FOOLKILLER: L’INSANICIDA DELLA MARVEL È TORNATO

FOOLKILLER: L’INSANICIDA DELLA MARVEL È TORNATO

I super eroi sono caduti dal loro dorato piedistallo. Il loro sorriso impeccabile, i loro costumi variopinti, il loro bel mascellone da attori di soap opera e la loro grazia, immutabile nel prendere a calci un cattivone come nel salvare un gattino su un albero, sono ormai pezzi da museo. Il re è nudo, ce lo ha spiegato Alan Moore nel 1986 con Watchmen, lo ha ribadito Frank Miller nello stesso anno con “Il Cavaliere Oscuro” e un bel ripassino ce l’ha fornito Ennis pochi anni fa, con la goliardica dissacrante ironia di The Boys.

Eppure continuano ad affascinarci anche quando vengono demoliti, quando ci vengono mostrate le loro assurdità e i loro paradossi. Continuano a essere reincarnati o ad avere successori a seconda di come gira il mondo e di come cambiano i tempi. Per questo abbiamo diversi Capitan America, nipoti di Flash e Robin che si avvicendano a fianco del loro mentore prendendo poi strade diverse. Questo perché alla base della costruzione delle loro storie sta un certo sentimento “popolare” che ha a che vedere sì con la voglia di evasione e avventura, ma anche con il disagio sociale, il desiderio di giustizia e, perché no, di vendetta.

Prendiamo un personaggio “minore”, creato nel 1974 da Steve Gerber: Foolkiller. Certo, il suo look da Zorro fa ridere al giorno d’oggi e la “pistola purificatrice” sembra uscita da qualche film di fantascienza degli anni sessanta, ma scaviamo nella sua biografia: un paralitico che viene “curato” da un predicatore e, votatosi anima e corpo a Dio, scopre il suo mentore che se la spassa con alcune donne nel bel mezzo di un droga party. Il tizio, sentendosi tradito e in preda a una crisi religiosa, va fuori di testa e ammazza tutti. Ora ha trovato un scopo nella vita: uccidere quelli che ritiene “idioti”, non prima di averli avvertiti di redimersi con alcuni bigliettini.

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Steve Gerber, intuendone le potenzialità, negli anni novanta rimette mano al personaggio che aveva avuto un’esistenza breve (chiuso dopo in manicomio dopo un paio di numeri), passando il testimone a un tizio che, dopo avere perso moglie e lavoro, diventa così rabbioso contro la società e le sue piaghe che, venuto in possesso della pistola e del costume del suo precedessore, decide pure lui di fare piazza pulita. Ci sono ancora nemici sopra le righe ed elementi di fantascienza che si avvicendano con il realismo delle tematiche sociali; qualcosa, dunque, che relega la storia nell’ambito prettamente fumettistico.

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Anno 2007: Gregg Hurwitz, giallista noto anche in Italia, decide di far rivivere il personaggio di Steve Gerber per la terza volta, ma a modo suo. Via la maschera, via il costume: il Foolkiller del XXI secolo è uno psicotico senza identità segreta, il suo “logo” gli è stato impresso nella carne in una notte di pioggia da un tatuatore eroinomane in overdose. Via la pistola disintegratrice (così assurda che neanche veniva data una spiegazione alla sua provenienza), adesso i fedeli compagni del vigilante sono un cane e un bastone con l’anima di una spada. Rimangono le carte da gioco con cui “decora” i cadaveri, anche se non ci sono dubbi sull’autore di questa giustizia sommaria. Il nuovo Foolkiller si diverte un mondo a coreografare con senso artistico le sue efferate uccisioni, torturando nei modi più assurdi, disponendo corpi sfregiati e mutilati in modo da riflettere la loro condanna (il cadavere di un pedofilo viene esposto in un Luna Park).

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E la continuity con i vecchi fumetti di Foolkiller? Gregg Hurwitz pensa anche a questo, liquidandoli, appunto, come i fumetti che il futuro giustiziere leggeva prima di andare fuori di testa. Il messaggio dello sceneggiatore è fin troppo chiaro: quello era il passato, scordatevelo. Scordatevi l’avventura, l’evasione e i cliché sui super eroi. Questo nuovo Foolkiller ha la mente distorta di Saw, il corpo di Leatherface e la spietata crudeltà di un Hannibal Lecter: i “nemici” sono “prede” e a lui non importa altro che fare testa o croce con una monetina per decidere il loro destino, una volta presi e messi davanti al fatto che la loro vita in un modo o nell’altro sta per cambiare, e in peggio.

