IL NUDO INUSUALE DELLE FOTO D’ARTE

IL NUDO INUSUALE DELLE FOTO D’ARTE

I pareri riguardo all’anno in cui si colloca la prima fotografia di nudo sono discordanti. Più certo è il luogo dove questo avviene: Parigi. Certamente erano gli anni quaranta dell’Ottocento. Subito le immagini fotografiche dei corpi denudati diventano mezzi necessari ai pittori che se ne servono per la riproduzione artistica del soggetto, la cui pratica prima di allora era schiava della presenza fisica dei modelli, dei calchi in gesso o dei bozzetti di terracotta.

Nasce allora una massiccia produzione di fotografie di nudo per uso accademico che in breve inizia a stuzzicare la fantasia anche di collezionisti privati. Verso la fine dell’Ottocento, la proliferazione delle fotografie che esibiscono attributi sessuali è talmente dilagante che il confine tra ispirazione artistica e scatti pornografici si fa sottile.

Protagonisti di questi scatti sono gli anonimi corpi denudati di ballerine, prostitute o ragazze in cerca di danaro facile. In questo periodo “i modelli venivano pagati 10/12 baiocchi per un giorno di posa, soldi che bastavano per acquistare una libbra di pane”.

FOTO ARTISTICHE DI NUDI INUSUALI

Le rappresentazioni erotiche trovano rapidamente un loro mercato, il costo di uno scatto di media fattura è di circa 6 franchi, mentre per le rappresentazioni migliori il prezzo si eleva fino al corrispettivo di un salario settimanale di un operaio. Durante gli ultimi anni del secolo si fa concreto il desiderio di indipendenza e appropriazione artistica della fotografia, che pone le basi per una rivoluzione estetica chiamata pittorialismo. L’uso di diverse tecniche per colorare e sfumare le immagini direttamente sulle lastre fotografiche diventa comune.

Privilegiato soggetto pittorialista diventa in breve tempo il nudo, che inizia a essere rappresentato in modo autonomo rispetto alle regole della pittura accademica pur mantenendo inalterata la struttura compositiva. La rappresentazione del corpo nudo diviene così il campo dove si svolge la battaglia per l’emancipazione del mezzo fotografico dalla pittura e dove, una volta che la battaglia fu vinta, la fotografia percorre in modo più convinto il cammino della sua evoluzione come forma d’arte autonoma.
Ricordiamo alcuni dei protagonisti.

 

Alfred Stieglitz – Nudo, 1918

Mentre stiamo lottando con i lockdown, le quarantene e il distanziamento sociale raccontiamo una storia d’amore ambientata ai tempi dell’altra grande pandemia che cambiò il mondo oltre un secolo fa: l’influenza spagnola. Nel 1916, si incontrarono il grande fotografo Alfred Stieglitz e la futura pittrice Georgia O’Keeffe. Lui aveva 52 anni ed era già molto famoso, lei 28 ed era una sconosciuta insegnante texana con vaghe ambizioni artistiche.

Stieglitz cominciò un corteggiamento a distanza che si protrasse fino alla primavera del 1919, quando la O’Keeffe contrasse l’influenza spagnola in Texas. Il morbo la colpi duramente lasciandola molto provata e indebolita. Per la sua convalescenza, decise di trasferirsi a New York, in modo che Stieglitz potesse prendersi cura di lei, sebbene fosse ancora sposato con un’altra donna che avrebbe abbandonato solo nel 1924, per stare definitivamente con lei.

FOTO ARTISTICHE DI NUDI INUSUALI

Sebbene Stieglitz abbia scattato alla O’Keeffe oltre 300 fotografie durante la loro lunga relazione, fu nel 1918, quando il loro amore era nuovo di zecca e il mondo era nel caos, che il suo obiettivo divenne letteralmente un prolungamento di se stesso, esplorando ogni centimetro del suo viso, dei suoi lunghi arti aggraziati e del suo languido corpo nudo.

Nel più bello di questi scatti il fotografo si avvicina alla O’Keffee per tagliarla alla spalla e alle ginocchia, in modo che la sua vita snella e il seno pendulo siano delicatamente bagnati dalla luce del giorno fresca e filtrata, che rimbalza sui pannelli riflettenti posti vicino alla camera. A differenza delle solite modelle di nudo, la O’Keeffe è muscolosa e magra: la posa anticonvenzionale la trasforma in una sorta di divinità dei boschi. Il pittorialismo era morto per sempre, era nata la fotografia modernista.

