DAGO: LA VENDETTA DEL GIANNIZZERO NERO

DAGO: LA VENDETTA DEL GIANNIZZERO NERO

Esistono personaggi che sanno diventare “simbolici”: Dago, per esempio, rappresenta l’essenza dell’Avventura.
La prima apparizione di questo personaggio non sembra così dirompente. È solo uno dei tanti ospitati dalla rivista argentina “Nippur Magnum” della Editorial Columba.

A occuparsi delle sceneggiature è l’onnipresente Robin Wood, le cui stesse origini sembrano un fumetto: è nato, infatti, in Paraguay nella utopistica colonia socialista denominata Nueva Australia.
I disegni vengono affidati ad Alberto Cèsar Salinas (figlio di Josè, popolare artista argentino). Siamo nel 1980. Tre anni dopo, grazie al settimanale “Lanciostory” delle Edizioni Lancio (ora Aurea), la lunghissima saga di Dago approda anche da noi.
Dal 1996, il ruolo di Salinas viene rilevato dall’abilissimo Carlos Ernesto Gomez, che darà una sua forte impronta grafica alla serie.

Illustrazione di Massimo Carnevale, copertinista storico di Lanciostory

Negli anni a cavallo tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, Venezia vive uno dei momenti di massimo splendore. Cesare Renzi si gode a pieno l’opulenza della sua città: è il giovane rampollo di una delle famiglie più in vista. Ricco e affascinante, passa da un divertimento all’altro. Per sua sfortuna, la sorte sta per presentargli il conto.

Suo padre ha in mano le prove di un complotto ai danni della Repubblica veneziana ordito da un dignitario turco (Ahmed Bey), un mercante greco (Kalandrakis) e due nobili veneziani, Giacomo Barazutti (il miglior amico di Cesare) e il principe Bertini (braccio destro del doge) che ha saputo agire con grande accortezza. Ignorando il suo coinvolgimento nella trama, Renzi consegna proprio a Barazutti i risultati della sua indagine, firmando in questo modo la condanna a morte per se stesso e la propria famiglia.

La tragedia scoppia nella notte: Giacomo Barazutti pugnala Cesare, proprio mentre sta leggendo una lettera del padre che gli rivela il tradimento del suo amico. Nello stesso momento, tutta la sua famiglia viene sterminata dai sicari inviati dai congiurati. Come se non bastasse, nella sua casa vengono “trovate” delle lettere, abilmente falsificate, che indicano suo padre, e non il principe Bertini, come capo della congiura. La famiglia Renzi, annientata fisicamente, deve conoscere anche il disonore perpetuo.


Il giovane Cesare Renzi viene dato per morto e abbandonato in mare. Sopravvissuto miracolosamente, viene recuperato da una nave saracena sulla quale inizia per lui una nuova e tormentata esistenza. Ribattezzato per dileggio Dago, in ricordo della daga che aveva nella schiena, viene venduto come schiavo. Lo aspettano anni di violenza, di crudeltà e di continuo pericolo. Nulla gli viene risparmiato: dalle miniere ai remi, dalle paludi infestate di sanguisughe agli intrighi del palazzo.


Sostenuto dallo smanioso desiderio di sopravvivere per portare a termine la vendetta contro chi ha distrutto il suo mondo, riesce a superare ogni difficoltà e ad affermarsi in quel mondo ostile diventando dapprima giannizzero (ovvero un appartenente al corpo dei cristiani “rinnegati” al servizio degli ottomani) e quindi uomo di fiducia di personaggi importantissimi come Ibrahim, gran visir (primo ministro) del sultano Solimano, e Khair ed Din detto Barbarossa, il pirata di Algeri che si sta rivelando come il vero padrone del Mediterraneo occidentale.


In veste di fiduciario dei turchi, Dago torna in Europa e comincia a trattare alla pari con i potenti del tempo, incontrando, tra gli altri, re Francesco di Francia, il Papa e re Carlo V.
Finalmente può anche portare a termine con fredda risolutezza la propria vendetta. Kalandrakis è il primo a morire: Dago lo uccide, annegandolo, mentre è ospite nel palazzo di Barbarossa ad Algeri.
Ahmed Bey è il secondo degli sterminatori della famiglia Renzi a conoscere la stessa fine, morso dai serpenti velenosi con i quali intendeva uccidere Dago.
Il Principe Bertini, nel frattempo divenuto Doge di Venezia, riesce a bloccarlo mentre si trova a Lucca e gli sguinzaglia contro un vero esercito di tagliagole. Appreso il fallimento del suo tentativo, il doge muore per paura a Lucca.
La morte non sarà altrettanto pietosa nei confronti di Barazutti, il quale viene raggiunto in Abissinia (l’attuale Etiopia) dall’amico tradito, che, rivelatigli la propria identità, gli amputa entrambe le mani. Da quel momento, tornato a Venezia, Barazutti vivrà in preda al terrore aspettando la conclusione della vendetta di Cesare Renzi.

La figura di Dago è una figura molto intrigante e ben costruita, che rappresenta felicemente l’incarnazione del “cavaliere senza macchia e senza paura” della letteratura cortese. È un uomo che ha subito il tradimento, ma non tradisce mai. Che ha patito le peggiori ingiustizie, ma non ne commette e riesce a non spadroneggiare sui deboli. Conosce la morte e la dispensa senza troppi scrupoli, pur conservando, allo stesso tempo, un profondo rispetto per la vita degli altri.
Il suo senso della giustizia gli consente di rispettare gli umili senza badare a classe sociale, fede o ricchezza. Crede nei suoi valori ed è pronto a morire piuttosto che a rinunciarvi. Pur essendo animato dall’odio conosce bene le gioie e i turbamenti dell’amore.


Frequenti sono le incursioni di Dago nell’universo femminile (dalla sua prima fidanzata Ginetta della Barca alla piratessa Karim Bey, dalla mercenaria svizzera Magdalena alla nobile Antonia di Medina), benché tenti sempre di soffocare i propri sentimenti, nella convinzione che gli siano d’intralcio nella sua continua ricerca di vendetta.


L’impianto narrativo e lo stile grafico sono quelli della classica saga di cappa e spada. Tuttavia gli autori hanno saputo scansare la retorica, optando per un approccio basato sulle più moderne nozioni della storiografia. Le vicende dei primi decenni del Cinquecento non vengono viste solo come un susseguirsi di battaglie, alleanze e armistizi, ma anche come storie di uomini.


Il risultato è un affresco di raro fascino dove possiamo incontrare, accanto a personaggi di fantasia, i grandi nomi che appartengono alla storia dell’umanità: da Michelangelo a Lutero, da Benvenuto Cellini a Nostradamus, da Giovanni dalle Bande Nere a Hernan Cortés. Anche se ogni tanto si prende delle libertà storiche, incontrando personaggi che dovrebbero essere già morti o non ancora nati.

Dago vive nel momento fondamentale di transizione all’età moderna, il periodo in cui nacque e si affermò il concetto di società come la intendiamo oggi. Ed è bello fantasticare che anche un personaggio immaginario come il nostro Dago abbia avuto una parte in quello straordinario palcoscenico.

Le storie di Dago pubblicate da “Lanciostory” vengono prima ristampate da “Skorpio” e quindi, dal 2002, in una pubblicazione a lui completamente dedicata nel formato “bonellide” in bianco e nero. Dal 2015, Dago viene ristampato a colori in questo formato in una serie che riparte dal numero 1.

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