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Anche la parte grafica sembra riflettere in pieno lo spirito della storia: Il tratto di Medina è iperrealistico, focalizzato più sullo scempio che si lascia dietro l’Insanicida che sulla lotta. La sentenza, di morte e senza appello, così come il crimine per cui viene emessa, sono al centro dell’attenzione con minuzia di particolari. Lo stile grafico sembra distaccarsi volutamente, infatti, dai fumetti degli anni settanta e degli anni novanta: le matite trionfano sulle chine rendendo i toni cupamente soffusi, come a esprimere una piatta indifferenza tra la descrizione di un panorama e quella di un efferato omicidio. Il personaggio principale stesso è ipertrofico, immenso, ma non come un eroe dei fumetti: il tono muscolare non è qualcosa da esibire nella bellezza di un combattimento, bensì indispensabile per reggere il gioco di un uomo che da solo frantuma ossa, strangola, fa a pezzi e dispensa morte. E dopo compone, dispone e trama sempre all’insegna di una missione distorta e determinata.

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La storia è riassumibile come un bodycount, con spunti riflessivi sullo sfondo di una trama secca e immediata. Hurwitz snocciola per una manciata di pagine il passato di questo Foolkiller ammassando scuse su scuse, che vanno dall’infanzia alla maturità, per dirci cosa lo ha fatto diventare così pazzo e psicotico, ma in fondo sembra ridersela. Ma sì, pare che ci dica l’autore: io butto là qualche evento traumatico come i cliché esigono, queste dieci tavole dovevo buttarle giù per contratto, ma a voi frega qualcosa? Abbiamo già il Punitore, con il tormento per la perdita della sua famiglia e anche lui se la vede con pedofili, mafiosi, schiavisti nella linea per adulti Max della Marvel e interagisce con supereroi nella serie regolare. Chi se ne frega di un Foolkiller? Il paradosso sta proprio qui: il Punitore fa “il suo mestiere”, si definisce uno spazzino con una crociata, toglie di mezzo persone inequivocabilmente “cattive”, che vi piaccia o no: uno commette un crimine? Lui decide che non vale la pena che viva e, dopo la classica scazzottata, gli pianta una pallottola in corpo.

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Con Foolkiller è diverso, non è un senso di giustizia “lucido” nella follia come quello del Punitore. Qui accade esattamente l’opposto, oltretutto Foolkiller si compiace di ciò che fa, esattamente come Saw: se è vero infatti che il Punitore indossa un teschio per terrorizzare i criminali e dire “ehi, sono qui, hai chiuso, amico!”, Foolkiller vuole che si vedano bene le sue “opere artistiche”. Arriva persino a spedire in giro “pezzi” di criminale, per ammonire che nessuno, ma proprio nessuno, sfugge alla sua lente. Questo è un concetto del tutto nuovo: ci fidiamo tutti del giudizio del Punitore (che non sbaglia mai, riesce pure a non far fuori i poliziotti durante le sparatorie), ma che dire di un pazzo che si affida al testa o croce e osserva tutto secondo il suo distorto punto di vista?

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Il lettore viene dunque spiazzato da tanta crudeltà, si pone dei dubbi quando gli viene da approvare l’operato di questo “serial killer” travestito da “giustiziere”, e gli appare chiaro che la sottotrama lacrimevole dell’antieroe difensore degli oppressi non è che un pretesto: l’Insanicida lavora per se stesso e vede qualsiasi cosa come un disegno di un piano superiore sin troppo chiaro nella sua mente malata. Ti affascina, ma ti inorridisce, come un Freddy Krueger con le sue battute o un Hannibal con la sua cultura. Non per niente le loro vicende sono diventate saghe cinematografiche: uomini neri che ritornano ma che si vogliono far anche ritornare per dare inizio a un nuovo bodycount, forse per esorcizzarli con i titoli di coda, o forse perché ci attira il loro abominio, la loro mancanza di inibizioni. L’Insanicida è questo: un pazzo senza inibizioni con un senso di giustizia distorto che esegue le sentenze, come vorrebbero i nostri più reconditi istinti. Un essere oscuro e feroce di cui condanniamo le azioni, ma per cui inconsciamente facciamo il tifo.

Quest’opera è un horror con un tasso medio-alto di splatter alla Saw, una rilettura distorta, ma tutt’altro che scontata, di una pregevole saga a fumetti. Certo, alla trama si rimprovera un certo taglio sbrigativo da telefilm, ma il contrasto con il turbine di atrocità esibite offre più di uno spunto di riflessione. La cura dei dialoghi e l’azione ben dosata, assieme all’impeccabile arte di Lan Medina (già noto per aver lavorato a Fables e Punisher), rendono questa graphic novel assolutamente godibile come uno slasher, solo che qui ti ritrovi quasi a fare il tifo per il serial killer e alla fine ti senti sporco dentro.

In Italia, la miniserie è stata raccolta nel volume “Foolkiller” di Gregg Hurwitz e Lan Medina, Panini comics – Marvel 100%, 12 euro.

Foolkiller ritorna dieci anni dopo: lo leggeremo con curiosità. Intanto raccontiamo quello che sappiamo.

