I FUMETTI SONO DI SINISTRA? – LA POSTA

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Politica e nuvolette

Caro Direttore,
è vero che i fumetti sono tutti di sinistra?
Beatrice

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Gentile Beatrice,
premettendo che qui per destra non si intende il fascismo e per sinistra il comunismo, fino ai primi anni settanta i fumetti erano generalmente di destra. Per rendersene conto basta sfogliare i fumetti Bonelli dell’epoca, o anche Topolino e Diabolik. Poi, a causa dei cambiamenti sociali avvenuti con la contestazione studentesca, i fumetti sono diventati di sinistra.
Attualmente, da un lato la sinistra è sempre più affascinata dalle teorie di trasformazione radicale del mondo e dall’altro, ma forse sarebbe meglio dire di conseguenza, la destra si rafforza numericamente puntando sulla conservazione di ciò che viene messo in discussione.
In teoria questa sarebbe la condizione ideale per un nuovo ribaltamento politico nei fumetti.
Però sarebbe possibile solo con nuove case editrici, in quanto le attuali hanno una rigidità redazionale che quelle di un tempo non conoscevano.
Chiaro che la situazione ideale per un autore sarebbe quella di non sentirsi moralmente costretto a seguire alcuna tendenza politica.

 

Mister No fu un successo completo

Gentile Direttore
1) Mister No è un buon fumetto? Mai letto, ma ho saputo che Sergio Bonelli se lo è autopubblicato in perdita per un decennio.
2) Che ne pensa di Magnus e del suo stile grottesco?
3) Quanti numeri di Balboa ha scritto?
Franco

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Gentile Franco,
forse lei si confonde con Ken Parker, che a quanto dicono nei primi anni venne pubblicato in perdita. Mister No, invece, ebbe subito successo vendendo 150mila copie. Per quanto riguarda i contenuti, le prime storie non sapevano bene dove andare a parare, ma poi Mister No divenne un ottimo fumetto d’avventura con splendide storie scritte da Sergio Bonelli, Alfredo Castelli e Tiziano Sclavi. Peraltro, gli ultimi due sceneggiatori vi sperimentarono l’uno il genere fantarcheologico del futuro Martin Mystère e l’altro l’ingenuo carattere idealista del futuro Dylan Dog.
Magnus penso sia stato uno dei massimi disegnatori del fumetto, come dico qui e altrove. Non per Alan Ford e tanto meno per i suoi ultimi lavori, Texone compreso, ma per i tascabili neri. Lo preferisco quando limita l’aspetto “grottesco”, pur in lui sempre presente, perché è già oltremodo espressivo quando disegna le facce “normali”.
Io ho scritto una ventina di episodi di Ronny Balboa pubblicati all’inizio della serie (uno lo si può leggere cliccando qui).

 

Non solo supereroi

Gentile direttore,
alla domanda “in America pubblicano solo fumetti di supereroi?”, forse avrebbe fatto meglio a rispondere che no, esistono anche straordinari autori di graphic novel come il compianto Will Eisner, Craig Thompson, Art Spiegelman, Charles Burns e altri che in questo momento non mi vengono in mente.
Luca

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Gentile Luca,
penso che la lettrice si riferisse ai fumetti mainstream. Le graphic novel è ovvio che non siano supereroiche.

 

Il disegnatore che mi ha servito meglio

Caro Direttore,
quando faceva lo sceneggiatore, quale disegnatore ha rispettato più i suoi testi e quale meno?
Teresa

Gentile Teresa,
quello meno fedele è stato forse il pur bravo Jesus Blasco, perché per la mia storia di Zona X che gli era stata affidata sarebbe stato più adatto un disegnatore brillante come Kevin Maguire. Senza le espressioni giuste quella storia brillante è diventata assurda (e forse lo era già in origine quando la scrissi).
Quello più fedele è stato Bruno Brindisi, che ha disegnato ogni vignetta seguendo scrupolosamente le descrizioni della mia sceneggiatura. Un miracolo.

 

