LA MINIERA DI AMIANTO DI CANARI

LA MINIERA DI AMIANTO DI CANARI

Ho il lontano ricordo di un signore che mi ha accompagnato per un breve tratto sulla via della scuola. Poca strada: quattro passi nella mia vita. Allora risiedevo a Bastia, nell’Alta Corsica. Notando che il signore respirava con difficoltà e che ogni tanto si fermava a riprendere fiato, gliene chiesi la ragione. Mi spiegò che gli avevano asportato un polmone e, visto che aveva iniziato a farmi delle confidenze, mi precisò che aveva un cancro e che questo cancro l’aveva contratto perché aveva lavorato in una miniera di amianto, quella di Canari.

Situata sul versante occidentale del Capo Corso, la miniera a cielo aperto di Canari era riconoscibile dal tipico terrazzamento. Era la più grande miniera d’amianto francese. Scoperto nel 1926, l’Inferno Bianco (così veniva chiamata) fu sfruttato industrialmente dal 1949 al 1965, anno della sua chiusura, da una filiale di Eternit in condizioni igieniche spaventose.

Allora non capivo l’importanza di quanto mi aveva confidato quell’uomo ma, parecchi anni dopo, quella conversazione era riaffiorata nei miei ricordi e ho cominciato a cercare in rete degli articoli e delle testimonianze sulla miniera di Canari e le problematiche dell’amianto in generale.

La mia curiosità mi condusse dapprima in Canada dove, fino a pochi anni fa, l’amianto era prodotto in grandissima quantità sommergendo i mercati di tutti i continenti. Quale non fu la mia sorpresa nel leggere la presa di posizione dell’Institut du Chrysotile (organismo composto da rappresentanti dell’industria, dei sindacati e dello Stato canadese, fondato nel 1984) riguardo alla nocività dell’amianto mentre, per noi europei, questa non era più da dimostrare.
Ci sono due tipi di amianti: gli anfiboli e i serpentini, a cui appartiene il crisotile. Quest’ultimo, a detta dell’Institut, non sarebbe dannoso se utilizzato in sicurezza.

Institut du Chrysotile, Montréal, Québec: “Nonostante gli studi comprovino che può essere privo di pericoli se utilizzato in sicurezza, ancora oggi alcuni sostengono la messa al bando del crisotile. Affermano che il crisotile uccide ancora migliaia di persone, ma si dimenticano di ricordare che il crisotile in passato è spesso stato mischiato con degli anfiboli (le grandi fibre responsabili del cancro e del mesotelioma) o utilizzato in modo negligente, lasciando i lavoratori operare in nuvole di polvere. […] Le fibre di crisotile, diversamente dagli amianti anfiboli utilizzati un tempo (prima degli anni settanta), non si accumulano nei polmoni per inalazione. […] Il crisotile non è la peste, non è un virus: è una risorsa naturale ininfiammabile più resistente dell’acciaio, di importanza inestimabile poiché non si deteriora praticamente mai ed è poco costosa”.

Dal sito dell’Institut du Chrysotile: “Il vero volto del crisotile”

Black Lake, Thetford Mines, Québec, 1890

Non poteva che essere contrario a questo modo di vedere L’Andeva (Associazione Nazionale di Difesa delle Vittime dell’Amianto), con sede a Parigi.

Andeva (Association Nationale de Défense des Victimes de l’Amiante): “Dopo oltre un secolo di profitti e milioni di morti, le miniere di amianto vengono chiuse. Il Canada è stato il grande produttore storico di amianto: tra l’inizio della produzione di amianto, alla fine del XIX secolo, e la chiusura di Mine Jeffrey nel 2012, il Canada ha esportato più di 60 milioni di tonnellate di amianto, prima verso gli Stati Uniti, poi l’Europa, infine (quando questi due mercati si sono ristretti per delle ragioni di salute pubblica) verso l’Asia. Il governo canadese ha sempre sostenuto finanziariamente e diplomaticamente l’industria dell’amianto e la sua disinformazione letale, così come il governo del Quebec fino al mese di ottobre 2012”.

