I NUMERI UNO DI KIRBY DAL 1940 AL 1959

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Jack Kirby ha avuto una vita artistica lunga e piena di soddisfazioni. La sua non comune creatività lo ha portato a creare un gran numero di nuove serie e nuovi personaggi nell’intento di regalare al pubblico sempre diverse occasioni di lettura.
Ripercorrere la sua carriera ci permette di rivedere l’intera storia dei comic book: qui ci limitereno ai primi venti anni.

 

1940 – Crash Comics Adventures

Il 1940 fu un periodo difficile per molti americani. Sebbene l’economia stesse migliorando, il paese era ancora alle prese con la Grande Depressione. La giovane industria dei comic book stava fornendo lavoro a molti disegnatori, anche se non era certo un mestiere pagato bene come disegnare le strisce che apparivano sui quotidiani.

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Per guadagnarsi da vivere con i comic book, un disegnatore di fumetti doveva avere talento e lavorare sodo. Il giovane Jack Kirby, che si era fatto le ossa nello studio di Will Eisner, aveva certamente talento e il lavoro non lo spaventava.

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L’uomo che gli appassionati di fumetti avrebbero chiamato “il Re”, entrò nel mondo dei comic book quasi in punta di piedi, realizzando un fumetto di 8 pagine per una piccola casa editrice, la Tem Publishing, una delle tante che cercavano di cavalcare l’onda del successo che gli albi a fumetti stavano riscuotendo.
Si trattava di una storia di fantascienza intitolata “The Solar legion”, uscita sul n. 1 di Crash Comics Adventures. L’albo, come molti di quelli che uscivano in quel periodo, non andò oltre il quinto numero.

 

1940 – Red Raven Comics

Come altri editori in quegli anni, Martin Goodman stava abbandonando le pulp in favore dei comic book. La sua casa editrice, la Timely Comics, stava conseguendo un lusinghiero successo di vendite con le testate Marvel Comics, Daring Mistery Comics e Mystic Comics, le quali pubblicavano, tra le altre, le avventure di Sub-Mariner e della Torcia Umana.I NUMERI UNO DI KIRBY DAL 1940 AL 1959

Nel tentativo di ampliare il suo parco per rispondere a una domanda di comic book che non sembrava finire mai, Goodman diede alle stampe la nuova testata Red Raven Comics. La quale contiene il fumetto di 8 pagine “Mercury in the 20th century”, la prima collaborazione del Re con quella che diventerà famosa come la “Casa delle idee”.

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Inizio non molto felice: di Red Raven Comics non uscirà un secondo numero.

 

1941 – Captain Marvel Adventures

Jack Kirby aveva da tempo stretto un fortunato sodalizio artistico con Joe Simon, un creativo della città di Rochester. I due si alternavano nei ruoli di sceneggiatore, disegnatore e inchiostratore. Anche se era Kirby a occuparsi soprattutto di questi aspetti, mentre a discutere gli aspetti economici con le case editrici andava Simon.
Fu infatti lui a mettersi d’accordo con Al Allard, direttore artistico della Fawcett, quando questi gli chiese se i due se la sentissero di prendersi Capitan Marvel.
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Il personaggio di Capitan Marvel era apparso per la prima volta nel 1940 su Whiz Comics. Da subito aveva riscosso un incredibile successo, che la casa editrice pensava di sfruttare dando alle stampe una rivista a lui interamente dedicata.
Joe Simon racconta che Allard gli chiese “se potevo finire l’intero albo in una settimana o giù di lì. Jack ed io stavamo ancora lavorando come freelance, e ricordavamo bene com’era fatta la povertà, quindi gli dicemmo di sì”.

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Il n. 1 di Captain Marvel Adventures uscì nel marzo 1941 con quattro storie di 15/16 pagine scritte da Joe Simon, disegnate da Jack Kirby e inchiostrate da Dick Briefer. Il troppo poco tempo a disposizione non permise a Kirby e soci di realizzare un prodotto di alta qualità. La Fawcett non dovette essere molto contenta del risultato, visto che dal n. 2 matite e chine passarono a George Tuska.

 

1941 – Captain America Comics

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale in Europa aveva mobilitato le coscienze degli americani che si erano subito divisi tra interventisti e neutralisti.

