ESSERE INCHIOSTRATORE ALLA MARVEL

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“L’inchiostratore non è un’invenzione del disegnatore, penso che sia un’invenzione dell’editore. L’interesse dell’artista è fare il lavoro completo, e non importa quanto sia buono il pezzo di inchiostro sul tuo disegno, se non è tuo, è irrilevante per te. È semplicemente una questione di comodità per l’editore, che in effetti ha organizzato una catena di montaggio per produrre i propri fumetti”.
Questo è ciò che pensava Gil Kane dell’inchiostratore.

Per Gil Kane quella dell’inchiostratore è una figura creata esclusivamente per risparmiare tempo e, di conseguenza, denaro.
L’inchiostrazione per lungo tempo è stata la faccia oscura dell’industria dei comic book, solo di poco al di sopra del lettering, nell’ordine gerarchico.

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Tra la fine degli anni trenta e l’inizio degli anni quaranta molti editori di comic book si rivolgevano a “fornitori” che producevano i contenuti di interi albi da stampare. All’editore non importava chi avesse preparato l’albo, gli interessava solo avere i nomi di Simon e Kirby o quello di Bob Kane sulla testata.

Gli studi si sono presto resi conto che uomini importanti come Jack Kirby potevano limitarsi a creare l’aspetto generale di un’opera, affidando a un membro meno talentuoso dello staff la rifinitura per un paio di dollari a pagina.

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Sebbene molti disegnatori fossero contrari alla compartimentazione del lavoro, la maggior parte ha presto capito il valore del tempo risparmiato e il reddito aggiuntivo offerto dal processo. Solo gli artigiani più pagati od oltranzisti potevano permettersi di inchiostrare il proprio lavoro. Eppure anche loro a volte sono stati costretti ad acconsentire a un inchiostratore di mettere le mani sulle loro preziose matite.
Disegnatori spettacolari come Lou Fine, Reed Crandall, Will Eisner e Alex Toth, tutti noti per aver sempre voluto inchiostrare il proprio lavoro, hanno spesso dovuto accettare che altre mani contribuissero al prodotto finito.

Sfortunatamente, a causa della mancanza di crediti, molti inchiostratori degli anni quaranta e cinquanta sono oggi dimenticati. Dei pochi che vengono ricordati è estremamente difficile, se non impossibile, ricostruire tutto il lavoro.
Uomini come Marvin Stein e George Papp probabilmente hanno inchiostrato migliaia di pagine durante quegli anni, la maggior parte delle quali non è possibile identificare se non attraverso ricerche difficili, congetture confuse e ricordi incerti.
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Il vero eroe non celebrato del mondo dei fumetti è proprio l’inchiostratore.
L’inchiostrazione è un processo che mira ad aggiungere sfumature e dettagli al disegno originale, conferendogli più carattere. È uno degli aspetti più importanti e non riconosciuti dei fumetti.
Senza un buon lavoro di china, i fumetti tendono a sembrare “sbagliati”. Un buon inchiostratore può portare sentimento ed emozione a un semplice disegno.
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Alcuni stili di inchiostratura sono affilati e levigati, mentre altri possono essere ruvidi e granulosi. Indipendentemente dallo stile, l’inchiostratore è fondamentale per lo sviluppo del prodotto finale. Alcuni dei ripassatori con la china preferiscono dare più dettagli e meno ombreggiature, mentre altri fanno l’esatto contrario.
Entrambi gli stili sono validi e hanno il loro posto nei fumetti, ma non necessariamente sono validi per tutte le opere. Ecco perché è importante che un inchiostratore riesca a formare una coppia efficace con un disegnatore.

È stato soltanto con i fumetti Marvel dei primi anni sessanta che l’inchiostratore è stato aggiunto ai crediti, guadagnandosi così la celebrità. Con il tempo divenne ovvio che l’inchiostratore fosse il secondo elemento visivo più importante nella produzione di un fumetto.
Essendo l’ultimo uomo nella catena di produzione, era quello che aveva la parola finale sull’aspetto della pagina e che poteva aiutare a controllare l’atmosfera, il ritmo e la leggibilità di una storia.

