SORRY, LA BREVE VITA DI UNA RIVISTA

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Sorry, parlare di riviste a fumetti, oggi, sembra come parlare delle guerre puniche.

Qualcuno ricorda gli elefanti di Annibale, qualcun altro ricorda che c’è stata un’epoca in cui si poteva andare in edicola e trovare svariate pubblicazioni, pronte a offrire, dietro una copertina più o meno rutilante, un ventaglio di proposte variegate: strisce umoristiche, storie complete d’autore, redazionali, rubrica della posta.

Il momento buono è ormai passato; nonostante qualche periodico tentativo di rinascita, sembra superata alla radice l’idea dell’appuntamento fisso in edicola. Un po’ perché non ci sono più le edicole; un po’ perché non si ha voglia nemmeno dell’appuntamento fisso.
Si vuole tutto e subito, si guardano gli episodi delle serie televisive a cinque o sei alla volta, figuriamoci se si è disposti ad aspettare un mese per il prosieguo di un fumetto a puntate, o per leggere un nuovo articolo di questo o quel critico.
Meglio il consumo immediato, la graphic novel autoconclusiva, il post appena pubblicato su Facebook, a cui porre un like prima che siano passati dieci minuti e sia già caduto nel dimenticatoio.

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Panoramica di alcune riviste d’autore italiane, più o meno antiche

 

… e delle loro raccolte, almanacchi, supplementi, allegati…

 

Eppure… eppure… forse il fascino delle riviste non è del tutto morto.

Innanzitutto la prima di esse, Linus, continua a uscire in edicola e in libreria, nonostante i cambi di editore, direttore, formato, filosofia editoriale.

Poi, l’era delle riviste continua ad affascinare storici e critici, tanto che esiste un filone di testi monografici dedicati alle riviste in genere (il più noto, ormai un classico, è “Persone di nuvola” di Giuseppe Peruzzo) o ad alcune di esse (volumi monografici vi sono su Linus, Eureka, Il Grifo, Il Mago…).

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Alcuni volumi di saggistica sulle riviste a fumetti

 

Infine, le fiere del fumetto e i siti di vendita on line continuano a proporre ampia disponibilità di singoli numeri, o collezioni complete, di queste riviste.
In qualunque momento, chi abbia spazio e disponibilità economiche può buttarsi alla ricerca del pezzo mancante per completare una vecchia collezione, o anche intraprendere una raccolta ex novo, alla ricerca della prima edizione di storie magari poi raccolte in volume con modifiche e censure editoriali. O di singoli fumetti d’autore che non hanno mai incrociato la gloriosa strada delle ristampe, sicché il tal numero della tal rivista risulta l’unico modo per riscoprire quella “chicca”.

Questa operazione, naturalmente, non è facile. Un po’ perché in Italia scarseggiano le biblioteche dove consultare collezioni di riviste a fumetti, un po’ perché spesso mancano anche le schedature del materiale. Alcuni dei volumi di critica sopra citati contengono effettivamente un elenco di tutti i fumetti pubblicati numero per numero, ma altri si limitano a raccontare a grandi linee la storia della rivista. Lo stesso accade a molti siti Internet.

In attesa che qualcuno si lanci nella impresa matta e disperatissima di schedare tutti i numeri di tutte le riviste e rendere disponibile in rete un simile ben di Dio, si potrebbe cominciare con un’impresa-bonsai: parlare di una rivista della quale sono usciti solo una manciata di numeri. La rivista Sorry, dell’editore Ennio Ciscato.

Se ci fosse una Spoon River degli editori di fumetti, Ciscato potrebbe essere definito “il sognatore”. Solo chi vive nelle nuvole può pensare di lanciare, quasi tutte insieme, una serie di collane, avere successo, stare sul mercato, e prosperare.
Purtroppo è molto più facile fare un buco nell’acqua, specie quando si deve affrontare la concorrenza dei colossi.

