I SUPEREROI SONO MORTI – POSTA

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La fine dei supereroi

Caro Direttore,
cosa le piace meno dei supereroi di oggi?
Melissa

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Gentile Melissa,
negli anni sessanta i supereroi Marvel, al di fuori dell’albo dei Vendicatori, si incontravano abbastanza raramente.
Ognuno di loro viveva in una dimensione particolare: quella puramente fantascientifica da B-movie dei Fantastici Quattro, quella mitologica di Thor, quella metropolitana dell’Uomo Ragno, quella mistica del Dottor Strange, quella industriale di Iron Man, quella spionistica di Nick Fury eccetera.
Si vedevano anche dei personaggi comuni che non credevano nell’esistenza dei supereroi, perché questi si muovevano per lo più ai margini della società.

Nelle storie di oggi, invece, al mondo sembrano esserci più superuomini che persone normali. Supereroi che poi si ammassano in saghe piene di crossover. Supereroi che hanno perso la propria specifica dimensione di appartenenza e vivono in un frullato metropolitano-tecno-mistico-mitologico.
Per non dire dello sdoppiamento dei supereroi più famosi: quanti uomini ragno ci sono ormai? Una dozzina?
Per di più questa marmellata viene paradossalmente servita con un sempre maggiore realismo, mentre Jack Kirby e Steve Ditko, pur volendo disegnare come Hal Foster, erano gli ultimi araldi dello stille “cartoonesco” di Roy Crane.
Infine, si è perso il concetto di storia che dura un solo albo, reintrodotto da Jim Shooter negli anni ottanta, in cambio di storie annacquatissime da leggere in volume. E neanche lì del tutto godibili, perché spesso hanno agganci con altre serie.
Insomma, da tempo i supereroi sono morti, e morti male.

 

L’allarme fascista

Caro direttore,
da ragazzino ero ebbro delle parole magiche della sinistra: uguaglianza, potere al popolo e compagnia bella. Poi venne la primavera di Praga, l’intervento caritatevole dei fratelli sovietici e dei loro lacchè, che con i carri armati portarono l’inverno ai cecoslovacchi.
Ci fu Jan Palach e mi chiesi: “Ma come, un convinto comunista si ammazza per protestare contro i compagni portatori di libertà?”. Appurai che non era la prima volta che i sovietici reprimevano nel sangue la voglia di democrazia dei loro vassalli.
Io da tempo voto per quelli che non avendo mai avuto potere non possono avere le mani sporche. Il fascismo è morto, ma non per la sinistra che ancora oggi grida al lupo perché sa che senza fantasmi da combattere sarebbe fallita da un pezzo.
Io non mi sento razzista o xenofobo, sono un sostenitore di Israele e del suo sacrosanto diritto di esistere, eppure mi considerano un fascista! Un nemico da distruggere, ma, una volta che ci hanno distrutto, senza un “baubau” loro non saranno niente.
Salvatore

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Gentile Salvatore,
per la precisione, anche i dirigenti dell’odierna opposizione sono stati al governo con il ruolo di ministri, quando facevano parte di un altro partito. 

In Italia abbiamo due forti tradizioni politiche che hanno radici in partiti non democratici: quella mussoliniana, che sfortunatamente una volta è andata al potere, e quella staliniana, che per fortuna non c’è mai andata.
Oggi il Partito democratico non ha nulla a che vedere con il comunismo, rappresentando l’esito finale del “compromesso storico” con i democristiani vagheggiato da Enrico Berlinguer. Come pure Fratelli d’Italia non c’entra niente con il fascismo, almeno da quando Gianfranco Fini ne ha preso pubblicamente le distanze. Certo, alcuni aspetti esteriori non sono scomparsi del tutto, ma sono privi di reale consistenza.

Comunque di fascisti dichiarati ce ne sono ancora, in partitini che alle elezioni prendono lo “zero virgola zero” percento. Di norma i fascisti sono pericolosi per la democrazia quando vengono percepiti dai cittadini come salvatori della patria dal caos. Non quando, come la settimana scorsa, appaiono loro stessi fomentatori del caos.
Un qualche allarme lo destano solo perché a Roma, dove sono presenti più che altrove, in questi mesi stanno cercando di strumentalizzare il movimento dei “no vax” o “no green pass”. Anche nel resto d’Italia l’estrema destra contende il controllo del movimento a gruppi di estrema sinistra, comunisti e anarchici. Al momento attuale, però, il movimento “no vax” mi sembra ancora sostanzialmente autonomo.
I movimenti spontanei con un seguito numeroso sono spesso disorganizzati, per questo attirano come il miele gruppetti ben organizzati che vogliono impossessarsene ai loro fini.
Lo abbiamo visto qualche anno fa con i movimenti delle “primavere arabe”, nati grazie ai giovani internauti che volevano la democrazia occidentale, ben presto dominati da gruppi islamici fondamentalisti come i Fratelli islamici.
Quindi, dopo avere fatto cadere i governi autoritari dell’Egitto e della Tunisia, si sono ritrovati con governi forse peggiori, sia pure di breve durata. In Siria è andata anche peggio, perché questi movimenti hanno involontariamente aperto la strada all’Isis.