Come un montatore in un film, un buon inchiostratore poteva recuperare matite un po’ traballanti, mentre uno cattivo poteva soffocare una grande abilità nel disegno o oscurare una buona narrazione. Trovare un buon inchiostratore e abbinarlo al disegnatore appropriato divenne una funzione primaria degli editor.

Quando la squadra funzionava era uno spettacolo puro: Jack Kirby insieme a Joe Sinnott, Carmine Infantino con Murphy Anderson, John Buscema e Tom Palmer hanno creato “musica” meravigliosa insieme.

Con tutto il rispetto per il giudizio di Gil Kane, la sintesi di questi talenti ha elevato le singole parti ben oltre ciò che avevano raggiunto individualmente. I fumetti sono diventati davvero “un’arte collaborativa”.

Vediamo chi furono i più grandi inchiostratori della Marvel degli anni sessanta.

 

Joe Sinnott

Morto nel 2020 all’età di 93 anni, Joe Sinnot è stato forse il più grande inchiostratore della Marvel dei tempi d’oro. Indimenticabile il sodalizio con Jack Kirby, assieme al quale ha costruito l’estetica definitiva della Casa delle idee.
“Sinnott ha capito perfettamente Kirby ed è stato in grado di perfezionare l’arte di Kirby in un modo che non è riuscito agli altri che ci hanno provato”, afferma lo storico dei fumetti Daniel Best.
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E questo nonostante l’enorme mole di lavoro che gli era richiesta.
“Potevo inchiostrare tre pagine di Kirby al giorno, Kirby era facile da inchiostrare. Molte volte metteva dentro una grande macchina, dai meccanismi complicatissimi e ci voleva un sacco di tempo, ma erano quasi sempre vignette grandi. Usavo il pennello per la maggior parte del tempo, usavo il pennino solo per i volti e per le mani”, ha raccontato Sinnott.
Joe Sinnott inizia a lavorare ai Fantastici Quattro sul n. 5, ritorna sul n. 44 e ne inchiostrerà in tutto 182 numeri.
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“Stan mi diceva che quando avessi voluto prendermi delle libertà con il lavoro di Jack, avrei potuto farlo. All’inizio mi sembrava giusto ‘migliorare’ le orecchie dei personaggi o rendere le sue donne un po’ più carine, un po’ più snelle nei fianchi. Ma presto capii che tutto quello faceva parte dello stile di Jack. Anche quando gli occhi non erano sullo stesso piano, quello era Kirby. Quindi tornai sui miei passi. Invece di disegnare le mie orecchie alla Alex Raymond, disegnai le orecchie di Kirby. Ma c’erano cose che ho davvero abbellito, come i capelli di Reed, per esempio. Gli ho fatto dei capelli delicati, sottili e mossi. Jack era un po’ più pesante con le matite”.

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Il rapporto tra Kirby e Sinnott prese forma soltanto sul piano artistico: i due non si videro mai durante il periodo della loro collaborazione alla Marvel.
“Lo incontrai per la prima volta nel 1972 a una convention”, quando ormai Kirby lavorava alla Dc Comics, “dopo che Marie Severin me lo aveva presentato. Chiaccherammo un po’, fu divertente. La volta successiva che lo vidi fu nel 1975, a un’altra convention. Quella è stata l’ultima volta. Non gli parlai mai al telefono, non ci scrivemmo o comunicammo in alcuna maniera. Eppure realizzammo centinaia e centinaia di tavole insieme”.
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Oltre a Kirby, Sinnott inchiostra anche Jim Steranko e Gene Colan su Capitan America e John Buscema su Silver Surfer.
Stan Lee raccontava che “i disegnatori mi minacciavano affinché assicurassi loro che Joe, e solo lui, avrebbe inchiostrato le loro pagine. Non potendo soddisfare tutti, dovevo riservare a Joe le testate più importanti. Per la gran parte dei disegnatori, essere inchiostrati da Joe Sinnott era come centrare il bersaglio alle giostre del luna park”.

