I GRANDI DISEGNATORI DISNEYANI

I GRANDI DISEGNATORI DISNEYANI

Come tanti bambini nati negli anni sessanta non ho imparato a leggere sui libri di scuola ma sulle pagine di Topolino, il fortunato settimanale Mondadori che in quegli anni vendeva circa 400mila copie per numero.
La voglia di imparare a leggere nasceva dalla visione di quegli splendidi disegni che scaldavano il cuore e facevano volare l’immaginazione.

In quegli anni lavoravano per la Disney alcuni tra i più grandi disegnatori della storia del fumetto: sfogliare i loro lavori era una gioia per gli occhi. Con questo articolo abbiamo inteso ricordare alcuni tra migliori disegnatori disneyani che con il semplice ausilio di una matita e di un pennello hanno saputo farci sognare nell’età in cui ancora i sogni si confondono con la realtà.

 

Floyd Gottfredson

Floyd Gottfredson ha lavorato alle strisce quotidiane di Topolino per ben 45 anni, dal 1930 al 1975. Questa longevità gli ha permesso di sviluppare e far evolvere Topolino per un lungo periodo, contribuendo alla duratura popolarità del personaggio.

Sotto la guida di Gottfredson, Topolino si è evoluto da personaggio dispettoso e talvolta sfacciato a una figura più eroica e avventurosa. Ha dato vita negli anni a un Topolino più riconoscibile e dinamico, rendendolo un’icona della cultura popolare americana (anche se il personaggio era molto più noto in Europa).

Floyd Gottfredson, piuttosto che presentare gag autoconclusive nelle strisce giornaliere, ha costruito delle lunghe storie con la collaborazione di diversi sceneggiatori.

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Gottfredson ha introdotto diversi personaggi nel fumetto di Topolino, tra cui Pluto, Orazio e Macchia Nera. Ha nserito nella striscia elementi avventurosi, trascinando il personaggio in viaggi emozionanti e pericolosi. Questo allontanamento dal focus comico iniziale ha ampliato l’attrattiva di Topolino verso un pubblico più ampio.

Le sue illustrazioni dinamiche ed espressive hanno catturato l’energia e l’emozione dei personaggi. Tra le molte storie amate dai lettori di Topolino, ricordiamo “Topolino e il mistero di Macchia Nera”, pubblicata per la prima volta in Italia dalla Arnoldo Mondadori sui numeri dal 353 al 372 di Topolino giornale, tra il 28 settembre 1939 e l’8 febbraio 1940.


Carl Barks 

L’importanza di Carl Barks nell’universo Disney e nel fumetto in generale è fuori discussione. Tra il 1943 e il 1966 Barks realizzò centinaia di albi con il personaggio di Paperino. Prese il papero perennemente arrabbiato dei cartoni animati e delle strisce sindacate, e gli diede profondità. Senza trasformarlo in un genio, Paperino continuava a comportarsi in modo stupido e aggressivo, ma ora esprimeva una gamma molto più ampia di emozioni.

Infatti, il Paperino di Carl Barks poteva essere ragionevole, paziente, incerto, comprensivo, spaventato, depresso, autocritico, a volte persino brillante, proprio come le persone reali. Barks creò diversi personaggi iconici di contonro, il più famoso dei quali è senz’altro Paperon de’ Paperoni.

Lo zio di Paperino nasce nel 1948, ma acquista la sua fisionomia defintiva nell’albo Four Color Comics n. 178 nel 1952, con la storia “Zio Paperone e la disfida dei dollari”, diventando così un personaggio centrale nel mondo dei paperi. Barks ha l’intuizione di introdurre l’elemento avventuroso in storie che prima di lui erano state sostanzialmente umoristiche.  

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Barks realizza episodi che portano Paperone alla ricerca di tesori nascosti incontrando civiltà perdute e creature mitiche. Il perfetto bilanciamento tra gli aspetti comici e quelli avventurosi ha portato alla realizzazione di capolavori senza tempo.

Infine non si può parlare di Carl Barks senza mettere in risalto le sue eccezionali capacità artistiche. La sua meticolosa attenzione agli sfondi, alle ambientazioni e alle espressioni dei personaggi ha fatto delle sue storie una delle maggiori esperienze estetiche all’interno della cultura pop del Novecento.

Scegliere una sola storia tra le tante è quasi impossibile. Secondo la classifica del sito inducks.org le prime 16 delle 100 storie a fumetti Disney più belle sono state scritte e disegnate da Carl Barks. Scegliamo allora la prima in classifica: “Zio paperone e la stella del Polo”, apparsa in Italia per la prima volta nel giugno 1953 sull’Almanacco Estivo di Topolino 1953.