Decenni prima era accaduto qualcosa del genere in Italia. Alcuni confusi movimenti giovanili, come quello dei “capelloni”, sono stati scalati nel 1968 dai gruppetti “marxisti-leninisti”. Anche lì all’inizio, per esempio negli scontri di Valle Giulia a Roma, i neofascisti hanno cercato di inserirsi nel movimento.
Era sicuramente stranissimo, alla fine di questo processo, vedere i ragazzi con i capelli lunghi e i jeans che sognavano l’America marciare al distopico grido di
“viva Stalin” nelle file del Movimento studentesco di Capanna.
Una volta, a un mio amico fricchettone, un funzionario del consolato sovietico di Milano disse: “Perché vuoi dite di essere cuomunisti? Nuoi, in Russia, a vuoi vestiti da straccioni e con i capelli lunghi mettere in gulag”.
Tornando ai “no vax”, questi fanno parte di un ceppo secolare di movimenti alternativi sospettosi verso “l’ingerenza” della scienza, spesso portatrice, secondo loro, di “squilibri” al mondo naturale.
I nazisti ne ripresero molti elementi fondanti (come ho accennato qui e come altri hanno scritto qui), e negli anni sessanta, nella loro variante “hippy”, furono irreggimentati insieme ad altre tipologie giovanili protestatarie dai gruppuscoli comunisti occidentali, come detto sopra.

Proprio sulla scorta del passato, gli “alternativi” di oggi mi sembrano istintivamente più guardinghi e apolitici. In ogni caso, quello dei “no vax” non è certo un movimento maggioritario nel Paese, anche se neppure insignificante. Non entro poi nel merito del rifiuto di assumere il vaccino contro il Covid perché ho già divagato abbastanza.

 

Il formato tascabile funziona ancora?

Buongiorno direttore,
per quanto riguarda il formato da edicola ideale, che lei identifica in quello Bonelli, non pensa possa essere interessante rispolverare il pocket dei giornaletti erotici, che è poi lo stesso di Diabolik? Credo sia un formato che permette una buona foliazione senza aumentare l’impegno del disegnatore, in quanto servono vignette grandi. Generalmente nella gabbia ci stanno quattro vignette (due – NdR), ma il piccolo formato porta a “diluire” il racconto in grosse vignette, pochi balloon e font ben leggibili.
In questo modo, forse, ci si avvicinerebbe un po’ di più alla narrazione manga che va tanto di moda.
Andrea

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Gentile Andrea,
quello che dice ha una logica teorica, ma non credo abbia importanza effettuale. Come negli Stati Uniti vende solo il formato comic book e in Francia quello rivista, così in Italia il grande pubblico è attirato dal formato bonelliano. Certo, una volta il formato tascabile riscuoteva successo, ma oggi è accettato solo per i manga.
Già alla fine degli anni ottanta dissi a un editore, intenzionato a pubblicare un tascabile, che per vendere sarebbe stato necessario il formato bonellide… lo racconto qui.

 

Illustrazioni e fumetti

Gentile Direttore,
a proposito di illustrazioni, ricordo che rimasi folgorato (avevo dieci anni) da quelle di Bill Sienkiewicz in “Amore e Guerra”: una storia di Devil con i testi di Frank Miller.
Solo in seguito, crescendo, mi approcciai all’arte pittorica, forse motivato da quei disegni per me così particolari.
Le è mai capitato un’analoga situazione ispiratrice?
Zak

Gentile Zak,
io no, dato che non ho predisposizione per il disegno.
Trovo che Bill Sienkiewicz, per quanto bravo e suggestivo, non sia adatto alla maggior parte dei fumetti, perché il suo stile non gli consente di raccontare con precisione una storia attraverso i disegni.

Un illustratore che dipinge le vignette e allo stesso tempo sa raccontare a fumetti è senz’altro il più tradizionale Alex Ross, che molti anni fa avevamo visto nella formidabile miniserie Marvels.
Poi, purtroppo, mi pare non abbia più trovato dei testi all’altezza della magnificenza dei suoi disegni/illustrazioni.

