SESSO E VIOLENZA: I PRIMI MANGA IN ITALIA

SESSO E VIOLENZA: I PRIMI MANGA IN ITALIA

Escludendo casi episodici, i primi manga in Italia escono nel gennaio del 1980 all’interno della rivista antologica Eureka. Era il mese e l’anno in cui Luciano Secchi riprendeva in mano la rivista dopo la gestione politicamente schierata con il Partito radicale di Maria Grazia Perini, la quale nel frattempo si era trasferita ai libri per l’infanzia della Rizzoli.

Tra i cambiamenti apportati da Secchi, i manga erano la novità meno pubblicizzata: non c’era nemmeno un accenno in copertina. Questo indica quanto la decisione fosse stata casuale. I manga erano di gran lunga i fumetti più venduti del mondo anche se confinati ancora al solo Giappone, ma questo non sembrava incuriosire più di tanto Secchi. Invece incuriosiva me, che da alcuni anni ero alla ricerca di qualsiasi accenno ai manga nelle fanzine americane (che, comunque, ne parlavano poco o niente). Non conoscevo ancora personalmente Alfredo Castelli e Gianni Bono, e quindi non potevo zanzargli le rivistone dei manga da 400 pagine ciascuna, come avrei fatto nel 1983.

Negli ultimi anni settanta c’era stato l’enorme fenomeno dei robottoni dei cartoni animati, le uniche creazioni di Go Nagai che mi piacciono poco (per tutta la restante produzione di questo autore, invece, vado pazzo), malgrado questo nessuno sembrava interessato a proporre manga in Italia.

Tempo dopo, a metà degli anni novanta, mostrai all’editore Andrea Corno un numero di Eureka con i fumetti giapponesi per chiedergli come mai li avesse pubblicati. Mi rispose che dopo la gestione della Perini la rivista era in grave crisi diffusionale, per cui le avevano provate tutte senza porsi tanti perché. In questo caso, l’idea fu di tradurre in italiano i fumetti giapponesi presentati da “Le Cri qui tue”, una rivista francofona per fumettofili.


I fumetti giapponesi dunque escono dal gennaio 1980 su Eureka, e proseguono quasi senza interruzioni per tutto l’anno. Certo non giova il formato della rivista che impone l’ingrandimento dei manga. Si cerca, allora, un po’ rozzamente di “riempire” mettendo retini nei bordi delle pagine.
Dopo cinque storie autoconclusive, viene pubblicato un episodio a puntate di Golgo 13, il killer professionista creato nel 1968 da Takao Saito: la serie ancora oggi non si è conclusa, dato che in Giappone è arrivata al volumetto numero 184. In Italia è quasi inedita, mentre nel suo Paese è una istituzione, tanto che gli hanno dedicato film e videogiochi. Forse per questo Eureka, a un certo punto (ad agosto), si decide di mettere Golgo 13 in copertina con un disegno ricalcato da Giampaolo Chies, rendendo finalmente meno semiclandestina la presenza dei manga all’interno della rivista.


All’epoca la lettura di queste storie, soprattutto quelle brevi di Yoshihiro Tatsumi, Shotaro Ishimori e Saburo Kitagawa con i disegni di Tadashi Matsumori, mi fece una ottima impressione. Il mio autore preferito del gruppo è Tatsumi, nato nel 1935 e morto nel 2016: anche di lui, scandalosamente, è stato pubblicato pochissimo in Italia. Be’, adesso avrete il privilegio di leggere due sue storie brevi. Shotaro Ishimori è la grafia con una sillaba in meno di Shotaro Ishinomori, l’autore dei noti Cyborg 009 e Kamen Rider. La storia nel manicomio di Kitagawa, che sembra un episodio di “Storie Blu”, il tascabile porno del grande e misconosciuto Carmelo Gozzo, è quella che mi convince meno perché sfrutta la facile scappatoia del gioco tra realtà e finzione. Mi stupivo piacevolmente del fatto che questi manga, in qualche modo simili ai fumetti underground americani (Crumb & Co.) e italiani, in Giappone fossero considerati mainstream. Roba per tutti o quasi, insomma.

I fumetti che vi ripresento sono da leggere, non semplicemente da guardare. Il testo è poco, ce la potete fare anche se avversate i manga. La direzione della lettura, poi, è nel senso occidentale e quindi non richiede fatica. Cosa volete di più? No, soldi non ve ne do. Ci mancherebbe pure questo.

