I PRIMI FUMETTI ALTERNATIVI

I PRIMI FUMETTI ALTERNATIVI

Gli anni settanta non furono facili per il fumetto americano. Da diversi punti di vista possono essere considerati anni di crisi, tanto economica quanto creativa. Si tratta di un periodo in cui nessuno aveva le idee chiare su dove stesse effettivamente andando il mezzo. Le vendite delle due big, la Marvel e la Dc, diminuivano mese dopo mese e tanti autori stavano cercandosi un altro lavoro perché pensavano che il business avesse i giorni contati.

Il fumetto mainstream stava mostrando la corda e aveva un disperato bisogno di nuovi contenuti per sopravvivere. In parte questa opera di svecchiamento fu fatta alla Marvel grazie a nuovi talenti come Jim Starlin, Steve Englehart e Frank Brunner, ma la vera evoluzione del fumetto degli anni settanta avvenne al di fuori del mainstream.
Fu portata avanti da un ristretto gruppo di autori che pur non arrivando agli eccessi del fumetto underground, peraltro arrivato al capolinea a causa di problemi distributivi e legali, sentivano il desiderio di una maggior libertà di espressione, che era loro negata all’interno dei canali tradizionali. Diedero così vita al cosiddetto fumetto alternativo.



1973: High Adventure

High Adventure, il primo esempio di fumetto alternativo, nasce simbolicamente in seno a una casa editrice underground, la storica Kitchen Sink Press. Era però un fumetto assai diverso da quelli solitamente pubblicati dalla casa editrice di Princeton.

High Adventure non è un fumetto underground nel senso stretto del termine, ma un fumetto fantasy e fantascientifico liberato dalle catene della censura grazie al Movimento (in altre parole, gli autori possono disegnare alcune ragazze in topless).

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Questo nuovo format, con fumetti “normali” ma più adulti, si sarebbe diffuso a macchia d’olio negli anni successivi. Non c’è droga, sesso, satira o politica come nei fumetti underground, ma rappresenta comunque una ventata di aria nuova. La pubblicazione contiene fumetti di Robert Kline, Mike Royer, Mark Evanier, Steve Leialoha, John Pound e Roger Freedman.

La qualità delle storie non è granchè: quella di Evanier e Kline non è memorabile, “Annikki” di Mike Royer sembra disegnata da un Kirby che abbia assunto Lsd e il lavoro peggiore è senz’altro quello del 21enne Steve Leialoha.  

1974: Star Reach

Un’esperienza meno effimera è più strutturata fu quella di Star Reach, lanciata nel 1974 da Mike Friedrich (uno sceneggiatore della Marvel). Il primo numero della rivista si apre con un editoriale di Friedrich che spiega perché è nato Star Reach, per poi passare al vero protagonista di questa operazione: Jim Starlin.

Lo sceneggiatore-disegnatore della Marvel è presente con ben due storie. Quella che apre la rivista, “Death Building”, ambientata nel palazzo di New York dove aveva sede proprio la Marvel, e quello che la conclude: “Birth of death”, storia tra le più psichedeliche di Starlin, disegnata magistralmente.
Troviamo anche “A Tale Of Sword & Sorcery” una storia di 12 pagine scritta da Ed Hicks e disegnata da Walt Simonson.

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E, inoltre, a “Cody Starbuck”, scritta e disegnata da Howard Chaykin.
Si tratta di storie di alta qualità che fanno intravvedere il futuro del fumetto. Star Reach ebbe lusinghieri riscontri di vendite, almeno per una serie indipendente, che ne permisero la pubblicazione di 18 numeri tra il 1974 e il 1979. Il successo del titolo fu dovuto in parte al proliferare delle prime fumetterie.

1974: The First Reign 

Il Primo Regno è una graphic novel che si estende su 24 numeri, per un totale di 768 pagine, che Katz ha impiegato dodici anni per completare. Katz finiva due libri all’anno, per un totale di ventiquattro libri, per replicare il numero di libri dell’Iliade e dell’Odissea di Omero.

