DIABOLIK E L’UOMO RAGNO LIVE-ACTION SONO RIDICOLI

DIABOLIK E L’UOMO RAGNO LIVE-ACTION SONO RIDICOLI

Ho chiesto a un po’ di gente perché il nuovo film di Diabolik dei Manetti Bros sia ambientato negli anni sessanta, invece che al giorno d’oggi.
La maggioranza mi ha risposto “perché Diabolik è stato creato nel 1962” o “perché la storia del film si rifà a un episodio degli anni sessanta”.

Anche l’Uomo Ragno è del 1962, replico io, e pure la storia delle sue origini risale a quell’anno, ma nel film hollywoodiano l’hanno ambientata ai giorni d’oggi perché il suo fumetto, come quello di Diabolik, segue l’attualità mese dopo mese e anno dopo anno.

Con questa domanda volevo soltanto arrivare a dire che la sfasatura temporale è un errore dal punto di vista del lettore dell’albo di Diabolik e, soprattutto, per gli eventuali nuovi lettori conquistati dal film.
L’errore è simile a quello della serie dei cartoni animati con Martin Mystère ragazzino, mentre nel fumetto è un uomo maturo. E dei cartoni di Dragonero, che non si riferiscono alla serie principale, ma a una precaria serie per “bambini” che ha, addirittura, personaggi diversi.

A parte questo errore di marketing tipico degli italiani, che gli americani in genere non commettono, alla mia domanda ci sono state due altre risposte.
La prima: “Si tratta di una scelta estetica degli autori”. Sì, l’avevo capito benissimo: i Manetti sono più appassionati del film di Diabolik diretto da Mario Bava nel 1968 che di fumetti.

Al limite, allora, sarebbe stato interessante, dal punto di vista estetico, ambientare Diabolik in un presente coreografato “in stile” anni sessanta. Come hanno fatto Jeph Loeb e Tim Sale nella splendida miniserie Spider-Man Blu (2002-2003).

La terza risposta alla mia domanda è stata: “Perché Diabolik l’hanno creato negli anni sessanta, quando le sue imprese potevano essere più credibili. Con la tecnologia di oggi verrebbe subito acciuffato”.
Questa mi sembra la risposta più interessante, anche se altrettanto errata, perché la polizia avrebbe acchiappato facilmente Diabolik anche negli anni sessanta, per esempio inseguendolo con un elicottero mentre fugge in Jaguar.

Quest’ultima risposta è interessante perché pone il problema della credibilità del personaggio. Diabolik non è credibile, come non lo sono i supereroi. Batman e l’Uomo Ragno morirebbero alla loro prima azione contro i malviventi, centrati in piena fronte da un proiettile.

Non è andando indietro nel tempo che rendiamo più credibili gli uomini mascherati perché, semplicemente, nel mondo reale non potrebbero essere credibili in nessuna circostanza.
I loro creatori lo sapevano benissimo, e infatti in origine questi personaggi erano ben diversi da oggi.

Superman di Jerry Siegel e Joe Shuster (vedi qui il mio articolo) e Batman di Bill Finger e Bob Kane (vedi qui il mio articolo), creati alla fine degli anni trenta, erano molto stilizzati, avevano un look che oggi passerebbe per comico, e anche le loro storie non è che fossero veramente realistiche.

DIABOLIK E L'UOMO RAGNO LIVE-ACTION SONO RIDICOLI DIABOLIK E L'UOMO RAGNO LIVE-ACTION SONO RIDICOLI

Anche i Fantastici Quattro di Stan Lee e Jack Kirby e l’Uomo Ragno di Stan Lee e Steve Ditko (vedi qui il mio articolo), tra i primi personaggi della nuova Marvel creati all’inizio degli anni sessanta, erano parecchio stilizzati.
Li avete presenti i disegni di Kirby e di Ditko?

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Per questo ogni trasposizione degli uomini mascherati sul grande schermo, come su quello piccolo, risulta incongruente. Sia che il regista si chiami Tim Burton, e cerchi di ricreare al cinema l’estetica dei fumetti di Batman, sia che il regista si chiami Christopher Nolan, e trasporti Batman in una grigia metropoli vera.

Sì, i film sui supereroi sono semplicemente ridicoli perché non sono affatto credibili. Lo stesso accade nei loro fumetti, che dalla fine degli anni sessanta sono diventati sempre più realistici.
Batman passa dalle stilizzazioni dello staff di Bob Kane al “fotografismo” (per quanto assolutamente creativo e sublime) di Neal Adams, l’Uomo Ragno passa dallo stilizzato Steve Ditko al realistico John Romita Senior.

