10 COSE CHE FORSE NON SAI SU “IL RITORNO DEI MORTI VIVENTI”

10 COSE CHE FORSE NON SAI SU “IL RITORNO DEI MORTI VIVENTI”

“Il ritorno dei morti viventi” (The Return of the Living Dead) è un film del 1985 diretto dall’esordiente Dan O’Bannon, un cult del genere horror. Ecco dieci curiosità su questa pellicola che forse ignori.

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10 – IL CREATORE DEI SIMPSONS 
Nel recente libro “La storia completa del ritorno dei morti viventi”, oltre a una marea di fatti, nomi (cose e città ah ah!) e curiosità sul film, si parla anche delle tag-line, cioè le brevi frasi a effetto che accompagnono l’uscita del film. A quanto pare, prima di diventare famoso come l’uomo che ha creato “I Simpson”, Matt Groening ha fatto il copywriter nella produzione del film. Lo slogan che appare in diversi trailer, “They’re Hungry and They’re not Vegetarians” (sono affamati… e non sono vegetariani), fu scritto proprio da Groening. C’è da dire che ce n’era un secondo che avrebbe dovuto essere: “First they want to meet you, then they want to eat you” (prima vogliono conoscerti, poi assaggiarti), ma venne rifiutato dalla produzione che preferì utilizzare il più efficace “They’re Back From The Grave and Ready To Party!” (sono tornati dalla tomba e sono pronti a farvi la festa!).

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9 – COSTUMI AL FRULLATO DI GELATO
Una delle icone del film, Tarman, lo zombie che si risveglia dal barile della Darrow spedito per sbaglio alla società scientifica Uneeda dove va a lavorare il povero Freddy, ha una cosa in comune con il film “The Blob” (il remake del 1988, non l’originale del 1958 che ha fatto da sigla all’omonima trasmissione di Rai Tre). Ed entrambi hanno molto in comune con i frullati-gelato. Strano eh? Mica tanto, nei commenti del Dvd, Allan Trautman, l’attore che veste i panni del Tarman, spiega che uno degli “ingredienti” principali del suo costume era il Methocel, un addensante alimentare utilizzato appunto nei frullati. Visto che oltre a essere mangiato, il Methocel si presta bene come “effetto speciale”, tre anni dopo ne venne utilizzato proprio per creare il Blob dell’omonimo film e le varie vittime.

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8 – UN REGISTA AL RISPARMIO
“Il ritorno dei morti viventi” non è una faraonica produzione da centinaia di milioni di budget. Nel film di O’Bannon si venne a creare quella tipica situazione delle produzioni dove il soldo gira a mani bassissime: cioè una sfilza di gente a cui viene offerto un ruolo/parte viene salutata con una semplice stretta di mano. Come sanno anche le pietre, la regia del film sarebbe dovuta andare a Tobe Hooper (che rifiutò perché stava girando “Space Vampires”), ci si mise subito la pezza con O’Bannon. Ma fu la parte di Burt, il superiore di Frank e Freddy, la più problematica. In origine il ruolo fu offerto a Leslie Nielsen, ma non ci si poteva permettere il suo cachet e perciò niente da fare. Si provò allora con Robert Webber, che molto elegantemente se ne uscì con: «’Sta roba mi fa schifo e io non ci voglio prendere e parte». Quindi si provò a ripiegare su Scott Brady, che l’anno prima aveva recitato in “Gremlins”. Purtroppo anche con lui non fu cosa perché parecchio malato (infatti quello stesso anno morì). Alla fine della fiera, cicciò fuori in extremis Clu Gulager che accettò la parte a un giorno solo dall’inizio delle riprese.

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7 – NON UN SEQUEL DI ROMERO
A sinistra nella foto potete ammirare Dan O’Bannon insieme a quel bell’ometto di grande artista H.R. Giger sul set di “Alien”. Il nostro Dan, anche se “Il Ritorno dei Morti Viventi” fu il suo esordio alla regia, era già un rinomato sceneggiatore. Aveva firmato le sceneggiature di film come il succitato “Alien”, “Dark Star” e “Heavy Metal”. Tutto questo per dire che se “Il Ritorno dei Morti Viventi” ha un’impronta così umoristica è proprio grazie al rimaneggiamento che fece dello script originale. Non tutti sanno che il film è tratto dall’omonimo romanzo di John A. Russo, l’uomo che scrisse insieme a George Romero la sceneggiatura de “La notte dei morti viventi” nel 1968. Nel 1985 Russo scrisse il romanzo “Il ritorno dei morti viventi” che andava a creare una continuity alternativa a quella del precedente film. Quando O’Bannon vide lo script originale, si rifiutò di dirigerlo così com’era, perché «… non mi va di andare a “frugare nel giardino” di Romero». La cosa sapeva troppo di sequel. Perciò riscrisse tutto, semplificando la trama e con una vena ironica molto più accentuata.

