IL FILONAZISMO DI TINTIN

IL FILONAZISMO DI TINTIN

I testi critici su Tintin offrono il meglio nella parte propriamente fumettistica, mentre sono piuttosto carenti in quella storica. Io, che non sono un grande esperto di Tintin, cercherò di descrivere l’atmosfera politica dell’Europa prima e durante l’occupazione nazista, per analizzare da questo punto di vista le scelte non proprio apprezzabili di Hergé, l’autore di questo personaggio.

Oggi i nazisti sono visti in chiave hollywoodiana. Per esempio, in una storia autoconclusiva a fumetti dell’americano Howard Chaykin, “The last time I saw Paris”, pubblicata nella serie “Solo” della Dc Comics, vediamo un nero americano che, nel 1940, si risveglia nella Parigi improvvisamente occupata dalle truppe tedesche. Il “negro” si dà alla fuga disperata perché i nazisti, essendo razzisti, lo farebbero fuori a prima vista.chaykin_last_time_i_saw_parisIn realtà, i neri che vivevano nella Germania di Hitler non erano perseguitati. Venivano perseguitati “solo” gli ebrei e gli zingari. Inoltre, l’America nel 1940 era ancora neutrale e quindi i cittadini degli Stati Uniti nella Francia occupata dai tedeschi erano trattati con il dovuto rispetto. Direi, anzi, con la deferenza tipica degli europei nei confronti degli americani. Neppure un ebreo americano avrebbe dovuto temere per la propria sorte. Quando l’America entrò in guerra, gli ebrei americani vennero trattati dai tedeschi correttamente come gli altri prigionieri. Erano trattati peggio i tedeschi prigionieri degli americani. Questo non significa che i nazisti fossero sempre dei secondini “buoni”, perché con i prigionieri di guerra russi si comportavano da criminali.

Per capire la posizione politica di Hergé, il creatore di Tintin, bisogna tenere conto del fatto che in Europa, prima dell’occupazione tedesca, ci sono almeno tre diversi “fascismi”. C’è il fascismo di Mussolini: laico, ma che lascia alcuni spazi alle organizzazioni cattoliche. C’è il nazismo di Hitler, ancora più laico, tanto che la chiesa cattolica e quella luterana a volte vengono maltrattate. Mentre in alcuni casi sono le chiese a vincere, per esempio quando si oppongono all’eutanasia voluta da Hitler per eliminare le persone affette da gravi disturbi mentali. Infine c’è una sorta di fascismo “clerical-reazionario” che, negli anni trenta, prende il potere pacificamente in Austria e attraverso la guerra civile in Spagna. I clerical-reazionari sono molto attivi anche nei paesi francofoni (la Francia e il Belgio) sin dalla Rivoluzione Francese. Per noi, questi tre “fascismi” sembrano quasi la stessa cosa: in realtà si detestano a vicenda. Mussolini, per dire, è l’unico capo di stato europeo a mandare le truppe al confine per fermare la Germania di Hitler durante il primo tentativo di conquista dell’Austria. Poi, da nemico di Hitler, Mussolini diventa suo amico nella speranza di guadagnarci qualcosa. I clerical-reazionari austriaci odiano Hitler, anche perché devono contrastare le sue mire annessionistiche. Alla fine, però, Hitler conquista l’Austria, e pure il Belgio e la Francia. Questo provoca il passaggio dei clerical-reazionari nelle file degli ex nemici nazisti, così come in Italia i fascisti, almeno quelli che rimangono tali dopo la caduta del governo di Mussolini, accettano l’egemonia nazista nella Repubblica di Salò.