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Nel momento in cui Kirby lasciò la Marvel, nel 1970, Sinnott, inchiostrando John Buscema e anni dopo John Byrne sui Fantastici Quattro, contribuì a mantenere la continuità stilistica.
Da vedere: Fantastici Quattro dal n. 44 al n. 62.

 

Tom Palmer

Tom Palmer esordisce alla Marvel nel 1968 sulle pagine del Dottor Strange, inchiostrando le matite di Gene Colan.
“La prima volta che mi trovai a inchiostrare Gene feci tutto il possibile per trasformare le sue matite altamente evocative in disegni al tratto inchiostrati per la stampa. Ricordo che usai un’infinità di tratteggi per rendere al meglio le evoluzioni della sua matita magica”. Ricorda Palmer.ESSERE INCHIOSTRATORE ALLA MARVEL

“Imparai presto che Gene disegnava a matita in modo molto diverso rispetto ad altri disegnatori. Realizzava vignette caratterizzate da un’infinità di variazioni tonali, che andavano dal bianco al nero, passando per un sacco di gradazioni di grigio. Rendere il tutto in un lavoro stampabile era un’affascinante sfida che si rinnovava ogni mese”.
Nel 1969 inchiostra la famosa run di Neal Adams sugli X-Men, contribuendo in modo decisivo alla sua riuscita grafica.

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Palmer fu il primo dei cosiddetti inchiostratori “moderni”. Il suo stile ruppe nettamente con la maniera tipica dell’epoca rappresentata da Dick Ayers, Joe Sinnott e George Klein. Mostrava un approccio più lussureggiante e più illustrativo, e usava il pennello in modo quasi pittorico.

La sua popolarità e abilità influenzarono la successiva generazione di inchiostratori: Joe Rubenstein, Bob McLeod, Klaus Janson e molti altri hanno un debito stilistico nei suoi confronti.
Da vedere: Dottor Strange dal n. 172 al n. 183 e X-Men dal n. 56 al n. 65.

 

Frank Giacoia

Negli anni sessanta Frank Giacoia inchiostra soprattutto Jack Kirby e Gene Colan su Capitan America, e John Romita e Gene Colan su Devil.
La scelta per il lavoro di inchiostratore risaliva agli anni quaranta, quando si accorse che la sua velocità con la china gli permetteva di guadagnare il doppio di quando realizzava una tavola a matita, essendo un disegnatore piuttosto lento.
I suoi primi lavori alla Marvel li firma col nome Frankie Ray, poiché era ancora sotto contratto con la Dc Comics.

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Il suo lavoro sulle matite di Jack Kirby è per gli appassionati secondo solo a quello di Joe Sinnott e sua è considerata la versione definitiva di Capitan America.
Una delle prime cose che notiamo quando guardiamo il lavoro di Kirby è la potenza del tratto. Molto raramente si nota qualcosa di superfluo in un suo disegno. La linea è l’essenza della forza e dell’energia che i suoi disegni sanno esprimere. Tutti gli inchiostratori che hanno lavorato sulle sue matite hanno alterato in maniera più o meno pesante la qualità del suo tratto.

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Quelli più rispettosi delle sue linee, come Sinnot e Giacoia, sono quelli che hanno realizzato i migliori lavori. La linea di china pesante e robusta di Giacoia ha aiutato Kirby a raccontare le storie di Capitan America in modo semplice e diretto, costituendo un termine di paragone per tutti gli inchiostratori degli anni sessanta.
Da vedere: Tales of Suspense dal n. 84 al n. 86.