Romano Scarpa

Qualcuno ha definito Romano Scarpa “non già il primo dei Disney italiani, ma l’ultimo dei Disney americani”. Egli stesso ha affermato: “anche ammettendo di avere pochi rivali al di qua dell’Atlantico, personalmente so di dovermi collocare a doverosa distanza da Carl Barks e Floyd Gottfredson”.

Questa distanza non deve essere così grande se tutti gli riconoscono il merito di aver continuato ed espanso l’eredità di Carl Barks. In effetti, il lavoro di Scarpa si integra perfettamente con la tradizione narrativa di Barks, aggiungendo a essa il suo personale tocco creativo.

Scarpa ha anche creato alcuni nuovi personaggi Disney per il mercato italiano. Tra gli altri, ha introdotto Brigitta McBridge, la ricca e innamorata ammiratrice di Paperone de’ Paperoni e il suo socio in affari Filo Sganga; Trudy, la compagna di Gambadilegno, e il nonno dei Bassotti.

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A metà anni sessanta, in piene epoca beat, ha creato Paperetta Yè-Yè, nipote di Doretta Doremì, la vecchia fiamma di Paperone ai tempi della corsa all’oro nel Klondike.
Soprattutto, Scarpa ha il merito di aver contribuito a dare vita a un intera scuola fumettistica nel cosiddetto “Rinascimento italiano dei fumetti Disney”. Era un periodo in cui le più belle storie Disney a livello mondiale venivano prodotte in Italia.

Oltre ad aver collaborato con Guido Martina, Scarpa scrisse da sé diverse sceneggiature di storie epiche rimaste nella memoria di generazioni di lettori.
Da “Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera”, del 1955, l’autore riuscì a usare un’atmosfera noir e misteriosa inserendo riferimenti ai film di cui era appassionato, in particolare di Alfred Hitchcock.

Tra le sue storie più belle “Paperino e le lenticchie di Babilonia”, pubblicata in prima edizione su Topolino n. 250-251 dell’11 e 18 settembre 1960, in cui zio Paperone perde tutti i suoi averi. 



Luciano Bottaro

Lo stile artistico di Luciano Bottaro è fortemente influenzato dalla sua natura stravagante e giocosa. I suo disegni spesso presentano espressioni esagerate, pose dinamiche e paesaggi fantasiosi che contribuiscono all’atmosfera surreale delle storie.

La creatività di Bottaro si estende a tutti gli aspetti dello storytelling. Ha sperimentato forme e disposizioni delle vignette non convenzionali, aggiungendo un ulteriore livello di interesse visivo ai suoi fumetti. Questo approccio ha accentuato la qualità fantastica della sua narrazione.

La sua capacità di creare ambienti visivamente sbalorditivi ha aggiunto una dimensione magica alle sue storie. Bottaro spesso infondeva elementi di realismo magico, confondendo il confine tra l’ordinario e lo straordinario.

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Il design dei personaggi di Bottaro era originalissimo, fortemente distintivo e spesso presentava proporzioni esagerate. Ciò si aggiungeva alla stravaganza generale delle sue storie e contribuiva a creare un’atmosfera particolare che distingueva il suo lavoro.

Le storie spesso abbracciavano scenari assurdi con colpi di scena giocosi, creando un senso di meraviglia e imprevedibilità. L’umorismo di Bottaro era decisamente surreale, enfatizzava il potere dell’immaginazione e guidava i lettori alla scoperta di mondi immaginari.

Tra le sue storie migliori ne ricordiamo due che rientrano nella categoria delle grandi parodie: “Il Dr. Paperus”, apparsa nel 1958 sui n. 188-189 di Topolino; e “Paperino Furioso”, apparso nel 1966 sui n. 544-545 di Topolino. 

Marco Rota

Il milanese Marco Rota ha lavorato per molti anni per Topolino, sia come autore sia come disegnatore, oltre che come art director per quasi un decennio. Il lavoro di Rota ha un fascino stravagante e una narrazione intelligente.

Nonostante sia stato profondamente influenzato da Carl Barks, il suo stile estroso riesce a catturare l’essenza dei personaggi Disney con un tocco giocoso che lo rende molto personale.

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Il suo tempismo comico e la capacità di creare situazioni divertenti contribuiscono alla qualità complessiva delle storie, spesso incentrate su trame che portano i personaggi in viaggi inaspettati.

Che si tratti di esplorare ambientazioni fantasiose o di introdurre sfide bizzarre, le storie sono sempre piene di sorprese. Rota eccelle nel rappresentare le dinamiche tra i personaggi: sia quelle comiche tra Paperino e i suoi nipoti, sia quelle avventurose tra Paperino e Zio Paperone.

Sebbene sia noto per l’umorismo, Rota non si tira indietro quando c’è da esplorare le emozioni. Le sue storie possono evocare una vasta gamma di sentimenti, dalle risate ai momenti di riflessione, guadagnandone in profondità.

