LA MARVEL INCARICATA DEL RESTYLING DC – POSTA

LA MARVEL INCARICATA DEL RESTYLING DC – POSTA

La Marvel ingaggiata dalla Dc Comics

Gentile direttore,
qual è il restyling più riuscito nella storia del fumetto?
Emanuele

LA MARVEL INCARICATA DEL RESTYLING DC

Gentile Emanuele,
fermo restando che sono contrario ai restyling radicali, ho apprezzato quello fatto nel 1986 su Superman da John Byrne. Il fumettista ha migliorato il personaggio senza stravolgerlo, anzi, per certi versi riportandolo alle origini. Un po’ come aveva fatto con i Fantastici Quattro.
Tra parentesi, forse non tutti sanno che all’inizio degli anni ottanta la Dc Comics fece un restyling completo del proprio universo dopo aver parlato con Jim Shooter, allora direttore della Marvel.
I dirigenti della Dc erano andati da Shooter per dirgli: “La Marvel è capace di vendere i fumetti, noi no. Noi della Dc siamo capaci a ricavare soldi dal merchandising, voi noi. Allora potreste realizzare voi i fumetti Dc, mentre noi potremmo metterci a cercare clienti per i marchi Marvel…”.
Jim Shooter si mise subito al lavoro, progettando il restyling di Superman, Batman e soci, ma fu inutile perché i dirigenti della Dc ci ripensarono: avrebbero provato a “marvelizzarsi” da soli, partendo dalla miniserie Crisi sulle Terre infinite del 1985, scritta da Marv Wolfman.
Il nuovo Superman di John Byrne che ne seguì si avvicinava ai concetti che aveva elaborato Jim Shooter, dato che i due ne avevano discusso dopo che era arrivata la proposta della Dc.

 

Ricordo di Carlo Chendi

Caro Direttore,
sono una giovane lettrice disneyana. Vorrei chiederle se ha conosciuto Carlo Chendi, lo sceneggiatore recentemente scomparso.
Dafne

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Sì, gentile Dafne, l’ho conosciuto.
Ho frequentato per qualche anno l’agenzia Epierre, dove all’epoca lavoravano o collaboravano Carlo Chendi, Alfredo Castelli, Corrado Roi, Marcello Toninelli, Alberico Motta, Claudio Chiaverotti e altri ancora.
Devo dire che a me Chendi non appassionava molto come sceneggiatore, però il suo impegno nei fumetti era su diversi fronti, nei quali si distinse per anni.
Mi spiegò una tecnica che, sebbene praticassi già in maniera non consapevole, è da raccomandare a tutti gli sceneggiatori: quando si scrive una storia comica occorre costruirla in tante gag di una pagina collegate tra loro.
Secondo me l’esempio più riuscito è quello di Asterix, dove c’è una “mezza gag” nella prima metà della tavola e una “gag intera” nell’ultima vignetta.

Con Carlo Chendi se ne va un pezzo di storia del fumetto.

 

Il destino del fumetto italiano

Gentile direttore:
1) Perché in Italia gli editori di fumetti ormai fanno solo i tipografi?
2) Perché, per lavorare, un disegnatore o uno sceneggiatore devono proporsi in altri Paesi?
3) L’autoproduzione, concepita in modo professionale, potrà soppiantare “gli editori tipografi”?
4) Perché, mai come negli ultimi anni, per lavorare nel mondo del fumetto bisogna entrare in qualche gruppo dove vige la legge del nepotismo?
5) Perché alcuni autori del fumetto concepiscono se stessi come appartenenti a un Olimpo inarrivabile, quando i veri maestri, di solito, sono persone affabili e oltremodo disponibili?
Massimo

Gentile Massimo:
1) Lo stesso accade nella musica. Negli anni sessanta c’erano gli autori dei testi, quelli delle musiche e i cantanti. Oggi fa tutto il cantante, anche se non è un buon compositore e magari un pessimo autore. L’etichetta discografica, del resto, serve ormai a poco, data la sostanziale scomparsa dei dischi.
Questa decadenza la ritroviamo nei fumetti dei piccoli editori: l’autore scrive e disegna la storia, mentre “l’editore” si limita a stampare.
Né l’autore né l’editore guadagnano abbastanza, anche se entrambi sperano di riuscirci un giorno.
2) Perché i posti disponibili alla Bonelli e alla Panini sono ormai pochi.
3) L’autoproduzione, verso la quale si sta andando, toglierà di mezzo la figura del piccolo editore, ma non ci saranno vantaggi economici per gli autori perché questo meccanismo non risolve il problema principale: riuscire a vendere.
4) Nepotismo? Non mi vengono in mente parenti di autori di fumetti che sono autori a loro volta. Sicuramente, per essere accolti in una congrega, oltre alla capacità tecnica occorre avere un modo di sentire comune.
In ogni caso, io non so come vengano scelti gli autori oggi, avendo intrapreso l’attività giornalistica in epoca ormai remota.
5) Anch’io, leggendo taluni interventi, ho l’impressione che alcuni autori si ritengano dei maestri di ‘sto c***o. Purtroppo l’educazione sta diventando sempre di più opzionale, non solo nel campo del fumetto. D’altra parte, ci sono anche autori cortesi.