 

Dick Ayers

Dick Ayers è stato uno tra i professionisti più prolifici del settore, avendo inchiostrato circa 20mila pagine di fumetti tra il 1947 e il 1989. Ma quello che sorprende di più è che in tutti questi anni la qualità dei suoi lavori si sia sempre mantenuta uniforme.
Come la maggior parte dei ripassatori a china che hanno iniziato prima degli anni settanta, Ayers utilizza gli inchiostri per chiarire e migliorare la narrazione, non per realizzare belle immagini.ESSERE INCHIOSTRATORE ALLA MARVEL

Questo Ayers lo ha fatto per tutti i suoi datori di lavoro: Dc, Skywald, Charlton, Acg e naturalmente la Marvel.
Negli anni sessanta inchiostra Kirby sui primi numeri di Hulk, sui Fantastici Quattro dal n. 6 al n. 20 (tranne il n. 13 inchiostrato da Steve Ditko), sui primi numeri del Sergente Fury, sui Vendicatori, Ant-Man e gli X-Men.

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Lo stile di inchiostrazione di Ayers è simile a quello che Kirby utilizza sul n. 2 dei Fantastici Quattro, dove realizza egli stesso le chine.
Si tratta di uno stile non molto innovativo, ancora legato ai frettolosi fumetti di mostri degli anni precedenti, che comunque nel bene e nel male caratterizzerà il primo periodo dei fantastici quattro.
Da vedere: Fantastici Quattro dal n. 6 al n. 20 (tranne il n. 13 inchiostrato da Steve Ditko).

 

John Severin

Ammiratore sfegatato delle chine di Roy Crane, John Severin alterna il lavoro di inchiostratore a quello di matitista per tutti gli anni cinquanta. Alla Marvel, negli anni sessanta si dedicherà per lo più a inchiostrare le matite di Dick Ayers sul Sergente Fury e quelle di Herb Trimpe su Hulk.

Le sue chine sono dirette, rese con eleganza senza essere troppo elaborate e, soprattutto, autentiche. Sul Sergente Fury abbiamo un tipico esempio di un buon inchiostratore che aiuta un buon narratore, ma non un disegnatore particolarmente ispirato.

Sebbene non possedesse uno stile appariscente, la meticolosa abilità di John Severin nel disegnare e l’attenzione ai dettagli di costumi, ambientazione, armi ed espressioni facciali realistiche e al linguaggio del corpo, hanno reso ogni suo lavoro drammatico e credibile.

Il suo modo di inchiostrare particolarmente solido e strutturato era l’ideale per le matite di disegnatori non eccelsi, che avevano tutto da guadagnare affidandosi alla sua capacità di abbellire senza stravolgere.
Da vedere: La sua run su Dick Ayers in Sergente Fury dal n. 44 al n. 79.

 

Syd Shores

Alla Marvel negli anni sessanta, Syd Shores inchiostra soprattutto le matite di Jack Kirby su Capitan America e quelle di Gene Colan su Devil.
Capitan America aveva cominciato a inchiostrarlo negli anni quaranta a partire dal n. 2, mettendo in mostra uno stile di inchiostrazione unico e singolare, forse solo vagamente influenzato dal grande Bill Everett.
Entrambi avevano linee sbozzate audaci, ma ruvide pennellate illustrative e fotorealistiche che davano alle pagine un aspetto organico diverso da qualsiasi altro.

Le opinioni sono contrastanti sull’efficacia di Shores sulle matite di Kirby: alcuni pensano che abbia fatto un buon lavoro, altri sostengono che il suo approccio sia stato troppo personale e abbia oscurato parte della vitalità di Jack.

In effetti, la linea sottile di contorno non rende giustizia alla matita funambolica di Kirby e il tentativo di inventarsi dei semitoni là dove non ce ne sono finisce per appesantire il risultato finale.

