IL VIAGGIO IN MOTOCICLETTA DI ROBERT M. PIRSIG

IL VIAGGIO IN MOTOCICLETTA DI ROBERT M. PIRSIG

Nel 1974 apparve un libro negli Stati Uniti che si rivelò un fulmine a ciel sereno. Cinque ristampe nell’arco dello stesso mese e traduzioni in mezzo mondo.
Un libro che ancora oggi fa parlare, dopo più di quarant’anni: Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. Credo sia un esempio di quei rari fenomeni in cui una voce sappia parlare per molti, lo sappia fare a fondo, senza dimenticare niente.

L’Autore, Robert M. Pirsig, ci dice che furono 121 le risposte negative da parte degli editori interpellati prima di riuscire a pubblicarlo quando, un giorno, trovò l’editore William Morrow, il quale gli offrì un anticipo, un misero anticipo di tremila dollari che probabilmente e quasi sicuramente sarebbe stato anche il primo e l’ultimo pagamento. Il motivo che indusse Morrow a pubblicarlo, disse in seguito, fu perché “era un libro che lo aveva costretto a chiedersi perché faceva l’editore”.
Questo libro diventò un’icona, il simbolo di un viaggio interiore fatto viaggiando su una motocicletta.

Robert M. Pirsig: Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta (Adelphi, 1990; traduzione di Delfina Vizzoli)

 

La storia è molto semplice. In una mattina d’estate del 1968 Robert e il figlio undicenne partono per un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, sulla sua vecchia motocicletta. Li accompagnano una coppia di amici, ma la moto degli amici a un certo punto ha un guasto e si ferma. Robert pensa: “Qual è la differenza fra chi viaggia in motocicletta sapendo come la moto funziona e chi non lo sa? In che misura ci si deve occupare della manutenzione della propria motocicletta?”. Questa domanda si rivelerà fondamentale. E sarà la prima di altre domande fondamentali in un viaggio che è “più voglia di viaggiare che non di arrivare in un posto prestabilito”, toccando vertici commoventi e insospettati.

Robert e il figlio Chris in viaggio

 

Di questo libro sappiamo sicuramente che è costituito da circa 400 pagine, è suddiviso in quattro parti e una postfazione, racconta di un lungo viaggio in motocicletta attraverso gli Stati Uniti dal Minnesota al Pacifico, i personaggi principali sono due, un padre e il figlio. Il contenuto è basato su fatti realmente accaduti.


Però, se proviamo a definire che cos’è cominciano i problemi. Non è un romanzo perché non rispetta i canoni di stile per cui si suole definire romanzo un romanzo. Non è un’opera filosofica perché non rispetta il linguaggio e la struttura per cui si suole definire opera filosofica un’opera filosofica. Non può essere un’opera psicanalitica perché il contenuto psicanalitico è intrinseco alla narrazione e non dà giudizi di sorta in questo contesto, semplicemente li sottopone all’attenzione. Non è un testo religioso e mistico sebbene la ricerca di Dio sia dominante, nel senso di ricerca del Principio Unico. Non è un manifesto politico-sociale perché non pragmatico e nemmeno teorizza un programma, però dà eccezionali sistemi di riferimento all’uomo in ambito etico, sociale e politico. Non è un’opera scientifica, ma se non si conosce l’assunto principale della fisica quantistica può rappresentare l’ideale porta d’accesso. Non è nemmeno un manuale di manutenzione della motocicletta, perché non si esce dalla lettura con la tecnica di un meccanico.
Nello stesso tempo è tutto questo.


Forse la cosa migliore sarebbe concludere che di questo libro si può dire quello che non è, come per lo zen. E qui c’è il punto focale e d’arrivo, cioè l’intento di Robert Pirsig, pienamente andato a segno.
Non si esce uguali a prima dopo aver letto questo libro. Impossibile dimenticarlo. Si infiltra dentro di noi e dopo anni è ancora lì, pronto a rifarsi leggere. Suscita la Commozione nel senso più puro della parola, ma se hai voglia di costringerti a piangere non riesce a strappare una lacrima. C’è chi è arrivato solo a pagina venti, altri a pagina cento, raramente si arriva alla fine. Chi riesce a leggerlo tutto probabilmente, in qualche misura, ha varcato un confine di non ritorno con se stesso, e poi è ritornato. Il motivo di questo miracolo del ritorno-da-dove-non-si-può-tornare ce lo spiega bene l’autore. Le cose impossibili possono accadere.


Nel 1991 Robert Pirsig scrisse un altro libro, Lila, il perfetto corollario alla Metafisica della Qualità di cui mirabilmente aveva parlato nel precedente.
Il sottotitolo è Indagine sulla morale.
Qualcuno fra quelli che lo ha letto è rimasto deluso. Hanno detto che il miracolo non si è ripetuto.
E invece il miracolo c’è anche nel secondo, ma chi voleva essere miracolato nello stesso modo del primo non ha trovato il miracolo che avrebbe voluto. In realtà, l’Eroe positivo torna, e con un finale a sorpresa.

C’è la storia dell’Umanità, qui dentro, quella che avremmo tanto desiderato sentirci raccontare da bambini. Ma che nessuno aveva mai osato raccontarci.

Robert M. Pirsig: Lila (Adelphi, 1995, traduzione di Adriana Bottini)

 

“Che cosa c’è?” domando.
“È così diverso.”
“Che cosa?”
“Tutto. Prima non riuscivo a guardare oltre le tue spalle.”

 

 

 

3 commenti

  1. il libro mi aveva molto colpito. Grazie Tea, lo devo rileggere.

  2. anche io lo devo rileggere, un libro dove ognuno ci trova quello che vuole…

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