Quando uscì il primo numero di Sorry, nel settembre del 1972, erano già in edicola Linus, Eureka, e Il Mago. Insomma, non era facile ritagliarsi uno spazio originale. Infatti l’operazione non riuscì, con dispiacere di lettori ed editore, che forse per cautelarsi aveva chiamato la rivista “Mi dispiace” (Sorry)…

Il giudizio che ne dà Peruzzo, nel testo sopra citato, è complessivamente negativo, sia sulla forma (“mai la grafica di copertina di Linus aveva trovato un’imitazione così smaccata”), sia sui contenuti (“La rivista non segue una distinta linea editoriale”), sia sui problemi produttivi e distributivi (“scompare dopo dieci uscite, succedutesi in quindici mesi”).

Tuttavia proviamo a togliere la naftalina dalle pagine, e vediamo cosa c’era di interessante e, soprattutto, cosa potrebbe ancora oggi incuriosire il lettore, nei dieci numeri usciti in edicola, escludendo lo sperimentale n. 0, su cui ancora oggi qualcuno prova a speculare su Ebay.

 

N. 1

SORRY, LA BREVE VITA DI UNA RIVISTA SORRY, LA BREVE VITA DI UNA RIVISTAIl parterre dei nomi illustri è di tutto rispetto.

Direttore responsabile, Inisero Cremaschi. Direttore editoriale, Alfredo Castelli, futuro creatore di Martin Mystere. Redattore, Mario Gamboli, futuro deus ex machina di Diabolik.
Rubriche e redazionali di Ernesto G. Laura, Gianni Bono, Piero Zanotto, Claudio Bertieri, Rinaldo Traini. Tutti nomi che avevano animato e animeranno molteplici iniziative culturali, dal Salone del fumetto di Lucca a varie altre riviste di prestigio.

I fumetti? Un affarone. Diabolik, di Giussani – Coretti e Facciolo. O’Hara, di Hugo Pratt. Anita, di Guido Crepax, che firma anche la copertina.
I classici sono assicurati con una avventura del Rip Kirby di Prentice e Dickenson (strisce del 1964).
La mano di Castelli si vede tra l’altro nelle strisce di Zio Boris, apparse anche sulla rivista Horror; e nel proporre La striscia di Sam di Mort Walker e Jerry Dumas, che sarà rilanciata anni dopo da Castelli stesso quale direttore (insieme a Silver) di Eureka.
C’è anche un racconto breve disegnato da Bonvi su testi di Castelli e Gomboli. Tralasciamo, per questo come per i prossimi numeri, alcune strip minori, ma ricordiamo una bella illustrazione di Dino Battaglia.

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N. 2

SORRY, LA BREVE VITA DI UNA RIVISTADirettore editoriale diventa lo stesso Ennio Ciscato, di Castelli e Gomboli si perdono le tracce (un minuscolo trafiletto li ringrazia per il loro lavoro) e così di tutti gli altri autori dei redazionali, tranne Bertieri.
Spunta un buffo testo di Pier Carpi dedicato a Orietta Berti, e due “liberi” a fumetti scritti da Gilda Musa e Inisero Cremaschi, nomi grossi della fantascienza letteraria italiana.
Questo numero, però, può interessante i fan più sfegatati di Berardi & Milazzo. Mancano ancora alcuni anni alla creazione di Ken Parker, e la striscia umoristica Il palafita non appare irresistibile. Ma i due sono sicuramente un buon team (si firmano Giavo, una crasi tra Giancarlo e Ivo) e poi, insomma, da qualche parte si deve pur cominciare.
Continuano Anita e Rip Kirby (che però salta d’un colpo al 1970), mentre viene riproposto un fumetto italiano dell’anteguerra, Zorro della metropoli, che non si capisce cosa c’entri con tutto il resto.

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La prima strisce della serie “Il palafita”, di Berardi & Milazzo

 

N. 3

SORRY, LA BREVE VITA DI UNA RIVISTADietro una copertina del francese Gotlib, le cui storie non hanno mai suscitato soverchi entusiasmi in Italia, un editoriale sembra ammettere che la rivista è ancora alla ricerca di una sua personalità.
La continuità è assicurata da Anita e Rip Kirby, mentre spunta una storia di Brick Bradford del 1971 (disegni di Norris). Un nome grosso al debutto: Dino Buzzati con “I maghi d’autunno”, una intera pagina composta da una illustrazione e un breve testo del grande giornalista-scrittore (e disegnatore).
Nella rubrica Cosmic News, dedicata alle notizie dal mondo del fumetto, si annuncia che l’editore La Terza di Milano (nulla a che fare con i Laterza di Bari, storici editori di Benedetto Croce) pubblica Racconti di fantasmi e Racconti d’amore con materiale della Marvel: due serie oggi quasi introvabili.