Per quanto riguarda Gene Colan, il ripasso a china preciso e definito di Shores faceva a pugni con le matite selvagge e impressioniste. L’impressione generale è quella di un’eccessiva pulizia del tratto, che finisce per smorzare la vitalità del segno di Colan.
Da vedere: Capitan America dal n. 100 al n.103, Devil dal n. 53 al n. 74.

 

Chic Stone

A metà anni sessanta, Chic Stone alla Marvel inchiostra praticamente tutto quello che disegna Kirby: Thor, i Fantastici Quattro, i Vendicatori, Capitan America e gli X-Men.
“Poco prima del 1964 battevo sul marciapiede passando da un editore all’altro, raccogliendo lavori a caso. All’epoca stavo disegnando a matita Batman e inchiostrando le copertine di Superman per l’editor Mort Weisinger alla Dc. Mi capitò di entrare negli uffici della Marvel nel momento in cui il direttore Stan Lee stava mettendo i dialoghi sulle tavole a matita di Kirby. Guardando oltre la sua spalla rimasi totalmente sbalordito dal magnifico disegno a matita. Stan mi guardò e mi chiese: ‘Chic, ti piacerebbe inchiostrare questo?’. Le ginocchia cominciarono a tremarmi. Tutto quello che riuscii a mormorare fu: ‘Stai scherzando?’.

“Dopo che ebbi consegnato le tavole finite Stan era estremamente soddisfatto della mia interpretazione del lavoro di Jack, e da quel momento in poi ne avrei inchiostrate molte altre. Essere in grado di lavorare sulle matite di Jack è stato un vantaggio sostanziale per la mia carriera”.

Qualcuno preferisce Stone agli altri inchiostratori di Kirby. In generale questi ritengono che la sua linea audace ed espressiva e la sua la variegata pennellata abbiano reso alla perfezione tutta l’energia delle matite di Kirby.
Altri trovano inoltre che il fatto che nello stesso periodo Stone inchiostrasse i Fantastici Quattro, Vendicatori, X-Men, Thor e Capitan America abbia dato all’intera linea un senso caldo e familiare di coesione visiva che dopo di lui è stato impossibile ripetere.

Infine, molti ritengono che l’interpretazione cartoonesca delle matite di Kirby di Chic Stone abbia messo in risalto il divertimento pop art insito nella creazione degli albi dei Fantastici Quattro a metà degli anni sessanta.

Con le sue linee di contorno spesse, piene di dettagli più fini al loro interno, e le vaste aree lasciate al colore, Stone ha contribuito in modo determinante alla creazione di quella estetica pop che caratterizzò la Marvel del periodo d’oro.
Da vedere: I Fantastici Quattro dal n. 28 al n. 38.

 

Dan Adkins

Allievo del grande Wally Wood nei primi anni sessanta, dal quale mutua uno stile ricco di neri e di ombre sfumate, Dan Adkins arriva in Marvel nel 1967 come inchiostratore delle avventure di Sub-Mariner e del Dottor Strange. Nel 1969 passerà a Hulk, a Capitan Marvel di Gil Kane e a Silver Surfer di John Buscema.

“All’inizio ho realizzato tavole del Dottor Strange che sembravano di Ditko”, ricorda Adkins. “Per come inchiostrava Ditko voglio dire, sapete lui si inchiostrava da solo. Mi era stato detto di inchiostrare come lui. Stan aveva usato l’espressione ‘sfiorare’ Ditko. Così ho fatto, ma poi ho iniziato ad andare verso un mio stile, più realistico e diverso”.

I risultati più belli Adkins li ottiene lavorando sulle matite di Gil Kane e di John Buscema.
Gil Kane, è noto, disegnava senza mettere le ombreggiature. Dedicava grande attenzione alla costruzione della struttura anatomica dei corpi, ma di ombreggiature neanche a parlarne.
Il compito dell’inchiostratore era pertanto particolarmente complicato, poiché doveva inserire un certo numero di ombre per dare un minimo di tridimensionalità alle figure. Tutto questo senza esagerare, per mantenere la leggibilità delle perfette anatomie di Kane.

