I DIFFICILI ANNI SETTANTA DELLA DC COMICS

I DIFFICILI ANNI SETTANTA DELLA DC COMICS

Dagli anni sessanta la competizione tra la Dc Comics e la Marvel Comics è alla base della vitalità del fumetto americano.
Alla fine degli anni cinquanta la Dc, che allora si chiamava National Periodical, vendeva molto di più della Marvel, che si chiamava Atlas. I suoi competitori maggiori erano la Dell Comics e la Archie Comics.

La stessa Dc Comics aveva provveduto anche alla distribuzione dei fumetti della Marvel, salvandola dal fallimento.
Nel corso degli anni sessanta la Marvel era cresciuta costantemente e verso la fine del decennio aveva deciso di affrancarsi dalla distribuzione della Dc, per non essere più limitata da un numero prestabilito di testate.

Martin Goodman, l’editore-fondatore della Marvel, potè così tornare alla sua politica editoriale dei primi anni cinquanta, riempiendo le edicole con una miriade di comic book. La Marvel, quindi, iniziò a intasare il mercato con nuove testate, presto seguita dalla Dc, che non voleva rimanere sommersa.

La Dc, inoltre, si ritenne libera di ingaggiare il più grande disegnatore della Marvel, il responsabile della creazione della maggior parte dei suoi personaggi, Jack Kirby, dopo che lo aveva cacciato con ignominia alla fine degli anni cinquanta per una banale faccenda di soldi.

Nel 1971, a fronte della grave crisi nelle vendite dovuta all’aumento sconsiderato delle serie di entrambe le case editrici, la Marvel e la Dc si mettono d’accordo per alzare i prezzi degli albi che dal 1969 costavano 15 centesimi di dollaro.
La loro intesa verbale prevede che il numero di pagine di ogni albo passi da trentasei a cinquantadue (comprese le copertine), a fronte di un prezzo di venticinque centesimi.


Tuttavia, dopo un mese, l’editore Martin Goodman torna al numero di pagine precedente a fronte di un prezzo di
20 centesimi, offrendo così un margine di guadagno maggiore agli edicolanti.

Questa mossa costa il primato di vendite alla Dc Comics, che si accoda troppo tardi al nuovo prezzo: per la prima volta la Marvel diventa la prima casa editrice di fumetti d’America.

La Dc Comics passerà il resto del decennio continuando a inseguire la Marvel sul suo stesso terreno: quello della moltiplicazione dei titoli nel tentativo di riprendersi il primato. Questa tattica non darà nessun esito positivo e si concluderà con la cosiddetta “Dc implosion” del 1978, che porta alla cancellazione di una trentina di titoli.
Comunque, gli anni settanta sono molto difficili anche per la Marvel, soprattutto a causa del malfuzionamento del sistema distributivo, messo in crisi dall’alto numero di albi. Ne fa le spese lo stesso Martin Goodman, che deve ritirarsi in pensione.

Ricordiamo qui alcune delle innumerevoli nuove serie Dc degli anni settanta.

 

New Gods (febbraio 1971)

Jack Kirby, in rotta con la Marvel, accetta l’offerta di Carmine Infantino, direttore della Dc Comics. Un evento epocale: i fan della Marvel gridano al tradimento, mentre quelli della Dc aspettano con ansia i nuovi eroi prodotti dalla fantasia smisurata di Kirby.

Il primo parto sono i New Gods (Nuovi Dèi). Non si tratta semplicemente di una serie di personaggi, Kirby ha creato un intero universo. Una sorta di concentrato di quello che il fumetto era stato in passato e avrebbe potuto essere in futuro.
C’è dentro tutto: l’eterna lotta tra il bene e il male, la guerra, i tradimenti, l’orgoglio, la paura, le speranze, la vita insomma. Purtroppo non c’è la storia.

Kirby continua a utilizzare il suo metodo di lavoro: realizza complesse sequenze piene di azione, vita, energia scoppiettante, lasciandosi trascinare soltanto dall’entusiasmo e dalla gioia del disegno. Ma non ha la capacità di Stan Lee, il suo direttore alla Marvel, di dare un senso compiuto a una sequenza, di far nascere una storia con un filo logico infilando dei dialoghi dentro i balloon.

