PARANOID, I BLACK SABBATH SEGNANO IL ROCK

PARANOID, I BLACK SABBATH SEGNANO IL ROCK

Nel gennaio del 1970, i Black Sabbath pubblicano Evil Woman (Don’t Play Your Games with Me), cover della hit della band di Minneapolis Crow, uscita l’anno precedente e oggetto di un rifacimento anche da parte del duo Ike & Tina Turner, sempre nel 1970 (e nel 2021 anche dei Saxon, sul disco Ispiration).

Registrato ai celebri Trident Studios di Soho, a Londra (che ospitarono anche David Bowie, Lou Reed, Queen, Frank Zappa, Genesis e molti altri artisti di rilievo), il singolo esce su etichetta Fontana Records, una sussidiaria della Philips Records, per cui la band ha firmato nel novembre 1969.

Sempre in quel periodo i Black Sabbath suonano quattro brani su Bbc Radio One nel programma radiofonico Top Gear, del celebre disc jockey e presentatore John Peel: Black Sabbath, N.I.B., Behind the Wall of Sleep e Sleeping Village.

Subito dopo, con un tour de force di due giorni la band registra il loro primo, omonimo, disco. «Avevamo due giorni per farlo e uno dei giorni era il mixaggio. Così abbiamo suonato dal vivo. […] Non abbiamo mai fatto una seconda prova della maggior parte delle cose», ricorda il chitarrista Tony Iommi.

Black Sabbath esce il successivo 13 febbraio 1970 per Vertigo Records, la nuova etichetta di Progressive Rock di proprietà della Philips.

PARANOID, I BLACK SABBATH SEGNANO IL ROCK

Black Sabbath (1970)

 

Dopo l’uscita del loro primo album, i Black Sabbath sentono la necessità di non essere costretti a tornare alla loro vita precedente, quella fatta del duro lavoro da operaio nelle fabbriche della zona o, come nel caso di Bill Ward, del camionista: «Guidavo un camion in un cementificio ed era un lavoro veramente duro. Dovevo sollevare sacchi di cemento. Ne portavo uno sotto ogni braccio e un altro sulla schiena», ricorda il batterista.

Nonostante il buon riscontro del disco, i membri della band hanno ancora ben presente i lavori che avevano fatto prima e non sono tranquilli al pensiero di dover tornare a quegli impieghi, o peggio, alle code per il sussidio di disoccupazione.

Suonano tutte le mattine in una sala prove di Birmingham e fanno un concerto quasi ogni sera. Ancora Bill Ward ricorda che «Se una band avesse cominciato a vendere, ti avrebbero detto che dovevi tornare in studio…» così, a giugno dello stesso anno, dopo soli quattro mesi dall’uscita del loro primo disco, i Sabbath tornano in studio per registrare il secondo album.

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I Black Sabbath negli anni settanta

 

Il gruppo comincia a essere abbastanza conosciuto nella zona di Birmingham e le distrazioni aumentano, pertanto decidono che è meglio trovare una sistemazione diversa, più isolata, per concentrarsi maggiormente sul nuovo disco.
Si spostano nella campagna del Galles, a Monnow Valley nel Monmouthshire, per concentrarsi totalmente sul disco.

La “cura” della campagna funziona e quello che viene fuori da quella breve, ma decisamente intensa e proficua sessione è Paranoid, che viene pubblicato il successivo 18 settembre 1970, a soli sette mesi dal precedente.

Nelle intenzioni originali, il disco deve intitolarsi come il brano di apertura, la critica contro la guerra War Pigs, ma viene poi cambiato per decisione della casa discografica, che ritiene il titolo troppo “offensivo” – ma lascia inalterata la copertina originale, una (psichedelica) foto che ritrae un maiale antropomorfo con spada e scudo, in atteggiamento da battaglia.

«È una canzone di protesta», spiega Ward, «contro le persone che creano le guerre e mettono in pericolo tutti i giovani, uomini e donne. La guerra è una responsabilità enorme, loro sanno che la gente verrà uccisa. In questa canzone si parlava della guerra del Vietnam. L’interpretazione di Ozzy è semplicemente geniale».

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Tony Iommi (sinistra) e Ozzy Osbourne (destra) durante la registrazione dell’album Paranoid (1970)

 

La title track Paranoid, primo singolo del disco, ne anticipa l’uscita di un mese, il 7 agosto.
La canzone ha subito un grandissimo (e inaspettato) successo, finendo al quarto posto delle charts inglesi e, successivamente, sull’onda del successo del singolo, spinge l’album fino al primo posto in classifica.

I Black Sabbath non entreranno più nella Top Ten del Regno Unito, ma questo non è mai stato un problema – e del resto non lo è mai stato per la maggior parte dei gruppi rock di quegli anni (come Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, per citarne solo alcuni dei più famosi) – che non hanno mai dato una grande importanza alla pubblicazione di singoli per “spingere” i loro dischi, preferendo una maggiore attenzione alla sostanza della loro musica (e comunque erano anche soddisfatti dalle vendite).