Dan Adkins fece un grande lavoro anche su Silver Surfer.
“Mi piaceva inchiostrare John Buscema perché era un disegnatore naturale, disegnava di getto senza passare troppo tempo sulle tavole, senza mettere troppi dettagli”.
Da vedere: Capitan Marvel dal n. 17 al n. 21, Silver Surfer dal n. 8 al n. 13.

 

Mike Esposito

Mickey Demeo, Mickey Dee, Michael Dee e Joe Gaudioso furono alcuni degli pseudonimi che Mike Esposito usò quando lavorava alla Marvel ed era ancora sotto contratto con la Dc Comics.
Al suo arrivo in Marvel, nel 1965, gli vennero affidati i disegni di Don Heck su Iron Man e di Jack Kirby su Hulk. I suoi inchiostri non risultano efficaci su nessuno dei due, forse perché lo stile di questi disegnatori si discosta troppo dal suo.

La sua occasione si materializza quando Steve Ditko lascia la Marvel nel 1966.
Ditko si era sempre inchiostrato da solo, il suo successore, John Romita no. Serve un inchiostratore. Serve Mike Esposito. Il suo battesimo del fuoco avviene sul n. 39 di Spider-Man, il mitico: “How green was my goblin”.
I contorni delle figure sono realizzati mediante una linea sottile per mantenere una continuità stilistica con l’Uomo Ragno di Ditko. È con i volti dei personaggi che Romita esprime meglio le profonde differenze stilistiche con il predecessore, assecondato dal lavoro di Esposito. Quest’ultimo si trova bene con un disegnatore che, come lui, non nasconde la passione per Milton Caniff.

Dopo aver inchiostrato i primi tre albi della nuova gestione, Esposito lascia per una mezza dozzina di numeri, durante i quali Romita si inchiostra da solo, per poi tornare sul n. 50.
Da qui in poi inizia a rinforzare le linee di contorno che ormai non ricordano più quelle di Ditko ed acquista sempre più confidenza con le matite di Romita, andando a realizzare la versione definitiva dell’Uomo Ragno della Silver age.
Da vedere: Amazing Spider-Man dal n. 50 al n. 56.

 

Vince Colletta

Per ultimo analizziamo il più controverso di tutti gli inchiostratori Marvel: Vince Colletta.
Il grande Neal Adams lo ritiene il “peggiore di tutti gli inchiostratori” e tanti lettori condividono il suo giudizio.
D’altra parte Colletta ha saputo rendere un’atmosfera epica e leggendaria legata all’ambientazione asgardiana delle storie, che costituiva l’essenza stessa delle avventure del Dio del tuono.

Colletta negli anni sessanta aveva uno stile di inchiostrazione molto diverso dai suoi colleghi che lavoravano per la Dc e per la Marvel. Il suo stile si basava sulla giustapposizione di una serie di linee molto sottili per creare volumi e tridimensionalità. Questa maniera non era certo esaltata dalle tecniche di stampa del periodo.
Alcuni contorni troppo sottili potevano letteralmente sparire in fase di stampa, come una serie di righe ravvicinate poteva diventare una chiazza nera informe dall’aspetto piuttosto sgradevole. Ma non è tanto su questi aspetti tecnici che si concentrano le critiche dei detrattori.

Quello che soprattutto i fan di Kirby non gli perdonano è di aver ripetutamente omesso molti dettagli delle matite, nonché di avere semplificato troppo i suoi paesaggi urbani e gli sfondi in generale. Questo fatto, che corrisponde assolutamente a verità ed è ampiamente documentato, avrebbe avuto per i detrattori come unica motivazione l’esigenza di risparmiare tempo.

Colletta era un inchiostratore veloce, famoso nell’ambiente per il rispetto assoluto delle scadenze di consegna risolvendo così situazioni apparentemente disperate per i tempi di stampa. I suoi critici lo accusano di aver sacrificato elementi fondamentali della narrazione grafica sull’altare della velocità.