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Molti protagonisti dell’industria del fumetto erano di origine ebrea, compresi Martin Goodman, Joe Simon e Jack Kirby. Tutti e tre erano dalla parte degli interventisti e con i loro fumetti volevano convincere l’America a entrare in guerra.
Sub-Mariner e la Torcia Umana avevano iniziato a combattere i tedeschi da quasi un anno, ma l’America continuava a mantenersi neutrale.

I NUMERI UNO DI KIRBY DAL 1940 AL 1959C’era bisogno di qualcosa di più, di qualcuno che prendesse davvero a sberle Hitler. Furono Simon e Kirby a ideare il superpatriota a stelle e strisce chiamato Capitan America, uno dei più grandi successi della Golden age che rese Martin Goodman ricco e Simon e Kirby famosi.

 

1941 – All Winners Comics

A questo punto Martin Goodman aveva tre personaggi popolari tra i lettori di comic book: Sub-Mariner, la Torcia Umana e Capitan America: perché non lanciare un nuovo albo antologico che pubblicasse le storie di tutti e tre i supereroi?

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Detto fatto, nell’estate del 1941 uscì il primo numero di All Winners, che conteneva una storia di Sub-Mariner scritta e disegnata da Bill Everett, una della Torcia Umana scritta e disegnata da Carl Burgos e una di Capitan America scritta da Joe Simon e Jack Kirby, disegnata da Jack Kirby e Al Avision, e inchiostrata da Joe Simon, Al Gabriele e Syd Shores.

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Un piccolo successo che durerà fino alla crisi dei supereroi nel 1947.

 

1941 – Young Allies Comics

“Sono nato a New York, nel Lower East Side c’era gente dappertutto, è normale che io ragioni per gruppi”. Così Kirby spiegava la sua predilezione per le gang giovanili di quartiere, alle quali pure lui aveva fatto parte quando era un ragazzino.

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La prima ideazione di una banda giovanile come protagonista di un fumetto avvenne sulle pagine di Capitan America, dove un gruppo di ragazzini chiamato le Sentinelle della libertà combatte i nazisti. Il successo di questo gruppo fu tale che la Timely decise di editare la testata Young Allies.

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I “giovani alleati” erano Bucky (compagno di Capitan America), Knuckles, Jeff, Whitewash Jones, Tubby e Toro (partner della Torcia Umana). La serie uscì per 20 numeri, fino all’ottobre 1946.

 

1942 – Boy Commandos

Le vendite delle pubblicazioni della Timely che contenevano storie di Capitan America o di personaggi a lui legati raggiunsero livelli sufficientemente alti da ingolosire Simon e Kirby che verso la fine del 1941 cominciarono a esigere da Martin Goodman una percentuale sulle copie vendute.

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Mentre ancora si discuteva sulla spartizione delle royalties, i due iniziarono a collaborare di nascosto con la National Comics (che poi sarebbe diventata la Dc Comics), la quale accettò di riconoscere loro una piccola percentuale sulle vendite. Quando Goodman lo scopri (pare in seguito a una soffiata del giovane Stan Lee) li cacciò in malo modo dalla Timely.

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Simon e Kirby non se la presero più di tanto e per la National perfezionano l’idea del gruppo di ragazzini che combatte i nazisti creando i Boy Commandos, che sarà un titolo ben venduto durante il periodo bellico.

 

1946 – Real Fact Comics

Quando tornarono dalla guerra, Simon e Kirby trovarono un mondo del fumetto profondamente cambiato. I supereroi vendevano sempre meno, bisognava inventarsi qualcosa di nuovo.

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La National provò a puntare sui fumetti educativi, la nuova moda nata in risposta alle critiche ai fumetti di un autore di libri per bambini di Chicago, Sterling North.

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Simon e Kirby collaborarono svogliatamente a un’impresa in cui non credevano più di tanto. Le scarse vendite dell’albo gli daranno ragione.

 

1946 – Stuntman Comics

A guerra ancora in corso Joe Simon aveva concluso con la casa editrice Harvey un accordo che riconosceva alla coppia di autori il 50% dei profitti sulle vendite.