I lettori hanno la sensazione di trovarsi di fronte a un enorme castello senza fondamenta, destinato a crollare.
Infatti crolla con il n. 11 del novembre del 1972, l’ultimo della serie.

 

Forever People (febbraio 1971)

Con i Forever People Kirby abbraccia la speranza. La speranza che i giovani del suo tempo, tra i quali gli hippy, potranno migliorare il mondo.
È straordinario come questo campione della classe media con una forte etica del lavoro, gravato da un mutuo, con un coniuge e quattro figli a carico, guardi con speranza alla generazione dei contestatori.

Gli hippy sono contro la guerra del Vietnam, vogliono liberalizzare l’uso delle droghe e credono nel libero amore. Tutti concetti ai quali Jack Kirby è estraneo e rimarrà tale.
In quegli anni gli hippy sono particolarmente numerosi in California, dove Kirby si è trasferito da poco, e sono voraci divoratori di fumetti. Non leggono solo i fumetti underground di
Robert Crumb, Gilbert Shelton e Rick Griffin. Leggono anche i fumetti mainstream, come il Dottor Strange, l’Uomo Ragno e naturalmente i molti personaggi di Jack Kirby.

The Forever People è il primo gruppo di supereroi non violento. La loro missione è battere il malvagio Darkseid nella corsa alla scoperta “dell’equazione anti-vita”, ponendo fine alla guerra fra la tetra Apokolips e la solare New Genesis.

L’uscita di Forever People suscita entusiasmo nei lettori, come dimostra un estratto di questa lettera giunta in redazione: “The Forever People è fatto troppo bene per il pubblico medio dei fumetti. La potenza di Kirby è al suo apice. Ogni vignetta ti stordisce. Sembra essere il miglior materiale che la Dc abbia pubblicato negli ultimi anni. Si spera che a Kirby venga dato libero sfogo, che gli sia permesso di cavalcare i suoi sogni ovunque lo portino, perché il viaggio è speciale e abbiamo visionari come Kirby solo una volta in una generazione, se siamo fortunati”.
Anche Forever People chiude nel novembre 1972 col n. 11.

 

Mister Miracle (marzo 1971)

All’inizio la saga di Scott Free, alias Mister Miracle, sembra la più debole tra quelle del Quarto mondo. Non ha la stessa energia e sicurezza delle altre, ma sorprendentemente è quella che dura di più: 18 numeri, fino al gennaio 1974.

All’inizio Scott appare come un personaggio fin troppo semplice, poi, numero dopo numero, la sua storia si complica. Finché, alla fine, risulta essere una delle figure più importanti del Quarto mondo.

La sua forza sta nell’essere il più umano di tutti. Gli altri sono dei, con i loro vizi, le loro paranoie e la loro invalicabile distanza dagli essere umani. Scott Free, anche lui uno dei nuovi dèi, è più umano, con le sue debolezze e la sua sensibilità.
Soprattutto, si concede
una storia d’amore con una delle poche eroine carismatiche create da Kirby: la sorprendente Big Barda.

Se c’è senz’altro qualcosa di Kirby nel carattere della Cosa dei Fantastici Quattro, irascibile ma in fondo buono, è forse proprio Mister Miracle, la sua creatura più autobiografica.
Jack è scappato dai bassifondi del Lower East Side di New York come Mister Miracle fugge da Apokolips. Kirby ha trovato se stesso con il disegno, Mister Miracle con l’escapismo.

 

Weird War Tales (settembre 1971)

Con l’allentarsi delle censure imposte dal Comics Code Authority, viene a cadere il divieto di inserire mostri e “morti viventi” nei fumetti. La Dc Comics nell’albo antologico Weird War Tales mescola il genere horror con quello bellico, per porre l’accento sull’orrore generato da ogni conflitto armato.

Gli episodi di questo ibrido nato dalla commistione di due generi sono presentati nello stile di Zio Tibia da un essere soprannaturale chiamato Death (la Morte), che compare indossando abiti militari sempre diversi.
Le storie di combattimenti cruenti che introduce possiedono sfumature di suspense, fantascienza e paranormale.

