WONDER WOMAN PERDE I POTERI

WONDER WOMAN PERDE I POTERI

I supereroi sono troppo colorati e troppo potenti? Bisognerebbe renderli più umani? A queste domande si è cercato di dare una risposta rivoluzionando il personaggio di Wonder Woman.
Erano gli anni sessanta… il 1968, per la precisione: vediamo come è andata.

Tutti conoscono Wonder Woman la splendida amazzone dai capelli neri, con i calzoncini azzurri a stelle come la bandiera Usa. Un’eroina in grado di fermare i proiettili con i bracciali e ad usare il lazo dorato per estorcere la verità a chi vi rimane legato.

Wonder Woman deve la sua fama a una lunga vita editoriale, in quanto è stata ininterrottamente pubblicata dalla Dc Comics dagli anni quaranta fino a oggi, a un famoso telefilm della fine degli anni settanta con Lynda Carter, e ai recenti blockbuster prodotti dalla Warner Bros, dove è interpretata dall’attrice israeliana Gal Gadot.

 

Le origini di Wonder Woman

Wonder Woman è stata creata dallo scrittore e psicologo William Moulton Marston, fervente femminista e perfezionatore della macchina della verità, usata un tempo in alcuni tribunali americani.
Marston voleva un’eroina che rappresentasse le risorse e le qualità delle donne, che risolvesse le questioni con il sentimento e non soltanto con i pugni, “che avesse tutta la forza di Superman, ma con tutto il fascino di una donna buona e bella”.

Così nel 1941, sul numero 8 dell’albo antologico All-Star Comics, disegnata da Harry G. Peters arriva Wonder Woman, alias la principessa Diana di Themyscira, figlia di Ippolita, la regina delle amazzoni, inviata nel “mondo degli uomini” per combattere il male.

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Wonder Woman nella sua doppia vita da supereroina è Diana Price, infermiera e in seguito ufficiale dello spionaggio militare. Anche il suo fidanzato, che incontra nel primo episodio, Steve Trevor, è un ufficiale dell’esercito americano.

Da sola o in compagnia della Justice Society (la Justice League del tempo), all’entrata degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, Wonder Woman combatte i nazisti.
A seguito dell’interesse dei lettori nei suoi confronti, nel 1942 ottiene anche una testata con il proprio nome.

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Insieme a Superman e a Batman è l’unico super-essere della Dc che conserva la propria testata dopo la fine della guerra, quando i gusti del pubblico si orientano su altri generi di fumetti.

Il ritrovato interesse per il genere superoico alla fine degli anni cinquanta, nel periodo chiamato dagli appassionati Silver age, risolleva un po’ l’interesse per Wonder Woman, che stava declinando. Insieme a Lanterna Verde, Aquaman, Flash e Martian Manhunter fonda la Justice League, il superteam dei maggiori eroi Dc.

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Verso la fine degli anni sessanta però le cose per Wonder Woman iniziano ad andare davvero male: la sua serie vende poco ed è prossima alla cancellazione.
Occorre trovare un modo per rilanciare il personaggio: lo sceneggiatore Denny O’Neil e il disegnatore (oltre che co-autore) Mike Sekowsky vengono incaricati di realizzare un restyling radicale.

O’Neil usa su Wonder Woman l’approccio che userà poco dopo su un altro supereroe in crisi, l’arciere Green Arrow, ovvero dare un taglio netto con il passato per adottare un look e un atteggiamento completamente nuovi.
Così nel, numero 178 della serie, Wonder Woman subisce un drastico cambiamento.

 

La nuova Wonder Woman

Le amazzoni devono abbandonare questo “piano astrale” per “rinnovare la propria magia”, ma Wonder Woman decide di restare sulla Terra accanto all’amato Steve Trevor, che proprio in quel periodo è sotto accusa di alto tradimento.

Diana è costretta a rinunciare ai propri poteri e all’equipaggiamento, diventando una donna normale.
Apre un piccolo negozio di abbigliamento nel Greenwich Village, il quartiere “alternativo” di New York, e rinnova completamente il proprio look, dall’acconciatura all’abbigliamento, adottando lo stile in voga in quegli anni.