Rota incorpora riferimenti culturali, aggiungendo così uno strato di raffinatezza capace di soddisfare anche i lettori più esigenti.



Forse la sua storia più amata è “Zio Paperone e il deposito oceanico”, apparsa nel 1974 su Almanacco Topolino n. 215. La storia è anche una delle più fortunate sul mercato estero, essendo stata tradotta e pubblicata in numerosi Paesi.

Massimo De Vita

Massimo De Vita è noto per aver realizzato, principalmente assieme allo sceneggiatore Giorgio Pezzin, molte delle saghe pubblicate su Topolino tra gli anni ottanta e novanta. Graficamente, De Vita imposta il suo stile su quello di Carl Barks per i paperi e su quello di Paul Murry per i topi, anche se con il tempo rende il suo tratto sempre più personale e riconoscibile.

Dal 1965 inizia a cimentarsi anche nella stesura di sceneggiature, impresa che culminerà negli anni ottanta nella realizzazione della Saga della Spada di Ghiaccio, uno tra i suoi massimi capolavori. La saga della Spada di ghiaccio è composta da tre episodi usciti usciti tra il 1982 e il 1985 in corrispondenza delle feste natalizie. In quest’opera Massimo De Vita introdusse numerose novità nella sceneggiatura, che fu all’avanguardia per l’epoca.



La principale novità fu quella di rendere Pippo protagonista della saga e Topolino sua spalla, un’inversione dei ruoli che non era stata ancora sperimentata, e che venne ripresa e forse inflazionata con la serie “I mercoledì di Pippo”.

Inoltre abbatté la quarta parete facendo interagire i protagonisti con il lettore, in più lo stesso De Vita interagisce con i suoi personaggi intervenendo per aiutarli. De Vita ha ideato la saga come se fosse stata pubblicata su un volume antico, perciò nelle didascalie usa un tono romanzesco e in alcune pagine intere disegna i personaggi come se fossero all’interno di un libro.

Nei primi anni settanta aveva disegnato diversi episodi di Paperinik in coppia con Guido Martino, ma ovviamente la sua storia più importante è “Topolino e la spada di ghiaccio”, pubblicata nel 1982 sui n. 1411-12-13 di Topolino. 

Giovan Battista Carpi

Il maestro genovese Giovan Battista Carpi viene ricordato soprattutto per aver disegnato per la prima volta Paperinik, l’alter ego mascherato di Paperino, creato sull’onda del boom dei fumetti neri nel 1969: “Paperinik il diabolico vendicatore” è stata pubblicata sui numeri 706 e 707 di Topolino.

A quell’epoca Carpi era già noto per essersi cimentato con il genere parodistico, realizzando pietre miliari di questo filone. Alcuni esempi sono “Paperino e il principe di Dunimarca” (la sua prima parodia realizzata nel 1960); “Paperino fornaretto di Venezia”, del 1964; “Topolino corriere dello zar”, del 1966; e “Paperopoli liberata”, del 1967. Quest’ultima scritta dal grande Guido Martina, con il quale Carpi strinse un lunghissimo sodalizio artistico che permise alla coppia di realizzare oltre cento storie.



Nel 1966 aveva realizzato su testi di Carlo Chendi l’esilarante “Paperino missione Bob Fingher“, che parodiava i film di James Bond introducendo il mitico agente Qu-Qu 7.

Il suo primo stile è molto influenzato dai grandi maestri Disney americani dell’epoca, in particolare Al Taliaferro e Carl Barks. Solo con il tempo Carpi riesce a trovare uno stile particolare, molto dinamico che mantiene fino alla fine della carriera e che gli vale l’appellativo di The master duck artist of Italy (il maestro italiano dei paperi).

Un disegno solare esaltato dai sorrisi dei paperi, i più belli di sempre. La sua storia più nota, che scrive lui stesso nel 1989, è “Il mistero dei candelabri”. Appare su Topolino dal numero 1604 al 1606, ispirata al romanzo “I miserabili” di Victor Hugo, con riferimenti anche a I misteri di Parigi di Eugène Sue.

Giorgio Cavazzano

Giorgio Cavazzano è un predestinato. Nel 1962, a soli quattordici anni, diventa l’inchiostratore del grande Romano Scarpa. Dopo cinque anni di pennello passa, nel 1967, alle matite disegnando la sua prima storia per la Disney: “Paperino e il singhiozzo a martello”, per i testi di Osvaldo Pavese, pubblicata su Topolino n. 611.

Nel 1970, con “Zio Paperone e la rapina del secolo”, inizia una lunga collaborazione con lo sceneggiatore Rodolfo Cimino, conosciuto grazie alla collaborazione con Scarpa
Lo stile di Giorgio Cavazzano è stato descritto come vivace, dinamico e “ruggente”, perfettamente in grado di catturare l’essenza energica e divertente dei personaggi che illustra.
Le sue opere sono caratterizzate da linee audaci, caratteri espressivi e un acuto senso del movimento.



