FEMMINISMO E MATERIALISMO STORICO

FEMMINISMO E MATERIALISMO STORICO

Dobbiamo molto agli americani in diversi campi, anche se non tutta la loro elaborazione teorica deve essera presa per oro colato. In particolare, avrei dei dubbi sulla tanto evocata riscrittura della storia fatta partendo da adesso, cioè giudicandola con i nostri occhi di uomini del terzo millennio.
Dovremmo davvero, per esempio, cancellare tutta la cultura prodotta fino alla scomparsa dello schiavismo, avvenuta solo un paio di secoli di fa?

Prendiamo la storia della condizione della donna, ammesso che sia ancora considerato legittimo che ne parli un uomo, come chi scrive questo articolo. Dato che oggi, sempre sull’onda americana, sembra che solo chi abbia metafisicamente “sofferto per generazioni” una data condizione sia abilitato a parlarne.

Parlerò della condizione della donna usando uno schema poco americano, quello del materialismo storico di Karl Marx. Autore giustamente messo in discussione sul piano politico, ma non disdegnabile per il pensiero filosofico.
In estrema sintesi, secondo il materialismo storico sono le condizioni concrete a formare una certa società.

Per centinaia di migliaia di anni il ruolo delle donne e degli uomini è stato ben distinto per cause naturali. Gli uomini andavano in gruppo a caccia della selvaggina, che a quel tempo era spesso formata da animali di grossa taglia, mentre le donne rimanevano nelle capanne perché, dicono gli studiosi osservando i loro scheletri, avevano circa una gravidanza all’anno, anche se la grande maggioranza dei figli nasceva morta o moriva da lì a poco.

Gli uomini che cacciavano gli animali formavano una società basata sul merito: in genere chi era più abile diventava il capo. Ma anche i meno abili dovevano essere tenuti in debita considerazione, affinché, per esempio, durante la lotta con un bufalo scalpitante qualcuno affiancasse il capo invece di lasciarlo da solo davanti al pericolo. La cosiddetta solidarietà maschile probabilmente nasce da qui, dall’evitare di farsi dei nemici che nel momento del bisogno potrebbero essere di importanza vitale.

Le donne, sempre incinte e man mano debilitate dalla moltitudine di parti, formavano una società completamente diversa, fondata sulla gerarchia. La moglie del capo era a sua volta a capo delle donne, indipendentemente dalle proprie qualità. In pratica era una regina. Se ancora viva (all’epoca si moriva giovani), a comandare le donne era sua suocera, la madre del capo. Questo, almeno, è quello che vediamo nelle attuali società che vivono ancora nella foresta.

L’uomo viveva continue avventure fuori dalla capanna e aveva la possibilità di cambiare condizione sociale, diventando più abile del capo che inevitabilmente sarebbe invecchiato. Un atteggiamento che riscontriamo anche negli ultimi secoli, dove sono stati gli uomini a fare o a tentare le rivoluzioni… finché le loro donne gli hanno detto di tornare in casa per occuparsi della famiglia. La donna era per la conservazione, per l’immobile società all’interno della capanna.

Il punto di collegamento tra uomini e donne sono i figli. Tendenzialmente gli uomini avrebbero voluto fare sesso con tutte le donne. Ma poi i figli, senza padri riconosciuti, chi li avrebbero accuditi? Le donne, per proteggersi, hanno inventato la sacralità della verginità e la monogamia. Solo se la ragazza rimaneva vergine fino a trovare un compagno, con il quale fare sesso esclusivo, poteva dare la responsabilità a un uomo specifico per la sua gravidanza, e quindi obbligarlo a badare a lei e ai figli. Figli ai quali, per ulteriore sicurezza, verrà poi dato il cognome del padre. La sacralità della verginità non era affatto una invenzione maschile, ma una precauzione femminile.