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I Black Sabbath on stage (1970)

 

L’inconfondibile trascinante riff di chitarra e la linea di basso, insieme alla disperazione della voce e alle ritmiche sostenute della batteria, infondono a Paranoid un’irresistibile quanto irrequieta energia.
La canzone parla di un uomo paranoico e l’idea è resa perfettamente.

In un’intervista rilasciata nel numero di giugno 2013 della rivista musicale Mojo (#235), il bassista e autore del testo della canzone (e di moltissimi altri della band inglese), Geezer Butler, ne ha spiegato il significato: «Fondamentalmente si tratta solo di depressione, perché non conoscevo davvero la differenza tra depressione e paranoia. È una questione di droga; quando fumi uno spinello diventi totalmente paranoico sulle persone, non riesci a relazionarti con loro. C’è quell’incrocio tra la paranoia che hai quando fumi l’erba e la depressione che ne segue».
Da notare che la parola “paranoid” non viene mai menzionata all’interno della canzone.

Sempre il bassista, questa volta sul numero di marzo 2004 di Guitar World, afferma che «molto dell’album Paranoid è stato scritto nel periodo del nostro primo album, Black Sabbath. Il tutto è stato registrato in circa due o tre giorni, dal vivo in studio».

È il produttore Rodger Bain, che già aveva lavorato con i Sabbath nel precedente e primo disco (Black Sabbath, 1970), a suggerire di inserire nell’album una canzone commerciale, cosa che però nessuno aveva intenzione di fare.
«Vedete cosa riuscite a fare», è la risposta di Bain al loro diniego, come ebbe modo di raccontare il batterista Bill Ward.

Così, al rientro dalla pausa pranzo, Tony Iommi trova un riff e Butler, considerato dagli altri come “quello intelligente”, scrive un testo. «Quello che senti sull’album è letteralmente 25 minuti di lavoro! L’unica cosa aggiunta è l’assolo di chitarra di Tony, registrato il giorno dopo», ricorda sempre Ward.

Sempre Butler su Guitar World dice che «Paranoid è stata scritta come filler. Avevamo bisogno di un riempitivo di tre minuti per l’album e Tony ha tirato fuori il riff. Io scrissi rapidamente il testo e Ozzy lo leggeva mentre cantava».

E Iommi a Songfacts ribadisce: «La canzone è stata scritta come riempitivo per l’album, non è stata pensata per essere altro. È diventata un singolo perché era una canzone breve».
Nel tempo, il brano è diventato così popolare da essere incluso e citato (direttamente o meno) in una moltitudine di film, videogiochi, fumetti, libri e media di ogni tipo.

Nel 2002 Ozzy Osbourne, Tony Iommi e Phil Collins l’hanno suonato a Buckingham Palace durante il concerto per il Queen’s Golden Jubilee (il Giubileo d’Oro della Regina per il 50° anniversario di regno).

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Black Sabbath – 1970 vs 1988

 

Con il successo arrivano anche i problemi. «Siamo stati presi in giro finanziariamente», rammenta ancora una volta Bill, «non potevamo permetterci un avvocato. Io ero occupato a guardare il sedere delle donne e tutti bevevano cognac, quindi per me andava tutto bene. Solo qualche anno dopo Paranoid, abbiamo cominciato a chiederci: dov’è tutta la contabilità?».
Ma questa è un’altra storia…

I Black Sabbath con Rick Rubin nel 2013 alla presentazione dell’album 13

 

Paranoid è un disco entrato di diritto nella storia del rock come uno dei più belli, importanti e influenti di tutti i tempi.
Brani come War Pigs, Iron Man e, ovviamente, la title track, sono ormai dei classici, dei veri propri “standard” della musica metal.

In quegli anni non esisteva nulla come il “trittico” Iron Man, Electric Funeral e Hand Of Doom (rispettivamente la quarta e ultima canzone del Lato A e le prime due del Lato B del vinile), che rappresentano ancora oggi la “summa” della musica “pesante” anni settanta, continuando a essere d’ispirazione e modello per una moltitudine di musicisti e band, metal e doom.

 

CLASSICO IMPRESCINDIBILE!


Black Sabbath
Paranoid

heavy metal

Vertigo
18 settembre 1970

Black Sabbath

Ozzy Osbourne: vocals
Tony Iommi: lead guitar
Terry “Geezer” Butler: bass guitar
Bill Ward: drums

Rodger Bain: producer

Side A
01 War Pigs (7:57)
02 Paranoit (2:48)
03 Planet Caravan (4:32)
04 Iron Man (5:56)

Side B
01 Electric Funeral (4:53)
02 Hand of Doom (7:08)
03 Rat Salad (instrumental) (2:30)
04 Fairies Wear Boots (6:15)

All composition by Iommi, Osbourne, Butler, Ward


 

 

 

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