La posizione di Hergé va vista in questo contesto vario e mutevole. Nei primi anni trenta, Hergé fa parte del blocco clerical-reazionario, portandone nei fumetti le istanze politiche in maniera quasi didascalica. Abbiamo così Tintin nel Paese dei Soviet, dove attacca il comunismo; Tintin in Congo, dove elogia il colonialismo più ottuso del mondo (quello belga); Tintin in America, dove identifica la società liberale con il gangsterismo. Gli stessi concetti si possono leggere negli articoli dei giornali clerical-reazionari. Hergé non lavora sotto dettatura, crede profondamente in questi ideali. All’epoca, come gli altri clerical-reazionari, Hergé detesta il laicismo di Mussolini e, soprattutto, quello “quasi pagano” dei nazisti. I belgi francofoni, poi, odiano i tedeschi a prescindere: durante la Prima guerra mondiale gli invasori avevano fatto di tutto per alimentare la rivalità dei fiamminghi (cioè degli olandesi belgi) nei loro confronti. Il contrasto dei belgi valloni con Hitler si acuisce quando questi, ormai alleato di Mussolini, riesce a occupare la clerical-fascista Austria. In questo periodo Hergé realizza “Lo scettro di Ottokar”, dove racconta l’invasione in forma trasfigurata. I clerical-reazionari belgi, e quindi anche Hergé, sono più che mai antinazisti quando Hitler sta per minacciare pure la loro integrità nazionale, dopo quella austriaca.

I tedeschi il Belgio lo invadono davvero. A questo punto, come abbiamo già detto, molti clerical-reazionari passano dalla parte dei nazisti, fino a quel momento aborriti malgrado diverse affinità ideologiche. Tra questi opportunisti c’è lo stesso Hergé, il quale accetta di disegnare Tintin per la nuova edizione nazista di “Le Soir”, il principale quotidiano belga. Non è vero, come dicono i suoi solerti difensori, che lo fa spinto dalla fame, perché Hergé è già famosissimo e troverebbe lavoro in qualsiasi testata a fumetti. Lo fa per pura ingordigia, perché “Le Soir” paga meglio degli altri. Non solo, ai tedeschi basta che i cittadini delle nazioni invase stiano tranquilli, non pretendono fedeltà ideologica. Ai danesi occupati permettono persino libere elezioni, dove vincono i partiti democratici. Nessuno, quindi, chiede a Hergé di realizzare opere filonaziste. E anche se un matto glielo chiedesse, lui sarebbe libero di rifiutare. Questo nel Belgio con in tedeschi veri, non con quelli hollywoodiani, s’intende. Invece gli adoratori di Hergé, molto giustificazionisti verso le sue scelte filonaziste, lo presentano assurdamente in pericolo di vita come il “negro” di Chaykin. Hergé, in realtà, ha scelto di trasformare Tintin in un piccolo nazista semplicemente perché a un certo punto inizia a credere che Hitler sia l’uomo della provvidenza. Come tanti altri, è soggiogato dal nazismo nella sua fase trionfante. Anche perché il successo, di qualsiasi tipo sia, attira sempre frotte di ammiratori. Ma appena la vittoria finale tedesca si allontana, Hergé, proprio quando più ci sarebbe bisogno di lui per sostenere la causa nazista, lascia perdere qualsiasi riferimento politico nelle storie di Tintin. Esaltato sì, fesso no.

La storia di Tintin che trasuda maggiormente di spirito collaborazionista è “La stella misteriosa”. Qui il personaggio di Hergé partecipa a una spedizione “scientifica” (in realtà prettamente politica) composta da uno svedese (gli svedesi sono ufficialmente neutrali ma commerciano solo con i tedeschi), uno spagnolo (la Spagna è controllata dal dittatore Franco), un tedesco, uno svizzero (la Svizzera, come la Svezia, è incatenata economicamente alla Germania) e un portoghese (anche il Portogallo è governato da un dittatore).

etoi2Il loro avversario è un banchiere americano dalla faccia da ebreo e dal nome ebraico: Blumenstein nella prima edizione, diventato un innocuo Bohlwinkel nelle edizioni del dopoguerra.
La bandiera americana dei “cattivi” viene trasformata, nelle edizioni del dopoguerra, in una vessillo di fantasia.


L’antisemitismo è il peccato di gran lunga più grave di Hergé. Magari si può chiudere un occhio sul collaborazionismo (l’unico “reato” contestatogli alla fine della guerra), ma non sull’antisemitismo espresso proprio mentre gli ebrei vengono deportati e sterminati.