Realizzata da grandi nomi del fumetto bellico, tra cui l’editor Joe Kubert, lo sceneggiatore Robert Kanigher e i disegnatori Alex Toth e Russ Heath, la serie ha un certo successo, che le permette di raggiungere 124 numeri, durando fino al 1983.

Tra gli eroi apparsi su queste pagine i più amati sono stati le Creatures Commandos, un gruppo militare creato da J.M. DeMatteis e Pat Broderick con un caposquadra umano, un lupo mannaro, un vampiro, il mostro di Frankenstein e una gorgone.

 

The Demon (agosto 1972)

A una convention, Carmine Infantino fa presente a Jack Kirby che in quel periodo l’interesse generale per il soprannaturale sta aumentando. In particolare, gli albi horror antologici della Dc Comics diretti da Joe Orlando, House of Mystery e House of Secrets, stanno ottenendo un notevole successo.
Gli chiede pertanto di sfruttare la tendenza creando un personaggio horror.

L’horror, che Kirby ha praticato negli anni cinquanta insieme e Joe Simon con l’albo Black Magic, non è il suo genere preferito, ma accetta la sfida. A sentire il suo collaboratore Mark Evanier, Kirby mette insieme la storia del primo numero di The Demon mentre lo aspetta mangiando un hamburger.

Qualcuno ha detto: “Demon è un fumetto votato alla morte, ma scritto dal punto di vista di chi crede fino alla fine nella difesa della più piccola particella della vita”. Demon dura 16 numeri, fino al gennaio 1974.

 

Swamp Thing (ottobre 1972)

Swamp Thing nasce dall’incontro tra Len Wein e Bernie Wrightson a una festa. Bernie, appena lasciato dalla ragazza, è depresso. “Ce l’ho io una storia per te”, dice Len Wein, “una storia d’altri tempi, di amore e vendetta. Però devi illustrarla con lo stato d’animo che hai questa sera”.

La storia autoconclusiva si intitola “Swamp Thing”. Wrightson, il più dotato per l’horror tra i disegnatori Dc, la disegna da par suo, mettendoci il cuore, realizzando forse la storia più bella tra quelle apparse su House of Secrets.
Questo numero è il titolo horror della Dc più venduto del periodo. Inoltre riceve una valanga di lettere di lettori che dichiarano di aver provato profonde emozioni leggendo la storia.

I dirigenti della Dc decidono allora di farne una serie, mentre contro ogni apparente logica i due autori sono contrari. Ritengono che la storia sia legata a motivazioni troppo personali, che sia una specie di pezzo unico e che non reggerebbe alla serializzazione.
L’editor Joe Orlando ci mette oltre un anno a convincerli, ma alla fine, nel novembre del 1972, esce il primo numero della serie di
Swamp Thing (la Cosa della palude).

Bernie Wrightson lo disegna su testi di Len Wein fino al numero 10 del giugno 1974. Dieci numeri dove il disegnatore ha modo di mettere in mostra la sua arte fatta di pose mai viste prima, ombre misteriose, punti di vista estremi. Un disegno sempre di pancia e di cuore, poco ragionato e ancor meno strutturato.
Un ciclo di storie che influenza disegnatori di tutto il mondo. Poi, senza Wrightson, la serie comincia a perdere appeal e si conclude col n. 24 nel 1976. Verrà riesumata da Alan Moore, ma questa è un’altra storia.

 

Kamandi (ottobre 1972)

Kamandi inizia là dove finiva il blockbuster fantascientifico del 1968 Il pianeta delle scimmie. Con la straordinaria visione della Statua della libertà semisommersa a confermarci di essere nell’epoca del dopobomba.

Quando Kamandi esce nel 1972 sono già stati realizzati alcuni sequel del Pianeta delle scimmie a confermare la vitalità del filone.
Nel primo esplosivo numero di Kamandi, come ci dicono gli strilli di copertina, incontriamo uomini che si comportano da bestie e bestie che si comportano da uomini. Kamandi affronta prima lupi, poi tigri e infine cani, tutti dall’aspetto antropomorfo.
Combatte, urla, piange e
ride. Nei numeri successivi le cose non cambiano: uomini senza cervello, animali evoluti, battaglie.