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Diana Prince non è più il suo alter ego, ma la sua vera identità. Viene avvicinata da un anziano orientale cieco di nome I-Ching, che le chiede aiuto per fermare il pericolo rappresentato dal Doctor Cyber, una donna al comando di una organizzazione terroristica.

Siccome ora Diana è senza superpoteri, l’esperto I-Ching le insegna le arti marziali, facendone in breve tempo una campionessa. Tanto che questo periodo del personaggio passerà alla storia come “l’era del karate mod”.

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Con l’intento dichiarato di dare una virata diversa rispetto alle storie del passato, O’Neil e Sekowsky privano Diana del fidanzato storico Steve Trevor, ritenuto noioso e inutile.
Trevor viene ucciso mentre cerca di infiltrarsi nell’organizzazione di Doctor Cyber, e scopriamo tra l’altro che l’accusa di tradimento era solo una montatura voluta per permettergli di avvicinare i terroristi.

La lotta di Diana e I-Ching (vera e propria spalla della nostra eroina) con i terroristi li porta in giro per il mondo, dall’Europa fino all’Estremo oriente, in avventure che si ispirano alla serie televisiva inglese The Avengers (in Italia nota come Agente Speciale).

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Diana Prince è come il personaggio di Emma Peel, interpretata dall’attrice britannica Diana Rigg, che per abbigliamento e stile funge da vero e proprio modello per la nuova Wonder Woman. È stata il modello anche per un’altra eroina dell’epoca, la Vedova Nera della Marvel (ne abbiamo parlato qui).

Seppur talvolta non manchino avventure a tema fantastico, come quando Diana torna all’Isola Paradiso per fermare il tentativo d’invasione da parte di Ares, il dio greco della guerra, la serie si fonda sullo stile spies story, con rimandi alla moda e alla pop art e all’immaginario psichedelico dell’epoca.


Diana abbandona il ruolo dell’eterna fidanzata e promessa moglie per mostrarsi una donna emancipata e moderna.
Ha una relazione con il ricco gentlemen inglese Reginald Hyde-White, che però si rivelerà essere una spia di Doctor Cyber. Innamoratosi sinceramente di Diana rifiuterà di obbedire agli ordini della sua boss. Ma scoperto l’inganno Diana lo riempie di botte e lo pianta in asso.
Una seconda relazione, più breve, è con lo scapestrato detective Jonny Double.

 

Il ritorno alle origini

Gloria Steinem, giornalista e una delle leader del movimento femminista, cresciuta con i fumetti di Wonder Woman, tanto da averla messa in copertina del primo numero della sua rivista Ms. Magazine, ritiene offensivo che la Dc avesse depotenziato la più longeva e popolare delle supereroine.
Un tempo Wonder Woman poteva tener testa a Superman ed era un membro di rilievo nella Jla, da questo punto di vista il nuovo ruolo sembra un declassamento.

Il problema vero è che l’albo vende poco: per tutto questo periodo esce con periodicità bimestrale, mentre le testate che funzionano sono mensili.
Il mancato successo commerciale fa sì che nel 1973, con il numero 204, Diana riottenga i superpoteri, il vecchio costume e pure il ritorno di Steve Trevor, resuscitato per l’occasione.

Pur essendo durata cinque anni, la versione più realistica del personaggio non ha avuto quindi il riscontro positivo dei lettori. D’altra parte negli anni settanta praticamente tutti i fumetti americani erano supereroici, con qualche sporadico mostro horror: evidentemente i ragazzi cercavano storie inserite in una cornice fantastica.

Due anni dopo, nel 1975, la rete televisiva Abc manda in onda la serie con protagonista Lynda Carter, che si rifà al periodo classico del personaggio.

Negli anni ottanta, con l’evento di Crisi sulle Terre Infinite, il personaggio di Wonder Woman viene totalmente riscritto. Il nuovo autore George Perez lo lega maggiormente alla mitologia greca.

Altrettanto ha fatto Brian Azzarello con il reboot New 52 nel 2011.

 

Il tentativo di rendere umano un supereroe non verrà più replicato.

 

 

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