LINK, LA SCIMMIA DI UN HORROR DA RISCOPRIRE

Link

Nel periodo cinematografico che va dalla metà degli anni Settanta alla fine del decennio successivo varie produzioni cinematografiche hanno per protagoniste le scimmie.
In alcuni casi sono amiche dell’uomo, come lo scimpanzé compagno di avventure del commerciante John Dexter (Giuliano Gemma) in Africa Express, diretto da Michele Lupo nel 1975. I due aiutano l’affascinante spia Madeleine Cooper (Ursula Andress), che si finge una suora.

 

Altrettanto scanzonato è il film di James Fargo Filo da torcere (Every Which Way But Loose), del 1978. In questo caso il partner del camionista Philo Beddoe (Clint Eastwood) è l’orango Clyde.

 

Decisamente più elaborato e drammatico è Greystoke – La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie (Greystoke: The Legend of Tarzan, Lord of the Apes, Gb-Usa, 1984), del regista inglese Hugh Hudson. Il film è ispirato al celebre romanzo “Tarzan delle scimmie” di Edgar R. Burroughs, più volte portato sul grande schermo.
Il neonato John Clayton (Christopher Lambert), sopravvissuto a un naufragio nel quale sono morti i suoi genitori, viene allevato da un branco di gorilla affrontando le insidie della foresta. Diventato adulto, viene trovato da un esploratore e portato in Inghilterra, ma non riesce ad adattarsi alla vita civile.

 

Nella sofisticata e surreale commedia del regista giapponese Nagisa Ōshima Max amore mio (Max mon amour, 1986), Charlotte Rampling ha come amante uno scimpanzé. Mentre la ricercatrice Diane Fossey (Sigourney Weaver) prende le difese dei gorilla di montagna nell’ottimo Gorilla nella nebbia (Gorillas in the Mist), diretto nel 1988 da Michael Apted.
Tornando al cinema italiano, lo scimpanzé Renato è amico dell’uomo scimmia interpretato da Adriano Celentano nella commedia di Pasquale Festa Campanile Bingo Bongo, campione d’incassi nel 1982.

 

Nel 1841 Edgar Allan Poe scriveva uno dei suoi racconti più belli, I delitti della Rue Morgue, nel quale Auguste Dupin risolve il caso di un orrendo, duplice delitto, commesso da un orango del Borneo.
Seguendo l’esempio di Poe, anche nel cinema non mancano le scimmie protagoniste di thriller e horror. Ha tutta l’aria d’essere un orango, per esempio, la ferocissima creatura che divora chiunque gli capiti a tiro nell’episodio La cassa del film Creepshow (id., 1982), prima collaborazione tra il regista George Romero e Stephen King.
È uno scimpanzé “buono”, invece, l’assistente dell’entomologo Donald Pleasence nel fiabesco e terrorizzante Phenomena, diretto nel 1985 da Dario Argento.
In Monkey Shines – Esperimento nel terrore (Monkey Shines – An Experiment in Fear, 1988), ancora di Romero, s’instaura uno strano rapporto tra uno studente universitario rimasto paralizzato e una scimmia, che commette una serie di delitti.

 

Tra questi titoli non sfigura affato Link (id.), girato nel 1986 da Richard Franklin. Protagonista è la studentessa di zoologia Jane, che accetta di fare da assistente al suo insegnante di antropologia, il dottor Phillip, durante le vacanze estive. Lo scienziato la ospita nella casa di campagna, dove vive con tre scimpanzé. A un certo punto Phillip scompare, e Jane si trova da sola a fronteggiare la scimmia più aggressiva.
Link è un film poco visto, almeno dalle nostre parti (in Italia non venne distribuito nelle sale cinematografiche), e al di fuori della cerchia degli appassionati del genere. Eppure la suspense è dosata in maniera magistrale, senza che questo vada a scapito di un’attenta e per nulla banale rappresentazione dei personaggi. Le due scimmie, i cui caratteri sono delineati con cura, riescono a esprimere una vasta gamma di sentimenti: paura, tenerezza, ferocia. L’anziano scimpanzé (in realtà un orango) Link esprime persino desiderio (nella scena in cui la protagonista sta per fare il bagno, di rara tensione erotica) e gelosia.

 

Se a ciò si aggiunge la splendida ambientazione nella campagna scozzese, può essere perdonata qualche illogicità (che del resto nell’horror fa quasi sempre parte del gioco) e una sequenza (l’arrivo del fidanzato e dei suoi amici) non all’altezza del resto.

 

Nota di merito, inoltre, per i due interpreti umani: Elisabeth Shue, all’epoca in rampa di lancio, tanto brava quanto affascinante, e Terence Stamp, che porta in dote l’esperienza maturata sul set dei maestri (da Wyler a Fellini a Losey).

 

L’australiano Richard Franklin non rientrerà forse tra i più grandi della macchina da presa, eppure la sua filmografia andrebbe studiata con attenzione: dagli esordi con i soft-core al terzo lungometraggio Patrick, che nel 1978 lo rivelò, per proseguire con lo splendido Psycho II, del 1983. Alla riuscita di Link, piccolo gioiello da riscoprire, contribuiscono le musiche del come al solito geniale Jerry Goldsmith: all’inizio sembrano avulse dal contesto, ma nel prosieguo ci si rende conto di quanto invece siano perfettamente in linea con il tono del film.

 

 

 

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