Due ebrei cercano di lucrare sull’ipotetica apocalisse: naturalmente cancellati nelle
edizioni del dopoguerra.

etoile_1Tanto per non dare adito a dubbi, nella loro missione Tintin e amici viaggiano su un aereo militare tedesco, l’Arado 196.
ar_196_being_loaded_on_admiral_hipper_cruiser_1941

Ciononostante, a mio parere, gli episodi di Tintin del periodo nazista di Hergé sono i migliori. In particolare, amo la storia divisa in due parti, “Il segreto del Liocorno” e “Il tesoro di Rakam”, trasformata recentemente in un mediocre film da Steven Spielberg. La disillusione per il crollo dei regimi autoritari, e delle ideologie che li sostenevano, ha provocato sul lungo periodo una sorta di “depressione creativa” in Hergé: se il mondo non è salvabile, che motivo ha Tintin di esistere? Di conseguenza, con il tempo, Tintin abbassa le proprie aspettative: non si tratta quasi più di risolvere una situazione, ma di salvare la pelle lasciando le cose come stanno. D’altra parte, mi sembra eccessivo auspicare un retroattivo successo di Hitler solo per avere altre belle storie di Hergé!

Per approfondire dell’argomento con il supporto di altre immagini, vai nel gruppo di Facebook Immaginario nazi*antinazi.

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19 commenti

  1. Vedo che sul “Giornale Pop ” di oggi 21 Settembre, Sauro ribatte i chiodo che ormai più giù di così non può più andare,Fondamentalmente la sua analsi storico/idealogica è esatta: lo stesso Hergè negli anni ’70 ha ammesso che la sua formazione era quella borghese del tempo in Belgio e nazioni limitrofe. Negli anni ‘2o del secolo scorso era normale essere clerical-conservatore, non solo in Belgio , ma anche in Italia, germania ,Austria e perfino in Francia, checchè se ne dica, Come cerdete che il fascismo abbia potuto prendere piede all’inizio degli anni ‘2o?? Se quell’infingardo opportunista del re avesse dato ordine all’esercito di prendere a cannonate le bande fasciste della Marcia su Roma, Mussolini che aspettava codaedamente a Roma l’esito della marcia, sarebbe fuggito di nuovo in Svizzera a gambe levate.Invece il re fa passare i marciatori in camicia nera e nomina Benito Mussolini Primo Ministro del governo!!!
    Questo sotto gli auspici favorevoli della Chiesa, degli Industriali, del potere bancario e di gran parte della borghesia previlegiata da condizioni di vita che non intendeva cambiare a favore dei più poveri, ma non solo, in una Italia analfabeta e ignorante anche le masse dei lavoratori cittadini e dei contadini guardano con speranza al Duce del fascismo!
    Gli oppositori ci sono, il parlamento e i partiti esistono ancora, ma la violenza fascista con l’aito delle forze armata e dei carabinieri non ha remore a caricare, sciabolare a morte e sparare sulle folle di dimostranti! La Chiesa sorniona aspetta il concordato per poter sistemare l’annosa questione dello Stato Vaticano e tirar acqua al proprio mulino!
    Ehh, questa era la situazione, Certo ci furono persone coraggiose che si opposero e per questo pagarono di persona con la morte, il confino, l’esilio, la perdita del lavoro e la conseguente vita grama. Non tutti leccarono il culo al Duce!
    A queste persone io anche guardo come esempio, casomai in Italia qualche populista facinoroso potesse in qualche modo andare al potere per potere poi iiziare a perseguitare tutti i diversi per idee, religione, “razza” e quant’altro!
    Hergè nel 1940 fu certamente parte della maggioranza che leccò la mano al tedesco invasore, non rieschiò nulla per difendere un ideale di libertà che forse non aveva, Fu una mosca grigia in una moltitudine di persone simili a lui.