L’epopea fu inizialmente pubblicata da Comics & Comix Co. dal 1974 al 1977, poi fu rilevata da Bud Plant (un co-fondatore di Comics & Comix) e completata nel 1986. Ci sono due cose che caratterizzano lo stile di Katz: l’amore per il dettaglio e la precisione anatomica.

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La storia si apre in una nuova era post-nucleare gremita da tribù che combattono per la sopravvivenza su una Terra primitiva e piena di dei e mostri. Gli dei si intromettono negli affari umani e il loro aspetto, temperamento e vizi ricordano quelli dell’antica Grecia.

La storia abbraccia diverse generazioni con un cast enorme di personaggi. Abbonda di teorie per spiegare la religione, l’evoluzione, la migrazione e il motivo per cui gli esseri umani si lasciano distrarre dalle “questioni tormentose della nostra esistenza”



1975: Big Apple Comics

Big Apple Comix fu una pietra miliare del fumetto alternativo, principalmente perché fu realizzato da alcuni dei più bei nomi del fumetto mainstream. Pubblicato nel 1975 da  Flo Steinberg, la storica segretaria di Stan Lee negli anni settanta, rappresenta un collegamento storicamente importante tra i comix underground e quelli che in seguito sarebbero stati chiamati i fumetti alternativi.

Si tratta di un ibrido di 36 pagine, 63⁄4″ × 93⁄4″, con colori lucidi per la copertina e gli interni in bianco e nero. Contiene 11 storie, a volte sessualmente esplicite, di creatori arcinoti come Neal Adams, Archie Goodwin, Denny O’Neil, Herb Trimpe, Al Williamson e Wally Wood.


Gli autori che si prestarono a questo esperimento, tutti amici personali della Steinberg dai primi tempi della Marvel, realizzarono storie di poche pagine la maggior parte delle quali è ambientata a New York (conosciuta come la Grande Mela, da qui il titolo “Big Apple”).
Linda Fite e John Verpoorten si occuparono del lavoro di produzione del fumetto, del quale vennero stampate 20mila copie. 

1975: Captain Canuck

Capitan Canuck, il supereroe del Grande Nord fu il primo fumetto canadese di successo dopo il crollo dell’industria nazionale dei fumetti nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Creato da Ron Leishman e dal disegnatore-sceneggiatore Richard Comely, racconta le avventure di Tom Evans, un agente segreto canadese che ha acquisito una forza sovrumana dal contatto con gli extraterrestri.

Come la maggior parte dei primi fumetti indipendenti, le avventure di Capitan Canuck non ebbero mai delle uscite regolari.



Dopo la prima apparizione del 1975, pubblicata da Comely Comix di Winnipeg, nello stato canadese del Manitoba, vennero pubblicati altri due numeri. Poi il titolo si prese una pausa di tre anni, prima di riprendere ad uscire nel 1979. Da qui in poi la popolarità del personaggio crebbe (relativamente) fino al punto di essere onorato con un francobollo dalle poste canadesi nel 1995.


1976: American Splendor

American Splendor è una serie di fumetti autobiografici scritti da Harvey Pekar e illustrati da una varietà di artisti. Il primo numero venne pubblicato nel 1976 e l’ultimo nel settembre 2008. Gli editori furono, in tempi diversi, lo stesso Harvey Pekar, la Dark Horse Comics e la Dc Comics.

Nonostante i fumetti negli Stati Uniti siano tradizionalmente suddivisi in pochi e consolidati generi (supereroi, guerra, western, fantascienza…), Pekar riteneva che questo media potesse essere utilizzato in modo più ampio.



“Quando da ragazzino leggevo fumetti negli anni quaranta, mi stancavo presto perché dopo un po’ diventavano molto ripetitivi. Pensavo che ci volesse qualcosa di diverso ma non capivo cosa, solo quando vidi per la prima volta il lavoro di Robert Crumb capii cosa”.

Nel 1972, Pekar andò da Crumb a Cleveland e gli mostrò le sue idee per la storia. Crumb non solo accettò di disegnarne alcune pagine, ma si offrì anche di coinvolgere altri autori. Nel 1976 finalmente uscì il primo numero.