 

Spazio per i fumetti

Come gestire lo spazio dei fumetti in libreria quando non si ha… spazio?
Daniele

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Gentile Daniele,
per tutta la vita non ho fatto altro che buttare via enormi quantità di fumetti, per poi ricomprarli buttandone via altri.
Non so se il mio modo di agire sia sufficientemente razionale da poter essere additato come esempio.

 

Perché John Romita Jr disegna male

Gentile direttore:
1) John Romita Jr è stato per venti anni un grande disegnatore, poi ha perso la magia. Non credo che ora disegni solo per soldi: da quel che so, economicamente è tranquillo. Allora che cosa può essere successo? Il talento non l’ha perso, però non brilla più.
2) Da quel che ho capito, lei, direttore, crede che un fumetto d’azione e brillante possa andare incontro ai gusti del pubblico. Secondo me Jonathan Steele della Bonelli era così, però non ha sfondato. Perché?
Jason

LA MARVEL INCARICATA DEL RESTYLING DC

Gentile Jason:
1) Purtroppo devo disilluderla. La caduta qualitativa è avvenuta quando, ormai tanti anni fa, John Romita Jr decise di aumentare la propria produzione realizzando due albi al mese (mi sembra l’Uomo Ragno e Thor), per motivi puramente economici. Da allora lavora solo per i soldi: i disegni come vengono, vengono.
2) Conoscevo Federico Memola, lo sceneggiatore di Jonathan Steele. L’avevo incontrato nella redazione di Fumo di China quando Toninelli ne era l’editore-direttore e in seguito gli avevo fatto scrivere qualche fumetto durante la mia gestione dell’Intrepido.
Sinceramente lo trovavo un po’ insipido. Essere brillanti non basta.

 

Il ruolo dell’editor

Gentile editore,
mi piacerebbe saperne di più sul lavoro dell’editor nel mondo del fumetto: conosce qualche episodio dove il suo intervento è stato decisivo?
Tano

Gentile Tano,
lo è spesso, perché l’editor ha quasi sempre la mano pesante: dice agli autori cosa fare e come farlo. Se poi non è soddisfatto può stravolgere tutto.
La cosa peggiore, dal mio punto di vista, è che l’autore non vede la propria storia quando è disegnata: quindi è l’editor ad adeguare la sceneggiatura ai disegni quando questi non sono perfettamente aderenti al testo (anche se sarebbe più opportuno fare ridisegnare le parti che non rispettano la sceneggiatura).
Ne consegue che, soprattutto per queste modifiche più o meno “necessarie”, a volte lo sceneggiatore si incazzi assai (pur tenendosi tutto dentro).

 

Un romanzo a fumetti?

Gentile direttore:
1) Come immagina il mercato del fumetto italiano del prossimo decennio?
2) Tra what if e libri game, il fumetto a suo avviso sarebbe agevolato da un approccio interarattivo?
3)
La sua striscia umoristica preferita?
4) Partendo dal presupposto che le trasposizioni a fumetti sono complesse e sovente non riescono, quale libro vorrebbe, per il suo piacere di lettura, adattato?
Zak

Maigret in una copertina di Ferenc Pinter

 

Gentile Zak:
1) Entro una ventina di anni esisteranno dei dispositivi simili alla carta con schermo poco luminoso e stropicciabili, che conteranno infiniti fumetti, giornali e libri. A quel punto la carta sparirà davvero.
2) La tanto decantata interattività è una solenne minchiata. Uno quando legge una storia vuole arrivare a vedere come va a finire, senza sentire l’esigenza di concluderla lui.
A parte il fatto che una storia scritta bene ha una struttura tale da permettere un solo finale.
3) Calvin & Hobbes.
4) Forse leggerei i fumetti del commissario Maigret di Georges Simenon, che peraltro hanno già fatto in Francia, ma non ho mai visto.
Però per ricreare a fumetti l’atmosfera originale di Maigret, che non è esattamente quella dei pur brillanti vecchi sceneggiati interpretati da Gino Cervi, bisognerebbe essere veramente bravi, sia per i testi sia per i disegni (ai quali vedrei bene Igor Kordey ai tempi degli X-Men).

 

Manga italiani

Gentile direttore,
secondo lei ci sono stati fumetti italiani che hanno provato (con successo o meno) a rispondere al successo dei manga?
Michele

Gentile Michele,
sbagliando in Italia si pensa che per rispondere al successo dei manga occorra imitarne i disegni, per poi raccontare storie con il solito stile.
Più dei disegni, che possono rimanere come vengono fatti in Italia, lo stile manga da seguire è quello della sceneggiatura. In questo senso non è ancora stato fatto niente di importante.