  2. Viene ora naturale , almeno per me, desiderare di poter scrivere due righe su qualche disegnatore italiano o attivo in Italia nel campo dei fumetti negli anni trenta e successivo quindicennio. Cominciamo con la strana coppia Jacovitti, classe 1923 e Kurt Caesar nato nel 1908 in Alsazia Lorena allora tedesca. Caesar giunge in Italia nel (1930 ) con la moglie berlinese perseguitata in patria per ragioni politiche ( era proprietaria , direttrice e redattrice di una rivista di moda femminile all’avanguardia con sede a Berlino, Kurt Caesar ne era illustratore e corrispondente anche dall’estero).Allora, che cosa faccia esattamente Caesar in Italia dal 1930 al 35 quando iniziò a collaborare con storie a fumetti sia all’ “Intrepido” che alla “Risata”, si sa poco e nulla, se non che era corrispondente di settimanali stranierei quali il “London news” e che per conto di questa testata viaggiava di paese in paese, giungendo perfino a seguire in Groenlandia una spedizione di una flotta di navi baleniere alla caccia dei poveri cetacei: la moglie non so se lo seguisse o rimanesse a casa a far la calza.
    Già nel 1936 Caesar collabora con Mondadori e con il giornale francese “Adventureux” con una storia a fumetti di fantascienza tutta farina del suo sacco intitolata ” Les conquerants de l’avenir”, ambientata sul pianeta Marte, ispirata al Gordon raymondiano ma più fantastica ed incoerente nella trama ( ancora inedita in Italia nonostante sia disponibile interamente su alcuni siti francesi insieme a tutte le annate del giornale prima citato). Ahi, ahi, qui si tratta ora di parlare di “Romano il legionario ” aviatore fascista ( eh, lo so che in molti mi tireranno le pietre, ma era proprio fascista e naturalmente volontario!) in terra di Spagna; beh, quindi siamo nel 1938 , e la sua collaborazione iniziale con ” Il Vittorioso”, insieme ad altre storie di carattere storico scritte da Gian Luigi Bonelli, era di quella fatta.
    Io mi son sempre chiesto e l’ho scritto fin dall’inizio degli anni ’90 sul periodo “InformaVitt”, perchè mai al cattolico “Il Vittorioso” venne in mente di affidare a Caesar una storia di attualità sulla guerra civile spagnola. Per schiararsi pubblicamente dalla parte della “falange” fascista del generale poi dittatore Franco? che con un colpo di stato iniziò con le armi il tentativo di annientare il legale governo della Repubblica spagnola, governo eletto a seguito di regolari votazioni. Io credo proprio di si, la proprietà del Vittorioso e il movimento di l’Azione Cattolica – pupilla del papa Pio XI°- in questo caso si palesarono come convinti guerrafondai, manifestando un odio poco cristiano nei confronti di tutti gli spagnoli che non erano fascisti.
    Ma Caesar perchè disegnò quella storia se era, come si dice, nemico delle dittature e specialmente del nazismo, regime che subito inviò già alla fine del 1936 mezzi, uomini e materiali, pensiamo alla legione Condor, l’aviazione della quale insieme alla regia ala fascista, bombardò la cittadina di Guernica, non obiettivo militare, ma abitata solo da civili?
    Si, Sauro punta il dito accusatore contro quel fesso di Hergè ( perchè da tale nel 1940 si comportò), ma due anni prima in Italia disegnatori e scrittori anche se non obbligati e in una situazione e clima storico diverso ( c’era la dittatura) presero posizione in un avvenimento che non era comodamente patriottico ( alibi dell’amor di Patria), ma trattava una guerra civile che si svolgeva oltre i confini, ossia in Spagna!
    Male comune mezzo gaudio? erano tutti quanti o quasi più o meno fascisti, quindi perchè meravigliarsi? Io non credo ad una semplificazione del genere, le scelte si potevano fare, tanto che furono parecchi gli italiani antifascisti che da volontari combatterono in Spagna contro le falangi del generalissimi Franco.
    Quindi si poteva scegliere, anche di morire per l’ideale della libertà.
    Mi fermo qui.

  3. In effetti la tua analisi mi sembra corretta. I sostenitori di Hergé, tuttavia, tirano spesso in ballo la storia “Il drago blu”, dove l’autore prende le difese della Cina invasa dai giapponesi (sembra che in quel periodo il papà di Tintin avrebbe fatto amicizia con uno cinese venuto a Bruxelles per studiare belle arti). Però all’epoca in Cina a combattere i nazisti c’erano tanto i nazionalisti di Chang Kai-Shek (quelli che poi creeranno uno stato-fantoccio a Taiwan) che i comunisti di Mao. Suppongo le vere simpatie di Hergé andassero ai primi. Non capisco invece da dove salta fuori il personaggio del generale Tapioca, un rivoluzionario sudamericano che somiglia un po’ a Fidel Castro. Qualcuno ne sa qualcosa?