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6 – GAS ALLA DIOSSINA
Nel film, il risveglio dei morti è causato dal gas Trioxina 2-4-5 prodotto dalla misteriosa Darrow Chemical Company. Su carta (sempre nella finzione) la Trioxina dovrebbe essere un defoliante chimico creato per distruggere le piantagioni di marijuana: che faccia anche risorgere i morti è un piccolo dettaglio collaterale. La Darrow del film è una parodia della Dow Chemical Company, la società che negli anni sessanta lanciò la letale Diossina 2-4-5, comunemente conosciuta come Agente Arancio, usata durante la guerra del Vietnam. Solo in seguito si scoprì che la diossina ha dei bruttissimi effetti collaterali: come sanno bene dalle parti di Seveso, dove nel 1976 ci fu una grave contaminazione. Le parole Dow e Darrow suonano più o meno allo stesso modo.

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5 – FUCK YOU
Occorre sempre considerare quel dettaglio chiamato commissione di censura. C’è tutta una sfilza di cose che nel “Ritorno dei morti viventi” sono state cambiate e/o rimosse. Una di queste è il giubbotto che indossa Freddy: nella versione uscita nei cinema, sul retro dell’indumento c’era scritto bello e chiaro Fuck you (‘fanculo). Prevedendo una trasmissione futura in tv nel caso il film avesse avuto successo, per evitare grossolani tagli tutte le scene in cui il personaggio indossa il giubbotto vennero girate una seconda volta. La giacca è la stessa, ma dietro c’è scritto Television version. Ecco, da questo dettaglio potrete capire che versione del film state guardando.

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4 – L’ATTRICE CAPPOTTATA
Un bello scherzo se lo beccò Beverly Randolph, l’attrice che interpreta Tina, la protagonista femminile. Avete presente la sequenza in cui entra alla Uneeda per vedere come mai Freddy ci mettesse così tanto a venire fuori, trovandosi poi faccia faccia con il Tarman? Bene. Durante una pausa pranzo, Dan O’Bannon ebbe la brillante idea di sostituire un gradino della scala con uno finto, che si rompesse appena ci si poggiasse su. Quando andarono a girare, la Randolph non aveva la minima idea che il gradino fosse finto e si cappottò malamente, facendosi anche male. Però la scena venne parecchio bene, eh. Comunque sia, questo è anche il motivo perché durante la scena il personaggio di Tina ci mette così tanto a rimettersi in piedi.

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3 – L’IMBALSAMATORE NAZISTA
Nel commento del regista sul Dvd, Dan O’Bannon afferma che inizialmente il personaggio di Ernie, l’imbalsamatore con la camera mortuaria nel cimitero vicino alla Uneeda, sarebbe dovuto essere un nazista emigrato illegalmente in America. Alla fine, questo particolare venne accantonato, ma parecchi dettagli che lasciano intendere il suo passato non sono stati rimossi. Innanzitutto il nome tedesco, Ernst Kaltenbrunner. Poi, nella scena della foto sopra, mentre imbalsama il cadavere Ernie ascolta nel walkman “Panzer rollen in Afrika vor”, cioè la marcia dell’Afrika Korps, il corpo di spedizione tedesco in Africa settentrionale. Inoltre, porta con sé una pistola Walther P38 e nella camera mortuaria ha pure una foto di Eva Braun, la moglie di Hitler. In più, riferendosi alla pioggia della tempesta appena scoppiata, se ne esce in tedesco con “Ein betrunken Soldat”, cioè “Viene giù come un soldato ubriaco”.

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2 – LA SPOGLIARELLISTA
Jewel Shepard, l’attrice che nel film interpreta Casey (la tipa vestita come una Big Babol qui nella foto) in una intervista diceva come la parte di Trash sarebbe dovuta andare a lei. In effetti, Dan O’Bannon la incontrò in uno strip club dove lavorava come spogliarellista e le offrì il ruolo. Solo che facendolo già per lavoro non le andava di stare nuda pure in un film. Così, siccome c’era la possibilità si impersonare quest’altro personaggio, che era comunque nelle sue corde, chiese d’interpretare Casey e, come sappiamo, ottenne la parte.

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1 – PELOSA, DEPILATA O MALAMENTE RICOPERTA?
Arriviamo così proprio al personaggio di Trash, interpretato da Linnea Quigley, e dal coccolone che stava per venire al produttore Graham Henderson che già si vedeva messo sulla forca dai censori dell’epoca. Una delle scene più famose del film è quella in cui ‘sta banda di trucidi va a fare bisboccia nel cimitero e Trash sale su una tomba, si denuda e si mette a ballare. Caso vuole che, dopo aver girato la scena, Henderson visionò gli screen test del giorno e si lanciò subito all’attacco di O’Bannon, gridando che non si poteva mostrare i peli pubici (all’epoca era piuttosto rara la depilazione integrale) come se niente fosse. O’Bannon prese alla lettera quanto detto, chiamò la Quigley e le disse di rasarsi a zero. Risultato? A Henderson gli salì ancora più storta e urlò in faccia a O’Bannon: «Oddio, così è ancora peggio: si vede tutto!». Quelli del make up dovettero tirare fuori una specie di sospensorio in lattice, con il fondo simile a un tanga retto con la colla tra il pube e le chiappe. Secondo Linnea Quigley, sarebbe stato meglio se fosse stata completamente nuda, siccome ogni qualvolta doveva andare in bagno ci voleva una vita per togliere e rimettere quell’affare. Senza contare, che proprio per via di ciò, in alcune sequenze la parte interna dell’inguine era totalmente scoperta.

Stay Tuned trucidi viventi!

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