Contro Andrea Pazienza

Gentile direttore
dov’era il talento di Pazienza? Andrea Pazienza era un volgare disegnatore, le sue cosiddette opere avevano le caratteristiche tipiche di una mente disturbata dalle droghe, com’è noto, e questo suo vizio si rifletteva in ciò che rappresentava: i suoi disegni avevano un che di surreale ma senza la delicatezza di quelli di Alcatena. Erano spigolosi e volgari, come le figure umane che rappresentava. Con ogni probabilità aveva un odio viscerale per l’essere umano e tendeva a distruggerlo con i suoi disegni, come poi in effetti ha fatto con se stesso, le sue opere ti colpivano come un pugno in faccia e per un esteta del fumetto ben disegnato come mi vanto di essere mi davano un senso di repulsione a prima vista. Li trovavo e li trovo sgradevoli, non ho mai capito il senso di quello che proponeva, ricordo che mi ci mettevo con santa “Pazienza”, ma alla fine si restava interdetti di fronte a certe oscenità. Parlandone con i miei coetanei di allora c’era un totale sdegno per quelli come lui che venivano percepiti come una sorta di neoimpressionisti della Nona Arte, il che non è necessariamente un insulto, ma con molta meno classe e soprattutto molto meno talento. Su questo non potevo non essere d’accordo: dov’era il talento di Pazienza? L’ho cercato spesso in quelle tavole che sprizzavano rabbia da ogni tratto di china, ma non sono mai riuscito a trovarlo e neppure i grandi editori evidentemente lo hanno mai trovato visto che per pubblicare lavorava per riviste d’elite o d’essai e a parte un volume del 1989 pubblicato dalla Rizzoli per il resto bisogna cercare col lanternino. Cosa c’è di male nel dire che non piaceva? Non piaceva e non piace, io preferisco il tratto pulito di Manara e quello rotondo e definito di Serpieri. Questi due autori non cercano lo shock, ma si limitano a disegnare curando alla follia i particolari senza mai dimenticare geometrie e classe. Sì, perchè per disegnare bene e piacere ci vuole anche classe, e Pazienza non ne aveva, si limitava ad esprimere la sua rabbia e la sua frustrazione e il disegno carico e pieno come nessuno esplodeva dal foglio come una bomba ed alla fine ne eri sopraffatto, nel senso peggiore, e finivi per chiederti che tipo di malattia mentale avesse uno che disegnava quella roba. Questo si pensava di lui, ma oggi non si può più dire, oggi bisogna celebrarlo, ma vorrei ricordare a tutti che questo signore non era solo un pessimo artista ma anche una pessima persona, ha condotto una vita dissoluta, non ha mai avuto un carattere sufficientemente forte per trasformare il suo dono, perché disegnare è un dono, in una forma d’arte, ha preferito rifugiarsi nelle droghe, estraniarsi dalla realtà, distruggere se stesso e coloro che gli volevano bene, ha preferito l’abisso al possibile Paradiso. L’ho incontrato alcune volte alle mostre e non sono mai andato oltre a una stretta di mano impersonale e frettolosa verso una persona che non mi trasmetteva niente, non ti guardava mai dritto negli occhi e quando coglievi uno sguardo fugace vedevi solo il vuoto. Non c’era nulla da cercare in una persona priva di personalità ben delineata, assolutamente nulla in confronto all’emozione che provai quando strinsi quella di Aurelio Galleppini, un vero grande artista, un sublime disegnatore che ha davvero assurto il fumetto a vera opera d’arte. Una perdita incolmabile la sua, al contrario di quella di Pazienza che non ha lasciato vuoti tranne in quelli che pretendono con la forza ma senza argomenti che tutti lo celebrino.
Signor Rossi

Gentile Rossi,
Andrea Pazienza è stato un grandissimo artista. Gli altri autori da lei citati, pur essendo ottimi, per creatività gli sono parecchio inferiori.
Anche se lei ha una idiosincrasia per i contenuti delle sue storie e la sua persona, non può certo negare l’incredibile capacità tecnica di Andrea Pazienza come disegnatore.

 

di sinistra

Sauro Pennacchioli

 

 

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10 commenti

  1. Ehm… scusate che significa che un fumetto è di destra? Se tratta di temi avventurosi, action, western, senza mettere in scena come protagonisti principali degli uomini comuni e/o perdenti-sfigatelli più o meno fantozziani pieni di “incertezze”, allora è di destra? Se le donne hanno ruoli per lo più di “bellona” della situazione o love interest dell’eroe maschio, e non ha un ruolo principale di rompicoglioni (ah no, aspetta, come dicono i sinistri… ah sì, “è determinata”), e che-può-fare-a-meno-dei-maschi mi raccomando non si dimentichi di dire ‘sta cosa, allora tale fumetto è di destra?

    • Cosa significa che un fumetto è di sinistra?

      • Il protagonista è fisicamente debole, complessato che pensa di essere superiore moralmente, progressista, deve essere salvato spesso dai comprimari o addirittura da chi dovrebbe proteggere, le donne devono essere brutte, se va bene normali, femministe, sempre arrabbiate, ci deve essere una quota di gay, transessuali, lesbiche, di cinesi e di neri. Questi ultimi sono sempre buoni i bianchi sono i cattivi. Brutti, razzisti, ignoranti.

  2. Allora, io che da ragazzetto leggevo Flash Gordon, il Corriere dei Piccoli (ma di questo soprattutto le storie di
    Bernard Prince, Dan Cooper, Bruno Brazil, Luc Orient, ecc.), Diabolik, Kriminal e altri fumetti o fotoromanzi neri “minori” (Jnfernal, Killing, ecc.), e poi gli erotici Isabella, De Sade, Belfagor l’arcidiavolo, Lucrezia, Cosmine, Goldrake, Playcolt, Conan il barbaro, Thor, Il Punitore, Dago, Demian, Milo Manara, e mi piaceva Capitan Harlock… beh, non c’è dubbio, sarò schematicamente classificato a destra!

  3. ma queste lettere sono autentiche?

  4. Io ai bei tempi leggevo di tutto, ma proprio di tutto… devo essere politicamente schizofrenico. 🙁

  5. sig. Rossi, il prof U.Eco disse che la lettura di un libro è semplice, mentre la lettura di letteratura disegnata è complesa perchè c’è da leggere le parole e il disegno.

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