  4. Naturalmente l’opera di Hergé andrebbe valutata nel suo complesso e il personaggio di Tintin non stigmatizzato in toto e definito “nazista” perché nell’avventura dell’Isola Misteriosa ci sono situazioni dalle quali emergono pregiudizi antiebraici, assai comuni in quell’epoca. Non solo in Belgio, Germania e Francia, ma pure in Italia serpeggiava questo atteggiamento di tipo culturale in senso antropologico. L’odio verso il diverso, poiché la diversità non viene quasi mai accettata, anche se è la regola che è onnipresente in tutti gli esseri viventi a partire da quelli microscopici in sù.
    Il generale Tapioca , per quanto ne so, salta fuori nella storia sudamericana de” L’orecchio spezzato” ( L’oreille cassée”, prima versione a puntate in bianco e nero su “Le Petit Vingtième” a partire dalla fine del 1935.

  5. Pardon, un lapsus verniano: ho critto “L’isola misterisa” al posto de “La stella….”
    Come farmi perdonare dai centomila lettori??

    • X Tommaso Prospero: grazie dell’informazione. Ho scoperto il personaggio di Tapioca grazie alla serie animata. Il fumetto da te citato non l’avevo mai letto.
      Un’ultima postilla: in fondo ci lamentiamo di Tintin e di Hergé, ma persino il pittore Salvador Dalì fu un simpatizzante del fascismo, all’opposto del suo grande amico, il regista Luis Bunuel, e del resto del gruppo dei surrealisti.

  6. Va beh, laggiù in fondo ne vedo solo uno, che si avvicina barcollando ,a causa certamente dell’emozione di incontrare un personaggio di tale risonanza ( io, naturalmente).
    Un coraggioso aspirante jacovittomane, fra i milioni di frequentatori di questo blog e in particolare dei post(s) dedicati al nostro amato “Lisca di pesce” ( che si stanno moltiplicando fra l’orrore generale come conigli australiani) si avvicina dunque e, bramoso di notizie pettegole, mi guarda supplichevole e chiede sibilando leggermente a causa della dentiera ballerina:” Ma Jacovitti, nel mese di Marzo 1945 e precisamente il giorno 31 si trovava a Roma per partecipare insieme a Zaccaria Negroni, Dino Bertolotti, Natale Bertocco, Alberto Perrini ed altri ancora, ad una riunione per definire come e cosa pubblicare sul futuro giornale cattolico dedicato agli universitari l’intitolazione del quale avrebbe dovuto essere “Tavola Rotonda??”
    Allora, a questo ipotetico curioso rispondo:” Certo, lo so perché io pure ero presente in transfert, anche se vivevo a Carpi (Mo) e avevo otto anni. Caro inguaribile curioso ti posso dire anche che in quello stesso giorno sul periodico “Gioventù Nova” si poteva leggere quanto segue:”Lettori e collaboratori, come i cavalieri di Artù, dove ognuno avrà l’impressione di svolgere il ruolo di capotavola. Una voce libera quindi, che esaminerà con giovanile freschezza, non disgiunta da un profondo impegno morale, tutti gli aspetti della nostra tragica epoca”. Le persone prima citate si troveranno assisi ad una simbolica mensa insieme a Jacovitti per definire le caratteristiche di quello che poi si chiamerà “Intervallo”. Da “Tavola rotonda“ ad “Intervallo”, perché?? Leggo a pagina 19 di “Vitt & Dintorni” di Ottobre 2008 estrapolando dall’articolo di Antonio Cadoni “Un amico chiamato Intervallo” che cita l’editoriale del primo numero: desideriamo entrare nelle aule tra un’ora e l’altra di latino e , magari, di matematica. La pensata intitolazione” La tavola rotonda”, diventò una rubrica che occupava le pagine centrali del giornale.Per farla breve, sul n°2 di “Intervallo” Jacovitti debutta con il “satirico grottesco” Pippo e il Dittatore”, a tutta pagina e in bianco e nero, come tutto il resto. Niente colore, la guerra non era ancora finita, il nord occupato dai nazifascisti, le città bombardate e in rovina, la fame che regnava ovunque!