 

Uno scrittore-sceneggiatore

Caro Direttore,
c’è uno scrittore italiano che potrebbe essere un bravo sceneggiatore di fumetti?
Daniela

Gentile Daniela,
ho l’impressione di rispondere sempre alle stesse domande.
Comunque, se non l’ho già fatto, dico che senza dubbio lo sarebbe Valerio Evangelisti, il quale tra l’altro già nel 2003 ha sceneggiato un episodio inedito del suo personaggio più noto ne
La furia di Eymerich (Mondadori), per i disegni di Francesco Mattioli. Da leggere.

 

Allora, questo milione?

Caro Direttore,
e se nessuno mettesse a disposizione il milione di euro necessario per fondare il “Partito occidentale”, cosa succederebbe? Davvero pensa esista il pericolo di un nuovo fascismo, come ha affermato?
Renata

Non mi ci faccia pensare, gentile Renata!
Il vecchio fascismo è nato dalla paura che incuteva l’ideale politico di una agguerrita minoranza, come ho raccontato qui e qui.
Il nuovo fascismo nascerà allo stesso modo, come reazione estrema agli estremistici ideali politici di alcune minoranze molto determinate.
A occhio e croce, il Partito occidentale rappresenta l’unica cura valida…

 

Sauro Pennacchioli

 

 

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6 commenti

  1. Mi permetto di far notare che sul motivo per cui l’accordo Marvel /DC saltò, fu di altro genere.
    La First Comics intentò una causa contro la Marvel e la World Color Print ( la tipografia in cui si serviva la Marvel ) accusandole di “attività monopolistiche volte a eliminare la concorrenza “.
    Tra le accuse, c’era anche quella che la Marvel inondasse il mercato di nuove testate per schiacciare gli editori più piccoli.
    La dirigenza quindi non trovò una buona idea di far uscire ulteriori testate dedicaste all’ universo DC , per fortuna, aggiungo io.

  2. Personalmente ho sempre pensato che John Romita jr non fosse ‘sto gran disegnatore: le espressioni dei visi sono sempre le stesse, i personaggi non hanno né fascino né sensualità, la struttura della tavola è sempre quella. Insomma non ho visto un momento in cui il suo lavoro è calato di qualità. Mi rendo conto che molti non condividono affatto il mio giudizio, ma per me è sempre stato sopravvalutato. Sarà questo il nepotismo nei fumetti?

    • Ma veramente se c’è un campo dove non esiste il nepotismo è il fumetto perchè chi ti giudica sono i lettori e li c’è poco da fare o sei bravo o niente. Romita Jr ha avuto l’intelligenza di allontanarsi dallo stile del padre piuttosto che vivere una vita da emulo come è successo ai due Kubert, però anche loro … se pubblicano è perchè piacciono ai lettori se no nessuno comprerebbe i loro fumetti.

  3. John Romita Jr non è mai stato il mio preferito però molte delle sue runs sono memorabili: quella di Devil con Ann Nocenti, con Ultron che parla con tutte le sue teste, la saga di Tiphoid mary e quell’episodio con il diavolo al bar, poi il suo Punitore, Thorion dei nuovi dei e poi la prima saga con il suo stile moderno (quando ha smesso di copiare il padre) Star Brand. Non ho ancora letto il suo Superman ma i Kick-ass sono godibili. E’ uno che racconta, negli ultimi decenni si è un po’ “seduto” però lo trovo sempre godibile. Meglio ad esempio degli ultimi anni (prima che praticamente si ritirasse) di Byrne che invece era uno dei miei preferiti ma quando è sceso come qualità, è sceso molto più in basso di Romita Jr.

    • Che JR jr abbia disegnato cicli degni di rimanere nella storia dei comics non c’è dubbio. E ammetto che il suo stile è unico, sicché questi cicli rimarranno memorabili anche perché immediatamente riconoscibili. Ma non dimentichiamoci del ruolo primario di una certa Ann Nocenti, di un certo Chuck Dixon, o di un Jim Shooter, che quei cicli hanno scritto.

  4. Gentile direttore, spero vivamente che la sua previsione sulla sparizione della carta sia errata anche se concordo sul fatto che sia possibile. Come credo la maggior parte di quelli che amano l’arte disegnata e scritta, inorridisco al solo pensiero. Consiglio la lettura del meraviglioso saggio ” Non sperate di liberarvi dei libri ” nel quale due innamorati del mezzo cartaceo come Umberto Eco e Jean-Claude Carriere si interrogano proprio su questo, partendo dal postulato che se così doveva essere sarebbe già successo. In un mondo tecnologico concordo sul fatto che la carta sia preistorica come mezzo eppure non è sostituibile e sopravvive al tempo e allo spazio fin dall’antico Egitto, perché è uno strumento perfetto e non perfettibile, come la ruota. Spero ardentemente che la carta stampata, col suo odore e la sua fragilità, non sparisca finché ci sara’ qualcosa da dire e da tramandare. Ha gli stessi nemici dell’uomo: Il tempo, il fuoco e la stupidità……(cit.). L’uomo dopotutto non è sparito. Questo è il mio augurio.

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