Quella che è una ottima idea iniziale perde mordente alla prova della serialità. Kirby cerca di camuffare la struttura ripetitiva delle storie con espedienti grafici, variando il tipo di animali e l’ambientazione.
Incontriamo via via ratti, gorilla, leoni, delfini e cavallette in un tripudio di miscelazioni credibili di anatomie animali e umane che Kirby (pur non conoscendo nessuna delle due) effettua con magistrale disinvoltura.

Gli ambienti pullulano di creazioni tecnologiche, marchio di fabbrica del disegnatore: macchinari, tubi, spirali, bobine presentano un design futuristico e sono onnipresenti nella vicenda.
Visitiamo la New York sommersa, il deserto del Nevada e il Campidoglio, assistiamo a combattimenti nell’arena, a fughe in claustrofobici cunicoli e a battaglie nei cieli. Tutte queste meraviglie permettono alla serie di durare fino al n. 59, uscito nel 1978: l’ultimo tra i titoli creati da Kirby per la Dc a chiudere.

 

Supergirl (novembre 1972)

Supergirl viene da lontano. La volontà della Dc Comics di creare una controparte femminile all’iconico personaggio di Superman si concretizza nel 1959 su Action Comics n. 252 a opera di Otto Binder, che scrisse le origini di Kara Zor-El, e di Al Plastino che si occupò delle matite.
Le sue avventure apparvero su Action Comics per 10 anni, per poi passare su Adventure Comics a partire dal 1969.

Nel 1972, nella speranza di cavalcare l’onda del nascente movimento femminista, la Dc decide di intitolarle una testata autonoma. Solo che non c’è alcuna traccia di femminismo nelle storie che l’ordinario Cary Bates concepisce per Kara.
Nemmeno i disegni del dimenticabile Art Saaf contribuiscono a risollevare la situazione.
Infine non le giova l’abbinamento con una poco carismatica Zatanna, la maghetta della Dc.

Fatto sta che la testata dedicata all’eroina venuta da Kripton dura 10 soli numeri, concludendosi nell’ottobre del 1974. Le avventure di Supergirl migrano su Superman Family, un nuovo albo che accoglie anche i personaggi di Lois Lane e Jimmy Olsen.

 

Shazam (febbraio 1973)

“Shazam!” è il grido che trasforma il giovanissimo Billy Batson in Capitan Marvel, il supereroe che durante la Golden age fece le fortune della Fawcett Comics.

La Fawcett dovette chiudere la serie di Capitan Marvel nel 1953, in seguito a una causa intentata dalla Dc per un presunto plagio di Superman. I diritti di copyright sul nome rimangono senza padrone fino al 1966, quando la piccola casa editrice Myron Fass Enterprises crea un personaggio chiamato Capitan Marvel per una effimera serie di 6 numeri.

Per la similitudine di quel nome con quello della sua casa editrice, Martin Goodman commissiona a Stan Lee una nuova testata con un supereroe chiamato Capitan Marvel. Nel 1967 esce così la prima avventura di Capitan Marvel sulle pagine di Marvel Super Heroes n. 12, firmata Stan Lee e Gene Colan.

Nel 1972 la Dc Comics acquisisce dalla Fawcett i diritti del personaggio, ma non quelli del nome, che ormai appartengono alla Marvel. Così le avventure dell’originario Capitan Marvel tornano a uscire nel 1973, ma la testata diventa Shazam.

La Dc affida i testi a Denny O’Neill, che sta rinnovando in senso realistico uno dopo l’altro i supereroi della casa editrice. Ai disegni, invece, viene chiamato Clarence Charles Beck, coautore del personaggio originale del 1939.

Beck utilizza il disegno stilizzato tipico dei fumetti destinati ai bambini, in contrasto con le storie più mature di O’Neill. Con il n. 5, O’Neill, che comunque non riesce a entrare in sintonia con il personaggio, se ne va.
Con il n. 14 le matite vengono affidate al più realistico Kurt Schaffenberger, ma il titolo continua a non decollare. A dispetto degli sforzi pubblicitari e creativi, che culminarono con la messa in onda di uno show televisivo di successo tra il 1974 e il 1976, la serie termina con il numero 35 nel luglio del 1978.