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L’accordo era molto più remunerativo di quello che i due avevano con la National, così crearono il personaggio di Stuntman.

Un nuovo supereroe senza superpoteri, in un mercato che cominciava ad avere problemi in sovrapproduzione e che si stava disamorando del genere, non si rivelò una grande idea. L’albo chiuse dopo appena tre numeri.

 

1946 – Boy Explorers

Sempre per la Harvey, Simon e Kirby tentarono di riciclare per l’ennesima volta l’idea della gang giovanile.

Questa volta chiamarono la banda i Boy Explorers, un gruppo di orfani che, a differenza dei Boy Commandos, non combattevano in guerra, ma si limitavano a vivere storie avventurose. Il mercato era talmente saturo che era diventato difficile anche solo procurarsi una minima visibilità sugli scaffali delle edicole. Boy Explorers chiuse con il n. 2.

 

1947 – My Date Comics

Quando Jack Liebovitz, uno dei due editori della National, seppe dell’accordo tra Simon e Kirby e la Harvey, troncò immediatamente i rapporti con i due, che così si ritrovarono con un pugno di mosche in mano.
Esautorati dalla National e con i due albi creati per la Harvey che si erano rivelati dei flop, il duo si trovava a dover ricominciare tutto da capo. I successi del periodo bellico sembravano ormai un lontano ricordo, bisognava inventarsi qualcosa di nuovo.

Fu la Hillman Periodicals a offrirgli un’ancora di salvezza. La Hillmann era una delle tante case editrici nate durante il periodo bellico, che aveva riscosso un certo successo con il personaggio di Airboy.
Simon e Kirby crearono qualcosa di veramente nuovo: My Date. Con il titolo “il mio appuntamento”, My Date pubblicava racconti umoristici sul mondo adolescenziale. A un’analisi superficiale poteva apparire un semplice clone di Archie.

Nonostante sia durato solo quattro numeri la sua importanza non deve essere sottovalutata. My Date può essere considerato come un albo proto-sentimentale. Pur non essendo ancora a tutti gli effetti una serie di fumetti “d’amore”, anticipa alcune tematiche che contribuiranno al successo di quel filone.

 

1947 – Justice Trap the Guilty

Un’altra casa editrice con la quale Simon e Kirby stipularono un accordo nel 1947 fu la Prize Comics. La Prize era una delle case editrici passata dalle pulp agli albi a fumetti all’inizio degli anni quaranta, con la quale Simon e Kirby avevano collaborato in passato.

Secondo l’accordo, in cambio dell’albo completo, gli autori non prendevano nessun compenso iniziale, ma avevano diritto al 50% dei profitti. Era un azzardo: se l’albo non avesse venduto, non solo i due non ci avrebbero guadagnato nulla, ma avrebbero anche perso il lavoro e il denaro investiti.

La Prize aveva bisogno di una serie di genere poliziesco. Simon e Kirby diedero loro Justice Traps the Guilty, un titolo dalla parte dei poliziotti, che invariabilmente riuscivano a catturare i criminali. Nonostante ne vennero pubblicati 92 numeri, le vendite furono piuttosto modeste. I tempi dei successi da oltre un milione di copie di Capitan America e Boy Commandos sembravano davvero lontani.

 

1947 – Young Romance

Young Romance fu il titolo che cambiò la vita di Simon e Kirby. Con il senno di poi le storie sentimentali sembrano un tema così ovvio che è strano che nessuno nel fumetto ci avesse pensato prima.
I due autori non dovettero guardare tanto lontano per trovare l’ispirazione, le edicole erano piene di pulp specializzate sulle storie d’amore.


Gli autori delle pulp sapevano esattamente cosa volevano le ragazze di tutte le età. Simon e Kirby non fecero altro che trasportare queste storie sugli albi a fumetti.
Il primo numero vendette il 92% dello stampato, con il terzo le vendite erano triplicate, presto superarono il milione di copie. Con il numero 13 il titolo passò da bimestrale a mensile, mentre già le edicole stavano riempiendosi di imitazioni.

Diventò ben presto uno dei generi di maggior successo nel fumetto e lo rimase fino a metà anni cinquanta. Il successo di Young Romance durò negli anni, ne vennero pubblicati 124 numeri con l’etichetta Prize e 84 successivi dalla Dc Comics.

