VERDENA E IOSONOUNCANE FANNO SWAPPING

VERDENA E IOSONOUNCANE FANNO SWAPPING

Tutto è cominciato dal tweet della foto che vedete qui: Iosonouncane e Verdena insieme in una vecchia osteria, poi l’annuncio di un Ep split, in cui l’uno suona i brani degli altri.

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Identikit” e “Diluvio” nella versione di Iosonouncane e “Tanca” e “Carne” interpretate dai Verdena sono i brani contenuti nell’extended play, disponibile in vinile edizione limitata di 1000 copie a questo indirizzo.

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L’accoppiata protagonista di questo Ep si dimostra molto più azzeccata di quanto ci si potrebbe attendere: le analogie esistenti fra i bergamaschi Verdena e il sardo Jacopo Incani (due pezzi da novanta del circuito nazionale “indie”) sono tante, sia dal punto di vista della scrittura (intendo proprio nella costruzione delle frasi), sia nell’accostamento delle suggestioni strumentali.

Solo che mentre quella bergamasca è una rock band con fortissimi connotati elettrico-analogici, Iosonouncane si muove in territori electro, quindi i risultati derivanti dallo scambio dei pezzi rischiavano di essere davvero stupefacenti.

Ebbene, pur restando pressoché identiche nella struttura agli originali, le quattro tracce prescelte vengono incastonate in un inedito quadro stilistico, mostrando nuove sfaccettature prima inaudibili o inespresse.

I Verdena scelgono (e migliorano) due brani dall’acclamato “Die“, “Tanca” e “Carne”, assimilandoli con i loro assalti sonici e gli attacchi imperiosi, tipici della prima parte della loro discografia.
Del resto il trio bergamasco con le cover ci ha sempre saputo fare: andatevi un po’ a riascoltare quelle contenute in alcuni vecchi Ep, cose tipo “Harvest” (la trovate su “Luna“) o “Reverberation” (sì, quella dei 13th Floor Elevator, sta su “Spaceman“): roba da applausi a scena aperta.

Incani pesca da “Endkadenz” le recenti “Diluvio” e “Identikit”, e le trasmuta in forma electro, ora con fare ecclesiale, ora con tiro da dancefloor, restando anche lui decisamente rispettoso dal punto di vista della struttura.
Il vero prodigio di questo dischetto risiede nella dimostrazione di quanto il progetto Iosonouncane possa essere considerabile come una sorta di Verdena 2.0, molto più delle numerose band italiane che continuano a ispirarsi apertamente ad Alberto Ferrari e compagnia: Incani ha trovato un percorso molto personale, soprattutto dal punto di vista strumentale, ma parla alla sua generazione esattamente come i Verdena facevano alla propria quindici anni prima.

Da due nomi che sono, nei rispettivi ambiti, notoriamente molto più bravi della media nazionale, non poteva che uscirne uno split stimolante e ben fatto.

 

 

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