LA GRANDE OLANDA DI CRUYFF NATA DALLA CONTESTAZIONE

LA GRANDE OLANDA DI CRUYFF NATA DALLA CONTESTAZIONE

Johann Cruyff, il profeta del gol, uno dei più grandi calciatori della storia, ci ha lasciati nel 2016.
Tra i tanti ricordi e le tante dediche che ho letto in quei giorni mi è rimasta impressa quella dello storico leader del movimento studentesco milanese, Mario Capanna: “Vedevo in Johan Cruyff e nella sua Olanda i germi del ’68: era una rivoluzione parallela alla nostra, erano ragazzi che cambiavano un mondo difficile da smuovere. Per questo il Cruyff calciatore mi ha reso felice, e per questo ora la sua morte mi rattrista. Sono da sempre un tifoso di calcio senza eccessi e senza troppe conoscenze, ma ricordo perfettamente quegli anni e l’impressione che Cruyff faceva anche a tutti noi studenti impegnati in politica”.

C
Queste parole mi hanno fatto riflettere e concludere che, in effetti, quel grande sommovimento di persone e di idee, che per semplificare le cose abbiamo chiamato contestazione giovanile, produsse almeno un cambiamento, una concreta rivoluzione… nel calcio!

La nazionale olandese rivoluzionò completamente il modo di giocare, l’undici ribelle che ha cambiato per sempre la storia di questo sport nasce proprio in quegli anni complicati.

O
Terra di libertà, appena i Paesi Bassi (da noi chiamati più spesso Olanda dal nome della regione principale) si liberarono dal feudale dominio spagnolo alla fine del Cinquecento si dettero un ordinamento repubblicano e federale.
Nella seconda metà degli anni sessanta l’Olanda si trova al centro dell’ondata libertaria che, partita nel 1964 dagli Stati Uniti, si diffonde anche nel vecchio continente.

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È il 1966, Robert Jaspers Grootweld e Roel van Duijn sono rispettivamente lo stratega visionario e la mente operativa di un gruppo di giovani olandesi che si fanno chiamare Provos per la loro attitudine a provocare. Si tratta di un movimento anarcoide dalle tinte surrealiste, affascinato dall’idea di cambiare le regole e le convenzioni sociali, apparso in modo spontaneo tra le strade di Amsterdam. La città divenne in quegli anni la Mecca della controcultura, un laboratorio per sperimentazioni sociali, “l’unica città d’Europa con un cuore abbastanza grande e leggero da essere adatto all’atterraggio dell’immaginazione”, come ha scritto Mauro Guarnaccia.

Anche se in maniera inferiore rispetto al Maggio francese e al fenomeno degli hippy americani, l’esperienza dei Provos influenza la “cultura alternativa” italiana, che ne fa spesso esplicitamente riferimento. Tanto che da noi “provo” o “provos” diventa una definizione per indicare i sessantottini italiani, fino a quando, negli anni successivi, viene in uso la nuova espressione.

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È sempre il 1966, la sera del 7 dicembre, quando Rinus Michels, lo stratega visionario, e Johann Cruyff, la giovane stella nascente, conducono la squadra dell’Ajax a una clamorosa affermazione sui blasonati avversari del Liverpool.
Si gioca allo stadio Olimpico di Amsterdam, dove una fitta nebbia nasconde in parte la travolgente prestazione degli orange che, davanti agli occhi sbalorditi dell’arbitro italiano Antonio Sbardella, umiliano gli inglesi con un 5-1 che entra immediatamente nella leggenda. I cronisti parlano di gioco provocatorio e il gioco dell’Olanda in un certo senso lo è, tanto va contro regole consolidate e le antiche consuetudini. Anche il giovane Cruyff è spavaldo e impudente, quando segna un gol a incorniciare la serata.

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Quella sera era nata una stella. Era nato il totalvoebal, il calcio totale. E sarà una rivoluzione. Rivoluzione anche estetica. Felice sintesi di individualismo e collettivismo. Un’anarchia organizzata. Perché, per diventare veramente rivoluzionaria, l’anarchia ribelle necessita di una razionalizzazione, deve darsi organizzazione e disciplina risultando efficace. Sul terreno di gioco, la solidarietà cooperativa dei singoli calciatori olandesi produceva una sorta di intelligenza di gruppo, perfetta sintesi alchemica fra individualismo e collettivismo.

Ok
Un centrocampo che è un vero e proprio monumento al socialismo calcistico: tutti fanno tutto. Chi ha la palla è regista, gli altri due si smarcano. Un ciclo continuo di scambi e movimenti. Neeskens ne è il miglior interprete, è un giocatore capace di stare con ugual efficacia in qualsiasi posizione del campo (sarà lui il miglior realizzatore dei Tulipani). L’Arancia Meccanica di Michels confutò tutti gli schemi rigidi allora al potere, lasciando liberi i giocatori di sfogare tutto il loro genio anarchico all’interno di un sistema organizzato.

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Nell’Ajax e poi anche in nazionale, Cruyff, Rep, Krol, Suurbier, Haan, Hulshoff e soci combinarono un mix di disciplina collettiva e spontaneismo ribelle. Michels cancellò la specializzazione dei ruoli, facendo di ciascun interprete un giocatore polivalente, universale, capace tanto di attaccare quanto di difendere. Scomparve il regista classico. La regia era infatti affidata a qualsiasi giocatore si trovasse in possesso della sfera. Pazzo Michels, si penserà. Ma ancora non avevamo visto il meglio. C’era da scegliere il portiere, e il ct chiamò il surreale Jan Jongbloed, un 34enne semiprofessionista che curava di più la tabaccheria di famiglia che la tecnica tra i pali.

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Il motivo di quella scelta era insito nei concetti del calcio totale, quel calcio che vedeva il portiere come difensore aggiunto, come libero. Quindi uscite spericolate, posizione alta, discreta tecnica con i piedi e visione di gioco.

Gli anni della grande Aiax furono davvero gli anni della fantasia al potere, per usare lo slogan del Maggio parigino. Una squadra di capelloni insofferenti alle regole che stavano con le loro donne anche il giorno prima delle partite.
Cruyff e l’Ajax rappresentarono al meglio il ribellismo di quegli anni che si contrapponeva al “sistema”, lo spontaneismo incontenibile che sovverte le regole dello status quo.

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