senza guadagnarci niente.
Gli unici che oggi sembrano in espansione sono alcuni autori, non sempre bravissimi, legati alle mode politiche del momento.

Del resto, senza testate popolari vendute a poco prezzo non potrà esserci un futuro per il fumetto.

 

Berserk e Recchioni

Gentile Direttore
1) Berserk proseguirà?
2) Che ne pensa del semiritiro dai social di Roberto Recchioni?
Franco

Gentile Franco:
1) A quanto sembra, i collaboratori di Kentaro Miura sono intenzionati ad andare avanti, ed essendo Berserk un personaggio che potenzialmente farà guadagnare ancora soldi credo che gli eredi non avranno nulla da obiettare.
Certo che la speranza di alcuni appassionati di poter vedere il finale di Berserk ha poco senso, dato che, al contrario di quello che si dice, gli autori giapponesi non pensano mai al finale quando iniziano una serie. Se il finale verrà pubblicato, più o meno ispirato alle fantomatiche ultime istruzioni di Miura, sarà, come sempre nei manga, ad minchiam.
2) Qualcuno avrà spiegato a Roberto Recchioni che partecipare alle risse su internet non è il migliore modo di promuoversi come curatore di un importante personaggio della Bonelli. Mi pare quindi una scelta saggia.

 

Sauro Pennacchioli

 

 

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7 commenti

  1. Direttore, non può considerare Teddy Bob un fumetto “malamente ispirato”. A suo tempo ebbe un successo piuttosto rilevante lanciando anche alcune mode. Purtroppo non fu seguito dall’autore, incostante e sempre alla ricerca di “altro”.
    Leggo con piacere il suo scritto su Gino Sansoni inquadrato nella sua reale realtà. Pensi che ho letto da qualche parte – pensiero di un (supposto) esperto – che dietro al successo di Diabolik ci fosse Sansoni. Per fortuna (di Diabolik) l’Angela fece tutto da sola con la pragmaticità di una donna.

  2. Contrariamente a quanto lei crede Direttore, molti mangaka un finale lo pensano eccome , per le loro serie .
    Autori come Isayama o Eichiro Oda , lo hanno ammesso pubblicamente ; loro il finale lo avevano in testa fin dall’ inizio della serializzazione .
    Ma si trattava di un finale “provvisorio” , nel senso che se la serie non riscontra il favore del pubblico, viene interrotta nel giro di 3 mesi e quindi bisogna preparare da subito un arco narrativo che possa portare a breve a una conclusione.
    Discorso diverso se il fumetto ha successo : in quel caso bisogna allungare il brodo ( come fece Otomo con Akira, aggiungendo due volumi non previsti alla narrazione ) e in certi casi il finale pensato originariamente va cambiato perché non più adatto.
    Nel caso di oda, il finale che ha in mente sembra non essere cambiato molto rispetto a quello che aveva all’ epoca , mentre è ignoto se lo stesso vale per Isayama .
    Ci sono poi autori che si, il finale lo inventano al momento ( come Go Nagai : lui lo ha dichiarato pubblicamente che inventa le storie al momento), ma non tutti .

    • Da sceneggiatore dico che il finale ha senso solo se viene pensato sin dall’inizio e si costruisce tutta la storia in funzione a esso, altrimenti non è un vero finale.

      • Da qui a dire però che gli autori scrivano navigando a vista ce ne vuole , secondo me .
        P.S. ma da dove viene la notizia che Berserk continuerà , grazie agli assistenti del povero Miura ?

  3. Però dopo il ritiro di Recchioni dalle polemiche social l’interesse per Dylan Dog è crollato.

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