La società attuale si è formata in poche migliaia di anni con l’agricoltura e l’allevamento, contro le centinaia di migliaia di anni precedenti trascorsi con la caccia. Questo significa che sul nostro modo di essere incide molto di più il tipo di società precedente. Nel senso che, darwinianamente, c’è stata una maggiore selezione durante il lunghissimo periodo dell’uomo cacciatore che in quello dell’uomo agricoltore.

La società agricola comincia a declinare tre secoli fa, con l’avvento della società industriale. Grazie a quest’ultima le donne nel loro complesso possono conoscere un forte avanzamento sociale, perché andando a lavorare nelle fabbriche percepiscono uno stipendio. Per la prima volta le donne possono avere un potere economico, quindi diventare indipendenti. Tra le tante cose, ciò ha portato al fenomeno delle “suffragette”, le femministe di fine Ottocento che chiedevano il diritto al voto, quindi di contare politicamente.

In seguito la società industriale, con lo sviluppo della tecnica, ha permesso la realizzazione di metodi contraccettivi sempre più efficaci ed economici, liberando la donna anche dal punto di vista sessuale. Questo fenomeno è responsabile della seconda ondata del femminismo negli anni sessanta e settanta del Novecento.
Ora che la donna può controllare le nascite non teme più di dover badare da sola a un figlio dovuto al rapporto casuale con uomo. A questo punto le madri non dicono più alle figlie che devono rimanere vergini fino al matrimonio, ma le invitano a usare i sistemi contraccettivi per non rimanere incinte.

Concludendo, abbiamo visto attraverso il metodo del materialismo storico come si è evoluta la situazione della donna nel tempo. Le condizioni passate non erano determinate dalla malvagità di qualcuno, ma da situazioni naturali che all’epoca non potevano essere rimosse. Nella storia di lunghissimo corso non ci sono buoni (le donne) e cattivi (gli uomini), ci sono determinate condizioni sociali dovute a situazioni contingenti. Recriminare sui presunti torti subiti nei millenni passati è semplicemente ridicolo.
Di conseguenza la richiesta di uguali diritti è legittima in quanto tale, non occorre farsi passare per martiri e cercare dei colpevoli.

La divisione della società in martiri (gli ariani) causati dai malvagi (gli ebrei) era una tipica prerogativa del nazismo, un’ideologia basata su un modo di pensare irrazionale. Purtroppo oggi ha successo proprio la tipologia di pensiero nazistoide fondata sul binomio colpevoli / martiri millenari, e il bello, si fa per dire, è che viene portata avanti da una sinistra fighetta che ha completamente rimosso il pensiero materialista di Marx.

 

 

 

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8 commenti

  1. Se ci fossero più persone equilibrate come Sauro Penacchioli e meno estremisti alla Di Nocera il mondo sarebbe un posto migliore

  2. Bello, posso anche essere in gran parte d’acoordo ma … scusa Sauro, in altri post hai spesso raccomandato no-politica. Ma in un certo senso non è anche questo qui un post “politico” ?

  3. Questo articolo è stato scritto evidentemente da qualcuno che non ha la minima idea di cosa dica il materialismo storico sulle società preistoriche e sulle origini dell’oppressione delle donne. Sulla serietà degli studi dell’autore basti dire che pensa che nelle società di cacciatori-raccoglitrici esistesse il cognome.
    Consiglio di leggere Friedrich Engels (sì, quell’Engels lì, l’amico di Karl Marx) che ne «L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato» dice cose completamente diverse da questo suo improbabilissimo erede. Buona lettura: https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1884/famiglia/index.htm
    Engels parla esplicitamente di sconfitta storica del sesso femminile, dunque fa suo proprio il «binomio colpevoli/martiri millenari» che c’entra con il nazismo come i proverbiali cavoli a merenda. E cito: «Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile. L’uomo prese nelle mani anche il timone della casa, la donna fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli».

    • 1) Ovviamente non ho detto che esisteva il cognome nella preistoria (in Italia, in maniera generalizzata, c’è solo dalla Controriforma).
      2) Intendevo il metodo di Marx, non gli scritti di Marx, che sono fermi alle conoscenze dell’Ottocento.