 

1949 – Young Love

Il successo di Young Romance generò quasi immediatamente la comparsa di una serie pressoché infinita di cloni. Nel 1949 quasi tutte le case editrici di fumetti pubblicavano storie d’amore: la Quality Comics aveva Flaming Love, la Dc Comics Falling in Love, la Harvey First Love Illustrated, la Timely Girl comics e la Charlton My Love Secret.


La Prize decise di battere il ferro caldo rilasciando uno spin off per capitalizzare l’enorme successo conseguito dal nuovo genere. Simon e Kirby si inventarono Young Love, che diventò anch’esso un best seller da oltre un milione di copie. Stavolta il duo ce l’aveva veramente fatta.


Grazie al coraggioso contratto che avevano stipulato con la Prize, incassarono un sacco di soldi e poterono permettersi di acquistare due case vicine tra loro a Long Island, davanti a New York.

 

1949 – Real West Romances

Il successo del genere romantico era diventato un vero e proprio boom, così la Prize decise di lanciare un ennesimo clone, stavolta ambientato nel vecchio West.


Per garantire la qualità dei contenuti ai propri entusiasti lettori, l’editore volle anche su questo albo il marchio della premiata coppia Simon e Kirby. La quale ormai faticava a tenere dietro all’enorme mole di lavoro, per cui dovette assumere uno stuolo di collaboratori tra i quali i talentuosi John Prentice e Leonard Starr, entrambi destinati in futuro ad avere successo nelle strisce dei quotidiani.

 

1949 – Western Love

La Prize iniziò a pubblicare nel 1949 anche una rivista gemella a Real West Romances, Western Love, sempre gestita dalla coppia Simon e Kirby.

Nonostante anche questo sottogenere avesse un sacco di imitazioni, stavolta il pubblico non lo apprezzò più di tanto.

 

1950 – Black Magic

Il declino dei supereroi stava favorendo l’emergere di nuovi generi nell’ambito del fumetto. Dopo le storie romantiche arrivò l’horror. Al Feldstein entrò a far parte dello staff della Ec Comics nel 1948 per dedicarsi ai fumetti polizieschi. D’accordo con l’editore Bill Gaines iniziò a introdurre racconti horror nelle serie poliziesche della Ec Comics.

Questi fumetti ebbero un successo tale che l’albo in cui venivano pubblicati, Crime Patrol, cambiò nome in The Crypt of Terror con il n. 17 dell’aprile-maggio 1950.

Non passarono nemmeno 6 mesi e nell’ottobre del 1950 anche la Prize pubblicò il suo albo horror: Black Magic, naturalmente interamente realizzata dallo studio di Simon e Kirby, che ormai comprendeva artisti del calibro di Mort Meskin, Steve Ditko, John Prentice, Marvin Stein, l’italiano Bruno Premiani, George Roussos, Bill Draut e altri.
Le storie horror di Simon e Kirby si contraddistinguevano, rispetto a quelle della Ec Comics, per il loro spirito moderno e metropolitano, che tendeva a escludere personaggi classici come vampiri e licantropi.

 

1950 – Boys’ Ranch

Nonostante i problemi che avevano incontrato Stuntman e Boy Explorers, Simon e Kirby rimasero sempre amici di Alfred Harvey e lavorarono con lui a più riprese.


Fu quasi naturale che gli offrissero una delle cose migliori mai uscite dal Simon and Kirby Studio: Boys Ranch.
Da un certo punto di vista, Boys Ranch era l’ennesima riproposizione dell’idea delle bande giovanili, questa volta ambientata nel west.

Nonostante sia considerata una delle creazioni più significative di Simon e Kirby, che dal punto di vista artistico diedero il meglio di sè, non riuscì ad andare oltre il sesto numero. Forse anche perché, come era solito fare, Kirby diradò la sua presenza su queste pagine dopo il terzo numero.

 

1953 – Captain 3D

Un altro lavoro che Simon e Kirby realizzarono per la Harvey fu Captain 3D. Fu fortemente voluto dall’editore, nel tentativo di cavalcare l’onda del successo che stavano ottenendo i fumetti in 3D nel 1953.