  7. Bell articolo e commenti all altezza , aggiungerei una piccola bibliografia , se possibile

  8. Una bibliografia?? Articoli su Tintin in italiano ce ne sono stati, saggi in forma di libro non credo.
    Io per quanto riguarda i saggi in francese mi sono foraggiato dal volume edito da Casterman e scritto da Benoit Peetwrs ” Le Monde d’Hergé”, 1983, che secondo me rimane il più completo; poi è anche molto interessante “”Hergé et Tintin”reporters” di Philippe Goddin, editions du Lombard, 1986.
    Per gli articoli segnalo un terzetto di interventi su “Fumetto” dell’ANAFI di Manfredo Gittardi, con cronologie accuratissime non ricordo l’anno ma si trova cercando in rete. Un altro biografo di Hergé e della “Linea chiara” in generale è di Andrea Sani, professore di filosofia in un liceo fiorentino, facente parte della “banda ” dei toscani, Boschi, Bellacci e Leonardo Gori . Sani da giovincello era il bello del gruppo, tutte le volte che mia moglie ne vedeva una qualche immagine fotografica diceva:” Carinoooo…”.
    POi, buon ultimo c’è anche il vecchio e canuto sottoscritto autore di un articolo su “Tintin e l’isola nera”, nell’ambito del quale ne esamino e faccio un confronto fra le tre diverse edizioni. Fu pubblicato su “Informavitt” mi pare nel 1993, quando ero giovane ed aitante, ma non quanto Sani!!

  9. Correggo: Benoit Peeters, perbacco!!

  10. Benoit Peeters, poveraccio, ho letto in in blog francese, che è morto quest’anno all’età di 57 anni!! Sono rattristato.
    Salvator Dalì era spagnolo e evidentemente un franchista, ossia un simpatizzante della falange fascista del generalissimo Franco.
    Per quanto riguarda il suo atteggiamento politico durante la seconda guerra mondiale non saprei dire, poichè le sue biografie che ho letto erano di topo selettivo, previlegiavano cioè la sua produzione artistica.
    Comunque ora proverò a fare una ricerca, poi se ne varrà la pena, interverrò a proposito.

    • Io ho sentito che negli anni ’30 ebbe Dalì ebbe contrasti con André Breton e il gruppo dei surrealisti (che erano tutti di sinistra, anche se in maniera molto settaria), perché aveva detto “sono affascinato da quell’uomo” riferito a Adolf Hitler. Poi magari è solo una diceria. Invece le buone relazioni con Franco sono documentate: infatti lui, a differenza di Picasso che aveva dipinto Guernica, poteva senza problemi tornare in patria e avere anche un suo museo personale nella sua città natale.

  11. Interessante il lapsus “topo selettivo”, Ma Freud non c’entra, si tratta di un errore di battitura dovuto al fatto che pur possedendo due occhi di fatto ne uso quasi sempre automaticamente uno solo a causa di un difetto di comunicazione cervello, nervi e muscoli ottici. Mi manca quasi del tutto il senso della distanza delle cose e loro posizione e dato che batto sulla tastiera a memoria, spesso batto “i” per “o” oppure viceversa. Mah? C’è una cura?? Purtroppo no!!! Se avessi due anni forse, ma essendo “un poco” più vecchio non ho speranza alcuna.

