MAGNETO, DA CRIMINALE A REDENTO FINO A…?

MAGNETO, DA CRIMINALE A REDENTO FINO A…?

Magneto, l’arcinemico degli X Men, è uno dei personaggi più affascinanti e apprezzati dell’intero cosmo Marvel.

Il segreto del suo successo sta nella sua ambiguità morale, nell’essere eticamente “grigio”. Pur spinto dalle più nobili intenzioni, Magneto difende i propri simili mutanti dall’odio e la discriminazione della razza umana utilizzando metodi violenti come i peggiori criminali.
Rappresenta in un certo senso la personificazione della famosa frase di Nietzsche: “Chi combatte i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E se guarderai a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te”.

In origine, però, Magneto non era il personaggio ambiguo con cui a tratti si simpatizza. A definire la sua caratteristica di antieroe incompreso è stato Chris Claremont, colui che ha rivoluzionato il mondo mutante.

 

IL CRIMINALE DELLE ORIGINI
MAGNETO, DA CRIMINALE A REDENTO FINO A...?

 

Apparso per la prima volta nel 1963 su Uncanny X-Men n. 1, per mano di Stan Lee e Jack Kirby, nelle sue prime apparizioni Magneto è il classico villain monodimensionale, spinto da oscuri desideri di conquista.
Altezzoso, diabolico, arcigno, Magneto era il classico despota dall’aspetto sinistro. Il suo costume rosso e le “cornine” sull’elmetto lo fanno sembrare un diavolo, i suoi metodi incutono timore.

Primissimo avversario degli X-Men, forma una propria squadra chiamandola Confraternità dei mutanti malvagi, tanto per sottolineare come non siamo di fronte a un uomo gentile. Di questo gruppo all’inizio fanno parte anche i riluttanti Scarlet Witch e Quicksilver, che sembrano intimoriti da lui (e infatti lo lasceranno per entrare nei Vendicatori non approvando i suoi metodi).

L’obiettivo di Magneto è fare in modo che i mutanti, per via della loro superiorità genetica, sottomettano gli umani.
Gli X-Men, che invece lottano per la convivenza pacifica tra le due razze, lo contrastano con ogni mezzo.
La classica lotta del bene contro il male, senza troppe distinzioni.

Pur essendoci già nella Marvel dei personaggi non completamente malvagi, come Namor il Sub-Mariner, Magneto è stato concepito per essere un villain tutto di un pezzo. Non ha neppure il tratto “nobile” e la sensibilità estetica del più complesso Dottor Destino, se vogliamo. Magneto combatte anche Thor e Capitan America, tanto per non farsi mancare nulla.
Insomma, si tratta di un supercriminale di stampo classico.

 

IL MAGNETO DI CHRIS CLAREMONT

Nel 1975 Chris Claremont subentra a Len Wein sui testi di Uncanny X-Men, con una nuova generazione di mutanti.
L’autore inglese legherà in modo indissolubile il proprio nome a questa testata, portando innumerevoli innovazioni anche all’intero universo Marvel.
Una delle sue trovate più importanti è senz’altro la nuova caratterizzazione di Magneto.

Riportato all’età di un infante da un essere potentissimo di nome Alpha, Magneto ritorna adulto e più agguerrito che mai proprio per mano di Chris Claremont, che da lì a poco ne ne ridefinisce origini e motivazioni.
Su Uncanny X-Men n. 161 del 1982 Claremont ci rivela che lui e Charles Xavier, fondatore e mentore degli X Men, erano grandi amici, conosciutisi anni prima in Israele mentre si prendevano cura dei sopravvissuti all’olocausto. Lo stesso Magneto, ci viene rivelato, è stato prigioniero nel campo di Auschwitz, detenuto in quanto zingaro.

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Durante quel periodo i due diventano grandi amici, pur avendo subito divergenze d’opinione sulla questione mutante: Xavier crede fermamente che mutanti e umani possano coesistere e collaborare, mentre per Magneto questo è solo un sogno idealista. Per lui l’Homo sapiens è una bestia crudele e spietata: se i mutanti vogliono sopravvivergli devono combatterlo.

Dopo uno scontro con il barone Strucker e le forze dell’Hydra (l’organizzazione nazistoide nemica di Capitan America e Nick Fury), Magneto ritiene confermati i proprio timori e si separa da Xavier.