Andeva: “L’amianto è mortale”

In Europa vige dal 24 febbraio 2004 la Convenzione di Rotterdam che disciplina le importazioni e le esportazioni di prodotti chimici e pesticidi dannosi alla salute, basata sul principio del previo assenso informato. La lista Pic (Prior Informed Consent) che elenca questi prodotti pericolosi non conteneva in un primo tempo il crisotile, mentre erano presenti tutte le altre forme di amianto. Il seguente articolo del magazine online energia-plus.it, scritto nel 2006, lamenta il non inserimento del crisotile nella lista Pic.

energia-plus.it: “La convenzione di Rotterdam sulla procedura di assenso preliminare con conoscenza di causa (Pic) per certe sostanze chimiche e pesticidi pericolosi nel mercato internazionale promuove trasparenza e informazione comunicando i potenziali rischi per la salute umana e l’ambiente. La cosiddetta lista Pic contiene 39 sostanze pericolose, incluse tutte le altre forme di amianto. Nel corso della conferenza, molti governi hanno espresso preoccupazione riguardo al mancato inserimento, al momento, dell’amianto crisotile nella lista. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricordato ai partecipanti che il crisotile è cancerogeno per l’essere umano e che almeno 90.000 persone muoiono ogni anno di malattie relative all’amianto, come il cancro ai polmoni e il mesotelioma” .

 

Stalattite di amianto

Era evidente che il governo federale del Canada si sarebbe opposto all’inserimento del prodotto, che lo stava arricchendo, nell’elenco delle sostanze pericolose e dannose alla salute. Nel 2012, il panorama sembra essere cambiato radicalmente. La rivista online ledevoir.com commenta:

http://www.ledevoir.com “Il governo federale [del Canada] ha recentemente annunciato che non si opporrà più all’aggiunta dell’amianto crisotile nella lista dei prodotti pericolosi della Convenzione di Rotterdam, e il governo provinciale ha annullato il prestito che aveva concesso alla miniera Jeffrey per il rilancio delle sue operazioni a Abestos [centro minerario nella regione sud-est del Quebec]”.

Miniera Jeffey di Asbestos

Una battaglia è stata dunque vinta sul fronte dell’amianto, ma che ne era in Corsica? E di quale tipo di amianto si trattava?

La Direzione Dipartimentale degli Affari Sanitari e Sociali (Ddass) e il Senato promossero nei primi anni sessanta una missione per indagare sulle condizioni sanitarie della miniera di Canari. Furono fatti dei rilievi e si raccolsero numerose testimonianze che l’ispettore principale della Ddass riportò nel libro “L’avventura industriale dell’amianto in Corsica”.

www.senat.fr: “Nella sua opera L’aventure industrielle de l’amiante en Corse, M. Guy Méria, ispettore principale degli affari sanitari e sociali alla Ddass, indica che la miniera di Canari assicurava la quasi totalità della produzione nazionale e forniva da sola il 25% dei bisogni industriali continentali. […] La produzione, con la meccanizzazione, passa da 6.000 tonnellate annue nel 1950 a 11.500 tonnellate nel 1954, e fino a 25.000 tonnellate nel 1962, tre anni prima della chiusura del sito. […] Nel 1962, la produzione di Canari situa la Francia in settima posizione tra i paesi produttori d’amianto. La miniera copre allora il quinto del fabbisogno del mercato interno, il resto essendo importato dal Canada, dall’Urss o dal Sudafrica. […] Risulta dai colloqui con la Missione Amianto del Senato con i suoi interlocutori che le sole ragioni economiche (l’amianto russo o canadese era del 10% meno caro dell’amianto di Canari) siano state addotte allora per giustificare la chiusura della miniera, mentre l’argomento della nocività dell’amianto non è mai stato evocato. Vecchi minatori incontrati durante la Missione hanno addirittura riferito dell’emozione della popolazione al momento della chiusura della miniera, ricordando la prosperità economica che lo sfruttamento dell’amianto, che faceva vivere direttamente 300 persone, senza contare l’indotto nel villaggio e nella regione.

 

Miniera di Canari


I vecchi minatori, così come tutti gli interlocutori della missione, hanno sottolineato l’assenza di misure di prevenzione e d’informazione sui pericoli dell’amianto durante lo sfruttamento della miniera. I vecchi minatori hanno testimoniato che le maschere di protezione messe a loro disposizione erano poco utilizzate, in quanto il loro uso era insopportabile in quelle condizioni di lavoro.