The Shadow (ottobre 1973)

The Shadow, il misterioso giustiziere che agisce nell’ombra, è uno dei personaggi più famosi della letteratura pulp degli anni trenta. Venne adottato dai fumetti con una striscia sindacata tra il 1940 e il 1942. Sempre nel 1940 fece il suo esordio su un comic book edito dalla Street e Smith, che venne pubblicato fino al 1949.
Una orribile versione edita dalla Archie Comics, tra il 1964 e il 1965, sembrava aver calato il sipario sul personaggio.

Nel 1972 sia la Marvel sia la Dc sono alla ricerca di nuovi filoni da affiancare a quello superoerico.
La Dc acquista la licenza per i personaggi di Edgar Rice Burroughs dalla Western/Gold Key e realizza nuove storie di Tarzan, Korak e John Carter.
La Marvel ottiene i diritti di Doc Savage, altro eroe seminale delle pulp, e la Dc risponde assicurandosi quelli di The Shadow.

Anche se le storie scritte dal solito Denny O’Neill sono buone, il merito della fama di questi numeri sta principalmente nell’arte di Mike Kaluta, che aveva recentemente realizzato un ottimo adattamento di Carson of Venus nell’albo Korak, Son of Tarzan.

Nonostante The Shadow esca a cadenza bimestrale, Kaluta è piuttosto lento: riesce a realizzare soltanto le copertine dei numeri 1-4, 6, 10-12 e i disegni interni dei numeri 1-4 e 6.
Per rispettare le scadenze deve farsi aiutare da Bernie Wrightson per il numero 3 e da Wrightson, Steve Hickman e Howard Chaykin per il numero 4. Senza Kaluta la serie perde mordente terminando con il n. 12 nell’agosto del 1975.

 

Omac (settembre 1974)

A inizio 1974 delle serie create da Kirby per la Dc Comics rimane in vita soltanto Kamandi. Il suo contratto prevede la realizzazione di 60 pagine al mese, quindi il re deve per forza di cose inventarsi altri personaggi. Uno dei quali è Omac.

Allo stesso modo in cui New Gods era stato concepito come l’evoluzione di Thor, Omac è l’evoluzione di Capitan America.
Buddy Blank è un giovane idealista, proprio come lo era Steve Rogers. Viene sottoposto a un trattamento ormonale potenziatore, una specie di versione moderna del siero del supersoldato, e si trasforma in un campione della giustizia come Capitan America.

Solo che nel 1974 il mondo non è più così semplice come era nel 1941. Ai tempi della Seconda guerra mondiale le cose sembravano più chiare: da una parte c’erano i buoni e dall’altra i cattivi, da una parte la dittatura e dall’altra la libertà.
Oggi non è più così, gli scontri sociali ormai sono all’ordine del giorno.

Il mondo è diventato complicato e confuso, di conseguenza anche Omac è un fumetto complicato e confuso.
Ricco di grandi invenzioni visive, di splash page che fanno rimanere a bocca aperta, di vignette che rasentano l’astrattismo, Omac finisce per essere una prova di forza di fantasia illustrativa difficilmente imbrigliabile in una storia di senso compiuto. Dura 8 numeri.

 

The Sandman (Dicembre 1974)

Sandman è una specie di Freddy Kruger al contrario, là dove il personaggio di Wes Craven aggredisce gli adolescenti che stanno sognando, Sandman ha la sua ragione d’essere nella protezione dei sognatori.

Il personaggio fu creato all’inizio della Golden age da Gardner Fox e Bert Christman. Joe Simon e Jack Kirby ci avevano lavorato sopra nei primi anni quaranta, e poi, come accade a molti supereroi, era finito nel dimenticatoio.

Nel 1974 il personaggio viene ripescato per volere di Carmine Infantino. Un giorno il disegnatore-direttore di origine italiana stava pranzando con Bill Gaines, lo storico editore di Mad, che gli disse: “Hai alle tue dipendenze sia Jack Kirby sia Joe Simon, perché non li fai lavorare assieme?”.
Quella di ricomporre una delle coppie più prestigiose dell’intera storia del fumetto sembra una bella idea.


Infantino propone quindi a Simon di riesumare il personaggio di Sandman. Simon realizza una storia che viene inviata a Kirby. Quando le matite di Kirby sono pronte, Simon fa una prova di inchiostrazione che però viene bocciata dalla Dc. Come inchiostratore gli viene preferito l’ottimo Mike Royer.