Gli occhiali anaglifici rossi e blu erano diventati una presenza fissa nelle case americane a seguito dei film in 3D. Sulle prime lo Studio aveva nicchiato, perché nessuno dei disegnatori aveva esperienza nel campo, ma quando Alfred Harvey alzò le percentuali di guadagno, Simon e Kirby capitolarono.

La moda del 3D sì rivelò una breve fiammata e quando Captain 3D uscì, nel dicembre 1953, le vendite milionarie dei mesi precedenti si erano già drasticamente ridotte, decretando la chiusura immediata del titolo.
Malgrado i sinceri sforzi, i due autori non riuscirono mai a produrre un albo di successo per l’amico Harvey.

 

1954 – Fighting American

Con la Guerra di Corea, nella quale gli americani combattevano i comunisti del Nord alleati ai Cinesi e ai Sovietici, si amplificò in Usa l’avversione per il “pericolo rosso”. Verso la fine del 1953 alla Atlas Comics, ex Timely e futura Marvel, pensarono fosse giunto il momento di riesumare il personaggio di Capitan America, questa volta contrapponendolo ai comunisti.


Questo riaprì una ferita rimasta aperta in Simon e Kirby, che ancora non avevano digerito il modo in cui Martin Goodman li aveva esautorati dal loro personaggio più famoso. Pensarono quindi di realizzare una parodia del loro superpatriota a stelle e strisce e lo proposero alla Prize.

La Prize Comics pubblicò il n. 1 di Fighting American nell’aprile del 1954. La serie della parodia riscosse poco interesse come quella del parodiato. Fighting American chiuse con il n.7, la nuova testata di Capitan America anche prima.

 

1954 – Bulls Eye

Gli anni cinquanta portarono alla ribalta una nuova generazione di giovani americani. Come il Martin Brando del film Il selvaggio, amavano atteggiarsi a ribelli senza una causa. I loro comportamenti impauriva gli adulti. La gente cominciava a chiedersi quali fossero i motivi dell’aumento della criminalità giovanile.
Fredric Wertham, uno psichiatra di origine tedesca, diede una discutibile spiegazione nel suo saggio “Seduction of the Innocent”, uscito nell’aprile del 1954: la colpa era tutta dei fumetti.

Le immagini contenute nei comic book (delitti efferati, donne semisvestite) avevano sulle menti dei ragazzini un effetto dirompente, istigandoli al sesso e alla violenza. Questa teoria ottenne una cassa di risonanza tale dai media che finì quasi per distruggere l’intera industria del fumetto.

Le testate più prese di mira (quelle horror) iniziarono a chiudere una dopo l’altra e nessun editore si arrischiava più a fare uscire titoli nuovi. Nel bel mezzo della caccia alle streghe, Simon e Kirby decisero di investire tutti i loro risparmi nella creazione di una casa editrice, diventando editori di loro stessi.

Crearono la Mainline Publications Inc. che, nel luglio del 1954, pubblicò il suo primo comic book: Bulls Eye. Dopo aver mescolato il western con le gang giovanili e con le love stories, ora Simon e Kirby provavano a mescolarlo con gli eroi mascherati (non era comunque una novità).
Le tavole cominciavano già a risentire della propaganda antisesso e violenza: in una tavola Kirby finisce per disegnare una lotta con il tomahawk (l’ascia da guerra dei nativi americani) senza tomahawk!
Nonostante fosse un prodotto curato, Bulls Eye chiuderà dopo 7 numeri.

 

1954 – In Love

Durante le audizioni della sottocommissione del Senato americano sulla delinquenza giovanile, formata dopo il successo del libro di Wertham, vennero posti sotto accusa anche i fumetti romantici perché raccontavano storie di ragazze dallo spirito libero che sfidavano non solo i loro genitori, ma anche i loro fidanzati, mettevano in scena una rappresentazione di ribellione giovanile.

Questo non impedì alla Mainline Publications Inc. di mettere in cantiere l’ennesimo titolo dedicato alle storie d’amore: In love, che uscì in agosto. Nonostante fosse un prodotto di qualità, il clima generale non era favorevole per il lancio di nuove testate, così In love chiuse dopo quattro numeri. Gli stessi edicolanti il più delle volte si rifiutavano di esporre gli albi dei fumetti per evitare le critiche del pubblico.