Luciano Secchi, nell’editoriale di Eureka che ho messo più sopra, riferendosi a questo fumetto parla di neorealismo: io aggiungerei la tragedia greca. In un film italiano o in una tragedia greca, padre e madre alla fine sarebbero morti: il concetto così banale di punizione è estraneo a questo fumetto. Peraltro, la storia di Tatsumi è semplicemente perfetta dall’inizio alla fine.


Un giallo in costume, quello dell’Ishi(no)mori mancante di una sillaba, caratterizzato dalla raffinata composizione delle tavole.
Anche i giapponesi hanno censure abbastanza severe: le lingue nella scena lesbo, per esempio, non si vede cosa lecchino.

Questa seconda storia di Tatsumi, psicologicamente sadomaso, è la mia preferita del mazzo anche se le due ultime tavole sono superflue.


I disegni di Matsumori sono decisamente fotografici. Eh sì, anche in Giappone sono ormai molti gli autori che ricalcano le foto. Che gusto c’è di leggere dei fumetti-fotoromanzi? Boh.

L’ingrediente sessuale delle storie non venne apprezzato da tutti i lettori di Eureka, a giudicare dalla prima missiva di questa pagina della posta.


Il quinto manga pubblicato da Eureka, “Il donatore di sperma”, ancora di Tatsumi, ha un tema interessante da come si arguisce dal titolo, ma a causa del finale cannato non ve lo presento.

Passiamo infine a Golgo 13, del quale mostro solo un assaggio perché la storia, a puntate, è troppo lunga.
A me Golgo, per come è disegnato e per quello che fa, ricorda molto l’Anthony Logan/Kriminal degli inizi, quando non si era ancora ammosciato.


Nell’anno successivo, il 1981, Eureka imita Linus nel formato tascabile. Ora che il formato sarebbe perfetto, i manga scompaiono di colpo. Ritornano una tantum nell’edizione terminale curata da Alfredo Castelli, che nel 1983 propone un albo monotematico dedicato ai manga con un fumetto di Black Jack realizzato da Osamu Tezuka.

Negli anni novanta, Andrea Corno, come ho scritto nell’articolo “L’inverno dei fumetti milanesi”, voleva tornare a pubblicare i manga. Eravamo andati insieme, a bordo della sua auto sportiva coreana, alla fiera del libro di Bologna per discutere con gli editori dei fumetti giapponesi. Com’è finita, lo potete leggere nel post indicato.

Purtroppo in Italia si pubblicano soprattutto manga sentimentali (anche sentimentali per maschi!), manga dove si menano da orbi dall’inizio alla fine e manga horror: di quelli trasgressivi come piacciono a me, dopo i volumetti della scomparsa D/Visual di Federico Colpi, niente di niente. Colpi, torna in Italia, cosa fai a Tokyo? Portaci qualcosa di interessante! Mi accontenterei di manga semplicemente comici o avventurosi, ma senza tediosi risvolti da soap opera, please!

 



GIORNALE POP cerca articolisti e redattori.

Chi fosse interessato scriva a info@giornalepop.it

La collaborazione sarà di tipo volontaristico.

 

 

Contatto E-mail: info@giornale.pop

3 commenti

  1. Caro Pensaurus, come probabilmente ricorderai, Alfredo Castelli creò di sana pianta la identità di Al Levin per le storie di Eta Beta disegnate dal celeberrimo Floyd Gottfredson. Noi bimbi dei seventies non ci eravamo cascati nemmeno quando la Mondadori di allora per la modica cifra di seicento lire raccolse in un volumetto
    ” Le Follie di Eta Beta ” attribuendole al molto onorevole signor Levin.
    Non so quanto sia farina del sacco del BVZA, ma anche Golgo è uno scherzo monicelliano. Hai l’occhio prensile del cartoonist – noti un trait d’unione che lega Kriminal ed il ” manga ” in discussione -quindi forse inconsciamente avrai notato quanto il ceffo ricordi sia Tony Logan sia Tony Santagata.
    La mia Gola Profonda – un tizio che sostiene di esser stato pagato per ricalcare i disegni di Chies che ricalcava le cover dei vinili del singer – sostiene che era un modo per non pagare tutti quei diritti alle riviste francesi che traducevano comics europei che imitavano manga. Io ho il sospetto che in Giappone nessuno faccia fumetti e che siano tutti prodotti da noi e negli USA…

  2. […] Rider, nonché di un bel fumetto trasgressivo che abbiamo pubblicato per intero nell’articolo “Sesso e violenza: i primi manga in Italia”. Be’, questo libro di Ishinomori è una biografia pallosissima: leggetelo solo se siete dei […]

  3. Da notare che la lettera di critiche é opera di un giovane MM Lupoi ancora lettore

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*