1977: Cerebus

Cerebus è la prima pubblicazione della Aardvark-Vanaheim, casa editrice fondata nel 1977 a Kitchener, nello stato canadese dell’Ontario. Questo fumetto in bianco e nero, il cui primo numero è stato stampato in duemila copie, è totalmente il frutto della fantasia del designer Dave Sim.

Il concetto iniziale era una parodia delle versione a fumetti di Conan il Barbaro: il protagonista era Cerebus, una specie di formichiere che operava come mercenario in un mondo barbarico popolato da esseri umani.



Sim aveva progettato di realizzarne solo tre numeri, ma il successo inaspettato che ottenne grazie alla verve molto caustica dei primi episodi, lo costrinse a metterne in cantiere molti altri aumentando progressivamente la qualità dei disegni. Cerebus rompe con i fumetti tradizionali, ma anche con quelli meno tradizionali.

Dave Sim esplora il mezzo espressivo del fumetto a trecentosessanta gradi, allontanandosi dai cliché della narrazione grafica per esplorare altre modalità di rapporto tra immagine e testo. Con una tiratura mensile stabilizzata intorno alle trentamila copie, Cerebus è stato uno dei pochi esempi di fumetto alternativo economicamente redditizio. 

1977: Heavy Metal

Heavy Metal è stata una rivista piuttosto originale. Univa l’esaltazione per la scoperta del fumetto europeo d’avanguardia, quello di Metal Hurlant, a una certa sensibilità underground che non disdegnava i contenuti espliciti.
Fu originariamente pubblicata da National Lampoon, una società di dimensioni non trascurabili che produceva film come Animal House e Vacation negli anni settanta e ottanta.


Gran parte del primo materiale, molto psichedelico, si rivolgeva principalmente agli hippy invecchiati piuttosto che ai giovani nichilisti che ascoltavano i Ramones. Ebbe il merito di presentare anche alcuni personaggi italiani, come Valentina di Crepax e Ranxerox di Tamburini e Liberatore.



1978: Elfquest

Elfquest rappresenta un momento cruciale nella storia del fumetto alternativo, visto che fu il primo titolo indipendente a sperimentare un vero e proprio successo commerciale. Gli autori sono Wendy e Richard Pini, una coppia che si conobbe grazie alla comune passione per i fumetti, si sposò nel 1972 e continuò a creare fumetti insieme per i successivi 40 anni.
Sebbene la serie sia attribuita a entrambi è Wendy che la scrive, la disegna e l’inchiostra mentre Richard funge da redattore, co-soggettista e factotum.



Nel 1978, dopo essere stato cestinato da tutti gli editori, Elfquest uscì come autoproduzione decollando subito in modo spettacolare grazie alla distribuzione diretta nelle fumetterie, che all’epoca stavano sorgendo come funghi. Negli anni ottanta le cifre di vendita stimate erano vicine alle 100mila copie per numero.

Wendy Pini ha sempre affermato che gran parte del successo di Elfquest stia nel suo particolare stile di disegno: un rozzo ma comunque riuscito ibrido tra il linguaggio grafico dei fumetti di supereroi (in particolare quello di Jack Kirby) e lo stile dei manga shojo rivolti alle ragazze.



Conclusioni

Sostenute dal moltiplicarsi di case editrici specializzate e da uomini come Phil Seuling e Bud Plant, distributori delle fumetterie fermamente convinti delle possibilità di espressione personale nei fumetti, queste pubblicazioni dimostrarono sempre più la loro redditività attirando due tipi di pubblico.
Da un lato, i lettori che venivano dalle pubblicazioni mainstream ma desideravano leggere qualcosa di diverso dalle solite storie di supereroi; dall’altro un pubblico proveniente dalla controcultura e dal fumetto underground, che cercava qualcosa di simile anche se meno estremo.
Da allora la fusione di queste due correnti, alimentate dal boom delle fumetterie, ha dato vita al genere “alternativo”, che ormai serve a designare qualsiasi fumetto pubblicato al di fuori dei confini della Marvel e della Dc.





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