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N. 4


Manca Rip Kirby, sostituito, in rappresentanza della striscia sindacata d’avventura, da Big Ben Bolt di John Cullen Murphy in una avventura del 1969. Gli umoristi francesi cedono il posto a coetanei più vigorosi come Jean Claude Forest, creatore di Barbarella, che qui propone Hypocrite (anche in copertina), e Gigi, con Ugaki il Samurai, introdotto da Claude Moliterni.

Continua Anita di Crepax, che resta l’unico fumetto ininterrottamente presente dal primo numero. Compare una striscia umoristica che si è vista praticamente ovunque (Miss Peach, di Mell Lazarus), e tra gli articolisti c’è un altro nome illustre, Gianni Brunoro.
Dimostrando solidarietà verso una rivista morta da poco, o forse presagendo la stessa fine, viene pubblicato un ricordo di Off-Side con una schedatura di tutto il materiale pubblicato, tra cui il Dante di Marcello Toninelli, che tanti successi mieterà in futuro.

La prima strisce di Hypocrite, come apparsa su Sorry (sopra), al confronto con l’originale (sotto)

 

N. 5


La rivista sembra consapevole della necessità di confrontarsi con le sue omologhe. Nella prefazione l’anonimo estensore assicura che non si vuole copiare né Linus, né il Mago, né Eureka, che viene definita “decadente ma pur sempre valida”. Nelle pagine interne si celebra il funerale per Horror di Gino Sansoni.

Quanto al materiale, la presenza di Anita si riduce a due misere pagine: come si può seguire una storia a puntate con due pagine al mese? In compenso c’è un articolo su Crepax di Ennio Cavalli, con riprodotta una vecchia storia di due pagine (“4 uomini in automobile”) che si dice fosse stata censurata dalla rivista di automobilismo per la quale era stata prodotta.

Continua Hypocrite, riappare Rip Kirby, mentre Gotlib propone una parodia di Prince Valiant che fa da preludio ad una breve storia di quest’ultimo, disegnata da John Cullen Murphy (tavole domenicali del 1972).

Ritorna Dino Buzzati con una immagine e un breve testo intitolato “I camini”.

Una mini cronologia de Il giorno dei ragazzi introduce la ristampa di una storia di Cocco Bill di Jacovitti. Comincia anche la presentazione delle nuove iniziative di Ennio Ciscato, tra cui un albo a colori di grande formato del medesimo autore.

Il Re Artù di Gotlib, nella parodia del Principe Valiant

 

N. 7


Non viene espressamente affermato che il numero sei non sia mai uscito, ma lo si comprende, perché le storie a puntate sono in diretta prosecuzione dal n. 5. È così per Anita, Rip Kirby, Cocco Bill.

Un editoriale disegnato in prima pagina fa autoironia sui continui cambiamenti della rivista, che in effetti non sembra trovar pace. Ritorna, per esempio, La striscia di Sam, che si era vista solo nei primi due numeri.

C’è ancora Buzzati con “Le foglie”, ma degli articolisti prestigiosi dei primi numeri appare solo Piero Zanotto.

Per gli appassionati di fantascienza, da segnalare un brevissimo articoletto su Karel Thole, il leggendario illustratore delle copertine di Urania. L’ultima di copertina annuncia una nuova iniziativa dell’editore: in edicola a lire trecento appare la collana Eroi dei fumetti.

Karel Thole su Sorry (sopra) e in una panoramica di altre pubblicazioni italiane (sotto)

 

N. 8


Guido Crepax torna ad avere l’onore della copertina, dopo il n. 1, per celebrare la fine di Anita. 24 pagine diluite in sette numeri che, con i i vari ritardi, equivalgono a circa un anno.

Tra gli articolisti è rimasto solo Zanotto. In compenso Rinaldo Traini, scomparso dopo il primo numero, figura come sceneggiatore di una breve storia disegnata da Guido Buzzelli: “Underground”.

