I PERSONAGGI DISNEY SCOMPARSI

I PERSONAGGI DISNEY SCOMPARSI

Sin dalla più tenera età ho sempre amato i personaggi poco conosciuti, quelli che apparivano e di cui poi improvvisamente se ne perdevano le tracce. Amavo gli errori di percorso, le direzioni prese e poi abbandonate lungo il viaggio, i cambi improvvisi delle storie.
Tutto questo è cominciato con i fumetti di Topolino.

I PERSONAGGI DISNEY SCOMPARSI

I primi disegni conosciuti di Mickey Mouse (circa 1928) realizzati da Ub Iwerks

 

Avrò avuto nove o dieci anni quando presi la decisione di “catalogare” tutti i personaggi Disney ricorrenti, cioè quelli che comparivano in più di una storia.
Ben presto scoprii che la cosa non era semplicemente possibile.
Non per una persona sola, almeno.

Troppi erano i personaggi creati dai vari autori che si erano succeduti alla corte di Walt Disney. I personaggi delle origini, quelli creati dalla casa madre e quelli creati dagli autori di molti dei paesi in cui si creavano le storie disneyane, come l’Italia, il Brasile e la Danimarca.
Eppure, in questa ricerca si possono scoprire tanti dettagli interessanti.

 

I GENITORI DI MINNI

Walt Disney cominciò a pensare a un topo antropomorfo già nel 1925, ai tempi del Laugh-O-Gram Studio, e sulla base delle sue idee Ub Iwerks realizzò i primi schizzi del personaggio.
Si trattava di un personaggio piuttosto diverso rispetto a quello definitivo.

Si dice che Walt Disney prese come fonte d’ispirazione un topo che bazzicava per i locali dello studio. Inizialmente voleva chiamare il nuovo personaggio Mortimer Mouse, però sua moglie Lilian lo convinse che non sarebbe stato un nome adatto a un personaggio per bambini.
Walt ripiegò così su Mickey Mouse.

Mickey Mouse / Topolino debuttò nei cartoon nel 1928 e poi nelle strisce a fumetti nel 1930.
Disney non rinunciò del tutto al nome Mortimer, impiegandolo più volte per alcuni personaggi secondari inseriti nelle prime avventure del Topo.
Primo tra tutti uno zio di Minni, un riccone che nel 1930 appare a cavallo della seconda avventura a fumetti, Mickey Mouse in Death Valley (in italiano Topolino nella Valle Infernale).

In seguito sarebbe arrivato anche uno Zio Martino, anch’esso miliardario ma stavolta parente di Mickey… e questo ha fatto si che talvolta (ma non sempre) i due personaggi risultino accorpati e intercambiabili tra loro.

L’universo topoliniano delle prime avventure è un ambiente ancora rurale, anzi, totalmente contadino, che risente della grande depressione economica iniziata nel 1929 e che vive di riflesso la realtà americana.

I personaggi rischiano sempre di vedere le case pignorate e le banche fallire da un momento all’altro. Però, nel contempo, proprio l’ambientazione agreste faceva sì che nelle vicende aleggiasse un’aura di innocenza e di entusiasmo per il futuro.

A disegnare le prime storie c’erano lo stesso Ub Iwerks e Win Smith.
In seguito sarebbe arrivato quel talento naturale che fu Floyd Gottfredson (1905-1986).

I PERSONAGGI DISNEY SCOMPARSI

Floyd Gottfredson al lavoro

 

Gottfredson, che all’inizio avrebbe voluto essere assegnato al reparto animazione, si innamorò talmente dell’incarico da essere considerato una sorta di “terzo padre di Topolino” dopo Disney e Iwerks.
Ha disegnato il personaggio a lungo, dal maggio 1935 all’ottobre del 1975.

I genitori di Minerva “Minnie” Mouse (così si chiama in originale anche se Minerva non viene quasi mai usato) compaiono con un ruolo di primo piano in Topolino e il bel Gagà (Mr. Slicker and the Egg Robbers), la terza avventura ospitata dai quotidiani statunitensi, dal settembre al dicembre del 1930.
Per poi tornare come comparse l’anno dopo nella quinta vicenda, Topolino vince Spaccafuoco (Mickey Mouse Vs. Creamo Catnera), e quindi scomparire del tutto senza più essere nemmeno nominati in seguito.

I PERSONAGGI DISNEY SCOMPARSI I PERSONAGGI DISNEY SCOMPARSI

Marcus Mouse (in italiano ribattezzato Signor Tognone) e sua moglie Mrs. Mouse (Signora Tognone) sono fisicamente più alti e magri rispetto alla figlia e al suo fidanzato Topolino. Penso per dare una caratterizzazione adolescenziale a Mickey e a Minnie.

Tognone è un agricoltore, mentre la moglie ha più una connotazione da casalinga. Si trovano a dover lottare contro i debiti che stanno strozzando la fattoria, cosa che finirà per influenzare anche il rapporto tra Mickey e Minnie.
Con Mickey che farà di tutto, compreso tentare un improbabile suicidio, per salvare il suo rapporto con Minni Minerva.

