I MIGLIORI FUMETTI DI SEMPRE

I MIGLIORI FUMETTI DI SEMPRE

Qualcosa nell’essere appassionati di fumetti ci spinge a compilare liste. I più grandi, i migliori, i più nuovi, tutto può essere infilato in un elenco.
Nel 1994 la rivista specializzata Hero Illustrated pubblicò una lista dei “100 fumetti più importanti di tutti i tempi” (che includeva, peraltro, anche il n. 1 di Youngblood di Rob Liefeld). Qualche anno dopo, per la precisione nel 1999, il concorrente The Comics Journal pubblicò l’elenco dei “migliori” fumetti del ventesimo secolo che si stava chiudendo.

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Da quel momento, molti altri in America hanno stilano liste analoghe, alzando ogni volta la posta in gioco: nel 2005 uscì l’elenco delle 101 migliori graphic novel. Nel 2008, era già diventato “le 500 graphic novel essenziali”. E nel 2011, difficile da battere, uscì l’elenco dei “1001 fumetti da leggere prima di morire”.

Se vi fosse richiesto di selezionare il più grande libro a fumetti di tutti i tempi, quali sarebbero i criteri della vostra scelta?

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Si potrebbe organizzare la selezione in base al significato di ciascuna opera all’interno della evoluzione storica del fumetto. Sempre che esista per il fumetto una linea di sviluppo chiara e definita condivisa da tutti.
Ci si potrebbe basare sulla popolarità di ciascuna opera e quindi prendere in considerazione i dati di vendita. Ma questo non garantirebbe la qualità di ogni singola opera.

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Forse perdersi alla ricerca di un concetto oggettivo di eccellenza potrebbe essere soltanto una perdita di tempo. Come dimostra il fatto che queste liste sono tutte diverse.
Siamo alla ricerca non del “buono”, ma del “più grande”. Non del meglio di quest’anno, ma del meglio di tutti i tempi.

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Il fumetto è un’arte per anni sottovalutata, ma di cui negli ultimi tempi molto si scrive a livello di critica e di studi accademici. Per trovare l’opera di cui siamo alla ricerca diventa fondamentale il parere degli operatori istituzionali, dai revisori ai critici, ai curatori di musei e gallerie, ai professori. Abbiamo deciso di partire da qui.

Il Mla (sigla della Modern language association) international bibliography è un database online di oltre 2,8 milioni di documenti, costantemente aggiornato dagli studiosi del campo, considerato uno strumento essenziale per la ricerca in tutti i settori della letteratura moderna, compreso il fumetto.
Una ricerca bibliografica sul Mla international bibliography ci dà un’istantanea della letteratura esistente sui principali autori di fumetti certificandone nello stesso tempo, in modo indiretto, la loro importanza.

Prima di mostrarvi i risultati della ricerca chiariamo che essendo il database di origine anglosassane, i fumetti di lingua inglese sono quasi gli unici presenti in modo massiccio. Inoltre, occorre considerare il fatto che si tende a scrivere saggi sui fumetti più recenti, per questo non troveremo i classici precedenti ai tardi anni sessanta.

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Esaminare il risultato di questi dati ci fornisce comunque un’idea di come i fumetti sono valutati oggi in ambito accademico.
Alcuni creatori emergono chiaramente dal gruppo come figure di riferimento, intorno alle quali gli studiosi dei fumetti hanno costruito ciò che si può definire “il canone contemporaneo”.

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Si tratta di una lista di autori che oltre ad essere apprezzati dalla critica ha realizzato opere baciate dal successo commerciale. Si nasconde tra una delle loro opere il miglior fumetto di sempre?
Potrebbe essere.

 

Maus

Maus di Art Spiegelman è il fumetto preferito da coloro che non leggono i fumetti e l’unica graphic novel ad aver vinto il premio Pulitzer.
Realizzato inizialmente a puntate su una rivista sperimentale, Maus è uno dei primi seri tentativi di raccontare con estrema precisione una “storia vera” a fumetti per il pubblico adulto. E lo fa in maniera fumettistica fino in fondo, usando gli animali antropomorfi al posto degli uomini.