Cavazzano è noto per infondere nei disegni un senso dell’umorismo e della giocosità, che si integra perfettamente con la natura comica di molte storie Disney. Il termine “ruggente” lo abbiamo scelto per descrivere la vivacità e l’esuberanza dei suoi disegni, che spesso trasmettono un senso di azione ed eccitazione.

Pur rimanendo fedele al classico stile Disney, Cavazzano ha avuto un importante ruolo nel rinnovare e modernizzare l’aspetto di Paperino, Topolino e compagnia. Questa capacità di adattarsi e portare una nuova prospettiva nell’aspetto di personaggi è stata fondamentale per mantenere il loro legame con un nuovo pubblico.
Di fatto, negli ultimi decenni la maggiro parte dei disegnatori disneyani italiani ha guardato a Giorgio Cavazzano come principale maestro.

Una delle sue storie più belle è “Topolino e il mistero della voce spezzata”, sceneggiata da Silvano Mezzavilla e pubblicata per la prima volta in due puntate su Topolino n. 1834 e n. 1835 nel gennaio 1991. Si tratta di una storia dalle atmosfere noir dove Cavazzano, grazie al modo magistrale in cui disegna l’oscurità e la pioggia, riesce a infondere uno “spirito chandleriano” che affascina e stupisce. 

Don Rosa

Don Rosa, disegnatore americano di origini italiane, è conosciuto per la sua opera magna: “La vita e i tempi di Paperone de’ Paperoni”. Questa saga in 12 parti racconta la vita di Zio Paperone dai suoi primi anni in Scozia fino all’ascesa come papero più ricco del mondo.

La serie ha ottenuto il plauso della critica per la sua profondità e ricchezza storica. Per svolgere l’intero lavoro, commissionato dall’editrice danese Egmont, Rosa ha impiegato anni di studio e raccolta del materiale. Poi si è cimentato nella lunga saga di 212 tavole, che è costata altri due anni di lavoro per essere disegnata.

Don Rosa è considerato il successore spirituale di Carl Barks, il suo lavoro è caratterizzato da un profondo rispetto per l’eredità del predecessore. 



“Barks è il più grande narratore del XX secolo. E, fateci caso, non ho detto la parola probabilmente”, è solito dire. In quasi tutte le storie di Rosa si può trovare una dedica proprio al maestro Barks che consiste nella parola “D.U.C.K.”: la sigla non solo significa “papero”, ma è anche l’acronimo di Dedicated to Uncle Carl by Keno, ovvero “Dedicato allo zio Carl da Keno”, secondo nome di Rosa.

Nonostante sia considerato il continuatore di Carl Barks, Don Rosa rimane umile. “L’erede di Carl Barks, io? Non sono d’accordo. Non ho mai cercato di imitare lo stile artistico o narrativo di Barks. Mi sono limitato a usare i suoi personaggi, i miei disegni non sono all’altezza dei suoi”.

Una delle sue storie migliori è “Il sogno di una vita”, apparsa in Italia nel 2002 su Zio Paperone n. 172. 



Casty

Andrea Castellan, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Casty, è uno dei migliori talenti degli ultimi anni. Lavora per Topolino dal 2003, prima come sceneggiatore e poi anche come disegnatore. Come egli stesso dichiara, il suo personaggio preferito è Topolino e i suoi autori di riferimento sono  Romano Scarpa e Floyd Gottfredson.

Non è un caso che tra le sue storie maggiormente apprezzate dal pubblico si annoverano quelle che vedono antagonista Macchia Nera. Oltre ad avere valorizzato alcuni personaggi Disney classici, come Atomino Bip Bip, Nataniele Ragnatele ed Eta Beta Casty, crea due personaggi nuovi di zecca con i quali realizza una serie di storie.



Sono la giovane archeologa Eurasia Tost, che esordisce nell’episodio “Topolino e la spedizione perduta”; e il “magnifico” Vito Doppioscherzo, vecchio compagno di scuola di Topolino che fa il suo debutto in “Topolino e il magnifico Doppioscherzo”.

Le storie di Casty sono spesso basate su idee “geniali”. La loro struttura è sempre molto elaborata, caratterizzata da intrecci complessi che funzionano come un marchingegno a orologeria, sostenuti da un ottimo storytelling e conditi da una buona dose di dissacrante ironia.

Casty è oggi il miglior interprete del Topolino fumettistico, quello avventuroso e poliziesco. Forse la sua storia più bella è “Topolino e l’impero sotto zero“, uscita nel 2015 su Topolino n. 3091-92-93.



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