 

Il Nobel contro il politicamente corretto

Caro Direttore,
ultimamente lei mi pare meno attento ai temi del “politicamente corretto” e della “cancel culture”.
Le cose stanno migliorando?
Gianna

Per niente, gentile Gianna.
In questi giorni sono calate, come ormai di consueto, diverse ombre.
Per esempio, leggiamo sul Corriere della Sera che Kathleen Stock, professoressa femminista e lesbica dell’Università del Sussex, è finita nel mirino dei sostenitori dei transessuali che l’accusano di essere “transfobica” perché afferma che il sesso biologico sia più importante dell’identità di genere. Contro di lei sono state organizzate marce e manifestazioni, gli studenti ne hanno chiesto il licenziamento.
Ma si è accesa, finalmente, anche una luce.
“Non inseriremo quote né rosa né etniche”, ha dichiarato il segretario generale dell’accademia svedese che assegna i Nobel, Goran Hansson. “Chi riceve l’onorificenza è perché ha lavorato a un progetto che potrebbe avere un impatto sull’umanità, non per la sua provenienza o perché uomo o donna”. Non sono mancate le proteste a queste parole, come quelle della fisica neozelandese Laurie Winkless: “Dispiaciuta ma non stupita dal fatto che l’accademia non abbia rinunciato alle sue visioni anacronistiche”.
Malgrado la rabbia della neozelandese, almeno per i premi Nobel esiste ancora una sola razza: quella umana.
In ogni caso, appena da qualche parte ci arriva il milione di euro per fondare il Partito occidentale gliela faremo vedere noi a questi nazistoidi (nel frattempo seguiteci nel gruppo su Facebook cliccando qui: Politicamente Scorretto).

 

Sauro Pennacchioli

 

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4 commenti

  1. Paradossalmente quello che a te non piace è invece quello che negli anni 90 a me attraeva molto del genere, intrecci sempre più all’ordine del giorno (vedi vendicatori xmen, vendicatori uomo ragno etc) storie lunghissime che duravano anni (vedi Bob Harras sugli Avengers), riconoscimento mondiale dei super (con tanto di rappresentante all’onu), etc.
    Per me la saga dei Raccoglitori di Bob Harras è da studiare nelle scuole pensa te.

  2. da ragazzino ERO EBBRO DELLE PAROLE MAGICHE DELLA SINISTRA: uguaglianza, potere al popolo e compagnia bella. Poi venne la primavera di Praga, L’INTERVENTO CARITATEVOLE dei fratelli sovietici e DEI LORO LACCHÈ, che con i carri armati portarono l’inverno ai cecoslovacchi.
    Ci fu Jan Palach e mi chiesi: “Ma come, un convinto comunista si ammazza per protestare CONTRO I COMPAGNI PORTATORI DI LIBERTÀ?”. Appurai che non era la prima volta che i sovietici REPRIMEVANO NEL SANGUE LA VOGLIA DI DEMOCRAZIA DEI LORO VASSALLI.
    IO DA TEMPO VOTO PER QUELLI CHE NON AVENDO MAI AVUTO POTERE NON POSSONO AVERE LE MANI SPORCHE (*). Il fascismo è morto, ma non per la sinistra che ancora oggi grida al lupo perché sa che senza fantasmi da combattere sarebbe fallita da un pezzo.
    Io non mi sento razzista o xenofobo, sono un sostenitore di Israele e del suo sacrosanto diritto di esistere, eppure mi considerano un fascista! Un nemico da distruggere, ma, una volta che ci hanno distrutto, senza un “baubau” LORO (?) non saranno niente.

    (*) cit. Almirante

    Per scrivere una finta lettera serve un minimo di cultura e conoscere “l’avversario” per parafrasare il loro linguaggio. Nessuno di sinistra userebbe queste frasi.

    • La lettera riportava anche il cognome, che ho omesso come al solito. Votando oggi, vota Fratelli d’Italia. Dice di essere stato di sinistra da ragazzino, fino al 1968 (l’invasione della Cecoslovacchia). La lettera è assolutamente credibile.

  3. Caro Pensaurus, il dottor Jones ritiene che la stanchezza arrivi con i chilometri percorsi e non con gli anni, ma noi che abbiamo quattordicinale Corno come biscottino proustiano non possiamo apprezzare fino in fondo la attuale overdose di picchiatelli in costume multimediale. Lo zeitgeist è ben rappresentato da My Hero Academia che infatti piace anche a Crepascolino ( 80% della popolazione sviluppa superpoteri – seguiamo il “viaggio dell’eroe” di un ragazzo nato senza capacità metaumane ndr ). Qualcosa del genere era nella zucca di Grant Morrison per la sua run sugli X-Men di inizio secolo ( un ragazzo non mutante entra nella scuola di Xavier ) e non è stato concretizzato. I bimbi e pre adolescenti si identificano nei supereroi – i mutanti Marvel mutano durante la adolescenza , concept sviluppato principalmente da Claremont – ed oggi siamo forse tutti eterni Peter Pan che sognano di svolazzare felici ed ammirati in un mondo colorato e iper connesso dove anche la più pericolosa minaccia al multiverso è sconfitta nello spazio di un paperback o due. Naturalmente ci sono i corsi e ricorsi e torneremo a considerare la tua idea di un tascabile in b/n a due vignette per pagina con primi piani e piani americani stretti su metaumani che dialogano in salotto e forse sono picchiatelli in costume che giocano peterpanici perché fuori il mondo è un posto non così divertente …ciao ciao

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