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Forse è stato proprio questo saggio scritto e disegnato nello stile di un romanzo a fare scoppiare in America il fenomeno delle graphic novel, comunque già presenti con i lavori degli anni settanta di Will Eisner.
Raccontando la storia del prigioniero di un campo di sterminio nazista, il padre dell’autore, Maus ha dimostrato come il fumetto possa essere in grado di rappresentare la realtà oggettiva, pur stravolgendola dal punto di vista grafico, e di essere in grado di penetrare direttamente nel cuore dei lettori.

 

La stagione delle nebbie

La stagione delle nebbie è un arco narrativo in otto parti uscito tra il 1990 e il 1991, che si sviluppa sui numeri che vanno dal 21 al 28 della serie Sandman scritta da Neil Gaiman per la Dc Comics. Morpheus visita l’inferno per liberare la sua ex amante, che aveva condannato all’eterno tormento per aver rifiutato il suo amore.
Questa storia sottolinea la necessità di cambiare e di adattarsi ai mutamenti, cercando di non rimanere imprigionati all’interno di vecchi ruoli e modelli.

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Gaiman introduce anche la concezione dell’inferno come qualcosa di personale. Ognuno si crea il proprio inferno, ed è solo attraverso il cambiamento che può liberarsi dal proprio dolore.
La commistione con le opere di Shakespeare e le tragedie greche, unitamente al coraggio di toccare temi inconsueti per un fumetto “seriale”, ne fanno un’opera di sicuro interesse.

 

Persepolis

Persepolis è una graphic novel che racconta la vita dell’autrice Marjane Satrapi dall’infanzia trascorsa in Iran sino all’età adulta, quando si trasferisce in occidente a causa della rivoluzione islamica. Lo storytelling è potente e brilla per la sua vena poetica e per la battaglia dei protagonisti alla ricerca di una identità.

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Il sottile velo di leggerezza che l’autrice riesce a stendere su una realtà spesso difficile e controversa conferisce un fascino duraturo a questo romanzo di formazione.
La riuscita dell’opera sta anche nella scelta da parte della Satrapi di utilizzare uno stile più semplice possibile, in grado di mettere in risalto Il significato essenziale delle situazioni e delle cose.

 

Watchmen

Il capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons è stato inserito da Time Magazine nella lista dei 100 migliori romanzi pubblicati in lingua inglese tra il 1923 e il 2005.
La sua struttura archetipica e labirintica ne fa uno dei fumetti più complessi mai scritti. L’utilizzo di una scrittura densa, fatta di strati, di storie su storie, ne nobilita e ne esalta la trama.

La profonda riflessione sul tempo, che nel racconto ha un andamento non lineare, ma a zigzag: dal futuro al passato e viceversa, come se tutto convivesse all’interno di un eterno presente, ne rivela i risvolti filosofici.
Dietro l’apparente semplicità di una storia di supereroi, Moore riesce a costruire un multiverso complicato e inafferrabile, capace di rivaleggiare con le più riuscite invenzioni letterarie di tutti i tempi.

 

Fun Home

Una tragicommedia familiare è la pluripremiata graphic novel sceneggiata e disegnata dall’americana Alison Bechdel. In quest’opera l’autrice rievoca e analizza la sfuggente figura del proprio padre e il rapporto irrisolto che li legava. Sottolinea la distanza tra loro due e la freddezza del legame, nonostante fossero accomunati dal fatto di essere entrambi omosessuali.

Un penoso e appassionato viaggio nella memoria che procede, tra flashback e anticipazioni, nel tentativo di ricomporre e rielaborare il senso delle proprie radici nella tortuosa ricerca di un identità.
Una memoria a fumetti in cui la ricchezza dei testi dialoga con l’eloquenza del disegno, fondendo in continuazione riferimenti letterari e cruda realtà. Uno tra i migliori esempi della potenza espressiva del fumetto contemporaneo.

 

Il ritorno del Cavaliere Oscuro

Il mondo senza Batman è come un mondo senza dio. Una landa desolata, inaridita dall’assenza del suo re.
Nel suo capolavoro del 1986 Frank Miller osa l’inosabile. Nella trama contorta e labirintica de Il ritorno del Cavaliere Oscuro inserisce schegge di cultura alta che si conficcano come dardi avvelenati nel corpo di una classica intelaiatura fumettistica.