Il primo numero di Sandman esce nel dicembre del 1974. La storia è piuttosto balzana, come molte delle cose che Joe Simon scrive in quel periodo. Simon viene escluso subito dal progetto, mentre Kirby disegna altri tre numeri della serie, che si conclude nel gennaio del 1976.

 

The Joker (Maggio 1975)

Sul finire del 1973 Denny O’Neil e Neal Adams rilanciano il personaggio del Joker. Nel numero 251 di Batman i due avevano eliminato l’immagine burlesca da clown del crimine che si era consolidata durante gli anni cinquanta e sessanta, culminata nella interpretazione camp di Cesar Romero nella serie televisiva.

Ma quando l’editor Julius Schwartz comunica a Denny O’Neill che dovrebbe occuparsi di un nuovo albo completamente dedicato all’arcinemico di Batman lo sceneggiatore è perplesso.

La Dc non intende riproporre il pazzo omicida del n. 251 di Batman e chiede agli autori di attenuare la follia del protagonista.
Dopo 10 numeri, nell’ottobre del 1976 la serie si conclude.

 

Richard Dragon Kung Fu Fighter (aprile 1975)

Nel 1974 Denny O’Neill pubblica un romanzo intitolato Kung Fu Master, Richard Dragon: Dragon’s Fists, nel tentativo di cavalcare la moda dei film di kung fu portati al successo da Bruce Lee.

Il romanzo non ha un particolare successo, ma O’Neill convince i dirigenti della Dc che la sua idea è buona e la si può riciclare in una serie a fumetti intitolata Richard Dragon Kung Fu Fighter.

Il personaggio viene affidato ad autori sempre diversi: Jim Starlin e Alan Weiss sul n. 2, addirittura Jack Kirby sul n. 3 e persino Wally Wood ci mise le mani inchiostrandone una mezza dozzina di numeri.
Richard Dragon non riuscì però mai ad acquisire un’identità precisa e non sopravvisse allo scemare della moda che lo aveva generato.

Il confronto con il suo alter ego della Marvel, Shang-Chi, è impietoso. Shang Chi, nato nel 1973, raggiunge una popolarità che gli permette di durare per 125 numeri, fino al giugno 1983.
Richard Dragon, nato nel 1975, si spegne senza lasciare traccia due soli anni dopo con il numero 18.

 

Man-Bat (dicembre 1975)

Man-bat fa la sua prima apparizione in Detective Comics n. 400 (giugno 1970), creato da Frank Robbins ai testi e Neal Adams, ai disegni, con la supervisione dell’editor Julius Schwartz.

Se guardiamo al modo in cui ottiene i suoi poteri ci fa venire in mente Lizard, il nemico-amico dell’Uomo Ragno.
Lizard è il dottor Curt Connors, che sperimenta su di sé un siero estratto dai rettili che dovrebbe fargli ricrescere il braccio mancante, però come bonus lo trasforma in un rettile interamente ricoperto di scaglie.
Nel caso di Man-Bat il dottore si chiama Kirk Langstrom, il quale, per curare la sordità, assume un siero estratto dai pipistrelli trasformandosi suo malgrado in un orrendo chirottero.

Un simile racconto delle origini si ripeterà di li a poco per un altro personaggio: Morbius della Marvel. Anche lui si rivolge ai pipistrelli per curare una forma di leucemia, trasformandosi in un moderno vampiro.

All’interno della serrata competizione tra Marvel e Dc diventa spesso difficile capire di chi sia l’idea iniziale, anche se nei casi in questione potrebbe essere extrafumettistica: l’ispirazione probabilmente è venuta  da qualche b-movie fantahorror degli anni cinquanta e sessanta, dove questi connubi tra scienziato e  animali era all’ordione del giorno.

Grazie alla moda dell’horror nei fumetti dei primi anni settanta, anche a Man-Bat viene data una serie tutta sua.
La prima storia venne affidata a due transfughi dalla Marvel: lo sceneggiatore Gerry Conway e il disegnatore Steve Ditko. Il risultato non convince i lettori che non comprano l’albo e lo costringono a chiudere con il secondo numero.