 

1954 – Police Trap

L’ultima delle uscite della Mainline Publications Inc. nell’annus horribilis del fumetto americano fu Police Trap, che arrivò a settembre. Anche per evitare di confondersi con la moltitudine delle riviste “crime” messe sotto accusa dalla sottocommissione del Senato, Simon e Kirby decisero di pubblicare una serie poliziesca dove i buoni prevalevano sempre sui cattivi.

La Mainline riuscì a pubblicarne solo quattro numeri, il numero 5 uscì con l’etichetta della Charlton, a cui la testata era stata venduta, e portava in copertina il famigerato marchio “approvato dalla Comics Code Authorithy”, l’organo di autocensura recentemente istituito dalla associazione degli editori di fumetti.

 

1955 – Win a Prize

Win a Prize n. 1 avrebbe dovuto uscire per Mainline Publications Inc., ma quando comparve nelle edicole nel febbraio del 1955 la casa editrice che Simon e Kirby avevano creato era già fallita, così lo pubblicò la Charlton.
Si trattava di un albo antologico che presentava fumetti di svariati generi: fantascienza, western, guerra, humor… un vero minestrone. Il punto di forza avrebbe dovuto essere i numerosi premi messi in palio.


L’idea non funzionò e l’albo dovette chiudere con il n. 2. Con il fallimento della Mainline la partnership non si esaurì del tutto, ma, per la prima volta dopo molto tempo, sia Kirby sia Simon furono costretti a cercarsi lavoro ognuno per conto proprio.

Negli anni a venire ci sarà ancora qualche sporadica collaborazione, ma i due non condivisero più lo stesso spazio di lavoro. Kirby diventò un freelance, Simon passò alla pubblicità e fece l’editor per qualche piccolo editore di fumetti.

 

1957 – Alarming Tales

Jack Kirby sembrava essere tornato dove aveva iniziato: girovagando per New York, in cerca di lavoro. Solo che adesso era peggio di quando lo faceva negli anni trenta, perché aveva moglie, figli e un mutuo.
Soprattutto, a causa della caccia alle streghe, l’industria del fumetto stava crollando: gran parte degli editori erano falliti, e quelli rimasti vendevano molto meno di prima.

Jack era dunque un artista freelance in un mondo dove le aziende sopravvissute avevano dimezzato la paga per tavola. Kirby collaborò con diverse case editrici, prima fra tutte quella del suo solito vecchio amico Alfred Harvey, per la quale realizzò Alarming tales, una serie con storie autoconclusive di fantascienza. I fumetti erano basati sui classici argomenti della science fiction come marziani, robot senzienti e mondi alieni.

Venivano anche anticipati argomenti scientifici come l’ingegneria genetica e la clonazione. Comparvero qui alcune delle idee che Kirby rivisiterà decenni dopo: i cani e i topi antropomorfi di “The Last Enemy” assomigliano ai personaggi animaleschi di Kamandi, e una sedia volante ricorda quella di Metron sui Nuovi Dèi.

 

1957 – Black Rider Rides Again

Un freelance non può permettersi di essere troppo schizzinoso, così Jack Kirby ingoiò il suo orgoglio e tornò a lavorare per Martin Goodman, l’ex patron della Timely che adesso si chiamava Atlas.
Lo fece tramite Frank Giacoia, che ne parlò a Stan Lee, il quale fu entusiasta di avere Kirby tra i suoi disegnatori. Come le poche altre case editrici di fumetti sopravvissute, anche la Atlas viveva alla giornata.

Comprendere i gusti del pubblico era diventato quasi impossibile e ogni nuova pubblicazione sembrava un azzardo. Erano rimaste pochissime certezze e una di queste erano i western. I western vendevano ancora, anche se non tantissimo.
Black Rider era un vecchio personaggio della Atlas, creato nel 1948 e abbandonato quasi subito. Portava una mascherina nello stile di Lone Ranger e vestiva tutto di nero. Non ne venne mai pubblicato un secondo numero.