Ritorna Ugaki il Samurai, continua Hypocrite, mentre la produzione sindacata è affidata a una pregevole serie che in Italia non ha mai avuto una pubblicazione regolare, Dateline: Danger, di John Saunders ed Al McWilliam, qui con strisce del 1970.

Un numero complessivamente non memorabile, che però continua a presentare le iniziative dell’editore: dopo la collana Eroi, partono i Sorry Album, con materiale salgariano già apparso sulla rivista L’Audace nel 1939.

Troppa TV fa male, come dimostra “Anita” di Crepax

 

N. 9


L’editore deve essere molto ottimista se continua a lanciare nuove iniziative: la collana Peikan (i nuovi pocket a fumetti) e il reclutamento di “Ispettori di Sorry”, volontari incaricati di sorvegliare l’andamento della rivista in edicola. Viene lanciato anche una sorta di referendum tra i lettori con cartolina per votare le preferenze, una costante, in quell’epoca, di molte riviste-contenitore.

Rip Kirby, in barba ad ogni velleità cronologica, propone ora strisce del 1946 disegnate da Alex Raymond.

Proseguono Hypocrite, Dateline: Danger, Ugaki il samurai, e le solite cosette umoristiche minori.
Compaiono due diversissimi maestri del fumetto: Reg Smythe, che qui presenta Gli Sparks, e Alberto Breccia, che su testi di Oesterheld, presenta una storia breve intitolata “Gas”.

Tra i redazionali, Piero Zanotto e Claudio Bertieri.

Umorismo bonario, un po’ maschilista, negli “Sparks” di Reg Smythe

 

N. 10


È il penultimo numero, però trasuda ottimismo. Si suggeriscono ben cinque formule di abbonamento dai nomi creativi (astuto, saggio, azzardato, squilibrato, pazzesco), che promettono di fornire un anno di numeri di Sorry più, di volta in volta, le altre pubblicazioni. Sorry Album, Eroi, Peikan, Eroi Classica, Maestri del fumetto, Pensava davvero l’editore di poter piazzare tutto questo ben di Dio? Chissà.

Tra i fumetti: Hypocrite, Ugaki il samurai, Rip Kirby (di nuovo con storie di Prentice), Gli Sparks.

Questo numero si segnala per gli appassionati della serie televisiva Ufo, che tanto colpì i ragazzini dei primi anni settanta. Le sette paginette dell’episodio “Attacco alla terra”, con un comandante Straker non molto somigliante, sono pubblicate anonime, senza indicazione di autori né copyright. Niente di che, però per gli appassionati è sempre un’emozione.

Con ogni probabilità, e stando alle informazioni disponibili sul sito ufocomics.co.uk, si tratta di una storia di produzione inglese, apparsa oltremanica sul n. 41 della rivista Countdown, e disegnata dal misterioso Rab (o Bob) Hamilton. Sebbene la mano sembri diversa, si tratterebbe dello stesso disegnatore della briosa strip Patti, apparsa più volte in quegli anni sulla rivista concorrente Eureka, e anche in un pocket della editrice Sea.

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Le due facce di Rab Hamilton, su Sorry con UFO, su Eureka (sopra) con Patti e il suo “lavoro alle pompe” (sotto)

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N. 11

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Sapeva, l’editore, che sarebbe stato l’ultimo numero? Probabilmente no. Non c’è alcun commiato, la cura editoriale non sembra inferiore ai numeri precedenti (anche se mancano le grande firme della critica e nessuna storia lunga prende il posto di Anita), ed è mostrata la copertina del numero successivo, che quindi doveva essere già in preparazione. Difficile pensare che fosse solo un inganno per tenere buoni gli abbonati.

Tra i fumetti: Rip Kirby, Gli Sparks, e un episodio di Jane nella versione di Mike Hubbard, altro personaggio particolare, disdegnato dai più, che ha un piccolo ma agguerrito nucleo di appassionati. Un altro episodio dello stesso personaggio apparirà sul volume strenna “Almanacco veneziano”, proposto come “Almanacco di Sorry” e regalo extra per gli abbonati. Si noti, però, che la rivista è edita da Edirice Persona s.r.l., con la direzione di Ciscato, mentre il volume, curato da Luigi F. Bona, reca l’indicazione Ennio Ciscato Editore.