 

Man Ray – Le violon d’Ingres, 1924

Man Ray conosce Kiki de Montparnasse nel 1921 quando la bellissima e provocatoria giovane si chiama ancora Alice Prin. I due si incontrano a La Rotonde, il più famoso caffè parigino degli anni venti. La donna stava seduta in maniera scomposta per protestare contro il cameriere che, dubitando della sua “rispettabilità”, si rifiutava di servirla. Man Ray rimase impressionato dalla donna, la cui natura libera e provocatoria era ai limiti dello scandalo.

Il fotografo riuscì a convincerla a raggiungerlo presso il suo albergo per posare per lui. Fu subito amore: “Il primo pomeriggio non facemmo neanche uno scatto”. Ricorderà Kiki. La relazione durò sei anni, tra clamorosi alti e bassi determinati dal comportamento sempre sopra le righe della regina di Montparnasse e dalla strabordante gelosia del fotografo.

FOTO ARTISTICHE DI NUDI INUSUALI

Con l’espressione “Le violon d’Ingres”, si era soliti designare un hobby, una passione che, nel suo realizzarsi, riusciva altrettanto bene quasi come se fosse il proprio lavoro. L’artista francese Jean Auguste Dominique Ingres, infatti, oltre a dipingere maestosamente, trasfondeva le sue qualità artistiche anche nel suonare in modo eccellente il violoncello. Da questo proverbiale detto che Man Ray trae spunto per consacrare due delle sue più grandi passioni: la fotografia e Kiki. Il fotografo voleva catturare l’essenza stessa della loro storia di bruciante passione che scandalizzò e segnò per sempre la Parigi della Belle Époque. Kiki rabbiosa gli rispose: “Non sono il tuo violino di Ingres!”.

Un giorno Man Ray le drappeggia la testa con un panno, la adorna di orecchini e le fa assumere una posa ispirata a “La Baigneuse Valpinçon” di Ingres. Collega i suoi riflettori e scatta. Nel bagno, attrezzato a camera oscura, sviluppa i negativi. Sulla schiena della fidanzata disegna due effe di violino con la china nera. Realizza una stampa su carta fotografica e la mostra alla modella euforico: “Sì, tu sei il mio violino di Ingres”.

 

Edward Weston – Charis, Santa Monica, 1936

Molte delle immagini di nudo più famose di Edward Weston ritraggono la sua musa e assistente Charis Wilson, che incontrò a un concerto nell’aprile 1934 e descrisse come una “bella ragazza alta, con un corpo finemente proporzionato, viso intelligente e lentigginoso, occhi azzurri, capelli marrone dorato alle spalle”.

Nel 1935, Weston accettò di lavorare per la Works Progress Administration, fotografando gli effetti della grande depressione economica in California. Lui e la Wilson si trasferirono  in una piccola casa su Mesa Road a Santa Monica dotata di ampia terrazza con vista sull’oceano.

FOTO ARTISTICHE DI NUDI INUSUALI

Fu qui che Weston scattò quella che è probabilmente la sua fotografia di nudo più iconica. La Wilson è seduta su un tappeto di lana, presumibilmente perché la superficie era troppo calda per la sua pelle nuda. Una gamba incrociata maestosamente sull’altra, con le braccia che le circondano. La sua testa poggia sul ginocchio, i capelli con la riga rivolta verso lo spettatore, il viso oscurato.

“Mi sono seduta sulla soglia della camera da letto con la stanza in ombra dietro di me. La luce brillava cosi tanto che dovetti abbassare la testa per non guardarla. Edward disse di tenerla così”. La Wilson ricorda che Weston continuò a rammaricarsi per tutta la vita per l’ombra che alterava la sagoma del suo braccio destro. Ma forse è proprio quell’ombra che regala alla immagine quella parvenza astratta che la rende iconica.

 

Bill Brandt – Campden Hill, 1947

Bill Brandt è il più importante fotografo inglese del Novecento. Dopo essersi fatto un nome documentando in modo molto personale la vita nella città di Londra durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944 abbandona il lavoro di reporter per dedicarsi al nudo. I nudi che realizza tra il 1944 e il 1953 sono particolarmente innovativi, concorrono a costruire un universo buio e surreale dominato da ossessioni sessuali e trappole psicologiche.

“Campden Hill, 1947” è un buon esempio di tutto questo. Una figura femminile nuda è posta al centro della foto. L’occhio viene però prima attirato dalla enorme sedia in primo piano a sinistra, solo successivamente si sposta sulla figura seduta, per posarsi infine su una finestra aperta che incornicia un cielo notturno.