 

1958 – Challengers of the Unknown

Jack Kirby ingoiò altri rospi, e tornò a collaborare con la Dc Comics. L’editore Jack Liebowitz aveva sentimenti contrastanti nel riaccogliere Kirby tra i suoi collaboratori. “Non ci aveva perdonato per averlo lasciato negli anni quaranta”, ha detto una volta Jack.

Ma Liebowitz sapeva che Kirby poteva generare un successo, ed era proprio di questo di cui aveva bisogno. Liebowitz accettò un provino per un albo che alla fine diventerà Challengers of the Unknown.
Gli “sfidanti dello sconosciuto “ vennero fatti esordire sulle pagine di Showcase n. 6 nel 1957. Le avventure del gruppo ebbero successo, tanto che nel 1958 uscì una serie a loro interamente dedicata. Nonostante gli editor della Dc cercassero in tutti i modi di smussare l’eccezionalità di Kirby, nel tentativo di ricondurla al loro stile molto prudente, non poterono impedire a Challengers of the Unknown di essere un capolavoro.

L’evidente richiamo ai B-Movie del periodo e la originale mistura di generi ne fanno un prodotto originale e fuori dagli schemi. Kirby disegnerà i primi 8 numeri, fino al giugno 1959. Poi litigò con l’editor della Dc Jack Schiff per una questione di soldi, e venne cacciato.

 

1958 – Strange Worlds

La Atlas ci riprovava con la fantascienza. Sul numero 1 di Strange Worlds, con l’episodio
“I Discovered the Secret of the Flying Saucers!” esordiva la coppia Lee-Kirby, che nei primi anni sessanta farà la fortuna della Marvel Comics.

La storia in questione, assolutamente dimenticabile, non lasciava presagire i futuri prodigi di cui la coppia sarebbe stata capace. La serie si interromperà dopo 5 numeri.

 

1959 – Tales to Astonish

Tales to Astonish nasceva come l’ennesima testata di fantascienza, ma diventerà da subito qualcosa di più. Tutto ruotava intorno al trio Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko. Su queste pagine prende forma in modo embrionale quello che diventerà il cuore della poetica della Marvel.

Tales to Astonish diventerà famosa per le “storie di mostri” nati sulla scia dei film di Godzilla. Il mostro è quasi sempre originato dalle radiazioni, è emarginato per il suo aspetto e in fondo non è mai veramente cattivo. Ci sono già tutte le caratteristiche principali che faranno la fortuna dei supereroi della Casa delle idee.

 

1959 – The Double Life of Private Strong

Abbiamo già detto che Simon e Kirby non smisero di collaborare nel 1956. Tre anni dopo, nel 1959, John Goldwater, presidente e comproprietario di Archie Comics, pensò che potesse essere una buona idea per la sua compagnia provare di nuovo con i supereroi. Dato che la Archie Comics aveva iniziato proprio con i supereroi, quando ancora si chiamava MLJ.

Aveva pubblicato The Shield, il primo supereroe patriottico sul quale Simon e Kirby avevano modellato il loro Capitan America. Goldwater cercò Simon e insieme concordarono di creare un supereroe che fosse una versione modernizzata di The Shield.
Il n. 1 di Double Life of Private Strong uscì nel giugno del 1959. Il titolo non passò inosservato.

Jack Liebowitz della Dc lo lesse con molta attenzione e decise che il personaggio di Simon e Kirby aveva troppe cose in comune con Superman. Inviò una lettera a John Goldwater intimandogli di sospendere le pubblicazioni, altrimenti avrebbe fatto loro causa. La serie non andò oltre il n. 2.

 

1959 – Adventures of the Fly

La Archie Comics pubblicò anche un’altra collaborazione di Simon e Kirby: Adventures of the Fly.

Jack Kirby partecipò all’impresa poco convinto e diradò la sua presenza su queste pagine dopo il primo numero. La serie si chiuse con il n. 6.

Ormai Kirby era coinvolto sempre di più dalla Atlas, che tra pochi anni avrebbe preso il nome di Marvel. Forse aveva capito che lavorava meglio con il “non creativo” Stan Lee piuttosto che con il creativo Joe Simon: aveva bisogno di qualcuno che ordinasse le sue idee sovrabbondanti, non che gliele incasinasse ancora di più.

 

 

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