I FUMETTI DEL BUON VECCHIO ZIO TIBIA

I FUMETTI DEL BUON VECCHIO ZIO TIBIA

Zio Tibia era un personaggio della casa editrice americana Warren, diventato talmente famoso in Italia da essere pubblicato anche in edizioni apocrife con storie nuove di zecca. Mentre, paradossalmente, da noi le sue storie originali sono uscite solo in tre lontani libri tascabili (prima della recente ristampa per fumetterie) e in maniera sporadica in qualche rivista degli anni ottanta.

James Warren inizia l’attività di editore nel 1957 pubblicando After Hours, un clone di Playboy che lo fa finire nel carcere di Philadelphia per spaccio di materiale pornografico.

Più prudentemente l’anno successivo lancia Famous Monsters of Filmland, una rivista diretta da Forrest J. Ackerman dedicata ai film horror.

Dal 1960 al 1965 James Warren fa uscire la rivista satirica Help! diretta da Harvey Kurtzman, l’ideatore di “Mad”. Come assistente Kurtzman assume il futuro regista Terry Gilliam. Su Help! vengono pubblicati fotoromanzi umoristici (chiamati all’italiana “fumetti”), alcuni dei quali interpretati dal futuro regista Woody Allen, e i primi lavori di Robert Crumb, il futuro autore underground.

Il mensile, malgrado l’originalità, non riscuote molto successo e Crumb perde il posto di redattore promessogli, arrivando a New York proprio quando chiude.

Nel 1964 esce Creepy, una rivista di fumetti horror in bianco e nero. Finalmente Warren ha imboccato il filone giusto, tanto che in pochi anni pubblica due altre riviste dello stesso genere: Eerie nel 1966 e, con una copertina di Frank Frazetta, Vampirella nel 1969.

In un certo senso è come se in queste riviste riprendessero vita i comic book della Ec Comics di Bill Gaines, fatti chiudere nel 1955 da un isterico clima antifumetto. Prima però, gli albi a colori della Ec avevano cercato di trasformarsi in riviste in bianco e nero per non subire la censura, ma lo fecero in maniera sbagliata: togliendo le nuvolette per utilizzare solo le didascalie. Durarono solo un paio di numeri. James Warren non commise questo errore.

Trattiamo brevemente anche le testate minori della Warren: Spaceman, rivista giornalistica dedicata al cinema di fantascienza; Blazing Combat, sul solco dei comic book bellici della Ec Comics; The Spirit, con le ristampe del famoso personaggio di Will Eisner; 1984 (poi 1994), dedicata ai fumetti di fantascienza, dei quali si salvano le copertine di Richard Corben e i fumetti di Alex Nino; The Rook, personaggio fantascientifico dimenticabilissimo (Filippo Ciolfi, il direttore di Lanciostory e Skorpio, mi disse che tradurlo per i suoi settimanali era un incubo tanto era sconclusionato).

In Italia, i redattori degli Oscar Mondadori trasformarono Uncle Creepy in Zio Tibia.
Un nome azzeccato entrato nell’immaginario collettivo anche se in Italia non c’è mai stata una testata dedicata alle storie di Zio Tibia (un pensierino fugace lo fece Arnoldo Mondadori alla fine degli anni sessanta, ma poi lasciò perdere).

I primi anni di queste tre riviste horror della Warren sono i migliori, grazie alle sceneggiature e alla direzione di Archie Goodwin (che all’inizio degli anni settanta andrà alla Marvel diventandone per breve periodo anche direttore generale). In seguito, i disegnatori della Warren non riusciranno a rendere digeribili le storie sempre più insulse scritte da sceneggiatori della domenica. Nel 1983 arriverà la chiusura della casa editrice. Senza Archie Goodwin sarebbe fallita già negli anni sessanta.

Presentiamo alcune pagine di tre storie degli anni sessanta (che quindi non sono complete) scritte da Goodwin e disegnate dal calligrafico Reed Crandall, dall’innovativo Neal Adams e dal geniale (ma poco amato dal pubblico) Alex Toth. Zio Tibia compare solo all’inizio e alla fine per fare qualche commento caustico, in seguito scomparirà dalle storie.

“Una storia dettata dal cuore!” di Goodwin e Crandall è uno dei tanti adattamenti a fumetti del famoso racconto di Edgar Allan Poe. Lo sceneggiatore, come suo solito, aggiunge un ulteriore (quanto inutile) colpo di scena finale al racconto di Poe. Il disegnatore punta tutto sulla situazione psicologica, resa dalle espressioni dei personaggi e dalle inquadrature.

“La maledizione del vampiro!” di Goodwin e Adams è un omaggio al classico tema della letteratura gotica. Da notare la tecnica del chiaroscuro che Adams adotta raramente (tra i pochi esempi mi viene in mente la storia delle origini di Dracula, un altro vampiro, per Dracula Lives! della Marvel, di cui parlo nell’articolo sul Corriere della Paura).

“Brusco risveglio!” di Goodwin e Toth ci spedisce in un mondo d’incubo. Come al solito, Toth utilizza tanto (troppo) nero e taglia le vignette in maniera non convenzionale. Anche Gene Colan provò a dividere in questo modo le vignette, ma ottenendo un effetto sostanzialmente ornamentale. In Toth, invece, hanno un sicuro effetto espressionista.

 

In America la Dark Horse ha ristampato Creepy in grandi volumi cartonati, i primi dei quali pubblicati anche in Italia dalla Planeta-DeAgostini una decina di anni fa.

Contatto E-mail: info@giornale.pop

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*