BONACCORSI, IL BOSS TRADITO DAL BARBECUE

BONACCORSI, IL BOSS TRADITO DAL BARBECUE

L’hanno trovato in Toscana in una villetta, il boss Concetto Bonaccorsi soprannominato “u Carateddu”: era sorpreso e ha chiesto agli agenti della squadra mobile come siano riusciti a scovarlo. Il latitante aveva fatto perdere le proprie tracce dopo avere beneficiato di un permesso premio di tre giorni nel settembre 2016 dal carcere di Secondigliano a Napoli, dove era recluso. Una latitanza di sei mesi passata in compagnia della moglie a Traversagna, frazione di un comune nella zona di Montecatini. Molto probabilmente aveva anche voglia di riprendere in mano le redini del potente clan Cappello-Bonaccorsi, infatti gli investigatori ritengono che in questo periodo, u Carateddu, abbia fatto anche delle fugaci sortite all’ombra dell’Etna.

La sorpresa del boss di fronte agli agenti

Dieci giorni fa, un pool della squadra mobile di Catania sulle tracce del latitante si è trasferito a Pistoia. Dopo estenuanti osservazioni, gli investigatori appostati hanno finalmente notato una donna affacciarsi al balcone della palazzina di due piani in via Deledda.

Era niente meno che la moglie del pericoloso boss. Poco dopo meno di un’ora, ecco apparire sullo stesso balcone anche Concetto Bonaccorsi. È stato tradito dalla passione per il barbecue (o dell’arrusti e mangia come si dice a Catania) che si apprestava a preparare. È così scattata l’operazione che lo ha tratto in arresto. Nella palazzina gli investigatori hanno trovato anche una carta d’identità e una patente di guida intestate a un soggetto catanese abitante nel rione di San Berillo Nuovo. Per il boss si sono spalancate ancora una volta le porte del carcere, nella casa circondariale di Prato.

Un profilo criminale altamente pericoloso quello del boss, che venne arrestato per la prima volta nel luglio del 1991 al municipio di Valverde (Catania) dove si trovava per sposarsi. Era ricercato perché a febbraio dello stesso aveva assassinato nelle vicinanze di Torino due ladri d’auto colpevoli di avergli rubato qualche giorno prima, una Fiat Uno turbo. I cadaveri dei due giovani vennero trovati in una discarica di Robassomero (Torino) con ferite d’arma da fuoco alla testa.

LA CARRIERA CRIMINALE DEL BOSS

Concetto Bonaccorsi

Nel febbraio 1993, nell’ambito dell’operazione “Pegaso”, Bonaccorsi riuscì a sottrarsi al provvedimento restrittivo, emesso dal gip del tribunale di Catania, nei confronti di 79 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidi, estorsioni e altri reati, rendendosi latitante. Finalmente Il 21 aprile 1993, venne arrestato in flagranza di reato perché responsabile dell’omicidio di Marco De Zorzi, a Cassolnovo (Pavia). La vittima venne assassinata dentro l’ascensore dello stabile di via Toti e Bonaccorsi, all’epoca latitante, per sua sfortuna era rimasto bloccato all’interno dell’ascensore e così venne acciuffato.

Nel 1995 con sentenza della Corte di Assise di Appello di Milano, per il delitto di De Zorzi, il boss venne condannato a 23 anni di reclusione.

Il boss era anche imputato, insieme al noto Luigi Miano, soprannominato “Jimmy” (morto nel 2005) e Carmelo Caldariera , detto “Melo mezzalingua”, per avere procurato la morte ad Angelo Barbera, nel 1991, che all’epoca aveva un ruolo di responsabilità all’interno del clan dei Cursoti. È implicato anche nella morte di Gaetano Palici e Mario Angiolini, che furono ammazzati da vari colpi d’arma da fuoco, esplosi con fucili mitragliatori e a pompam, oltre che con una pistola calibro 357. Nel 1997 venne condannato dalla Corte di Assise d’Appello di Catania alla pena di 8 anni di reclusione perché ritenuto colpevole del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Nel 2001, con sentenza della Corte di Assise d’Appello di Milano, è stato condannato alla pena di 30 anni di reclusione per omicidio in concorso, commesso a Milano il 18 dicembre 1990, vittima Angelo Maccarrone. Nel 2009 è stato infine tratto in arresto dalla squadra mobile di Catania, nell’ambito dell’operazione “Revenge”, assieme ad altri 49 soggetti appartenenti al clan Cappello-Bonaccorsi, ritenuti responsabili dei delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti, estorsioni e altro.

Filosofo. Giornalista. Fannullone. Ha scritto per Libero, LiveSicilia, BlogSicilia, I Love Sicilia, I Vespri, The Front Page, Gli Stati Generali, Iene Sicule, Giornale Pop, La Spia Press e diretto i quotidiani online Tweet Press e L’Urlo. Ha pubblicato due saggi per la rivista Samgha e un libro, Archeologia del concetto di politico in Carl Schmitt (Mimesis, 2017). L’uscita del suo prossimo libro, La Rinuncia, Nota teologico politica (Algra Editore), è previsto per giugno 2017.

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