Nell’universo disnenyano delle origini c’era un poco di tutto. Personaggi secondari come Bill Barba, l’inetto caprone sceriffo della cittadina dove abita Mickey (che in America non avrà mai un nome).
Esponenti di quell’America che stava cambiando, e di conseguenza anche loro dopo un poco non ebbero più ragione di esistere.

 

IL PERSONAGGIO DISNEY PIÙ LONGEVO

Nei primi cartoon e nei primi fumetti di Mickey compare come villain un certo Pete, che già si era visto nella serie di cartoon Alice Comedies (anche conosciuta con il titolo di Alice in Cartoonland). Bisogna fare un passo indietro.

Dopo la conclusione del ciclo dei Laugh-o-Grams, e nonostante il fallimento del suo studio di Kansas City, Walt Disney e i collaboratori dell’epoca, tra cui Freeleng, Harmon, Iwerks e Roy Disney nonchè Lilian Bounds (fratello della la futura moglie di Walt), decisero di lanciare una seconda serie di 57 episodi, che durò dal 1923 al 1927.
Serie che mescolava animazione e attori dal vero, all’inizio vagamente ispirata alla Alice di Lewis Carroll.

Walt Disney, su invito del fratello Roy, si era già trasferito a Los Angeles ed era fortemente motivato a ricominciare.
Anche se in seguito Walt ne perse i diritti, le Alice Comedies rappresentarono un grandissimo banco di prova per i futuri lavori dell’artista, sia a livello tecnico sia per le reazioni nel pubblico che provocarono.

Si cominciò nel 1923 con l’episodio pilota Alice’s Wonderland, all’interno del quale, assieme alla prima Alice, comparivano dal vivo Walt e Ub in compagnia degli animatori Harman, Maxwell e Ising, che interpretavano loro stessi mentre lavoravano.
Nelle puntate successive, però, sarebbe comparsa solo Alice.

Alice venne interpretata da varie “baby artiste”, prima tra tutte la piccola Virginia Davis, i cui genitori ottenero come pagamento il 5% degli incassi, mentre tutti gli altri personaggi erano realizzati in animazione.

A filmare Virginia Davis si occupava Roy, mentre Walt, Iwerks e gli altri si occuparono dei disegni e delle storie.
Virginia Davis, una volta superati i sette anni, venne rimpiazzata prima da Margie Gay e poi da altre bambine.

Molti di questi coltrometraggi risultano perduti, non però Alice’s Wonderland e Alice solves the Puzzle, di cui parleremo.
A partire dal 1925, più precisamente dall’appena ricordato episodio Alice solves the Puzzle, cominciò ad apparire una di via di mezzo tra un orso e un gatto che ebbe tanti nomi: Bootleg Pete, Black Pete, Terrible Tom e Peg Leg Pete.
Anche se alla fine si trattava sempre della prima incarnazione del buon vecchio Pietro Gambadilegno.

La prima versione di Pietro Gambadilegno, qui chiamato Bootleg Pete, nel cartoon “Alice solves the Puzzle” del 1925

 

Il quale, dopo essere comparso in diversi episodi della serie di Alice, venne trascinato senza troppi problemi in quella di Mickey Mouse.

 

LA QUESTIONE “JULIUS THE CAT”

Non erano però tutte rose e fiori.
Disney e compagni sin dall’inizio avevano utilizzato animali antropomorfi nelle loro produzioni, del resto quella era la tendenza del periodo.
Già ai tempi del primissimo Cappuccetto Rosso comparirono un cane bianco e un gatto nero senza nome che tornarono in altri cartoni dei Laugh-O-Grams, come intermezzi comici per movimentare la storia.

Sempre da “Alice solves the Puzzle”, il gatto Julius affronta Pete

 

Senza quasi accorgersene, la presenza del gatto diventò una piacevole abitudine. Un marchio di fabbrica che gli spettatori apprezzavano.
La cosa subì una significativa evoluzione con le Alice Comedies.

Per questa sua seconda serie Walt Disney aveva finalmente trovato un distributore importante, un’azienda che gli poteva garantire una diffusione più ampia. Purtroppo le cose non funzionarono come sperato.

Margaret J. Winkler, fino a poco tempo prima distributrice dei cartoon di Felix the Cat, non si era lasciata esattamente in buoni rapporti con Pat Sullivan, che deteneva i diritti del famoso personaggio.
Consigliata probabilmente dal fidanzato Charles Mintz, futuro nemico della famiglia Disney, chiese con una certa insistenza a Walt (praticamente glielo impose) di sviluppare un personaggio quanto più possibile “simile” a Felix.

Così il felino che sovente era apparso nei Laugh-O-Grams venne battezzato Julius the Cat diventando il co-protagonista delle Alice Comedies, l’eroe che spesso e volentieri salvava la bambina umana dai pericoli.

Julius the Cat rubacuori

 

Walt Disney, pur affezionato al personaggio, una volta conclusa la serie non riprese quasi più Julius. Ne fu praticamente obbligato dalle azioni legali della Winkler e di Mintz, delle quali magari parleremo un’altra volta.

Prossimamente su Giornale POP: i personaggi scomparsi di Paperino.

 

Pubblicato da Nocturnia.

 

 

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*