Ma se non fosse così? Se ci fosse un’altra spiegazione?
Stan Lee spesso rifaceva fare le copertine a Jack Kirby o cancellava di propria mano alcuni particolari, dato che spesso Kirby eccedeva nel riempire le vignette di dettagli. Erano interventi tesi a migliorare la lettura e la comprensione del disegno, la sua leggibilità.

Non potrebbe essere questo anche l’intento delle omissioni e delle semplificazioni di Colletta? Cioè ottenere una migliore leggibilità?
Guardiamo da vicino alcuni esempi e traiamone le debite conclusioni.


Analizziamo pagina 11 del n. 154 di Thor, in particolare le vignette 1 e 2. Mettiamo fianco a fianco le matite di Kirby, le chine di Colletta e la versione definitiva a colori.

 

 

Nella vignetta n. 1 notiamo subito la scomparsa di una figura maschile sullo sfondo, che viene risolta enfatizzando la parte in ombra dietro Loki. Notiamo, inoltre, che il vestito dell’uomo sulla sinistra è stato caricato di ombreggiature rispetto alla versione a matita di Kirby che riportava per intero la trama dell’abito.
Infine, l’ordito della gonna della figura femminile sulla destra è stato completamente reinventato da Colletta. Si tratta di modifiche apportate solo con l’intento di risparmiare tempo?

Quella sulla gonna sicuramente no, le altre due potrebbero aver fatto guadagnare non più di qualche minuto. Ma consideriamole da un altro punto di vista.
È innegabile che l’aver tagliato l’uomo sullo sfondo abbia semplificato e reso più leggibile la scena, decisamente troppo affollata nella versione a matita. Inoltre, le due zone nere poste dietro Loki e alla donna in primo piano sulla sinistra hanno sicuramente enfatizzato l’importanza di queste due figure alle quali Kirby non aveva dato maggiore risalto rispetto alle altre.
Era solo una questione di tempo?

Passiamo alla vignetta n. 2.
Davanti a Loki c’è un intera folla in fuga di cui Kirby ha disegnato ciascuna singola persona nei particolari, le linee della matita si confondono tra loro e con le strutture dello sfondo, rendendo praticamente illeggibile la scena.
Colletta toglie la figura accasciata subito davanti a Loki, rinforza le ombre e riduce alcune sagome a silhouette riempiendole di nero. L’immagine acquista ora una leggibilità che prima non aveva.
Era solo questione di risparmiare tempo?
Da vedere: Thor dal n. 126 al n. 177.

 

 

2 commenti

  1. Per alcune cose Colletta era un cagnaccio, una tra le tante è che rendeva le donne Kirby, donne alla Colletta tutte occhioni con tante ciglia tanto che quando Royer inchiostrò le prime pagine di Kirby gli stravolse la sua bellissima Big Barda pensando di fare come faceva Colletta. In quel caso Kirby supervisionava e gliela fece rifare. Ci sono vignette del Quarto mondo che tra i volti di Superman e Olsen rifatti da esterni e gli inchiostri di Colletta non sembrano neanche di Kirby. D’altro canto sulle due riviste in grande formato di Kirby (Spirit world e In the days of the mob) fece un buon lavoro con i mezzi toni.

    Avrei voluto due parole sull’ottimo lavoro d’inchiostratore di Romita sulle pagine di Gil Kane.

  2. Aggiungere qualcosa al RE era opera ardua, ma togliere qualcosa era criminale. Per questo Colletta a mio avviso è da censurare come inchiostratore di Kirby. Forse andava bene per altri disegnatori, e senza dubbio per il risvolto commerciale del suo operato, visto quanto appreso dal bellissimo articolo, ma per Kirby direi che proprio non ci siamo. Sinnott rimane il migliore a mio avviso, almeno per quanto riguarda il lavoro del RE.

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