 

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“Jane” nella striscia iniziale dell’unico episodio apparso su Sorry (sopra), e panoramica di pubblicazioni italiane e straniere (sotto)

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E ora, qualche dato in più per gli appassionati di cronologie, se ancora ve ne sono.

 

Rip Kirby strisce giornaliere:

dal 4/11/1946 al 20/1/1947 (n. 9)

(“Il ricattatore”, in originale “”Fatal Forgeries”)

dal 12/10/1964 al 28/11/1965 (n. 1)

(senza titolo su Sorry, in originale “Prettypetal’s Poison Plant Plan”

dal 30/11/1970 al 20/3/1971 (nn. 2-3)

(“Femmina fatale”, in originale “Femina Fatale”)

dal 22/3/1971 al 26/6/1971 (nn. 5-7)

(“Caccia al pappagallo”, in originale “Perils of Pierre”)

dal 28/6/1971 al 18/9/1971 (n. 10)

(“Anni ruggenti”, in originale “Revival”)

dal 20/9/1971 al 22/11/1971 (n . 11)

(“Esp”, in originale “Precognition Peril”; l’episodio resta incompleto, avrebbe dovuto concludersi con la strisca del 29/1/1972)

Si aggiunga, su “Almanacco veneziano”:

dal 16/12/1963, al 14/3/1964 (“La formula”, in originale “Duelling Detectives”)

 

Prince Valiant tavole domenicali:

dal 9/1/1972 al 2/4/1972 (n. 5)

(senza titolo su Sorry, in originale “The Indolent City”)

 

Brick Bradford strisce giornaliere

Dall’1/2/1971 al 3/4/1971 (n. 3)

(“Progetto Tempo, in originale “Tenacious Tempo”)

 

Big Ben Bolt strisce giornaliere

dal 22/12/1969 al 14/2/1970 (n. 4)

(“Doppio gioco”)

 

Dateline: Danger strisce giornaliere

dal 28/12/1970 al 10/4/1971 (nn. 8-9)

(senza titolo)

 

Jane strisce giornaliere:

da R208 a R258.

Si aggiunga, su “Almanacco veneziano”: da N200 a N260

 

Hypocrite strisce giornaliere

Da 1 a 149 (corrisponde, nell’edizione francese in volumi, al tomo 1: “Hypocrite et le monstre du Loch-Ness”)

 

 

 

 

 

 

5 commenti

  1. Ma guarda. L’avevo rimosso ma devo averlo letto da piccolo perché le prime cinque copertine mi sono molto familiari. Forse erano di mia mamma ed erano assieme ai Linus.

    A proposito, la cover del terzo volume si riferisce a una storia un po’ strana di Pinocchio? Ho qualche vago ricordo.

  2. Per completezza d’informazione, Almanacco veneziano venne riproposto con diversa copertina e con titolo I maestri del fumetto.

  3. Le storie di Gotlib, mai ben proposte in Italia, erano tratte da Pilote sotto il titolo Rubrique-à-Brac e i testi erano di Goscinny. A distanza di 50 anni sono ancora divertenti e colte. Ma per un pubblico “panettonizzato” troppo difficili. Sam, poi, verrebbe compreso come Il Deuteronomio.

  4. Forse il mio giudizio su Gotlib, necessariamente sintetico nel contesto dell’articolo, appare ingeneroso. Goscinny è uno dei più grandi sceneggiatori di tutti i tempi, ma l’insieme della resa di queste storie, nel contesto della rivista di cui parliamo, a me appare un po’ povera, forse anche per il lettering sofferto e la stampa non eccelsa, o semplicemente per una questione di gusto personale.
    Per quanto riguarda la domanda del signor Betto, la copertina in questione ingrandisce una vignetta della storia interna intitolata “Pinokenstein”, una parodia che mischia appunto insieme Pinocchio e il mostro di Frankenstein.

  5. Ero alla ricerca di qualche informazione in più (rispetto ai pochi, lacunosi dettagli che avevo) sulla presenza di Buzzati in «Sorry» e questo articolo mi è stato di aiuto. Grazie!

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