FOTO ARTISTICHE DI NUDI INUSUALI

Usando una fotocamera Kodak in dotazione alla polizia, con una profondità di immagine considerevole e un’apertura minuscola, Brandt inganna lo spettatore: quasi tutto nella foto è a fuoco, nonostante le diverse distanze. La fotografia sovverte così la sensazione di rappresentare qualcosa di reale.

L’immagine sprigiona una forte qualità allucinatoria. Evoca un sogno attraversato dal desiderio e dal mistero, tutto giocato sulla posizione e sulla posa della modella. Il suo corpo è in piena luce incastonato tra la silhouette della sedia in primo piano e la tenda scura sullo sfondo. È girata solo parzialmente verso il fotografo, nascondendo in parte il suo corpo nudo. Il suo sguardo non è rivolto verso l’obiettivo e sembra sottrarsi in parte alla brama voyeuristica dell’osservatore, introducendo cosi un’atmosfera di forte tensione sessuale.

 

Weegee – American girl, 1953

Arthur Felling, meglio conosciuto come Weegee (1899-1968) è stato un fotoreporter di successo specializzato in foto di cronaca nera. Oltre a contribuire con un numero enorme di immagini alla diffusione di vari giornali americani, divenne famoso dopo la pubblicazione del libro “Naked City” (1945), che conteneva una selezione dei suoi migliori scatti.

Nel 1947 si trasferisce a Los Angeles, dove rimarrà per quattro anni. L’incontro con il mondo dorato di Hollywood stimola la sua creatività. È attratto dagli estremi assurdi della città, così come dalle sue banalità, fotografando anteprime cinematografiche, cerimonie di premiazione, negozi di costumi, strip club e Skid Row, con occhio acuto e malizioso.

È il cosiddetto periodo delle “distorsioni”, durante il quale Weegee inizia a sperimentare nuove tecniche fotografiche come le esposizioni multiple, lo scioglimento dei negativi di copia o l’applicazione al suo obiettivo di un filtro simile a un caleidoscopio. Proprio in questo modo è stata realizzata “American girl” che ritrae una giovane spogliarellista della nascente scena del burlesque in California.

Le alterazioni prodotte dal filtro a caleidoscopio ci regalano un immagine inedita, misteriosa e ambivalente. La parte superiore, mostrandoci le splendide nudità della protagonista ci affascina e ci attrae. La parte inferiore ci presenta una sconcertante specie di donna insetto, una mantide religiosa che inquieta e spaventa.

 

Diane Arbus – Naked man being a woman,1968

L’opera di Diane Arbus rimane ancora oggi unica nella storia della fotografia. Un’opera che è spesso scioccante nella sua purezza. Che  sembra avvolta da un aurea invisibile di spiritualità, toccata dalla grazia.

Alla fine degli anni settanta Brooks Wright lavorava nel Massachusetts nel mondo delle barche a vela. Un sabato pomeriggio, lui e sua moglie Rita furono invitati a casa di un collega per un paio di birre. Ad un certo punto il collega tirò fuori un libro di fotografie. Sfogliandolo, l’attenzione di Brooks si soffermò sull’immagine di un uomo nudo, con il pene nascosto tra le gambe. Brooks sussurrò a sua moglie: “Quello è mio fratello Bruce”.


Ai tempi non si sapeva nulla sul modello di quella foto che nel frattempo era divenuta iconica e famosissima. Qui è proprio lui, un onnivoro che si è impegnato in tutte le possibili permutazioni sessuali, con uomini e donne, sia come uomo sia come donna. La foto ha delle qualità che si potrebbero definire mitologiche, sembra una Madonna al contrario, fiancheggiata da tende aperte, con il pene magicamente scomparso. Le tende sono macchiate, i segni del reggiseno e delle mutandine, che chiaramente si è appena tolto, si vedono ancora Una lattina di birra Schaefer è sul pavimento e il suo letto è pieno di spazzatura. Ma sembra a suo agio con se stesso e con la Arbus, tanto da averla lasciata entrare in casa sua.

La grande fotografa ebbe a dire: “È come se gli dei si divertissero a piazzarci nel posto sbagliato, così noi passiamo la vita alla ricerca di quello giusto”.

 

Lee Friedlander – Madonna, 1979

Lee Friedlander è uno dei più grandi fotografi del Novecento. Famoso per la inquietante stranezza dei suoi scatti urbani, nel 1977 inizia a dedicarsi al nudo sotto l’influenza del suo amico fotografo George Krause a Houston.

Tornato a New York, continua questo progetto per cui ha bisogno di nuove modelle. Nel 1979 una certa Louise Veronica Ciccone, non ancora Madonna, risponde a un annuncio di Friedlander su una rivista rivolto a modelle disposte a posare nude.