Con Watchmen di Alan Moore (1986-1987), di per sé un capolavoro, il passaggio dei supereroi nella realtà si fa completo. Almeno in apparenza.
Alan Moore gioca e bara bellamente sulla contraddizione tra mondo reale e mondo fantastico, come se i supereroi potessero esistere veramente.
Autori molto meno geniali di lui lo hanno preso fin troppo sul serio, riproponendo infinite volte la contraddizione senza rendersi conto che di contraddizione si tratta.

Come esempio positivo, tra i prodotti non indirizzati ai soli bambini, dovrebbe essere preso Batman: The Animated Series (1992-1995), la serie animata realizzata da Paul Dini e Bruce Timm (vedi qui il mio articolo).
La serie rappresenta in maniera credibile un supereroe nel media televisivo. In maniera credibile perché, appunto, non viene trasportato in un incongruo mondo realistico, ma viene tenuto ben ancorato al mondo fantastico degli anni in cui è nato.

Quindi non si possono fare lungometraggi con i supereroi? No, si possono fare benissimo, ma con l’animazione, che permette di mantenerli in un mondo non troppo realistico. Cosa che è stata già fatta, in effetti, ma solo come divertissement.
Invece si potrebbero fare dei film “importanti” di supereroi nello stile de Gli Incredibili di Brad Bird per la Pixar (2004), anche se più stilizzati che comici.

Sarebbero finalmente dei film coerenti sugli uomini mascherati, oltre che belli da vedere.

 

 

 

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4 commenti

  1. Caro Pensaurus, un seguace di Voltaire come il sottoscritto ( Zadig non sembra il nome di un personaggio coevo di Diabolik e Sadik? ) non sottoscrive in toto quel che dici, ma sacrificherebbe la sua collezione di Kandid Kandinskij ( fumetto inedito di Grant Morrison/Brendan McCarthy su un metaumano astratto ndr ) perchè tu possa sempre e comunque affermare le tue idee. Io sono un fan da quando posso ricordare di King Kirby e Steve Ditko, ma la sfida per un creativo è sempre spostare il limite. Un fumetto su oscuri impiegati di qualche ufficio inutile disegnato con lo stile del Deodato jr degli anni novanta. Un film con la Pimpa sullo Orient Express in live action alla maniera di Rainer Werner Fassbinder. Un kammerspiel con Eva Kant che discute di filsofia con Adamo Hobbes, il Re del Terrore che sta per liberare sul mondo il suo Leviatano, praticamente Godzilla raccontato come fosse In Treatment. Le possibilità sono infinite. E non vorremmo fosse altrimenti. Ciao ciao

  2. Vorrei dare una quarta risposta alla domanda “perché il nuovo film di Diabolik dei Manetti Bros sia ambientato negli anni sessanta, invece che al giorno d’oggi”.
    La mia risposta è questa: perché gli anni 60 del secolo scorso sono fascinosi e mitizzati, sono glamour, quindi perfetti per collocare un’avventura diabolika, mentre questo primo scorcio dell’attuale millennio non mi pare si presti altrettanto bene a fare da cornice a una storia di furti, sfide, inseguimenti, trucchi, pericoli, amore.
    E i supereroi Marvel, allora? Beh, in questo caso sono proprio loro a dare colore e fascino a un mondo (quello contemporaneo) grigio e monotono. Coi supereroi dei cinecomics ci si può illudere che il mondo sia migliore di quello che vediamo, col film di Diabolik possiamo ritornare a un tempo migliore di quello attuale.

    • Questo però significa:
      1. Dire che il personaggio scelto di per sé non ha personalità sufficiente a reggere il film e la cerca nell’ambientazione.
      2. Il film va a pesca di anzianotti nostalgici, magari non gente che ha vissuto gli anni ’60 ma gente che vive rivolta al passato.

  3. Visto ieri , un autentica celebrazione delle Giussani e del primo crudele Diabolik . Riporta piu’ o meno pari pari la storia del terzo albo della serie e l’impressione e’ che funzioni meglio sul fumetto . Diabolik con i suoi trucchi , primo fra gli altri una strada lunga un assurdita’ nascosta nella montagna , risulta impossibile al pari del dr Manatthan….. pero’ quest’ultimo rappresenta i super eroi o super uomo e ci mostra come questi si vanno a rapportarre con il mondo reale ,percio’ credibile visto che i piu ‘ ambiziosi, o visionari fra loro pre(te)ndono in mano il destino dell’umanita’ , mentre Walter Dorian rappresenta Leonardo Da Vinci dedicato al crimine , quindi poco o niente credibile e alquanto riduttivo per una mente cosi’ geniale . Va detto che per chi conosce il personaggio e la sua storia viene a mancare anche molta se non tutta la suspence ; interessante sarebbe una recensione su questo sito da parte di chi ha visto il film senza conoscere prima l’albo dal quale prende spunto il racconto.

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