Claremont, dunque, ci mostra come il dolore e la paura provate da uno scampato dell’olocausto siano le motivazioni che spingono Magneto a fare ciò che fa. Non la semplice sete di potere, come ci avevano detto i padri fondatori Lee & Kirby, ma la paura che quell’incubo possa tornare a ripetersi.

Magneto a un certo punto ritiene di avere i mezzi per fermare l’eventuale stermino dei mutanti, e lo farà “con ogni mezzo possibile”, come diceva l’attivista afroamericano Malcolm X negli anni sessanta.
Proprio il famoso leader nero pare sia stato una delle fonti d’ispirazione per la caratterizzazione di Magneto, contrapposto a Xavier che, con il suo sogno di integrazione, incarna invece la visione non violenta di Martin Luther King.

Sempre nel 1982, nella graphic novel “Dio Ama, l’Uomo Uccide”, Claremont ci mostra un Magneto ancora più umano e sofferente davanti alla morte di innocenti bambini mutanti.

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In questo storia Magneto e gli X-Men si alleano per sconfiggere il reverendo William Stryker e i suoi “purificatori”, un’organizzazione razzista e fanatica che, in nome di una presunta crociata, intende liberare il mondo dalla “piaga mutante” attraverso una propaganda religiosa nei media, oltre all’utilizzo della forza militare.

Claremont ci mostra per la prima volta un Magneto che non vede più gli X-Men come nemici da abbattere, ma come fratelli mutanti che combattono per la sua stessa causa, sia pure con metodi che lui ritiene obsoleti e sbagliati.

Alla fine di questo episodio, persino la fede di Charles Xavier nel proprio sogno vacilla, tentato per un momento di appoggiare la causa del vecchio amico.
Questo è solo il primo passo verso la redenzione di Magneto, che nel frattempo ha scoperto di essere il padre biologico di Scarlet e Quicksilver (ma una retcon recente ha sconfessato tutto).

 

IL PROCESSO DI MAGNETO

Tre anni dopo, nel 1985, Magneto si unisce alla causa degli X-Men. Dopo aver mostrato pentimento, viene accettato come insegnante nella “Scuola per giovani dotati” di Xavier, fianco a fianco con chi aveva cercato di uccidere in diverse occasioni.

Già nella celebre saga di “Giorni di un futuro passato” Claremont ci ha mostrato un futuro distopico dove Magneto, costretto su una sedia a rotelle, è alleato degli X-Men, ma adesso inserisce questo avvenimento pure nelle storie canoniche.

Non tutti sono disposti ad accettare il cambiamento interiore del fondatore della Confraternita dei mutanti malvagi: Magneto viene arrestato a Washington e processato dalle Nazioni Uniti a Parigi, su Uncanny X-Men n. 200 del 1985.

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Durante il processo, Magneto fa un toccante discorso in cui spiega come la capacità innata dell’uomo di odiare lo abbia spinto a fare ciò che ha fatto. Tuttavia si è reso conto che le sue azioni non hanno fatto altro che inasprire i rapporti tra umani e mutanti, facendo che i primi temessero i secondi proprio a causa delle sue azioni.
Per questo motivo uno dei mutanti più potenti della terra accetta qualunque verdetto venga emesso dal tribunale.

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Il processo viene interrotto dall’attacco dei gemelli Strucker, figli del barone nazista di cui proseguono gli obiettivi. Nell’occasione Magneto è pronto a sacrificarsi per salvare la giuria, questo fa sì che il verdetto finale sia a suo favore.

Tuttavia, nel corso della lotta, il professor Xavier viene ferito gravemente: per sopravvivere sarà necessario lasciare la Terra per sottoporsi alle cure del popolo alieno Shi’Ar.
Prima di farlo, però, Xavier chiede a Magneto di prendere il suo posto alla scuola, divenendo di fatto il leader degli X-Men. Fa appello al suo idealismo giovanile dei tempi in cui si erano conosciuti in Israele. Magneto accetta. Il suo processo di redenzione è completo.