 

Jonah Hex (marzo 1977)

Jonah Hex è uno dei pochi personaggi veramente innovativi pubblicati dalla Dc Comics durante la Bronze age. Viene creato nel 1972 con l’intento preciso di lanciare un eroe cupo e misterioso.

Si tratta di un western atipico con sfumature horror e fantasy, che narra le storie di un cacciatore di taglie sfigurato.
Il debutto avviene su All-Star Western n. 10 (febbraio 1972), dove viene pubblicata anche una seconda storia sul n. 11 (aprile 1972). Dal numero successivo la serie cambia titolo in Weird Western Tales, ma mantiene la numerazione precedente.

Infine, nel 1977, gli viene intitolata una serie di cui vengono pubblicati 91 albi, che fa di Jonah Hex il personaggio più duraturo della Dc Comics tra quelli creati negli anni settanta.


Poiché l’ultimo numero è datato agosto 1985 si può dire che il personaggio abbia attraversato con le sue avventure l’intera Bronze age.
I testi inconsueti di Michael Fleisher e i disegni classici di Jose Luis Garcia Lopez contribuiscono a conferire spessore alla serie.

 

Firestorm (Marzo 1978)

Firestorm è un personaggio che Gerry Conway crea nella speranza di poter rivivere le emozioni provate nello scrivere le avventure dell’Uomo Ragno nel periodo immediatamente successivo all’abbandono di Stan Lee.

Il giovane liceale Ronny Raymond (una delle due identità segrete di Firestorm) ripropone alcune delle tematiche adolescenziali che avevano fatto la fortuna dell’arrampicamuri negli anni sessanta, aggiungendo la protesta antinucleare, ai tempi in voga.


Firestorm, un personaggio che non aggiungeva niente di nuovo rispetto ai precedenti, chiude con il n. 6.

Questi sono solo alcuni dei numerosi eroi che Carmine Infantino ha lanciato negli anni settanta attraverso i suoi editor. Personaggi che potevano cambiare sceneggiatore o disegnatore, o entrambi, nel giro di un paio di numeri.
Mentre il canale distributivo stentava a portare gli albi in tutte le edicole.

Solo nel corso degli anni ottanta, dopo la gestione caotica di Infantino, la distribuzione viene finalmente perfezionata grazie alla vendita nelle sempre più numerose fumetterie, e gli albi curati con maggior attenzione da team creativi meno provvisori.

 

 

 

 

4 commenti

  1. Anni di grandi sperimentazioni i 70, sia in casa D.C. che in Marvel. Sperimentazioni che, se da un lato raramente hanno portato alla nascita di titoli duraturi, dall’altro ci hanno lasciato storie inconsuete che oggi vale la pena di conoscere. Se l’età del bronzo Marvel è ben nota in Italia, decisamente più misteriosa è quella della “Distinta Concorrenza” (escluso il Quarto Mondo, ovviamente).
    Grazie, Trogi, per questo articolo che ci accompagna nell’oscuro mondo D.C. di 50 anni fa.

  2. Bellissimo articolo, che non fa che confermare una volta di più quanto immensa fosse la fantasia creativa del Re e quanto irripetibile sia.

  3. Non sapevo che la DC avesse addirittura salvato la Marvel dal fallimento, dunque non c’è sempre stata rivalità…
    Vero, molto belli i disegni di Swamp Thing, vedi cosa un buon disegnatore può tirar fuori non appena allenta le briglie della ragione! 🙂

  4. E’ vero, i “New gods” di Kirby avrebbero avuto bisogno di un ottimo editor come Lee che con qualche ritocco avrebbe reso l’opera un ennesimo capolavoro della coppia, però capisco anche Kirby che faceva il 90% del lavoro scrivendo anche i dialoghi a bordo pagina che ad un certo punto si è stufato di vedersi defraudato del suo ruolo di autore delle storie dal suo editor. Qualche decennio dopo Paul Dini e Bruce Timm, con qualche piccolo ritocco renderanno la saga perfetta, usandola nelle loro serie animate.
    Kamandi invece la trovo perfetta così, verso la fine c’è un certo calo però succede anche con Thor e i Fantastici 4 che arrivarono al numero 100 un po’ bolliti. Con Kamandi Kirby era più vecchio e ha retto meno sulla distanza però i primi 25/30 numeri li trovo ottimi.

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