Bulldozer a Canari

La delegazione della missione ha potuto esaminare dei documenti fotografici degli anni cinquanta, i quali rivelano l’imponenza della nuvola di polvere, allora era ben visibile, che trasformava i minatori in altrettanti “Babbi Natale bianchi”. Oltre a questo, dal 1954, data dell’installazione della seconda parte della fabbrica, la capacità produttiva della miniera era aumentata senza che delle precauzioni supplementari fossero state prese in materia di sicurezza sul lavoro.

Costruzione della fabbrica, 1941

Momento di pausa per i lavoratori della miniera

In base alle informazioni fornite alla missione dai vecchi minatori, pare che i rischi fossero stati largamente sottostimati per tutta la durata dello sfruttamento e che lo stesso direttore della miniera vivesse con la sua famiglia sul sito di Canari. Hanno affermato di non avere preso conoscenza dei pericoli dell’amianto che a metà degli anni ottanta, e cioè circa 15 anni dopo la chiusura del sito.

Il dottor Mouries, pneumologo nell’ospedale di Bastia, ha affermato alla delegazione che l’alta mortalità dei minatori di Canari si è oggi evidenziata principalmente per abestosi o cancro bronchiale. Anche il numero di mesoteliomi è in aumento, ha aggiunto, precisando tuttavia che i minatori erano stati esposti al crisotile, varietà di amianto ritenuta meno pericolosa”.

Minatori al lavoro

La miniera di Canari fu chiusa nel 1965. Oggi ancora si fa la conta dei danni causati ai lavoratori, alla popolazione e all’ambiente.

www.france3.fr: “La miniera d’amianto di Canari, una cicatrice nella memoria collettiva. Cinquant’anni dopo la sua chiusura, la miniera d’Amianto di Canari espone ancora le sue fibre ai quattro venti, sul versante ovest della Corsica. Nel 2009, dei lavori di messa in sicurezza hanno avuto inizio. Non sono ancora finiti. E gli abitanti del Capo Corso s’interrogano sul futuro del sito”.

 

Fabbrica della miniera di Canari

 

www.france3.fr: “Secondo un rapporto del Senato del 2005, l’utilizzo dell’amianto, vietato dal 1997, è responsabile di 35.000 decessi sopraggiunti tra il 1965 e il 1995 in Francia, e sarebbe responsabile di una cifra che va dai 65.000 a 100.000 decessi, da oggi [13 giugno 2015, data di pubblicazione dell’articolo, ndr] al 2030”.

 

Panorama

Caro signore e compagno di viaggio di un giorno, ancora sento la tua voce e l’eco dei tuoi passi. Il ricordo della nostra breve passeggiata mi ha rituffato in una pagina dolorosa del passato di quest’isola che amo tanto. La tua storia, purtroppo, è la storia di tanti e la tua sofferenza, oggi, è anche la mia.

Articoli

http://www.chrysotile.com/fr/chrysotile/controversy/default.aspx
http://andeva.fr/?Canada-2014-les-mines-d-amiante
http://www.cchst.ca/oshanswers/chemicals/asbestos/whatis.html
http://www.courrierinternational.com/article/2012/01/05/l-amiante-c-est-bon-pour-les-exportations
http://serc.carleton.edu/NAGTWorkshops/health/case_studies/asbestos_canada.html
http://www.ledevoir.com/politique/quebec/361910/la-filiere-de-l-amiante-de-l-histoire
http://www.livestrong.com/es/crisotilo-cancer-pulmon-info_3281/
http://france3-regions.francetvinfo.fr/corse/2013/04/22/visite-du-chantier-de-securisation-de-l-ancienne-usine-d-amiante-de-canari-239187.html
http://www.corsematin.com/article/bastia/ancienne-mine-de-canari-le-long-chemin-vers-la-rehabilitation.1423915.html
http://www.senat.fr/rap/r05-037-1/r05-037-192.html

Video

http://www.ina.fr/video/AJ00000032678/la-maladie-due-a-l-amiante-video.html
http://www.ina.fr/video/CAF86013605/une-ile-et-son-avenir-la-corse-video.html

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