  12. Volevo anche aggiungere una cosa a proposito di “Tintin nazista” : quanti sono i quadretti incriminati di antisemitismo nel contesto della storia della “Stella misteriosa”? Edizione anteguerra naturalmente, perchè poi Hergé correrà ai ripari cambiando nomi, bandiere e togliendo parti di vignette .
    Allora, quanti saranno i quadretti incriminati?? Dieci, venti??
    Vogliamo fare un confronto con i quadretti componenti l tuttee storie anteguerra di Tintin, per vedere se l’atteggiamento antisemita di Hergè era una regola fissa oppure un’eccezione??
    Beh, insomma, è chiaro che i quadretti antisemiti della “Stella misteriosa” sono una minoranza esegua!
    Però, bisogna pur che io lo dica poichè lo penso: l’educazione di Hergé era di stretta osservanza cattolica conservatrice, il che comportava quasi automaticamente radicati pregiudizi anti ebraici! Nel linguaggio colloquiale della mia infanzia -fine anni trenta inizio quaranta e cinquanta poi-, dire ” rabbino [ rabein in dialetto] . equivaleva a dire avaro, strozzino: era un retaggio-inconscio per me- di pregiudizi antiebraici assai comuni negli anni trenta e con radici lontane nel tempo, assimilati dal sottoscritto dal clima culturale e linguistico del tempo. Ma io ero ,fin dall’età della ragione, svisceratamente anti nazifascista!!!
    IO spero che Hergè dal 1945 in poi si sia sinceramente pentito e ravveduto in fatto di pregiudizi antiebraici: di fronte all’orrore dell’Olocausto se non l’avesso fatto, se non avesse ammesso la coòpa dei nazisti e riconosciuta l’innocenza degli ebrei( trucidati a milioni), beh, allora io sarei il primo a condannare Hergé.
    Voi che ne pensate?

  13. […] Anche Hergé avrebbe potuto lavorare per questo giornalino prendendo un compenso modesto, ma onesto, invece di collaborare con il principale quotidiano belga controllato dai tedeschi per avidità e aderenza ideologica al nazismo trionfante: vedi “Il filonazismo di Tintin”. […]

  14. Sauro con la riproposizione a non lungo termine del suo intervento su Tintin supposto giovane nazista, butta benzina sul fuoco!
    Purtroppo di scritti coevi alla storia”La stella misteriosa” dovuti a Hergé ed amici io non ne conosco: sarebbe interessante poter sentire dallo stesso creatore di Tintin che cosa pensava negli anni dell’occupazione tedesco/nazista del Belgio e Francia.
    Era veramente convinto che Hitler avrebbe vinto la guerra e nazistizzato tutta l’Europa? Un “Ordine nuovo” ? una dittatura gestita da pazzoidi assassini!!! Omicidio di massa con milioni, centinaia e forse migliaia di milioni di morti? Dopo gli ebrei,zingari e dissidenti, gli uomini di colore, neri africani, arabi, cinesi ecc, tutti nei forni crematori per la gloria del nuovo terzo Reich millenario!! UNa visione demoniaca. E quel povero fesso di Benito Mussolini che per megalomania, desiderio di potenza e grandezza, si mette al servizio di Hitler!! Mah, come fare a capire che cosa pensava veramente Hergé in quegli anni?
    Io sono propenso a credere che fosse un opportunista, che non gli interessasse poi tanto che era al potere, quindi un egocentrico; in questo quadro che configura Hergè come un conformista che educato in un clima di destra cattolico conservatrice vede gli ebrei con un occhio fortemente permeato di odio/avversione di etnia , classe e cultura! Non era una cosa inconsueta questo atteggiamento di forti pregiudizi verso il “diverso”, aveva solide radici nel passato a partire dal tempo dei tempi.
    Ancor oggi non sono poche le persone, anche in Italia, che facendo di tutte le erbe un fascio, se potesserosi darebbero ad azioni di violenta repressione nei confronti di ebrei, musulmani,animisti, induisti e cos’ via, solo perché non appartengono antropologicamente alla nostra cultura cattolica e di occidentali in genere..
    Il mondo è fatto in tale maniera, purtroppo. Comunque BUON ANNO, nella speranza che il 2017 porti pace nei cuori e nella mente degli esaltati.

  15. Solo per puntualizzare. Benoit Peeters è vivo.
    M.

  16. […] a opera di Giovanni Caselli dello Studio D’Ami) che, per la prima volta (se si trascura il Tintin pubblicato senza successo da Vallardi qualche anno addietro), si trovava di fronte a storie e […]

  17. […] “fazioso”. Lo stesso era capitato a me per un articolo sulla “fase nazista” di Hergé (vedi “Il filonazismo di Tintin”). Questi critici pensano che, essendo un personaggio positivo, Corto Maltese debba essere […]

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