Friedlander la fotografa come suo solito, allontanandosi dalle comuni convenzioni visive. La posa è stravagante, l’ambiente è ordinario. Il fotografo non si ritrae di fronte alle imperfezioni delle sue modelle: i lividi, le cicatrici, o come in questo scatto, la forte pelosità. Diventano con naturalezza parte integrante della foto.

Friedlander ricorda Madonna, che all’epoca era una ballerina sconosciuta che cercava di sbarcare il lunario, come una ragazza molto professionale e sicura di sè. Per una sessione di dodici foto la pagò 25 dollari. Anni dopo, quando ormai Madonna aveva raggiunto lo status di star, la rivista Playboy pagò a Friedlander, per i diritti di pubblicazione di quelle foto mezzo milione di dollari.

 

Helmut Newton – Sie Kommen, 1981

Helmut Newton è un fotografo controverso. Si fa un nome nell’ambito della fotografia di moda, dove riesce a coniugare le esigenze commerciali a una sua visione personale. Alcuni hanno visto in questa sua visione una nostalgia per l’estetica nazista, infarcita da fantasie di supremazia e sottomissione. Una visione che ridurebbe la donna ad un mero oggetto sessuale a completa disposizione del desiderio maschile.

A noi pare pericolosamente riduttivo inquadrare in modo cosi semplicistico un artista complesso come Newton.

“Sie Kommen” è una foto dove quattro splendide giovani donne, armate solo della loro nudità e dei loro tacchi alti, avanzano orgogliose lanciando inequivocabili sguardi di sfida. Le quattro donne sono riprese dal basso, il fotografo deve essersi quasi inginocchiato di fronte alla loro sfolgorante bellezza. La loro nudità più che erotica è qualcosa di assolutamente naturale che le rende libere, che le conferma nella loro irriverente autonomia.

 

Nan Goldin – Kathleen White Modeling Helmut Lang, 1996

Nan Goldin è una fotografa che ha influenzato tutte le generazioni a lei successive. Con le sue foto apparentemente banali ha prodotto immagini documentarie sorprendenti e rivelatrici che ritraggono segmenti della cultura americana raramente visti o discussi.

La sua serie più famosa, “The Ballad of Sexual Dependency”, realizzata tra il 1979 e il 1986, cattura la sua corte di amici, compagni tossicodipendenti e travestiti che vivevano sulla Bowery, la strada che taglia in due Manhattan. Quest’opera è un ritratto di un’amica intima di Nan Goldin, l’artista Kathleen White (1960-2014).


Le due donne condividevano un’attrazione per le persone che vivono ai margini della società e si circondavano di gente strana, creativa e fuori dagli schemi. Queste comunità furono falcidiate tra gli anni ottanta e novanta dall’Aids. Kathleen White confezionò oggetti artistici realizzati coi capelli degli amici morti. La Goldin le scatta questa foto nel 1996, quando molti dei loro amici comuni erano scomparsi o stavano scomparendo.

Questo ritratto affettuoso cattura la modella in una posa che è un classico della storia della pittura, pervaso da un sottotono cupo che riflette l’impatto delle perdite condivise da entrambe. Nello stesso tempo il seno nudo e lo smalto fresco delle unghie celebrano la vita e diventano simboli di sopravvivenza.

 

Philip Lorca Di Corcia – Tenille, 2004

Philip Lorca Di Corcia, uno degli artisti più innovativi degli ultimi anni, diventa famoso  negli anni novanta con la sua serie Hustlers. Si tratta di foto di prostituti maschi che il fotografo avvicinava sul Santa Monica Boulevard, pagandoli per posare la stessa cifra che quelli normalmente chiedevano per i loro servizi.

Ambigua e piena di suggestioni, la foto di Tenille suggerisce una narrazione più esplicita. Lo scatto ci mostra una spogliarellista che pratica la pole dance, nel momento culminante della performance. La fotografia cattura la ballerina con le gambe avvolte attorno al palo, mentre il suo corpo penzola con grazia.


Come in quasi tutte le foto di Lorca di Corcia, protagonista assoluta è la luce che qui avvolge il corpo della ballerina come una cascata d’oro liquido. La drammaticità dell’illuminazione dona allo scatto una affascinante ambiguità.

Nella parte superiore modella un corpo perfetto e sensuale capace di risvegliare il nostro desiderio. Nella parte inferiore incornicia un volto contratto in una espressione di sofferenza, che ricorda l’iconografia del supplizio di San Sebastiano. Ecco allora che l’intera immagine sembra svelare ulteriori significati: la figura femminile sembra appesa a testa in giù, vittima di una specie di tortura.

 

 

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*