L’assassino degli stolti, data la deriva realistica presa con la serie Max, sembrava destinato a incarnare il ruolo di giustiziere “serio” e dai contorni oscuri, finché Max Bemis, il cantante della band Say Anything ha proposto alla Marvel la sua idea per rivitalizzare il personaggio. Certo, una rockstar dietro i testi sulle prime può sembrare qualcosa di folle ma, se si pensa che Bob Mould degli Hüsker Dü scriveva le “trame” degli incontri di Wrestling per la Wcw, tutto è possibile. Bemis aveva dato già prova di non essere la solita star prestata al mondo della scrittura o dei comics con un suo progetto sugli X-Men e quindi ha avuto l’ok per dare vita a una sua incarnazione di Foolkiller. Nella interpretazione di Bemis le atmosfere dark cedono il posto a quelle grottesche, infatti Foolkiller diventa un avversario di Deadpool, l’antieroe più scanzonato della Casa delle Idee. Il personaggio viene dunque rebootato e tramutato in uno psichiatra con la mania di plasmare la mente degli eroi Marvel che finisce per scontrarsi con Deadpool.

1Dalle prime immagini della serie il look del super eroe cambia notevolmente, ma si discosta dall’iperrealismo di Greg Hurwitz e Lan Medina. Il Foolkiller di Bemis ha una sorta di armatura dai toni viola, un giullare stilizzato come logo sul petto e, al posto della celebre pistola “ammazzafolli”, sembra più intenzionato a usare armi automatiche e bazooka. Questa nuova reincarnazione di Foolkiller ci dice molte cose: il tema della follia è sempre attuale e un personaggio sempre considerato “minore” riesce a risultare interessante e pieno di sfaccettature in ogni suo reboot. Chi vuole avvicinarsi a Foolkiller ha l’imbarazzo della scelta nel leggere le sue diverse interpretazioni, che vanno dalla più supereroistica di stampo classico, passando per quella dai toni dark e finendo per sfociare nel lato più grottesco. Non è male avere così tante personalità multiple per qualcuno la cui missione è uccidere i folli.

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3 commenti

  1. il reboot del personaggio non credo proprio sia farina di Bemis..
    questa versione ha esordito come membro dei Mercenari per Soldi sull’ultima serie di Deadpool iniziata dopo Secret Wars di Gerry Duggan

  2. La creaturina di Gerber – come tutte le cose uscite dalla zucca del papà di Howard the Duck e Omega The Unknown – è + complessa di uno zorride con il raggio della morte. Il termine fool è traducibile con sciocco, ovvero senza sale ( in zucca ) ed il fatto che un tizio si assegni la missione di stecchire i fools ha qualcosa della tragedia elisabettiana. Immaginate il buffone di corte delle opere del Bardo che passa all’azione perché gli basta il privilegio di poter dire al re che è nudo senza perdere la zucca ( in un paniere ). Senza contare il clima dei seventies che Gerber percepisce come un visionario, lo Steve Jobs dei comics, il Versace della pagina fumettata. Ross G. Everbest – il primo Insanicida – scopre che il suo mentore è nudo in un incidente che ricorda la Damasco del predicatore Malcolm X. Greg Salinger – il secondo Insanicida – è radicalizzato in cella dal primo. Una roba che bussa alle pareti della ns zucca anche oggi, oggi + di ieri. Kurt Gerhardt – il terzo Insanicida – perde il padre a causa di un rapinatore violento che voleva i pochi spiccioli di un pensionato che non aveva ancora realizzato quanto fosse peggiorato il quartiere dove era sempre vissuto e questo è il primo gradino di una discesa di un tipico esponente della middle class che scivola verso il crepuscolo del minimun wage dei sanculotti americani nei primi anni novanta – la mini intercetta anche le conseguenze della Desert Storm – in un mondo che sta cambiando ed in cui gli USA stanno perdendo la loro centralità.
    La domanda centrale per Gerber è sempre chi siano davvero – volta per volta , mentre tutto intorno cambia – i fools. Sono coloro che siedono nelle stanze dei bottoni ? sono i predatori di strada ?
    Se Steve non stesse scrivendo soggetti altrove e per ben altri committenti – il suo ultimo lavoro nella Realtà Prima è una miniserie incompiuta e terminata da altri con una nuova , gerberiana incarnazione del Doctor Fate della DC – forse oggi il suo Insanicida – probabilmente una donna di mezza età che parla lo spanglish , sovrappeso e lasciata dal marito per una ninfetta da encefalogramma piatto – cercherebbe i fools tra coloro che hanno deciso di seguire l’onda e farsi zuppa mainstream in coda alla cassa dei centri commerciali mentre tutto intorno le cose rotolano verso una crisi di proporzioni kyrbiane. Chissà…

  3. Ciao a tutti,l’idea di questo fumetto è interessante e molto ma provenendo dai fumetti segli anni 70 e 80 lo trovo piuttosto violento rispetto ad un Daredevil e uno Spiderman o anche al solo Superman.
    Ma i tempi sono quelli che sono e cosi la violenza è uaata a piene mani,anche le scazzottate anni 70 lo erano ma meno palesi oppure mi sbaglio?
    Certi superoi erano più di evasione tipo Pete l’uomo di colla(trapster)…lo so è un cattivo,però avevano un carattere più spensierato e giocherellone no?

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