Claremont ha così preso un rozzo villain e lo ha trasformato nel più “grigio” degli antieroi, attraverso un sofferto processo di umanizzazione.
Peccato che alla Marvel non tutti la pensassero alla stessa maniera…

 

L’ADDIO DI CHRIS CLAREMONT

Sebbene abbia portato l’albo degli X-Men in cima a tutte le classifiche di vendite per molti anni, nel 1991 Chris Claremont e la dirigenza Marvel sono ai ferri corti.
Divergenze creative iniziano a interporsi tra l’autore inglese, gli editor della casa editrice e il disegnatore Jim Lee, all’epoca superstar del mondo dei fumetti.

Secondo Jim Lee, il suo innovativo stile ipercinetico aumentava il successo della serie. Per questo motivo voleva avere maggior viabilità e dire la sua anche sulla trama e sui personaggi.
Alla fine, nel “gioco della torre” la Marvel scelse di far cadere giù Chris Claremont.
Tra le varie contese, pare, ci fosse anche Magneto, che si voleva tornasse nel ruolo classico di criminale.

 

Claremont si congeda dalla Marvel durante il lancio della nuova testata X-Men (senza l’aggettivo Uncanny), con un’epica storia in cui è coinvolto, ovviamente, il Signore del Magnetismo.

A causa della morte del giovane Cypher dei Nuovi Mutanti e alcuni legami con il Club Infernale, Magneto cade in disgrazia e si ritira nell’asteroide M che orbita intorno alla Terra. Qui viene raggiunto dagli Accoliti di Fabian Cortez, un gruppo di devoti mutanti che lo convince a proteggerli dalle ritorsioni delle superpotenze.

Magneto recupera un vecchio sottomarino sovietico, da lui stesso inabissato, per prendere un arsenale nucleare con cui minacciare la Terra. Gli X Men non riescono a impedirglielo.
Magneto porta Xavier e Moira McTaggart, una genetista specializzata in mutanti, sul suo satellite. Qui si scopre che la redenzione di Magneto, il suo cambiare mentalità e punto di vista furono causati delle manipolazioni genetiche applicategli proprio dalla McTaggart ai tempi cui cui fu fatto regredire allo stato infantile.

Il consiglio delle Nazioni Unite decide in quel momento di abbattere l’asteroide M (compresi gli X-Men al suo interno) con un cannone al plasma contenuto in un satellite sovietico, in modo da liberarsi definitivamente di Magneto e della minaccia che rappresenta.
Magneto decide di salvare gli X Men e di andare “al macello non come una pecora, ma come una tigre”, convinto che l’unico destino a cui vadano incontro i mutanti è una guerra con la razza umana.

Si scoprirà in seguito che Magneto non è in realtà morto in quell’occasione, lui e gli X-Men torneranno a scontrarsi nuovamente innumerevoli volte, facendo anche vittime illustri. Celebre lo scontro in cui Magneto priva Wolverine dello scheletro di adamantio. Oppure quando Magneto diventa il signore dello stato di Genosha, ricattando le Nazione Unite.
Chris Claremont ha ormai abbandonato la barca, e del suo Magneto redento si perdono le tracce.

Lo sceneggiatore Grant Morrison, per esempio, al termine della sua lunga e discussa run sugli X-Men, riprende il personaggio di Magneto dipingendolo come un terrorista che tiene in scacco l’intera New York. Facendogli distruggere il ponte di Brooklyn, dopo aver ingannato gli X Men (e lo stesso Xavier), infiltrandosi nella scuola nei panni del mutante Xorn, celato da una maschera di metallo.
Niente a che vedere con il Magneto di Claremont.

 

C’è da dire, però, che caratterizzazione creata per Magneto da Chris Claremont non è andata del tutto persa. Autori successivi hanno ripreso Magneto in qualità di alleato di Ciclope nella frangia più violenta degli X-Men divisi in due fazioni: una di stampo classico e una più “dura”, con a capo, appunto, Ciclope e Magneto.

 

MAGNETO AL CINEMA

Il lavoro di Chris Claremont è stato fondamentale anche nella rappresentazione cinematografica degli X-Men, in tutti i film da 2000 a oggi. In queste pellicole i panni di Magneto sono stati indossati da Ian McKellen prima e da Micheal Fassbender nei prequel.
Entrambi hanno interpretato il personaggio all’interno di storie chiaramente ispirate a Claremont, dall’infanzia ad Auschwitz fino al rapporto di amicizia e rivalità con Xavier.

Ian McKellen

Micheal Fassbender

 

 

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