Riecheggia tra queste pagine il mito del Graal, del cavaliere Parsifal che riesce a recuperarlo per salvare il regno di Re Artù dalla sterilità e dalla morte. Si affacciano qua e là i riti arcaici nei quali il sacrificio di un dio riporta la fertilità, e quindi la vita, al popolo che lo adora.
Miller con questa opera definisce un canone e certifica la nascita di una nuova era del fumetto, che continua ancora oggi.

 

Goradze area protetta

Per definire il lavoro di autori come Joe Sacco, opere come il suo Goradze area protetta, è stato coniato il neologismo “graphic journalism”.
Ci troviamo di fronte a un nuovo tipo di fumetto strettamente legato alla narrazione giornalistica, che sembra ampliare gli orizzonti del mezzo indicando nuove strade.


Il volume Goradze area protetta, sebbene scritto nel genere della graphic novel, rivaleggia con le descrizioni della guerra in Bosnia che si trovano nella saggistica accademica.
Ma, mescolando storia e memoria, passato e presente, parola e immagine, il lavoro di Sacco mostra in più una profondità e una dimensione che mancano nelle rappresentazioni accademiche e giornalistiche degli stessi eventi.

 

Jimmy Corrigan: Il ragazzo più in gamba sulla terra

Chris Ware realizza nel 2000, a 33 anni, Jimmy Corrigan: Il ragazzo più in gamba sulla terra. Si tratta di una graphic novel postmoderna che ha riscosso un buon successo.
La storia è quanto di più banale si possa immaginare: un uomo triste fa visita al padre che si è allontanato da lui per passare un fine settimana assieme. La magia nasce dal modo in cui l’autore sviluppa il racconto.

Ware riesce a sfruttare le proprietà uniche dei fumetti per imitare i processi del ricordare, del sognare e dell’immaginare.
Attraverso una narrazione che procede allo stesso modo della vita vissuta in un intreccio fluido di presente, futuro e passato, riesce a fare entrare i lettori in intima relazione con i suoi personaggi, dando vita a qualcosa di mai visto prima nel mondo del fumetto.

 

Fritz il buono a nulla

Si tratta di un fumetto di 14 pagine pubblicato per la prima volta sulla rivista Cavalier. In questa storia Robert Crumb ci mostra la profonda ambivalenza del suo personaggio più famoso: Fritz il gatto. Da un lato rappresenta l’alter-ego fantastico dell’autore, un incantatore circondato da donne che entra ed esce da ogni sorta di avventura.


Dall’altro è egoista, arrogante, e pieno di problemi. In questo particolare episodio, a un certo punto Fritz pronuncia la fatidica frase: “Adesso che sono libero posso buttare via i complessi e vivere le mie fantasie”. Ma tutto quel che riesce a concludere è partecipare a uno stupro di gruppo.
Simbolo del fallimento della controcultura underground degli anni sessanta e icona pop senza tempo, Fritz il gatto potrebbe essere il protagonista ideale per il miglior fumetto di sempre.

 

American born chinese

Questa strana allegoria a fumetti è stata realizzata da Gene Luen Yang nel 2006: l’anno successivo ha vinto il premio più prestigioso del mondo del fumetto americano, l’Eisner Award, nella categoria miglior graphic novel inedita.
L’opera affronta in modo insolito e suggestivo l’attuale tema dell’immigrazione e della diversità culturale in un mondo, quale è il nostro, spesso globalizzato più per le leggi dell’economia che per una reale capacità di scambio tra le culture.


Da questo tema di partenza la narrazione procede indirizzando i protagonisti verso un percorso di allontanamento dalle proprie origini naturali, che culmina in un momento umiliante attraverso il quale sarà possibile per loro riappropriarsi della propria identità culturale, raggiungendo la piena accettazione di se stessi.

 

Questo breve elenco ha molti limiti. Soprattutto perché, come detto all’inizio, tende a concentrarsi sulle opere più recenti ed è ricavato da un database in lingua inglese che di fatto esclude fumetti scritti in altre lingue. Per questo non troviamo in questa lista opere come Il loto blu di Hergé, che pure il quotidiano francese Le Monde ha inserito nella lista dei 100 migliori romanzi del ventesimo secolo.

 

 

 

 

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