      • 1) Dal testo non si capisce.
        2) Il metodo di Marx ed Engels secondo me li conoscevano meglio Marx ed Engels di te, quindi partirei da come i due l’hanno applicato al tema dei diritti delle donne, che era ben presente al movimento socialista della loro epoca. Sulle conoscenze dei due, sicuramente si sono fatte molte scoperte antropologiche rispetto ai loro tempi, ma non credo che tra queste scoperte ci siano l’ipotesi Pennacchioli sulla meritocrazia maschile preistorica e altre ingenuità di questo tipo che ritroviamo in questo testo puerile. E a proposito del metodo materialista storico, sicuramente attribuire i ruoli moderni degli uomini e delle donne all’evoluzione biologica (?!) in epoca preagricola è molto lontano da tale metodo, che enfatizza semmai quanto cambino nella storia i costrutti sociali e in linea di massima rifugge da ogni tipo di spiegazione che cerca di ricondurre le contraddizioni della contemporaneità capitalistica a concetti astorici di “naturalità”, come invece fai tu quando dici che «sul nostro modo di essere incide molto di più il tipo di società precedente. Nel senso che, darwinianamente, c’è stata una maggiore selezione durante il lunghissimo periodo dell’uomo cacciatore che in quello dell’uomo agricoltore».
        3) «Sono stati gli uomini a fare o a tentare le rivoluzioni»: farei fatica a concepire una frase meno marxista di questa, posto che lungo tutta la storia dei movimenti marxisti si è semmai sempre affermato che erano fondamentali la partecipazione e il protagonismo delle donne proletarie ai movimenti rivoluzionari.

        • Tu usa pure il metodo di Marx come farebbe Marx nell’Ottocento, mentre io, non vivendo due secoli fa, lo uso nel contesto del sapere a me contemporaneo.

  4. Io non credo che il centro del discorso di Pennacchioli fosse parlare di Marx e di Engels e trovo di cattivo gusto che si rimproveri come ha fatto Marco Vanetti il direttore di questa brillante rivista dove i diritti delle donne non sono mai stati violati.
    Io credo che Pennacchioli volesse semplicemente dire che mentre Marx e Engels hanno inquadrato la lotta per l’uguaglianza uomo-donna nella lotta per l’uguaglianza degli essere umani, oggi esiste un femminismo che ha superato quel punto e cerca solo di collocare le donne ai posti di potere in qualsiasi posto e settore e così siamo arrivati che certe donne sfruttano di fatto altre donne.
    Per coprire questo e io direi anche il fatto che certe donne come la Condoleeza Rice ma prima ancora la Tatcher, la Albright ecc hanno mandato milioni di uomini e anche donne a farsi massacrare in guerre di potere economico.
    E viene nascosto il fatto che tante donne si servono ancora del loro corpo per fare carriera in qualsiasi campo e quindi che si umiliano o umiliano gli uomini che le pagano o le soddisfano con il potere, vedi le tante amiche di Berlusconi che hanno ricevuto cariche e una è ritornata al governo.
    Forse Pennacchioli voleva dire che il Me-Too e altre storie sulle donne che appena le tocchi si incazzano sono la copertura di una realtà molto brutta e amara e cioè che ci sono donne ricche e belle e donne povere, donne che lavorano, donne che fanno fatica a campare, magari subiscono ancora nelle condizioni in cui sono la tirannia di un marito stupido o violento o tutte e due le cose insieme.
    Il mondo del capitalismo globale sembra che cambi certi diritti in favore delle donne, ma non solo le donne, ma poi, nella sostanza, la maggior parte delle donne continua a star male mentre una minoranza comanda e guadagna anche su queste altre donne.
    L’uguaglianza è solo teoria.

    • Molto più modestamente, volevo dire: basta con l’ideologia del vittimismo e torniamo alla razionalità.

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